Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Unione Europea - page 90

Welfare e immigrazione in Europa: quale modello

Nei flussi di immigrazione internazionale si è ormai affermata una chiara tendenza. Gli Stati Uniti attraggono il 54 per cento dei lavoratori a maggiore qualificazione, mentre l’Unione Europea attrae l’84 per cento dei lavoratori privi di specializzazione. Come abbiamo già evidenziato, nel lungo periodo ciò è un male per l’Europa, perché i lavoratori privi di specializzazione tendono a drenare risorse di welfare, mentre i lavoratori qualificati tendono a contribuire alla produzione di gettito fiscale.
Per contrastare questa tendenza, il commissario alla Giustizia ed Immigrazione, Franco Frattini, e quello all’Occupazione, Vladimir Spidla hanno presentato, alla fine dello scorso dicembre, un progetto di direttiva mirata ad armonizzare la politica dell’immigrazione. Leggi tutto

Distorsioni

Nei giorni scorsi Stefan Tangermann, direttore del dipartimento Alimenti, Agricoltura e Pesca dell’Ocse, ha annunciato che la sua organizzazione ha quantificato l’entità dei trasferimenti totali dai governi al settore agricolo, nel 2003, a 92 miliardi di dollari negli Stati Uniti, lo 0.84 per cento del prodotto interno lordo. Per l’Unione Europea a 15 membri tale dato è ammontato, nello stesso anno, a 132 miliardi di dollari, ben l’1.26 per cento del prodotto interno lordo dell’Area. Tali trasferimenti includono i servizi governativi complessivi al settore agricolo, quali ricerca ed infrastrutture e, negli Stati Uniti, i sostegni alimentari rappresentati dai food stamps erogati ai meno abbienti. In particolare, il sostegno diretto ai coltivatori è stato pari, sempre nel 2003, a 36 miliardi di dollari negli Stati Uniti (il 15 per cento del reddito agrario), e a ben 118 miliardi di dollari nell’Euro-15, il 36 per cento del reddito di categoria. Si tratta, soprattutto relativamente all’Unione Europea, di un dato folle, che falsa pesantemente i mercati internazionali e rappresenta il principale ostacolo ai tentativi di favorire il decollo economico dei paesi poveri, produttori di commodities agricole. Leggi tutto

Voce del verbo normare

José Manuel Durao Barroso, presidente sedicente liberista della Commissione Europea, ha deciso di dichiarare guerra alla iper-regolamentazione: questa settimana il commissario europeo all’Industria e Impresa, Guenther Verheugen, presenterà una lista di 69 proposte legislative in corso di elaborazione, individuate in una lista di oltre 200 bozze di direttiva, che verranno eliminate prima di raggiungere lo stadio di approvazione finale. Leggi tutto

Sfasci e corporazioni

A metà settembre il governo italiano dovrà fornire risposte al Commissario Ue alla concorrenza, McCreevy, in merito a due procedure di messa in mora con le quali l’Unione Europea sta meritoriamente tentando di assestare una picconata al sistema dei tariffari minimi obbligatori di avvocati, architetti ed ingegneri italiani, nell’inane sforzo di aumentare il grado di concorrenza nel mercato dei professionisti di questo disgraziato paese.
Secondo McCreevy, la normativa italiana in materia sarebbe in violazione dell’articolo 49 dei trattati Ue, che tutela la libera prestazione dei servizi in Europa. Nel caso di ingegneri ed architetti si ipotizza anche la violazione dell’articolo 43, che tutela la libertà di stabilimento.
Nel caso degli avvocati, Mc Creevy osserva che i tariffari italiani sulle attività stragiudiziali (previsti dalla legge 794/ 1942 e dalla 31/ 1982) costituiscono “un ostacolo alla libera prestazione di servizi rispetto sia al destinatario del servizio (il cliente) che al prestatore (l’avvocato)”. Leggi tutto

Il sogno europeo

“Occorre che i dirigenti europei riflettano sul modo in cui spendiamo i soldi europei. Spendiamo in ambito agricolo dieci volte più di quanto spendiamo in ricerca. Capisco che un paese voglia sovvenzionare la propria agricoltura. Ma si pone un problema quando l’Unione Europea decide d’inghiottire il 40 per cento del proprio budget in un settore che rappresenta il 2 per cento dell’occupazione“.

Tony Blair, 14 giugno 2005

Come si cambia (per non morire)

Disperazione C’è qualcosa di grottescamente lugubre nella foto che immortala l’abbraccio di Jacques Chirac e Gerhard Schroeder. Due uomini che si abbracciano, quasi si avvinghiano, nel loro intendimento a rimarcare, anche plasticamente, la saldezza ed indissolubilità di quella costruzione europea che due loro predecessori (di ben altro spessore e visione politica) hanno contribuito in modo determinante a creare. E’ l’abbraccio di due leader politici sconfessati, sconfitti, esausti, ma che non vogliono arrendersi. E’ parte della psicologia umana, soprattutto applicata alla politica, questa disarmante cecità a non voler realizzare che è finita. E’ il rovescio della medaglia della trance agonistica dell’homo politicus, quell’ammirevole, affascinante animale sociale che non smette di lottare per le proprie idee, alte o basse che siano, si chiami egli De Gasperi, Adenauer o Mastella Clemente da Ceppaloni. Leggi tutto

Populismi ed eurosclerosi

L’Uomo antropologicamente e moralmente superiore si riconosce, di solito, da alcune caratteristiche: l’attitudine a disegnare grandi scenari futuri, tutti rigorosamente kantiani, improntati all’armonia ed alle magnifiche sorti e progressive dell’umanità, purché la medesima si conformi gesuiticamente (perinde ac cadaver) ai dettami ed ai precetti morali del progressismo chiaroveggente. Oppure, si può riconoscere dalla propensione a riabilitare eventi, persone ed idee a distanza di molti anni o decenni. Ma soprattutto, l’homo sinister si riconosce dalla caratteristica amnesia selettiva, che lo porta a reinterpretare la storia (e la cronaca) omettendo tutti quei “dettagli” che non si adattano al proprio teorema. Anche Ezio Mauro appartiene a pieno titolo alla categoria, e non poteva essere diversamente, essendo stato scelto per succedere, nella direzione della Pravda di Largo Fochetti, al nouveau philosophe Eugenio Scalfari. Leggi tutto

La Fortezza Europa

Il Consiglio europeo, nella sessione che ha, tra l’altro, approvato la proposta di riforma del Patto di Stabilità e Crescita, ha deciso di accantonare (pardon, di “riscrivere”) il progetto di direttiva sulla prestazione di servizi, che porta il nome del commissario olandese al Mercato Interno nella Commissione Prodi (segnatevi questo nome, lo sentirete ancora…). Il progetto di direttiva Bolkestein aveva come obiettivo il completamento del mercato interno, attraverso la rimozione dei vincoli alla competitività nella prestazione di servizi. Il punto più controverso di tale progetto di direttiva è quello relativo al paese d’origine, in base al quale la prestazione del servizio sarebbe stata regolata non dalle norme del Paese nel quale si realizza, ma da quelle del Paese di provenienza dell’impresa erogatrice. Malgrado si ritenga che salari e condizioni di lavoro debbano essere quelli del paese in cui tali servizi vengono forniti, da più parti si sono levate grida d’allarme sul rischio di “dumping sociale” cioè, ad esempio, che un’impresa polacca fornisca in Germania prestazioni di servizi dopo aver ottenuto l’autorizzazione unicamente nel proprio paese d’origine. Il timore è quindi quello di un livellamento verso il basso degli standard di protezione e tutela sociale. Come spesso accade, l’immanente declino in cui stanno sprofondando paesi come la Francia, che pure restano pateticamente convinti di poter ancora guidare non solo l’evoluzione dell’Unione Europea, ma anche i destini del mondo, ha prodotto una reazione “conservatrice”, in ciò aiutata dalla trascurabile contingenza del referendum transalpino sulla ratifica del Trattato Costituzionale europeo. Leggi tutto

Gli Europarolai colpiscono ancora

Esteri/Unione Europea

(ANSA) – BRUXELLES, 10 MAR – L’Europarlamento vuole che l’Ue faccia di tutto per bloccare le attivita’ terroristiche degli Hezbollah ma, almeno per ora, non chiede apertamente un loro inserimento nella ”lista nera” europea delle organizzazioni del terrore. E’ questa la posizione assunta di fatto oggi dal Parlamento europeo attraverso la risoluzione approvata sulla situazione in Libano e il ritiro di una proposta avanzata da destra. Il parlamento europeo, secondo il testo della risoluzione ha invitato il Consiglio dell’Ue a prendere ”tutte le misure necessarie per porre fine alle attivita’ terroristiche di questo gruppo”. Insomma, si desume, chiede di far bloccare tutte le azioni che non siano lecitamente ‘politiche’. E’ stata pero’ ritirata una proposta, avanzata dall’ Uen (Unione per l’Europa delle nazioni), di inserire il gruppo nella cosiddetta ”lista nera” delle attivita’ terroristiche, quella che avrebbe avuto come effetto il congelamento dei beni degli Hezbollah in Europa. (ANSA)

Liberalismi

Il commissario europeo al mercato interno Charlie McCreevy ha inviato una lettera al governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio chiedendo “chiarimenti” sulla posizione dell’istituto riguardo alle regole del mercato interno. Notizia piuttosto interessante, destinata a mettere alla prova il più volte rivendicato liberalismo del governo Berlusconi. Le banche straniere si stanno lamentando della chiusura del sistema bancario italiano all’investimento diretto estero, soprattutto di provenienza comunitaria. Il recente “accordo” tra Berlusconi e Fazio, di cui la stampa ha dato ampio conto e che non è stato smentito, prevede che le banche estere possano entrare nel capitale di quelle italiane fino al massimo del 15 per cento. Decisione invero bizzarra, se si considera che l’Italia resta soggetta alle regole della concorrenza stabilite in sede comunitaria. Aspettiamo la risposta di Fazio, ma alcune considerazioni s’impongono. Tutti siamo a conoscenza dello stato catatonico delle banche italiane, che tuttora rappresentano l’antitesi della libera concorrenza. Certo, il costo dei servizi offerti non è più determinato attraverso il famigerato “cartello”, ma a nostro giudizio ciò avviene solamente perché la moltiplicazione di servizi inutili (nota pratica del marketing alla Vanna Marchi…) rende difficile individuare delle classi omogenee di prestazioni. Per il resto, le dimensioni delle banche italiane restano molto contenute su scala europea, la politica del credito viene ancora prevalentemente gestita attraverso motivazioni che poco o nulla hanno a che vedere con l’analisi del merito di credito, la redditività viene “aggiustata” a colpi di manovre sulle commissioni (una delle principali fonti d’inflazione in questo paese), non esiste di fatto la possibilità/capacità per le banche italiane di espandersi all’estero, con la sola parziale eccezione di Unicredito, che appare la banca italiana a maggiore vocazione internazionale, anche se finora limitata al sia pur promettente Est europeo. Soprattutto, esiste una condizione di drammatico conflitto d’interessi che ha fatto seguito all’apertura del capitale bancario alle imprese. Come definire diversamente il fatto che il vicepresidente di una banca italiana, già condannato a titolo definitivo per insider trading, ma nel cui consiglio d’amministrazione siede perché ha patteggiato la pena, riconoscendosi colpevole (!!), ha ottenuto un finanziamento di 100 milioni di euro per partecipare all’aumento di capitale di una società partecipata dal proprio gruppo? Per il resto, business as usual: convegni in cui i banchieri ci spiegano come vincere la sfida della competitività, la Banca d’Italia pervicacemente contraria a perdere le proprie attribuzioni di antitrust congiunte a quelle di controllo della stabilità del sistema bancario italiano (lieve contraddizione, ma fa nulla…), dove il governatore decide ex cathedra (senza dover fornire motivazioni a chicchessia, e meglio così, perché spesso tali motivazioni non sarebbero di natura economica…) sulla validità o meno delle eventuali aggregazioni tra istituti, e più non dimandare.

Lo stessa caratteristica del mandato a vita del governatore (altra singolare analogia con il pontificato…), intesa in altri tempi come baluardo contro l’ingerenza e la voracità partitica, appare ora come un retaggio medievale finalizzato a preservare situazioni di potere interno al mondo finanziario (e politico) italiano. Un governo che si definisca autenticamente liberale non può non intervenire su questi temi, così come su quelli relativi alla riforma delle libere professioni, per tutelare la concorrenza ed i consumatori prima ancora delle solite avvilenti zuffe partitiche. Attendiamo fiduciosi, anche se sempre disincantati…

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