Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Unione Europea - page 3

Le Pen, torna l’Ecu e non ho niente da mettermi

In attesa della presentazione, pare a inizio febbraio, del suo programma elettorale, la candidata del Front National alla presidenza della Repubblica francese, Marine Le Pen, ha rilasciato uno spiffero della sua visione sul futuro della moneta unica europea. Solo pochi secondi in un’intervista radiotelevisiva di quasi 25 minuti, centrata su ben altro, ma sufficienti a scatenare curiosità ed interrogativi dei commentatori di tutto il mondo.

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Spezzeremo le reni alla realtà

Oggi sui giornali prosegue il fallout di minchiate commenti, dichiarazioni, prese di posizione, elucubrazioni di una classe politica scossa per il fatto che la realtà continua ad essere terribilmente cocciuta. È un triste replay di ossessioni e furbizie, con codazzo di una stampa che tenta disperatamente di non prendere a sua volta troppi ceffoni, dalla realtà e dai “referenti” di turno.

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A Siena diluvia, Germania ladra

Il nuovo passatempo degli italiani, in quella terra di nessuno che va da Natale a Capodanno, è in realtà assai vecchio: perché la Bce chiede più capitale per MPS? Perché non sono più i leggendari 5 miliardi scribacchiati sul tovagliolo al bar, durante il regno di Pinocchio-Lucignolo Renzi ma sono diventati ben 8,8? Cosa c’è sotto, dietro, sopra, di lato? Ah, saperlo. Però, anche nelle gravi angustie dei contribuenti italiani causate dalla banca più antica del mondo, eccetera eccetera, c’è un’ossessione che non si schioda dalla mente dei nostri giornalisti, editorialisti, politici, commentatori: perché Deutsche Bank riceve tutti questi favoritismi? Eh? Perché?

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Libera circolazione delle persone, la lezione svizzera per la Brexit

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nel febbraio 2014, a seguito di una votazione popolare decisa da 20 mila voti di differenza, la Svizzera ha inserito nella propria Costituzione la determinazione di tetti massimi per i permessi di dimora e contingenti annuali per tutti gli stranieri, calcolati in funzione dei bisogni dell’economia, inclusi i lavoratori provenienti dalla Ue. Si è inoltre stabilito che sul mercato del lavoro la preferenza dovesse essere data agli svizzeri. Ciò implicava la rinegoziazione dei trattati internazionali contrari a queste regole, l’accordo di libera circolazione delle persone con la Ue. L’esito referendario assegnava tre anni di tempo al parlamento elvetico per disciplinare il nuovo precetto costituzionale.

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Il miracoloso orto di Dibba

Con qualche ritardo, ma comunque il giorno successivo alla pubblicazione sul blog di Beppe Grillo della versione integrale e “tradotta bene“, un commento all’intervista che Alessandro Di Battista ha rilasciato al quotidiano conservatore tedesco Die Welt. Non un evento epocale, solo la conferma di quanto questi ragazzi siano profondamente confusi. Ciò premesso, a poco serve indagare se siamo di fronte a persone mosse da grande slancio ideale ma del tutto naif oppure ad un gruppo, orchestrato da un’organizzazione aziendale, che ha trovato la pietra filosofale per trasformare la rabbia in voti, prima del collasso finale di un paese che gioca disperatamente con la realtà.

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I grandi progetti di Fillon. Per la Germania

Spigolando tra i punti del programma presidenziale di François Fillon (che analizzeremo in dettaglio col trascorrere delle settimane), ci è caduto l’occhio sulla parte relativa alle politiche europee, in particolare su ruolo dell’euro e politica commerciale. Da essi si coglie il tentativo di Fillon di svuotare l’acqua dell’acquario in cui nuota il Front National di Marine Le Pen (che non ha ancora aggiornato il programma del suo partito, fermo al 2012) e rinsaldare il direttorio franco-tedesco, entro un quadro sempre più intergovernativo in cui la Commissione europea finirebbe rottamata. Operazioni ad elevato rischio di esecuzione, diremmo, oltre che basate su alcuni assunti piuttosto eroici.

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Piove, Germania ladra

Ieri, in occasione di un forum sulla Ue organizzato dall’Ansa, il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, è tornato a intonare la canzoncina sulla Germania cattivona e mercantilista, che passa il tempo esportando come una forsennata (magari perché tiene alla fame i suoi lavoratori, come molti italiani sono nel frattempo riusciti a credere), spiazzando gli altri paesi dell’Eurozona ed impedendo quindi all’Italia di dispiegare tutto il potenziale di crescita racchiuso nelle imprescindibili riforme strutturali del governo Renzi. Yawn.

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Le ultime repliche del Grande Imbonitore

C’è una cosa che ci manca molto, di Silvio Berlusconi: le mirabolanti panzane che il deCav. riusciva ad ammannire ai creduli italiani, quando le idiozie ancora non si chiamavano narrazione. Ecco perché oggi ci è gradita l’occasione per un revival, grazie all’aneddotica del “negoziato” tra Berlusconi ed il leader leghista pro tempore, che ieri era Umberto Bossi e oggi è Matteo Salvini. Anche cambiando l’ordine dei fattori, le scemenze non mutano.

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Il fragile miracolo della Spagna: molte ombre ma almeno cresce

Sempre più deficit, sicurezza sociale sbilanciata e salari ridotti. Ma anche riforme, investimenti e banche ripulite

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La Spagna pare violare la forza di gravità ed il senso comune: un paese privo di governo da dieci mesi, quindi imprigionato in una gabbia di incertezza, e che tuttavia continua a crescere ad un passo invidiabile. Ma un paese che è anche violatore seriale delle regole della Commissione europea sul bilancio pubblico, e che di recente è stato “graziato”, non subendo sanzioni per tali sforamenti. La Spagna chiuderà il 2016 con un rapporto deficit-Pil al 4,6%, mentre le previsioni di primavera della Commissione Ue ipotizzavano il 3,9%. Attesa una crescita del Pil intorno al 3%, in lieve rallentamento il prossimo anno.

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Un bilancio di cartapesta

Sarà anche vero, come sostiene Matteo Renzi di ritorno dal viaggio-spot a Washington, che “È l’Europa che preoccupa il mondo, me l’ha detto anche Obama, non certo lo zero virgola in più o in meno del bilancio italiano”. È tuttavia altrettanto vero che mai come quest’anno, il terzo dell’Era Renzi a Chigi, la legge di bilancio italiana è costruita con coperture che sembrano uno sberleffo. A se stessi, soprattutto.

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Surplus tedesco e balordoliberalismo italiano

Ieri Matteo Renzi, impegnato allo spasimo ad ottenere dalla Ue nuovo deficit di pessima qualità con cui impiccare il paese, ha detto che “la Germania ha un surplus commerciale di 90 miliardi di euro, che tiene fermi anziché investirli”. Oggi, in suo soccorso, accorre Federico Fubini sul Corriere con un’altra perla, sull’export tedesco: “Si tratta di una somma così grande che le imprese, lo Stato e i cittadini tedeschi non riescono a trasformarla in consumi e investimenti produttivi. Preferiscono la liquidità, dunque il risparmio inerte continua ad accumularsi”.

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Svizzera, arriva la sovranità popolare “light”

Nel febbraio 2014 un quesito referendario di rango costituzionale (una di quelle meravigliose forme di democrazia diretta che la Svizzera mostra con legittimo orgoglio al mondo), ha stabilito, con uno scarto di soli 20 mila voti, che entro tre anni la Confederazione avrebbe dovuto fissare tetti massimi per i permessi di soggiorno e contingenti annuali per tutti gli stranieri, determinati in funzione dei bisogni dell’economia.

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La Ue a fine corsa e l’illusione della monade

Discussioni/Unione Europea

A commento dell’ennesimo inutile vertice europeo, quello di Bratislava, alcune riflessioni di Jean Quatremer di Libération sullo stato dell’arte comunitaria, o meglio sulla paralisi frammista a recriminazioni che mina dalle fondamenta l’Unione europea, posta ormai su una traiettoria che ha all’orizzonte un muro. La Ue fallisce per un problema di coordinamento, ma quel che è peggio è che le “soluzioni” proposte non sono in grado di determinarne una discontinuità ed una rigenerazione dall’interno.

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La mano debole di un pessimo giocatore d’azzardo

Per il terzo anno consecutivo, cioè dal suo arrivo a Chigi, Matteo Renzi si appresta a buttarla in caciara con la Ue per poter quadrare i conti (si fa per dire) con più deficit. Conosciamo l’obiezione governativa: il rapporto deficit-Pil italiano non sta aumentando bensì diminuendo, e resta sotto la soglia del 3%, quindi non c’è alcun aumento di deficit. Le cose non stanno in questi termini: correggendo per il ciclo economico, nel 2016 l’Italia ha aumentato il deficit-Pil strutturale, cioè riferito al Pil potenziale, dello 0,7%, e questo a preventivo. A consuntivo, stante il rallentamento, potrebbe anche fare peggio.

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Il Phastidio del doppio euro

Puntata di Spazioeconomia del 12 settembre, condotta da Flaminio De Castelmur e Riccardo Pizzorno, ospiti Francesco Simoncelli ed il vostro titolare. Si parla di doppio euro, la trovata riciclata da Joseph Stiglitz per promuovere il suo ultimo libro, e che gira sopra le nostre teste ormai da un lustro. Oltre a varia altra umanità, tra cui l’incapacità storica (antropologica?) dell’Italia a stare in un accordo di cambio e farsi disciplinare da un vincolo esterno, la difficoltà a fare riforme supply side in assenza di domanda, il nostro esistenziale handicap demografico. Dal minuto 20 circa al minuto 56. Buon ascolto.

La fine del Quantitative easing Bce sarà la resa dei conti per l’Italia

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La Banca centrale europea ha deciso di non fornire indicazioni su un eventuale allungamento o potenziamento delle operazioni di easing quantitativo, il cui termine è previsto per marzo. Mario Draghi ha detto che il tema non è stato trattato, anche considerando le previsioni aggiornate di crescita, che restano sostanzialmente stabili al 2017, pur se quelle di inflazione per il prossimo anno sono state limate da 1,3 a 1,2%. In molti pensano che queste motivazioni siano una trasparente foglia di fico. Le stime di inflazione per l’Eurozona per il prossimo anno sono già piuttosto elevate rispetto ai valori correnti, ed il loro progressivo ridimensionamento non promette nulla di buono. Vi sono poi problemi di scarsità di titoli di Stato tedeschi acquistabili.

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Niente miracoli da Brexit

Troppi entusiasmi per i dati sui consumi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

I primi dati congiunturali relativi al periodo post referendum sulla Brexit hanno suscitato stupore e commenti entusiastici da parte dei sostenitori dell’uscita del Regno Unito dalla Ue. Il mini boom delle vendite al dettaglio di luglio, cresciute in volume dell’1,4% su giugno, ha fatto gridare all’improbabile miracolo, secondo l’abitudine a fare di un singolo dato una tendenza consolidata. Al rimbalzo dei consumi di luglio ha contribuito il forte deprezzamento della sterlina, che ha stimolato gli acquisti di non residenti al punto da produrre una crescita annua del 13% delle vendite di orologi svizzeri in Regno Unito.

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La strada per il dissesto è lastricata di buona flessibilità

L’ennesimo post terremoto italiano è sinistramente simile a quelli che lo hanno preceduto, così come alle fasi successive a grandi episodi di dissesto idrogeologico che punteggiano la storia del nostro paese. Al netto dei buoni sentimenti e della umana solidarietà, la frase ricorrente è “questa volta sarà diverso”. A questo giro iniziamo a sommare alla ferrea volontà di discontinuità con quella che è e resta una “tradizione” italiana (sismicità e dissesto del territorio) con le recriminazioni per non poter fare più deficit. Tutto già visto, ma l’incarognimento si sta accentuando.

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