Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Famous Last Quotes

L’oracolo dei litigiosi gemelli Vegas

A riprova del fatto che l’Italia è densamente popolata di figure “istituzionali” che sono autentici oracoli del giorno dopo e dispongono di loquaci gemelli, con i quali ingaggiano spesso singolar tenzone dialettica, il presidente uscente di Consob, Giuseppe Vegas, che poche settimane addietro ci aveva deliziato con i suoi moniti macroeconomici, credendosi il governatore di riserva di Banca d’Italia, ieri è tornato a parlare della triste condizione delle banche italiane sofferenti. E lo ha fatto polemizzando a distanza, nel tempo, col suo gemello.

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La versione di Bankitalia ed un paese che si è incastrato

Ieri l’altro il direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, è intervenuto all’Almo Collegio Borromeo di Pavia sul tema “Europa: dall’unione monetaria all’unione economica e oltre“. In un discorso di otto cartelle, di necessaria sintesi storica di più decenni di Europa più o meno unita, la parte sull’Unione bancaria è quella più interessante, ai fini di comprendere se i nostri civil servant e la nostra tecnocrazia sono meglio della nostra sgangherata e levantina classe politica. L’analisi di Rossi lascia molte perplessità, per la memoria selettiva di cui dà prova, oltre che per alcuni salti logici che suggeriscono che il disagio di un paese preso in totale contropiede dalla realtà è tuttora forte.

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Il momento Wile E. Coyote della politica italiana

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

ricorda Wile E. Coyote, il personaggio dei cartoni animati al perenne inseguimento di Beep Beep? Ogni volta esce fuori strada, continua a correre oltre il limite del dirupo, rallenta, guarda in basso, solleva lo sguardo, si ferma volgendosi allo spettatore, poi precipita rovinosamente appena si rende conto del nulla che (non) lo sorregge. Anche politici nostrani si inseguono l’un l’altro, nella folle gara a chi dice le cose più campate in aria: ma, a differenza del coyote, restano inconsapevoli del vuoto su cui (non) poggiano i propri assunti e, quindi, essi stessi.

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Chiedete agli esperti

Lo scorso 2 giugno, l’a.d. di Banca Popolare di Vicenza, Fabrizio Viola, ex MPS, dichiarava al Corriere:

«Gli effetti di una crisi non risolta delle due banche venete non sarebbero molto inferiori a quelli generati dal default della Grecia. Per essere più chiari: la procedura di bail-in impone il rientro forzoso degli impieghi a tutela dei depositi. Si pensi che BpVi e Veneto Banca hanno concesso prestiti “buoni”, cioè al netto da sofferenze e incagli, per circa 30 miliardi. In gran parte concentrati nel Nordest, cioè nel territorio più importante per l’economia nazionale. Doverli richiamare da un momento all’altro creerebbe uno sconquasso tremendo, non senza conseguenze anche sul piano politico. Anche per questo faccio appello al senso di responsabilità delle autorità europee: le dimensioni in gioco non possono essere sottovalutate»

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Pangloss Fortis e la supercazzola profumo dell’ottimismo

Oggi sul Foglio il professor Marco Fortis, pluriennale cantore della vigorosa ripresa italiana che non vi fu, mi degna di una delle sue ormai celebri “analisi”, fatte di medie mobili (“scorrevoli”), dati grezzi, scorpori di voci di contabilità nazionale, code di rospo e di sale un pizzichin. Il prestigioso accademico non ha gradito la mia analisi della crescita del Pil italiano del primo trimestre, nello specifico.

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Dal Fact Checking al Bullshit Hunting

Martedì sera, nel corso del talk “DiMartedì“, quello in cui ad intervalli regolari partono monocordi applausi di sottofondo che vanno in modo equanime a tesi ed antitesi, al punto che non sai mai se si tratti di registrazione o di un pubblico molto democratico e polite (o forse decerebrato), abbiamo potuto ascoltare per l’ennesima volta alcuni capisaldi di politica economica del M5S, per bocca del suo esponente più sovraesposto mediaticamente, il giovine di buone letture Luigi Di Maio.

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Fassina, il compagno sovranista autolesionista

Oggi ci corre l’obbligo di segnalare uno di quegli sfondoni che potrebbero essere agevolmente imputabili agli effetti dei primi caldi. Dopo il disastroso vertice G7 di Taormina, nel quale Donald Trump ha ribadito che gli Usa sono contrati agli accordi di Parigi sul clima, e dopo la reazione un filo sopra le righe (fors’anche per ragioni elettorali) di Angela Merkel, del tipo “prepariamoci a fare da soli”, che per un egemone riluttante come Berlino sarebbe una notevole svolta, diamo conto dell’accesso di tosse che ha colpito alcune pulci italiane.

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Dosi di assurdo

Prosegue la sfilata di “esperti” che si avvicinano al M5S per dare una mano nella elaborazione di policy, partendo da un terreno condiviso. Dopo il sociologo Domenico De Masi, di cui ci siamo occupati in più occasioni, ecco s’avanza l’economista Giovanni Dosi, della Scuola Superiore S. Anna di Pisa, che oggi si è esibito in un convegno alla Camera sullo “Stato innovatore”, a cui ha partecipato anche la vestale statale, Mariana Mazzucato. Dosi è stato intervistato ieri dal Fatto, e l’0ccasione ci è quindi gradita per valutare la sua visione su reddito di cittadinanza e dintorni, anche dopo che i grillini hanno rettificato le coperture in direzione di una bella stangata fiscale, di quelle che avrebbero fatto venire i lucciconi d’emozione a Fausto Bertinotti.

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Liberisti ad ali alterne

Un paio di notiziole che danno la misura dello stato confusionale in cui si dibatte la politica italiana, e di conseguenza che si abbattono sui portafogli dei contribuenti italiani. Ieri, in audizione parlamentare, il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ha confermato che il governo italiano ha una meravigliosa idea in mente: quella di diventare improvvisamente liberista e battersi contro una forma di protezionismo generata dalla Ue.

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La versione di Silvio e la moneta cubana

Intervista del direttore del Foglio, Claudio Cerasa, a Silvio Berlusconi. Nel corso della quale l’ex premier discute a tutto campo il passato, il presente ed il futuro del relitto che va alla deriva in mezzo al Mediterraneo chiamato Italia, della sua classe politica, di legge elettorale, crescita economica, populismi e quant’altro. Precisiamo che non c’è nulla di epocale ed assai poco di inedito. È il solito Berlusconi, che rilegge la storia à la carte, fa proposte bislacche e cerca di accreditarsi come il perenne “uomo nuovo” della politica, da ottuagenario che bivacca a Palazzo e dintorni da soli 23 anni. C’è tuttavia qualche spunto più bizzarro di altri.

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