Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Italia - page 360

Il ventre molle

Italia

Episodio 1: una nave “umanitaria” tedesca raccoglie, non è chiaro se in acque internazionali, maltesi o italiane, un gruppo di 37 naufraghi, che affermano di provenire dal Sudan, devastato da una guerra etnico-religioso-tribale. Dopo alcune settimane di blocco, la nave viene autorizzata ad attraccare ad un porto italiano, la Germania sostiene che eventuali domande di asilo politico sono affare dell’Italia e non suo, l’Italia risponde con l’arresto dell’equipaggio della nave, sospettato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ed il sequestro della nave medesima. Pare che i “sudanesi” siano nigeriani e ghanesi, si attendono sviluppi.

Episodio 2: il ministro dell’Istruzione, Moratti, boccia come contrario ai principi costituzionali l’iniziativa del liceo “Agnesi” di Milano, di creare, dal prossimo anno scolastico, una classe composta esclusivamente da ragazzi musulmani, con docenti (maschi) musulmani e “senza crocefisso” alle pareti, per non “urtare la sensibilità religiosa” dei giovani. Consueto strepito della sinistra (fortunatamente non di tutta) dopo lo stop alla delirante iniziativa.

Episodio 3: la Corte Costituzionale dichiara parzialmente illegittima la legge Bossi-Fini sull’immigrazione laddove prevede che il clandestino possa essere espulso dal nostro Paese senza stabilire che il giudizio di convalida del provvedimento del questore debba svolgersi in contraddittorio prima dell’accompagnamento alla frontiera, con le garanzie della difesa. La legge è incostituzionale anche nella parte in cui prevede l’arresto obbligatorio in flagranza di reato per lo straniero che, senza giustificato motivo, non abbia rispettato l’ordine del questore di lasciare il territorio nazionale entro cinque giorni. Certamente, la legge Bossi-Fini è talmente ricca di strafalcioni giuridici e distorsioni ideologiche da ritenere un esito di questo tipo largamente scontato, evidentemente i legislatori della Casa della Libertà sono giuridicamente poco alfabetizzati, ma il filo che lega queste vicende è sempre quello: un paese che confonde accoglienza con illegalità di massa, che usa il tema dell’immigrazione come ennesimo randello nodoso per la lotta politica interna tra schieramenti, dotato di una “incultura” superiore, che confonde le esigenze minimali di integrazione di soggetti profondamente diversi sul piano culturale (e forse non integrabili) con l’agevolazione e addirittura l’incentivazione di comunità autosegregate e potenzialmente estranee al tessuto sociale del paese, ma di cui ambiscono a sfruttare à la carte le istituzioni socio-assistenziali. Sono le aberrazioni convergenti delle due grandi “chiese” da un lato (quella cattolica, con la sua illusoria e talvolta irritante brama di proselitismo e conversioni; quella ex-comunista o di sinistra, con il suo progetto globale di trasformazione profonda della società, talvolta così simile alle idee leniniste e staliniste), e dall’altro l’approccio da “law and order” che si sposa bene con quello della “piccola patria” localistica e “federalista”, così terrorizzata da tutto ciò che è estraneo. In Germania e Regno Unito sono previsti corsi di lingua e cultura del paese ospitante, visti come conditio sine qua non per l’accoglienza. In Italia, si arriva direttamente agli abituali insulti di razzismo e agli ancora più abituali precetti “morali” sull’esigenza di non usare violenza agli “altri”, anche calpestando Costituzione e senso comune.

Psicodrammi

Economia & Mercato/Italia

Dietro la spettacolare implosione del governo Berlusconi (perché di questo si tratta), si possono intravedere alcuni tratti caratteristici di questo paese. Prima di tutto, la tendenza genetica a trasformare in farsa situazioni e istituzioni che altrove funzionano egregiamente. Basti per tutti l’esempio del presunto sistema elettorale maggioritario, il “mattarellum”, che tutto è fuorché maggioritario,con la sua robusta correzione proporzionale nell’assegnazione dei seggi. Questo sistema elettorale favorisce la creazione di coalizioni eterogenee, basate sulla desistenza, a destra come a sinistra. I governi sono ostaggi del potere di veto e ricatto di singole componenti minoritarie della maggioranza, come si nota durante le estenuanti negoziazioni del più importante rito nazional-popolare dopo il festival di Sanremo, la legge finanziaria. Qui assalti alla diligenza, tutele di singoli collegi elettorali, mercimoni di ogni genere partoriscono ogni anno un documento svuotato di qualsivoglia significato di politica economica. Come giudicare una maggioranza ormai arrivata al capolinea, che sulla carta può contare su un vantaggio di oltre cento seggi alla Camera? Certo, Silvio Berlusconi è quello che è: terrorizzato dalla possibilità di non piacere, più incline alla logica parolaia che all’azione politica, passa più tempo a fare la ruota come i pavoni che a tenere ben salde le redini di una maggioranza di cui egli è stato il demiurgo. Ma sull’altro piatto della bilancia abbiamo istituzioni, riti e meccanismi operativi del processo politico che hanno una inerzia che nessuno finora è riuscito neppure a scalfire. Per questo non si può che sorridere quando, da sinistra, si sente dire che Berlusconi è il crudele tiranno che attenta alle nostre libertà fondamentali. Berlusconi controlla i mezzi di informazione, ma non controlla i contenuti dei medesimi. Controlla una vastissima maggioranza parlamentare, ma viene quotidianamente bloccato nei suoi goffi tentativi di modificare riti e miti di un paese fuori dal tempo e dal proprio tempo. Non sappiamo come finirà questa vicenda, abbiamo l’impressione che il governo resterà sotto la tenda a ossigeno fino alla data delle prossime elezioni politiche, siano esse anticipate al prossimo anno o tenute alla scadenza naturale della legislatura, nel 2006. Poi, in omaggio alla caricatura dell’alternanza, Berlusconi sarà sostituito dal guru dell’Appennino, il professor Romano Prodi, con le sue Tavole della Legge ed il suo moralismo da poteri forti, in attesa che il medesimo venga nuovamente abbattuto dalle manovre del Parolaio Rosso Bertinotti.

P.S. vorremmo rimarcare l’atteggiamento di buona parte della stampa rispetto al presunto ultimatum rappresentato dalla presentazione all’Ecofin della manovra correttiva italiana sui conti pubblici. La stampa più schierata con l’opposizione ha presentato la scadenza di lunedì 5 luglio come il giorno del Walhalla, sproloquiando di early warning come si trattasse di una verifica divina, con l’Italia che rischiava la cacciata dalla valle dell’Eden. Proviamo a fare ordine. Sarebbe interessante, in primis, che i giornali facessero un rapido sondaggio per verificare quanta parte dei propri lettori sanno esattamente cos’è l’early warning e cosa implica l’eventuale emissione del giudizio medesimo, magari ricordando che Germania e Francia sono nel quinto anno di sforamento della soglia del tre per cento del rapporto deficit/prodotto interno lordo senza che schiere di angeli sterminatori siano calate sui due sciagurati paesi reclamando i loro figli primogeniti. In secondo luogo, vorremmo che i giornali medesimi ricordassero che l’Ecofin è una istituzione politica, dove i giudizi sono il risultato di mediazioni e negoziati, e non vi è nulla di automatico. In terzo luogo, che la volontà politica europea sta decisamente evolvendo verso la diluizione del criterio di valutazione del rapporto deficit/pil, lasciando alla Commissione europea il compito, prevalentemente statistico, di segnalare gli sforamenti, senza lanciare nessuna fatwa o anatema. Solo Romano Prodi, dall’alto del suo permanente stato confusionale, ha prima definito “stupido” il patto di stabilità e poi fatto ricorso agli organi giurisdizionali europei contro il sostanziale annacquamento del criterio di bilancio, dimenticando (come già fatto per la vicenda irachena) che le leggi seguono l’iniziativa politica ma non possono precederla e vincolarla come un cilicio.

Concertando

Economia & Mercato/Italia

Luca Cordero di Montezemolo gode certamente di ottima stampa. I successi ottenuti da numero uno della Ferrari lo hanno reso molto popolare in Italia ed all’estero. Il suo legame con la famiglia Agnelli esiste da sempre, ed il suo arrivo alla guida della Fiat rappresenta un grande colpo di teatro ed un altrettanto eclatante evento mediatico, sperando ovviamente che egli riesca a togliere definitivamente Corso Marconi dalle secche. Il suo arrivo alla guida di Confindustria, se da un lato alimenta esercizi teorici sulla conferma del supporto elettorale degli imprenditori dopo l’arrivo alla guida dell’ingombrante Fiat, dall’altro ha scatenato l’entusiasmo di giornalisti e centro-sinistra, che vedono in lui, per motivi diversi, una sorta di nuova icona nazional-popolare. Certo, dopo il quadriennio parolaio e inetto di Antonio D’Amato, quello del neo-collateralismo governativo, dei proclami di guerra sociale e delle altrettanto precipitose “ritirate tattiche”, Montezemolo appare come una salutare boccata d’aria fresca. Ma che messaggio arriva dal super-presidente? Alcune considerazioni di buonsenso in primis, col rischio di scadere nel luogo comune, e di cercare di resuscitare il passato. Il richiamo alla concertazione, ad esempio, che ha suscitato le proteste leghiste. Cosa è stata la concertazione? Lanciata durante il governo Ciampi nel 1993, propedeutica al grande sforzo nazionale di risanamento e convergenza verso i parametri di Maastricht, dopo lo shock dell’uscita della lira dallo SME, nel 1992, e la mega-manovra fiscale del governo Amato (quella del prelievo straordinario su conti correnti ed immobili), la concertazione rappresentò un originale esperimento, la via tutta italiana al risanamento di conti pubblici dissestati, e alla disinflazione in un paese privo di fatto di economia di mercato e da sempre abituato ad assolvere i propri peccati capitali in economia attraverso robuste svalutazioni del cambio. In essenza, concertazione significava chiedere ai lavoratori una forte moderazione salariale, ottenendo in cambio alcune misure di controllo dei fattori inflazionistici, quali prezzi e tariffe amministrate. Ciò permise, come detto, di ridurre l’inflazione verso livelli “europei”, senza dover passare attraverso le forche caudine della ristrutturazione dell’economia e il rispetto dei dettami di una vera economia di mercato, prima vera fonte di disinflazione attraverso la competizione. A distanza di oltre dieci anni, il quadro macroeconomico è profondamente cambiato. Oggi l’ambito delle tariffe pubbliche è certamente più ristretto di allora, i margini di manovra sono ristretti, la moderazione salariale è imposta dal mercato nei settori esposti alla concorrenza internazionale, e nella pubblica amministrazione dall’avversione ideologica alla burocrazia di soggetti come la Lega, avversione peraltro in parte condivisibile, date le patologiche condizioni di partenza del sistema-Italia. Il combinato disposto di queste situazioni ha determinato la fortissima riduzione della quota di valore aggiunto acquisita dal lavoro, a tutto vantaggio dei profitti. I lavoratori avrebbero titolo per rispondere “grazie, abbiamo già dato”, e non sarebbe uno scandalo. L’Italia resta un paese trasformatore di materie prime, a basso valore aggiunto, salvo nicchie d’eccellenza, a incipiente rischio d’estinzione. Ma allora, in cosa consisterebbe la concertazione invocata da Montezemolo? Abbiamo il sospetto che si tratti del tentativo di abbattere il differenziale d’inflazione italiano rispetto agli altri partner europei, ultimo treno per evitare l’inesorabile declino di un paese privato della leva delle svalutazioni competitive. Strategia legittima, nulla da dire, ma ci risulterebbe piuttosto bizzarro vedere il centrosinistra entusiasmarsi per l’ennesimo ridimensionamento dei redditi reali dei lavoratori. Ma forse basterebbe invocare il demonio Berlusconi per indorare anche questa pillola, sull’altare dei poteri forti.

Ostaggi…delle elezioni

Italia

La liberazione dei tre ostaggi italiani in Iraq, le cui modalità non sono ancora del tutto chiare, spinge i due poli a dare, ancora una volta, il peggio di sé. La bulimia mediatica di Berlusconi, che ad alcuni è parso abbia personalmente diretto, in mimetica, l’azione delle truppe americane, innesca immediatamente la reazione dietrologica dell’opposizione, nel più puro impulso pavloviano. Abbiamo visto i volti, non particolarmente sollevati, di Fassino e Rutelli, abbiamo visto quelli terrei di rabbia di Pecoraro Scanio e Diliberto, e soprattutto abbiamo letto e sentito le ricostruzioni da giornalismo “investigativo”, del tutto sui generis, con cui alcuni organi d’informazione, di stretto rito ulivista, hanno cercato con ogni mezzo di accreditare il solito teorema della manovra elettorale pro-Cavaliere, utilizzando come stampella la barba accigliata del profeta Strada. Mentre attendiamo fiduciosi la pubblicazione dell’immancabile libro-inchiesta di Marco Travaglio, vorremmo segnalare il tentativo in extremis, di alcuni soggetti politici iracheni che, nella serata di venerdi, hanno cercato di far passare in zona Cesarini l’interpretazione secondo cui la liberazione sarebbe stata determinata dalle pressioni del presidente della Commissione europea sugli ulema. Prodi raccoglie l’assist e cinguetta: “Ho solo fatto il mio dovere di presidente della commissione europea e di italiano“. L’avanspettacolo prosegue.

Lettera aperta a Giampaolo Pansa

Discussioni/Italia

Caro Pansa,

apprezzo molto il suo tentativo di rompere il monolite del conformismo di sinistra, vero ostacolo sul cammino verso un paese normale. Sono da sempre convinto che Berlusconi sia il prodotto di “questa” sinistra, e che al suo monopolio nella proprietà dei mezzi di informazione televisiva si contrapponga un quasi-monopolio della subcultura di sinistra nell’informazione. Ma queste giravolte del centrosinistra mi risultano veramente irritanti. A chi giova crocifiggere Berlusconi e il suo governo ad ogni stormir di fronda? Che diavolo significa attaccare a testa bassa la Farnesina solo perché il povero Antonio Amato non si era ancora registrato in ambasciata? Potrei citarle infiniti esempi di questa crescente estremizzazione mediatica ed imbarbarimento di toni. Lei si ostina, meritoriamente, a “picconare” (mi passi l’espressione, invero non particolarmente originale) questa cortina di ferro del nostro paese, e tutto quello che ne ottiene in cambio sono anatemi e vaghe minacce, vedi il commento dell’ineffabile Marco Rizzo al suo indirizzo, durante la trasmissione di Socci, qualche settimana fa: “Tu DICI di essere di sinistra, ma a sentirti parlare non si direbbe”. Ecco i soliti cani di Pavlov, il nemico da abbattere, l’isolamento, la demonizzazione.

E quel che e’ peggio, questi toni sono ormai patrimonio comune di tutta la coalizione, compreso quel triciclo che a me puzza di stantio e muffito, un patto di potere il cui unico collante è l’ossessione per Berlusconi e quella recente, e ben più grottesca, per Bush. Una sinistra estrema e sempre più estremista, sovra-rappresentata a livello mediatico (già, ma perché?), malgrado i soliti alti lai sulla dittatura informativa berlusconiana.

Non ho alcuna intenzione di votare questa coalizione, ho smesso molti anni fa, dopo la defenestrazione di Prodi ad opera del Parolaio Rosso, oggi purtroppo sempre più trionfante. In questi tre anni, alla crescente perplessità ed irritazione per l’azione del governo si è affiancato lo sconcerto e la rabbia per la deriva neopopulista e ringhiosa del fu-Ulivo, uno schieramento di “progresso” di cui alcune importanti componenti votano per una legge aberrante e medievale come quella sulla fecondazione assistita. Il vero schieramento dei poteri forti è quello del professor Prodi, che si ostina a proporsi come “uomo nuovo”, mentre appare sempre più chiaro che lui è solo un vecchio culo di pietra democristiano, solo molto furbo per aver imbarcato la sinistra pseudo-moderata, quella pacifondaia e la demagogia rossa in una armata brancaleone che nulla ha a che vedere con l’Occidente ed il liberalismo, e che non farà altro che perpetuare l’avvilente anomalia di un paese che si ostina a non voler diventare adulto.

Almeno lei è riuscito a capire a che gruppo dell’Europarlamento dovrebbe iscriversi il Triciclo? Io, francamente no, ma sono ormai stanco di questi stupidi bizantinismi del potere.

Cordiali saluti,

The Editor

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