Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Italia - page 2

Debito pubblico, la proiezione dell’illusione

Economia & Mercato/Italia

Tra i punti più interessanti del Documento di economia e finanza appena aggiornato dal governo c’è la previsione dell’andamento del rapporto debito-Pil. Che, come noto a (quasi) tutti, rappresenta l’indicatore ultimo e definitivo per comprendere come e dove sta andando un paese. Nel caso italiano, da alcuni anni leggiamo di previsioni che, dal successivo, vedono l’inizio di un vero e proprio crollo di questa fondamentale metrica, ed ogni volta restiamo delusi. Proviamo a capire perché neppure questa volta sarà diverso, e perché i nostri eroi riescono a vendersi quello che non ha alcuna possibilità di avverarsi.

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La penisola del Tesoretto

In queste ore Matteo Renzi ha lanciato l’ennesimo spin: quello sull’esistenza di un fantomatico “tesoretto” di risorse pubbliche, per instradare il paese verso la felicità. Lo spin è stato puntualmente ripreso da Maria Elena Boschi, dopo aver archiviato il Def e la manovrina correttiva, che tuttavia archiviati non sono, trattandosi di fondali di cartapesta o più propriamente di “finzione” che calcia la lattina più in là per quanto riguarda il Def, e di una bella stretta alla liquidità aziendale con annesso giochino sui flussi di tesoreria per quanto riguarda la mini correzione, che mai come a questo giro si è rivelata di gestazione così difficoltosa e peraltro tuttora incompiuta. Ma a quanto ammonterebbe, esattamente, questo “tesoretto”?

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I patrioti del QE perduto

Ieri, nel corso di un seminario alla Luiss, il professor Marcello Messori ha illustrato un impatto “singolare” ed assai poco razionale del Quantitative Easing della Bce, gli acquisti di titoli di stato da parte dell’istituto di Francoforte. Secondo Messori (ma soprattutto secondo i numeri), le banche italiane avrebbero perso la grande occasione di ridurre la concentrazione di Btp nei loro portafogli. Occasione che invece pare essere stata sfruttata appieno da altri intermediari europei.

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L’assegno per una ricollocazione che continua a non funzionare

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

si parla tanto dell’assegno di ricollocazione come strumento innovativo di punta del Jobs Act (d.lgs 150/2015) per rilanciare l’occupazione. Però, fin dall’esordio della sperimentazione, si capisce che lo strumento non funziona. Intanto, la sperimentazione ha riguardato, sui circa 700-800 mila percettori della Naspi (nuova assicurazione sociale per l’impiego) solo 20.000 lavoratori, estratti a sorte. Di questi, all’avvio, hanno risposto solo in 600, come ha rilevato il professor Pietro Ichino. È possibile che col procedere della sperimentazione la percentuale per ora molto bassa di lavoratori interessati aumenti. Il punto non è questo quanto, piuttosto, la stessa concezione dello strumento dell’assegno di ricollocazione come metodo per riformare i servizi per il lavoro e renderli più efficaci.

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Partecipate pubbliche, la farsa prosegue

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

da Presidenti del Consiglio che proclamano i mirabolanti effetti delle proprie riforme prima di averli ottenuti, così come da chi plaude a cotanti annunci, non si può pretendere molto. Non si può di certo esigere che comprendano la necessità di valutare, tra le diverse ipotesi normative a disposizione, la migliore in termini di costi e benefici; o l’importanza di verificare a posteriori se l’attuazione delle riforme abbia avuto i risultati declamati.

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Caso Madia: i multipli danni del “così fan tutti”

Contributi esterni/Italia

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

la vicenda della tesi di dottorato del ministro Marianna Madia si è arricchita dell’autorevole contributo del professor Roberto Perotti, economista di fama internazionale, noto tra l’altro per essere stato uno dei commissari incaricati dal governo Renzi per la revisione della spesa pubblica. Si immaginava che l’accademico intendesse far conoscere a un pubblico non esperto gli standard e i protocolli utilizzati per l’elaborazione di tesi di dottorato, nonché esprimere un giudizio “super partes” circa il loro rispetto da parte del Ministro. In sintesi, ci si aspettava che la regola evangelica del “Sia (…) il vostro parlare: ‘sì, sì’, ‘no, no’” ispirasse l’articolo di Roberto Perotti, senza sfumature di sorta.

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L’uovo di Rosato e i falsari italiani de sinistra

La notiziola del giorno è che il povero Pier Carlo Padoan è diventato il bersaglio della resipiscenza “de sinistra” dei parlamentari del Pd, che dopo il 4 dicembre hanno improvvisamente riscoperto il valore “sociale” della proprietà pubblica, e di conseguenza si oppongono a nuove “privatizzazioni”, che notoriamente non sono mai state tali ma il pervertimento linguistico di questo paese di bancarottieri ideologi del Nulla ha definito tali.

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Lo stato dell’allucinazione

Quella di ieri è stata una delle giornate in cui è possibile toccare con mano il danno che l’epidemia di stupidità che avvolge questo paese sta provocando su menti ormai atrofizzate dal cinismo e del pensiero magico. L’occasione è stata la pubblicazione del rapporto Istat su occupati e disoccupati di febbraio, dal quale si evince una riduzione del tasso di disoccupazione, passato da 11,8% a 11,5%. A riprova del fatto che siamo sempre degli inguaribili ottimisti, ci eravamo illusi che anni di “analisi” dei dati non fossero trascorsi invano, almeno quando si devono valutare le determinanti della riduzione del tasso di disoccupazione. Ovviamente ci sbagliavamo.

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La foresta pietrificata che marcisce

Economia & Mercato/Italia

Chi tiene da qualche tempo un diario dello stagno italiano sa che alcuni “dibattiti” si riproducono per anni uguali a se stessi, in una sorta di eterno ritorno. Due di queste canzoncine eseguite su dischi rotti sono in esecuzione in questi giorni: gli sgravi contributivi e il recupero di gettito di fronte all’ennesima necessità di correzione dei conti pubblici. È semplicemente incredibile come questo si sia trasformato in una foresta pietrificata, o nella sceneggiatura di Beautiful, dove puoi smettere di seguire per alcuni anni ma senza perderti alcunché, e riprendere come se nulla fosse accaduto.

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Un virus chiamato Italia

Economia & Mercato/Italia

C’è un paese che, sempre più spesso, ignora ogni precetto basilare di buonsenso e razionalità. È un paese che ignora il concetto di stop loss, che poi sarebbe lo “staccare la spina” per smettere di sanguinare, e così facendo spesso si imbarca in devastanti moltiplicazioni di danno e perdite. È un paese che si dedica all’accanimento terapeutico come forse mai altri nella storia. Un paese che vorrebbe fermare il mondo per scenderne, e spesso anche fermare il tempo. Un paese che ormai da tempo immemore si sceglie leader con una speciale attitudine a produrre esiti gravemente disfunzionali. L’ultimo episodio, ma solo in ordine di tempo, lo abbiamo letto stamane sulle agenzie.

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