Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Famous Last Quotes

All’alba fallirò

Una rapida e svagata rassegna stampa della nostra logorroica dichiarazia, che prosegue imperterrita a sparare idiozie in quella che appare come una straordinaria intossicazione di massa, nella sfida mortale tra l’Italia e le sue classi digerenti, espressione di un elettorato non meno allucinato e dedito all’autoinganno, e la realtà. Il gradino più alto del podio oggi va inequivocabilmente al governatore pugliese, l’uomo che contenderà a Matteo Renzi la guida del Pd.

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I nuovi falsari

Intervistato da Repubblica, in attesa di vedere avverarsi il sogno di un governo di grande coalizione con Matteo Renzi, che si formerà per effetto di una legge elettorale proporzionale, ed in cui padre e figlio potranno finalmente duettare affabulando gli italiani, Silvio Berlusconi reitera la sua ultima “proposta”, che si inscrive a pieno titolo nel solco del suo grande mestiere di entertainer dalla irresistibile vena comica.

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Fate politica, non le pentole

Oggi abbiamo appreso che chi lavora per un partito politico è meritevole di una rete di protezione maggiore rispetto agli sfigati che lavorano per “un’azienda che produce pentole e ad un certo punto chiude”. Autore di questa linea guida molto di sinistra è il leggendario ex tesoriere dei Ds, Ugo Sposetti, uno dei veri maghi della finanza italiana.

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L’Era del Grande Autosputtanamento

È quella che sta vivendo questo disgraziato paese, ormai trascinato dalla sua sedicente classe dirigente (o meglio, digerente) verso i gorghi del fallimento. Anche oggi, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta di raccontarvi episodi che sembrano usciti da un film di Alberto Sordi. In realtà, qui da ridere e sorridere c’è assai poco.

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Nuovi lavori usuranti: il ministro presta-volto

Ricordate la leggendaria “staffetta generazionale” sul mercato del lavoro? Quella in cui esce un anziano ed entra un giovane, almeno nelle fantasie di politica e sindacato? Da anni il tema riemerge carsicamente, nei dibattiti da talk televisivo e quando il tasso di disoccupazione giovanile aumenta e/o quello degli over 55 aumenta. È il famoso “modello superfisso”, secondo il quale “se gli anziani non vanno mai in pensione, come faranno i giovani a trovare lavoro”? E poco importa che nei paesi con i quali ci confrontiamo si registrino regolarmente alti tassi di occupazione sia tra i giovani che tra i meno giovani: l’Italia, come tutti ben sappiamo, è differente. Anche per la proterva ignoranza della sua cosiddetta classe dirigente. Una esempio di eclatante fallimento di tale proterva ignoranza l’abbiamo avuta pochi giorni addietro, con i numeri del cosiddetto part time agevolato voluto dal governo Renzi. Che, come noto, quando c’è da prendere abbagli, rappresenta un accecante esempio in tutta la storia della Repubblica.

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Io uscirei, non uscirei, ma se vuoi

Per chi ha un minimo di memoria, nel 2011 e dintorni nel nostro paese fiorì una lussureggiante letteratura fantafinanziaria e fantaeconomica, oltre che classificabile alla nota voce “ingegneria finanziaria per disperati” (qui e qui due preclari esempi), in cui si spiegava in che modo il nostro paese avrebbe potuto ridurre l’onere del proprio debito pubblico senza passare per l’unico canale razionale, la crescita. In questi giorni pare di essere tornati a quell’epoca, con geniali proposte per “uscire dall’euro guadagnandoci pure”, come avrebbe detto Wanna Marchi, e vecchi arnesi rispolverati alla bisogna.

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I dolori della non più giovane Theresa

Oggi la premier britannica Theresa May incontrerà il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Ieri a Philadelphia, in un discorso tenuto alla delegazione Repubblicana al Congresso, May ha menato disperati colpi al cerchio ed alla botte. Come conciliare la nuova proiezione liberoscambista del Regno Unito che si accinge alla Brexit con una presidenza Usa che (almeno a parole) misura amici e nemici sulla base del saldo commerciale bilaterale, l’indicatore più inutile che esista in economia? Come restare “alfieri del mondo libero” in un contesto di nazionalismi montanti, primi fra tutti i propri? Ah, saperlo. Ed in effetti, May non lo sa.

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Spara più forte, non ti sento

Viviamo in un’era particolare: quella in cui i cittadini sono spaventati ed incazzati neri. In questa era, la politica non pare richiesta di fornire soluzioni, visto che è essa stessa parte del problema, bensì suggestioni. Vi sono paesi, come il nostro, in cui tali suggestioni sconfinano nel delirio conclamato.

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Lavorare gratis, lavorare tutti. E smettere di sniffare trielina

Il sociologo del lavoro Domenico De Masi sta da tempo elaborando originali proposte per affrontare i rischi di disoccupazione tecnologica. Fatale che il suo percorso incrociasse quello del M5S, alla ricerca dell’utopia perfetta da declinare in proposte di legge. In una intervista a La Stampa, De Masi spiega come spianare il Turchino per eliminare la nebbia in Val Padana ridurre la disoccupazione, non solo quella tecnologica. Ed è subito “momento peyote”.

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La realtà si è mangiata i miei compiti

Le previsioni economiche non sono una scienza esatta. I modelli econometrici spesso producono risultati simili o con bassa dispersione perché costruiti in modo simile. Ciò premesso, quello che servirebbe guardare è magnitudine e direzione della previsione. E se, in questa sede, quello che si ottiene è che un paese cresce meno degli altri, significa che è piuttosto probabile che quel paese abbia un problema. Di solito, questo è quanto accade all’Italia, e questo giro di previsioni conferma l’antica regola. A cui si aggiunge una probabile richiesta da parte della Commissione Ue di una mini correzione, più di facciata che sostanziale. Sarebbe quindi opportuno cercare di capire perché, dopo tre anni di vigoroso riformismo renziano, restiamo in questa condizione. Voi che dite?

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