Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Italia

La realtà si è mangiata i miei compiti

Le previsioni economiche non sono una scienza esatta. I modelli econometrici spesso producono risultati simili o con bassa dispersione perché costruiti in modo simile. Ciò premesso, quello che servirebbe guardare è magnitudine e direzione della previsione. E se, in questa sede, quello che si ottiene è che un paese cresce meno degli altri, significa che è piuttosto probabile che quel paese abbia un problema. Di solito, questo è quanto accade all’Italia, e questo giro di previsioni conferma l’antica regola. A cui si aggiunge una probabile richiesta da parte della Commissione Ue di una mini correzione, più di facciata che sostanziale. Sarebbe quindi opportuno cercare di capire perché, dopo tre anni di vigoroso riformismo renziano, restiamo in questa condizione. Voi che dite?

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Quando la burocrazia opacizza la trasparenza

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

Le chiedo, questa volta, un breve spazio di pixel. Non certo per il link qui accluso, bensì per le poche parole a commento. Si tratta dell’elenco degli adempimenti richiesti dalla normativa anticorruzione ai fini della trasparenza. Una lista di ben 228 tipologie di caricamenti, che vari soggetti responsabili, a vario titolo e con diversa periodicità, sono chiamati a completare.

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Piani individuali di risparmio, la meravigliosa legge della capitalizzazione composta

Economia & Mercato/Italia

Sulla urgente necessità di educazione finanziaria per gli italiani, nessuno ha più nulla da obiettare. Ma non parliamo solo di arrivare a capire natura, struttura e rischi delle obbligazioni subordinate, ed evitare bail-in e burden sharing. No, parliamo delle leggendarie “basi” dell’investimento. Ad esempio, la diversificazione del rischio e, ancora più a monte, una cosetta chiamata capitalizzazione composta. Casca a fagiolo quindi un post molto informativo e formativo di Nicola Borri per lavoce.info.

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Dammi tre parole: il fallimento del Bonus insegnanti

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

nel corso degli ultimi anni si è avuto talora il sospetto che il precedente governo non avesse le idee sufficientemente chiare sul significato delle parole con le quali propagandava alcuni provvedimenti e sul legame concettuale fra esse esistente. La verifica dei risultati dimostra che il sospetto era fondato. In particolare, il riferimento è alle parole “merito”, “concorrenza” e “trasparenza”, relativamente alla riforma della scuola.

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Province, cronaca di un disastro annunciato

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

qualcuno sulle province ha sbagliato, ma crede che sarà chiamato a pagare? Apprendiamo dai giornali che è pronto per il 2017 un fondo di 900 milioni per “sterilizzare” il terzo dei tre miliardi di prelievo forzoso imposto alle province dalla legge finanziaria del 2015 (legge 190/2014). Chiariamo di cosa stiamo parlando. La riforma Delrio, legge 56/2014, ha previsto un ampio svuotamento di funzioni e competenze delle province, per altro sotto la condizione certamente incostituzionale dell’attesa della riforma della parte II del Titolo V della Costituzione, mai venuta in essere a seguito del referendum del 4 dicembre 2016.

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Patuelli, la lista degli insolventi e la Corte Popolare del Credito

Tanto tuonò che piovve: anche l’antico (di usi e cultura) gentiluomo liberale e presidente del sindacato dei banchieri italiani ha gettato la spugna ed il cuore oltre l’ostacolo. In nome del popolo stressato e contribuente, e dopo pressanti richieste provenienti dalla politica, anche Antonio Patuelli chiede di conoscere i nomi dei primi cento debitori insolventi di MPS, oltre che delle quattro banche risolte e di qualsiasi altra banca che finirà assistita da denaro pubblico. Basta privacy, dice Patuelli, è ora di sapere. Vaste programme, che tuttavia finisce da subito ad impantanarsi in difficoltà e contraddizioni.

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Pomicino, Unicredit e la maledizione dell’Articolo Quinto

Ieri, sul Fatto, è apparsa una letterina dell’ex ministro andreottiano del Bilancio, Paolo Cirino Pomicino, che mette in guardia sui “rischi” di un complottone francese che avrebbe il proprio pivot (per restare linguisticamente in tema) in Unicredit e nella sua maxi ricapitalizzazione. Ah, il cospirazionismo, genere letterario preferito dai nostri connazionali e dal loro ingravescente vittimismo. Eppure, basterebbe guardare quelle inquietanti creature chiamate numeri, i veri mostri che danno la caccia agli italiani ed alla loro classe dirigente.

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Lavoro non retribuito nella PA e rischio corruzione: unire i puntini

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

in questi giorni si parla di “lavoro” per lo più in ragione dei dati sull’andamento dell’occupazione, dei profili attinenti all’eventuale prossimo referendum, di recenti licenziamenti. A fronte di argomenti di tale importanza, quello che le segnalo sullo stesso tema potrà apparirle irrilevante. Tuttavia, come lei sa bene, chi non si abitua alla disinvoltura con cui il legislatore nazionale opera in maniera poco rispettosa del contesto normativo esistente, non riesce neanche ad astenersi dal rimarcare talune palesi incongruenze.

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MPS, il diavolo convertito nei dettagli

Economia & Mercato/Italia

Non è ancora chiarissimo se il salvataggio di MPS sarà un vero burden sharing, a cui cioè partecipano i risparmiatori-investitori, o più propriamente un bail-out travestito da burden sharing, in cui cioè il conto arriva ai contribuenti. Col trascorrere dei giorni la perplessità cresce, soprattutto riguardo alla scelta del governo italiano di voler evitare ad ogni costo ed in radice ogni ipotesi di contenzioso con i privati. Ma questo approccio induce altri rischi: ad esempio quello di fare un vero e proprio regalo a quanti, inclusi privati, nei giorni scorsi hanno comprato subordinati MPS a prezzo di saldo, sfruttando il panico dei venditori.

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Calano i volumi? Poste aumenta le tariffe

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Dal prossimo 10 gennaio l’invio di una raccomandata per l’Italia, fino a 20 grammi di peso, aumenterà da 4,50 a 5 euro. Aumenteranno anche le tariffe per atti giudiziari, di cui Poste manterrà l’esclusiva sino al prossimo 10 giugno: per invii fino a 20 grammi si passerà da 6,60 a 6,80 euro. Pare dunque esservi una singolare inflazione, nei servizi postali italiani, anche se fortunatamente l’equivalente online dei servizi di recapito di corrispondenza costa meno rispetto a quello tradizionale. Circostanza per nulla scontata in un paese come il nostro, dove la tecnologia porta con sé strani sovrapprezzi.

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