Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Italia - page 353

Fassino, uno e ben più che trino…

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Senza commenti…

GB: ELEZIONI; FASSINO, STORICO SUCCESSO PER BLAIR E LABOUR

(ANSA) – ROMA, 6 MAG – ”Congratulazioni vivissime per lo storico successo ottenuto da te e dal Labour Party”. Con queste parole inizia il messaggio inviato dal segretario dei Ds Piero Fassino a Tony Blair in occasione della vittoria alle elezioni politiche britanniche.”Per la terza volta consecutiva – prosegue il leader della Quercia – gli elettori britannici ti hanno chiesto di governare il paese sulla strada dell’innovazione, delle riforme e della solidarieta”’.
”E’ il miglior premio – scrive ancora Fassino – per chi, come te, ha perseguito la strada dell’innovazione politica e culturale rinnovando il laburismo inglese e contribuendo alla maggiore credibilita’ del riformismo e del socialismo europeo”.
”Come in tutti questi anni puoi contare adesso sull’amicizia e sulla vicinanza mia e dei Democratici di Sinistra, impegnati a realizzare in Italia un riformismo capace di tenere insieme modernita’ e diritti, innovazione e solidarieta’. Oggi dall’opposizione, ben presto dal governo – conclude Fassino nel messaggio – continueremo a dialogare per intense relazioni tra i nostri due paesi e per costruire insieme quella sinistra riformista che sara’ la guida della nuova Europa”.(ANSA).

Elaborate, elaborate, qualcosa resterà…

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Interessanti spigolature dal convegno organizzato dalla Fondazione Italianieuropei di D’Alema e Amato. Citiamo dal resoconto de l’Unità (articolo integrale):

Allora, qual è il programma? Cosa si impegna a fare l’Unione? Messa così non va bene. Prodi alza la mano, fermi tutti: «Gli impegni si prendono quando una discussione si è chiusa – ammonisce – non quando si sta aprendo. Ho appena scritto ai segretari di partiti per far partire insieme la cabina di regia del programma. Lì metteremo nero su bianco i nostri impegni. Il programma deve essere sottoscritto da tutti. Per ora si parla solo di principi». Principi, dunque, valori di fondo. Non ancora impegni precisi. Eppure la materia per dibattere non manca. Quali linee per una nuova politica estera? Quali strumenti per rimettere in sesto l’economia? Di questo si parla.

D’accordo, parliamone, professor Prodi. E creiamo pure la classica cabina di regia, che non guasta mai. Ma questo è l’uomo che, giorni addietro, in occasione della crisi di governo, disse: “Chiediamo elezioni anticipate”. Quindi andiamo ad elezioni anticipate ma non abbiamo ancora un programma? Mirabile esempio di onestà intellettuale, non c’e’ che dire… Leggi tutto

Legittimazioni

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Scrive Giampaolo Pansa, noto estremista di destra:

Sbaglia, l’Unione guidata da Romano Prodi, se pensa che tutto questo [l’utilizzo strumentale della storia, ndr] serva a vincere la partita del governo. Può servire a rassicurare, e forse a galvanizzare, il suo elettorato. Ma le carte da giocare sono ben altre. Per conquistare i moderati (indispensabili per battere il centro-destra), l’Unione deve fare anche un uso moderato della storia. Altrimenti, rischia di esporsi a pessime sorprese.
Volete un esempio? Le sinistre del 1945 credevano che il ‘vento del Nord’, l’ondata di consensi conquistati con la guerra partigiana, potesse condurle alla vittoria anche sul terreno della politica. Erano convinte che il 25 aprile fosse la data di nascita pure per gli italiani del centro e del sud, dove non c’era stata nessuna Resistenza. Poi arrivò un signore dallo stile austro-ungarico, un antifascista moderato. I vignettisti lo disegnavano vestito da prete e con un nasone da avvoltoio. Le sinistre lo bollavano come lacchè degli Stati Uniti, servo del Vaticano e amico dei fascisti. Si chiamava Alcide De Gasperi. E in un sola giornata, il 18 aprile 1948, cambiò il destino del paese. Per fortuna nostra, debbo aggiungere.

Il Grande Unificatore

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Ogni anno, nel breve spazio di poco meno di una settimana, in Italia si celebra la Liturgia della Divisione. Il 25 aprile ed il Primo Maggio ci regalano una formidabile colata di luoghi comuni (e comunisti) su un paese distratto e indifferente, malgrado i quotidiani tentativi di elettroshock mediatico che cercano con ogni mezzo di accreditare l’idea di un’Italia ormai trasformatasi in una dittatura, priva peraltro del caratteristico benefit dei treni in orario. Del 25 aprile abbiamo già letto e sentito di tutto. Quest’anno il tema è stato la difesa dell’attuale Costituzione, per promuovere il quale si sono scomodati in tanti, non ultimo il neo-girotondino, e presidente “emerito” della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. E proprio questa simbolizzazione strumentale, ossessiva, moralistica e bigotta rappresenta il vero surrrogato della persistente assenza di un programma della coalizione di Progresso. Leggi tutto

Stili di vita

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Il neo-ministro della Salute, Francesco Storace, fedele alla propria storia e cultura, ha una concezione “virile” anche della salute e della prevenzione:

«Preferisco impegnarmi più sulla malattia che sugli stili di vita. Viceversa c’è il rischio reale che si arrivi a quella società terapeutica che Barbara Spinelli ha ben descritto su La Stampa, parlando di tirannide sanitaria e di medici e ministro come gli unici abilitati a dire in cosa consistano il viver-bene, la convivenza sociale, e perfino l’ultima roccaforte dell’individuo: l’intimità».

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Liberi dall’odio

Discussioni/Italia

Anche quest’anno si compie la liturgia dell’anniversario della Liberazione del paese dal nazifascismo. Parliamo di liturgia perché, da sempre, questo giorno è stato sequestrato dall’egemonia culturale della sinistra, e scagliato contro il “nemico” di turno. Nemico che anni addietro era rappresentato dalla Dc e dal suo sistema di potere, oggi è incarnato da Berlusconi e dalla sua coalizione. Né mancano temi “evergreen” come l’odio antiamericano ed antisionista, e la difesa intransigente degli abituali temi del terzomondismo autoritario, siano essi Cuba, Chavez, i palestinesi o le tematiche no-global.
Non stupisce, quindi, che anche oggi la sinistra abbia colto l’occasione per celebrare il proprio 25 aprile di divisione e di guerra civile dialettica. Quest’anno il tema dominante è rappresentato dalla difesa della Costituzione del 1948, contro il progetto di riforma federalista approvato in prima lettura dal precedente governo Berlusconi. Romano Prodi, da navigato arruffapopolo, ha subito colto l’occasione per galvanizzare le proprie truppe, acquisendo l’aria grave e pensosa dei tempi migliori, quella della superiorità morale ed antropologica che rappresenta il migliore collante per una coalizione tuttora priva di un programma e di temi condivisi che non siano l’ossessione antiberlusconiana.
Sulla premessa che noi consideriamo atto moralmente dovuto la pietà per i morti, di qualsiasi ideologia, ma consideriamo parimenti inaccettabile la parificazione, morale e anche materiale, tra i due schieramenti, vorremmo ricordare questo 25 aprile parlando del contributo fornito dalla Brigata Ebraica alla liberazione del nostro paese, e lo facciamo al contempo per denunciare l’intolleranza e l’uso strumentale che una parte non minoritaria della sinistra fa del 25 aprile, divenuto ormai il contenitore universale della mistificazione ideologica, ma anche per tenere viva una pagina di storia che troppo spesso viene sepolta da quella furia revisionista che la sinistra tende abitualmente ad attribuire ai propri avversari. Leggi tutto

Scene da un declino 2 – L’involuzione della specie

Italia

E così, nasce il governo Berlusconi bis. Quello che dovrebbe affrontare, in meno di un anno, il problema del “recupero del potere d’acquisto delle famiglie”, dopo aver sostenuto che non vi è stato nessun depauperamento del medesimo; quello che dovrebbe puntare allo “sviluppo del Mezzogiorno”, dopo aver affermato che il Mezzogiorno ha conosciuto, negli ultimi quattro anni, uno sviluppo senza precedenti; quello che in definitiva dovrebbe restaurare l’approccio social-corporativo alla gestione della cosa pubblica, come ben illustrato da JimMomo. Quello che tenterà di ripartire “con rinnovato slancio”, per confutare dalle fondamenta il programma approssimativamente liberale con il quale questa stessa maggioranza aveva vinto le elezioni del maggio 2001. Siamo quindi di fronte ad una maggioranza schizofrenica, con un premier che è costretto (?) a cedere alle pressioni degli alleati più statalisti per tentare di sopravvivere fino alla scadenza naturale della legislatura, ma al contempo cerca di resistere con ogni mezzo e preservare i contenuti politici di quattro anni fa, reintroducendo nel governo, pressoché nottetempo, quel Tremonti che era stato all’origine della “verifica” interna alla coalizione, durata oltre un anno e terminata con la sua defenestrazione, la scorsa estate. Un esercizio di strabismo, o forse uno sberleffo agli “strateghi” Fini e Follini, che finirà con l’accentuare il bipolarismo tutto interno a quello che ormai è solo l’ologramma di una maggioranza. Leggi tutto

Scene da un declino

Economia & Mercato/Italia

La Banca Popolare di Lodi è stata nei giorni scorsi autorizzata dalla Banca d’Italia a salire fino al 33 per cento del capitale azionario di Banca Antonveneta, di cui attualmente possiede il 27 per cento, dopo un rastrellamento estremamemente oneroso. La Popolare di Lodi punta al 29,9% e probabilmente potrà contare sul supporto di Unipol (2%), del finanziere Emilio Gnutti (2%) e dell’immobiliarista Stefano Ricucci (4,9%), che però ha presentato una lista di consiglieri autonoma. Abn ha presentato la scorsa settimana un esposto alla Consob per denunciare un’azione di concerto tra la Lodi e i suoi alleati.

Nel frattempo, la Banca d’Italia non ha ancora autorizzato gli olandesi di Abn Amro a salire al 33 per cento, né ha comunicato ai medesimi la propria posizione relativa all’Opa sul 100 per cento di Antonveneta, al prezzo cash di 25 euro per azione.

Ieri, l’agenzia internazionale Moody’s, che valuta il merito di credito, ha confermato il rating per la Popolare di Lodi, sottolineando tuttavia che l’aumento della quota in Antonveneta espone Bpl a «rilevanti rischi di mercato potenziali» nonchè a un indebolimento del «capitale economico e di vigilanza».
Certo è, conclude Moody’s, che l’aumento della partecipazione in Antonveneta ha portato a un «deterioramento del profilo di rischio di Banca Popolare di Lodi». Questo deterioramento, comunque, non comporta almeno per il momento una revisione del rating. Leggi tutto

Il programma, professor Prodi, il programma…

Italia

Da l’Unità online:

L’Unione si è presentata a Carlo Azeglio Ciampi con un documento molto duro contro la maggioranza e la richiesta di elezioni anticipate: «È impensabile che i problemi del paese vengano risolti da un governo uguale o simile a quello precedente o da un qualsiasi governo non fondato sulla volontà popolare». Queste le parole scandite dal leader dell’Unione Romano Prodi al termine del colloquio con il Capo dello Stato. Prodi, che ha guidato la delegazione della Federazione dell’Ulivo di cui facevano parte tra gli altri tutti i segretari dei quattro partiti ulivisti ed alcuni dei capigruppo parlamentari, ha sottolineato che «se il centrodestra non è in grado di dare vita ad un esecutivo capace di superare la crisi del paese, tutta l’Unione chiede, per il bene dell’Italia, che subito la parola torni agli elettori». L’ex Commissario europeo ha anche aggiunto che è «impossibile che i problemi del paese siano risolti da un governo uguale o simile al precedente o comunque non fondato sulla volontà popolare». Per quello che riguarda l’ipotetico programma del nuovo governo l’Unione ha chiesto che non continui «lo stravolgimento della Costituzione e dell’ordinamento giudiziario»; non introduca modifiche della legge elettorale e cambi radicalmente il contenuto della politica economica.

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Perchè elezioni subito

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Il paese, che già oggi si dibatte in una crisi strutturale che rischia di avvitarsi su sé stessa, non potrebbe tollerare un altro anno di estenuanti verifiche che non verificano, di vertici di maggioranza, di dichiarazioni entusiastiche sulla “ripresa di slancio” del programma di governo e di ottimismo da televendite, di pensose e solenni dichiarazioni sull’”interesse del paese”. Immaginate cosa succederebbe alla prossima legge Finanziaria, con un maggioranza in queste condizioni.
Inoltre, mai come in questo momento i conti pubblici appaiono incapaci a sopravvivere ad un classico ciclo di spesa elettorale, come quello che si può facilmente prefigurare oggi, leggendo dichiarazioni programmatiche che straparlano di “rilancio del Mezzogiorno”. E come dovrebbe avvenire, questo rilancio? Ci sono, in sostanza, due modi per ottenerlo. Il primo consiste nell’affiancare, ad un ferreo controllo del territorio da parte dello Stato (fino al limite della militarizzazione), la progressiva “decostruzione” e ricostruzione dell’economia meridionale, attraverso robuste dosi di liberismo. Per dare contenuto alle parole, più liberismo significa accettare l’esistenza di un gap di produttività al Sud rispetto alle aree più sviluppate del paese. Parafrasando Bertinotti, se non vogliamo chiamarle gabbie salariali, troveremo un altro nome. Leggi tutto

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