Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Italia - page 2

La BRRD esiste e lotta assieme a noi. Dalla Spagna

In Spagna, il Banco Santander rileva Banco Popular, la banca in dissesto per la quale ieri la supervisione della Bce aveva segnalato il rischio di non essere in grado di far fronte ai propri impegni, a causa del deterioramento delle condizioni di liquidità. Questa è una delle tre condizioni che determinano la necessità di risoluzione di una banca, come definite dalla normativa europea. Le altre condizioni sono che la risoluzione sia necessaria, nell’interesse pubblico (effetti sistemici e di stabilità), e che non vi sia prospettiva di evitare il fallimento entro un “ragionevole arco temporale” attraverso il ricorso ad azioni di supervisione o misure alternative del settore privato.

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Chiedete agli esperti

Lo scorso 2 giugno, l’a.d. di Banca Popolare di Vicenza, Fabrizio Viola, ex MPS, dichiarava al Corriere:

«Gli effetti di una crisi non risolta delle due banche venete non sarebbero molto inferiori a quelli generati dal default della Grecia. Per essere più chiari: la procedura di bail-in impone il rientro forzoso degli impieghi a tutela dei depositi. Si pensi che BpVi e Veneto Banca hanno concesso prestiti “buoni”, cioè al netto da sofferenze e incagli, per circa 30 miliardi. In gran parte concentrati nel Nordest, cioè nel territorio più importante per l’economia nazionale. Doverli richiamare da un momento all’altro creerebbe uno sconquasso tremendo, non senza conseguenze anche sul piano politico. Anche per questo faccio appello al senso di responsabilità delle autorità europee: le dimensioni in gioco non possono essere sottovalutate»

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Pangloss Fortis e la supercazzola profumo dell’ottimismo

Oggi sul Foglio il professor Marco Fortis, pluriennale cantore della vigorosa ripresa italiana che non vi fu, mi degna di una delle sue ormai celebri “analisi”, fatte di medie mobili (“scorrevoli”), dati grezzi, scorpori di voci di contabilità nazionale, code di rospo e di sale un pizzichin. Il prestigioso accademico non ha gradito la mia analisi della crescita del Pil italiano del primo trimestre, nello specifico.

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Lo stagista super-specializzato e il Jobs Act non completato

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

La vicenda dell’inserzione del Gruppo Dimensione riferita ad un’offerta di tirocinio è la dimostrazione definitiva di come in Italia qualsiasi strumento di politica del lavoro finalizzata all’avvicinamento dei lavoratori alle imprese è sostanzialmente travisato e piegato verso utilizzi che finiscono per dare corso al dumping salariale.

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Il mistero del Pil gonfiato dal deflatore

Aspettate, non cambiate canale solo perché il titolo di questo post è cripticamente demenziale! Vorrei solo spiegarvi cosa ha determinato la revisione da “mini-boom” del Pil italiano del primo trimestre, pubblicata da Istat, e che ha visto il raddoppio del dato trimestrale da +0,2% a +0,4% e quello tendenziale crescere del 50% (vi piace questo giochetto dialettico-numerico?), da +0,8% a +1,2%. Ma che accadde, quindi?

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Dal Fact Checking al Bullshit Hunting

Martedì sera, nel corso del talk “DiMartedì“, quello in cui ad intervalli regolari partono monocordi applausi di sottofondo che vanno in modo equanime a tesi ed antitesi, al punto che non sai mai se si tratti di registrazione o di un pubblico molto democratico e polite (o forse decerebrato), abbiamo potuto ascoltare per l’ennesima volta alcuni capisaldi di politica economica del M5S, per bocca del suo esponente più sovraesposto mediaticamente, il giovine di buone letture Luigi Di Maio.

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Preavviso di burrasca

Economia & Mercato/Italia

La giornata di ieri, sui mercati finanziari, è stata anomala, sotto molti aspetti. Gli attivi italiani martellati, a partire dai Btp, con spread sul Bund in allargamento di una decina di punti base; questo è il tradizionale veicolo di contagio che si estende in tempo reale alle quotazioni delle banche, stante il legame banco-sovrano che continua a piagare il nostro paese. Ma ieri i volumi sui mercati erano pressoché natalizi, per il contemporaneo bank holiday sulle due maggiori piazze finanziarie mondiali, Londra e New York.

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Fassina, il compagno sovranista autolesionista

Oggi ci corre l’obbligo di segnalare uno di quegli sfondoni che potrebbero essere agevolmente imputabili agli effetti dei primi caldi. Dopo il disastroso vertice G7 di Taormina, nel quale Donald Trump ha ribadito che gli Usa sono contrati agli accordi di Parigi sul clima, e dopo la reazione un filo sopra le righe (fors’anche per ragioni elettorali) di Angela Merkel, del tipo “prepariamoci a fare da soli”, che per un egemone riluttante come Berlino sarebbe una notevole svolta, diamo conto dell’accesso di tosse che ha colpito alcune pulci italiane.

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Il caso Tar-musei è figlio di una scadente ed opaca scrittura delle norme

Contributi esterni/Italia

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

la pronuncia del Tar sulla nomina dei direttori dei musei è ormai stata vivisezionata, in punto di fatto e di diritto. Tra i migliori contributi che io abbia letto – e ne ho letti molti – segnalo quelli di Luigi Oliveri: non affronterò, quindi, i temi trattati nei suoi scritti con grande competenza.

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Bolle dallo stagno italiano

Economia & Mercato/Italia

Sul Sole di ieri è comparso una tabella riepilogativa dell’offerta “pre-impacchettata” di Piani individuali di risparmio da parte di banche e reti. Come noto, i Pir offrono la possibilità di godere di esenzione fiscale investendo per un quinquennio in azioni e debito di piccole e medie imprese italiane. I dati confermano i timori qui espressi, tempo addietro: un crescente rischio di predazione da parte degli intermediari ma anche e soprattutto un effetto liquidità che pone le basi per una bolla speculativa.

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