Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Italia

Siamo solidi, aiutateci

Da un paio di giorni in Italia la stampa non parla d’altro che dell’intervento pubblico a sostegno delle nostre banche. Sbucato dal nulla, sulla scorta del trauma indotto sui mercati dalla Brexit, respinto dai banchieri, che non vogliono ingressi dello stato nel capitale delle banche (Patuelli dixit), il piano che non c’era continua a fare onde nello stagno. Abbiamo letto di tutto: sospensione del bail-in “per sei  mesi”, garanzie pubbliche, Cassa Depositi e Prestiti in una notte di luna piena, “Padoan Bond”, che poi sarebbero Monti Bond con la marmitta bucata, ed altre meravigliose idee che stanno prendendo forma. Come nella nostra migliore tradizione, il risveglio sarà ruvido.

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Per i miracoli ci stiamo attrezzando

Prosegue la corrispondenza di assai poco amorosi sensi tra il dominus di Atlante, Alessandro Penati, ed il suo maggiore azionista, Carlo Messina (ceo di Intesa Sanpaolo). Oggi Messina ha tenuto a puntualizzare chi è il “padrone” e cosa si attende dal gestore, e lo ha fatto in maniera piuttosto ruvida:

«Il fondo Atlante deve essere in grado di valorizzare Veneto Banca e Vicenza. Alessandro Penati si deve concentrare a fare quello che gli è stato assegnato dagli azionisti, non è autoreferenziato. La prossima sfida che ha, quindi, è quella di lavorare sulle sofferenze che devono essere lavorate a valori prossimi a quelli di carico, viceversa mi prendevo BlackRock» (Radiocor, 28 giugno 2016)

Vaste programme. Considerato che sulle sofferenze Intesa è in grado di muoversi da sola, e che ha partecipato ad Atlante per spirito di servizio “sistemico”, abbiamo un nome nella short list di gestori per il prossimo Atlante. Attendendo il Padreterno, Messina chiude il portafoglio.

Niente bail-in, siamo italiani. Sappiamo fallire da soli

Sui giornali italiani oggi ci sono tracce di quello che dovrebbe essere il “piano B” del governo italiano per mettere in sicurezza le nostre banche, pesantemente colpite dall’esplosione di avversione al rischio causata dalla Brexit. A dirla tutta, dagli articoli non emergono dettagli operativi ma solo proclami e buone intenzioni, in quella che sembra un “whatever it takes” coi fichi secchi, visto che le risorse non sembrano esserci. Ma l’occasione è propizia per indurre alcuni nostri esponenti politici a reiterare quello che dallo scorso 22 novembre chiedono a gran voce, in quello che sembra il remake del claim di Alien: “è inutile chiedere di sospendere il bail-in, nello spazio nessuno può sentirvi”.

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La lunga linea marrone

In corso il fallout radioattivo del referendum sulla Brexit. A conferma che siamo nell’Era della Grande Inadeguatezza Globale, in reazione alla complessità indotta dalla globalizzazione, ma anche a conferma che gli italiani restano sempre uguali: una miopia che si approssima alla cecità. A questo giro siamo in ottima compagnia, ma è una assai esile consolazione.

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Il mutuo pensionistico del paese che ipotecò il proprio futuro

Economia & Mercato/Italia

Su Repubblica, un articolo di Valentina Conte indica quanto è accidentata la strada della flessibilità pensionistica che il governo Renzi sta cercando di attuare, per dare un contentino ai sindacati. Un’autentica quadratura del cerchio, tra oneri potenziali per le casse pubbliche che rischiano di sfondare i preventivi e la falcidie della rendita pensionistica, con un debito che pende sul capo del pensionato per il resto della sua speranza di vita, ed oltre. Su tutto, il puntello dell’intervento del sistema bancario che sul piano estetico non è il massimo della vita. Ma a questo giro, al netto di una qualche faciloneria di troppo, il governo non pare avere troppe colpe.

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Un paese da fiaba

Forse non molti tra voi, nel logorante turbinio della logorroica dichiarazia italiana, ricorderanno che Matteo Renzi, nella sua “scalata” al Pd ed al paese, aveva tra i propri punti fermi l’erogazione di cento euro mensili al popolo sofferente. Ancor meno numerosi quelli tra voi che ricorderanno che quei cento euro sarebbero dovuti andare a dipendenti e pensionati. Si sarebbe dovuto trattare di una forma di “riduzione del cuneo fiscale”, ed il costo di 20 miliardi di euro sarebbe stato finanziato attraverso un epico taglio ad una non meglio identificata “spesa intermediata” dalle amministrazioni pubbliche, per usare le parole di Renzi. Forse era la spesa per consumi intermedi, chi può dirlo.

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Le fiabe a tenaglia e le correlazioni spurie

Pubblicati da Inps i dati dell’osservatorio sul precariato, aggiornati al periodo gennaio-aprile di quest’anno. Ve li forniamo senza particolari commenti, perché siamo piuttosto annoiati di osservare arrampicate sugli specchi ed altri equilibrismi che sono (forse) divertenti nella fase iniziale ma divengono stucchevoli se reiterate. I numeri sono quelli che sono, poi siete padronissimi di pensarla altrimenti.

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Giocarsi la pelle. Altrui

Economia & Mercato/Italia

Gli anglosassoni lo chiamano, molto evocativamente, “skin in the game“: indica legare il proprio destino a qualcosa che si è creato e si sta gestendo. Nel caso dei manager, ad esempio, si tratta della componente retributiva variabile, che in astratto dovrebbe essere legata ai risultati aziendali. La realtà sta ovviamente altrove visto che spesso, quando non arrivano i risultati aziendali, i compensation commitee si trasformano in creativi esperti di bonus geneticamente modificati e riescono a mantenere o accrescere gli importi trasformando il variabile da performance a retention, cioè “è talmente bravo che non possiamo permetterci di perderlo, paghiamolo anche se ha bucato le previsioni del piano industriale”.

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L’Atlante che si morde la coda

Economia & Mercato/Italia

Oggi sul Fatto, Giorgio Meletti dà conto di un incontro tra il sottosegretario alla presidenza del consiglio e responsabile della “cabina di regia”, Tommaso Nannicini, ed i vertici delle 15 casse previdenziali degli ordini professionali italiani. Durante il convivio, il governo avrebbe reiterato la moral suasion alle casse previdenziali, invitandole a prendere in considerazione l’investimento nel nuovo veicolo Atlante, che dovrebbe nascere a breve e dedicarsi alla rimozione delle sofferenze dai bilanci delle banche. Le casse non avrebbero manifestato grande entusiasmo, per usare un eufemismo. Con qualche ragione.

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Dove la spending review non arriva

Ieri l’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato (Agcm, per gli amici Antitrust) ha pubblicato i risultati di un’indagine conoscitiva sul trasporto pubblico locale. La cosa non pare aver avuto particolare risonanza sulla nostra vigile stampa, e possiamo capirlo. Sono le solite prediche inutili delle nostre Authority, ed il paese è in in altre faccende affaccendato. Un vero peccato, però: il documento è piuttosto interessante, per la sua analisi sociale oltre che economica del trasporto pubblico locale, per l’identificazione degli ambiti di fallimento dell’iniziativa pubblica e per le misure correttive suggerite. In realtà, la riforma del Tpl rappresenterebbe soprattutto un’imponente azione di revisione della spesa pubblica, nel paese in cui i premier passano il tempo nominando “esperti” di questa materia che vengono rapidamente estromessi, quando sono “tecnici”, oppure che finiscono a raccontare fiabe quando sono politici, spacciando riallocazioni di spesa per “tagli”.

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