Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Italia - page 2

Non sai contare? La politica italiana ti attende

Sul Messaggero, un articolo di Andrea Bassi e Luca Cifoni spiega che Palazzo Chigi starebbe studiando per l’Iva “il ritocco dell’aliquota intermedia, dal 10% fino al 13%, anche per ridurre i contributi previdenziali che pesano sulle buste paga dei lavoratori. Si tratterebbe quindi di uno scambio: ogni euro di Iva in più andrebbe ad alleggerire il cuneo fiscale pagato dalle imprese e dai dipendenti”. Che è un’idea semplicemente geniale, in effetti.

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I gemelli Renzi e le banche italiane

Caro direttore…” inizia canonicamente la letterina al Sole vergata da Matteo Renzi. In essa, l’ex premier fa mostra della sua non comune capacità di leggere le grandi tendenze dell’economia italiana, e mena giusto vanto per essere riuscito a correggere per tempo le degenerazioni presenti -ad esempio- nel nostro sistema bancario. Perché il lavoro di squadra è tutto ed i gemelli Renzi sono affiatatissimi, oltre ad avervi già informato da tempo su come sarebbe andata a finire.

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L’Irpef anagraficamente progressiva nel paese crivellato dai proiettili d’argento

Approssimandosi la feral scadenza del primo gennaio 2018, cioè il momento in cui verrà meno la decontribuzione temporanea sugli assunti col nuovo contratto a tutele crescenti, il governo “di turno” sta scervellandosi per capire come evitare uno shock sul costo del lavoro che costerebbe carissimo al “miracolo” occupazionale di Matteo Renzi. Ad intervalli più o meno regolari spuntano ingegnose idee per celebrare le nozze coi fichi secchi ed evitare guai. In questi giorni, anche per impegno del premier Paolo Gentiloni, si ipotizza un taglio del cuneo fiscale di alcuni punti percentuali (3-5), spalmato sia sul datore di lavoro che sul lavoratore. Ma ovviamente la coperta è cortissima.

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Licenziati dai robot?

Puntata di Otto e mezzo di sabato 4 marzo, condotta su La7 da Lilli Gruber, con Irene Tinagli, Riccardo Staglianò e il vostro titolare. Parliamo della disoccupazione tecnologica e della tassa sui robot suggerita da Bill Gates. La previsione di consenso degli econonomisti, che per i prossimi anni vedono una distruzione netta di occupazione ad opera delle nuove tecnologie, i mutamenti demografici che rendono futili le previsioni, il rischio protezionismo indotto dalla volontà di Donald Trump di riportare occupazione manifatturiera negli Usa, quando il calo di questa occupazione è imputabile non a concorrenza sleale dei partner commerciali quanto all’evoluzione tecnologica, la “cattura” della base imponibile delle aziende della New Economy.

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Ingegneria finanziaria per disperati, edizione Poste italiane

Nella continua, disperata ricerca di portare a casa alcuni spiccioli per ridurre di un atomo il peso del debito pubblico, il governo italiano pro tempore è tornato a valutare la cessione di un’ulteriore tranche di Poste italiane. Questa insistenza nel farsi del male e fare cassa sul nulla è davvero ammirevole, e rappresenta la vera costante di tutti i governi della Repubblica succedutisi negli ultimi anni.

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Competitività, eppur si muove

Oggi Istat ha pubblicato l’edizione 2017 del Rapporto sulla competitività dei settori produttivi. Che mostra come, nell’ultimo biennio, il nostro paese abbia manifestato un recupero della capacità di penetrazione dell’export. Ci sono alcuni punti meritevoli di segnalazione, per capire come e dove la politica economica ha sin qui sbagliato, e cosa serve per ristrutturare e rilanciare la nostra economia.

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Dal nostro corrispondente dalla rassegna stampa

Oggi sul Corriere (cartaceo a pagina 15, online qui), c’è un pezzo del corrispondente da Londra, Luigi Ippolito, in cui si dà conto della crescente frustrazione di quanti cercano disperatamente di ottenere la residenza permanente nel Regno Unito, ritenendo che ciò possa porli al riparo dagli effetti nefasti della Brexit. Una situazione che suscita profonda amarezza ed anche rabbia tra gli expat in UK, che improvvisamente vedono le loro esistenze sconvolte ed il loro futuro drammaticamente opaco. Ma il punto non è questo.

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E proprio non ci arriva

Stamane pensavo di scrivere un breve commento sugli 80 euro e sulla irrazionalità del meccanismo, che determina aliquote marginali effettive quasi da esproprio, per chi avesse la sorte di oltrepassare i 24 mila euro annui lordi. Ma non tanto su questo aspetto, quanto sull’altro meraviglioso meccanismo, in base al quale, se perdi reddito e finisci in territorio di incapienza, perdi il bonus e devi restituire in unica soluzione quanto hai indebitamente percepito. Perché siamo d’accordo che il problema italiano sono gli incapienti, giusto? Voglio dire, siamo d’accordo tra noi pochi, cocciuti “razionalisti” in un mondo di analfabeti numerici ammalati di narrazione. Volevo scrivere di tutto questo, ma la nausea verso i tic di questo ridicolo paese era più elevata del solito, e comunque ho già scritto più volte sul tema, quindi potrei ripubblicare ogni anno lo stesso post.

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Rai, il centauro sotto il tetto che scotta

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

La gestione schizofrenica di certe vicende nazional-popolari conferma che, comunque vada, il Paese non è destinato a quelle sorti magnifiche e progressive che qualche incauto profeta aveva preconizzato. La Rai – vale a dire l’azienda che, in vista di quelle sorti gloriose, doveva essere liberata dai partiti politici, affinché la sua governance fosse finalmente improntata a logiche di efficienza, anziché di spartizione di poltrone – ne è un esempio evidente.

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Guzzetti e il Level 3 de noantri

Giorni addietro il presidente di Acri e Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, ha fatto conoscere il suo pensiero riguardo alla valutazione della quota di Atlante posseduta dalle fondazioni, che nell’opera hanno messo 536 milioni. Come ampiamente anticipato dallo stesso Guzzetti nelle ultime settimane, la quota non si svaluta. E che caspita.

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