Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Non esistono pasti gratis ma il delirio è in omaggio

Puntata di Otto e mezzo del 18 marzo, condotta da Lilli Gruber con Domenico De Masi (sociologo), Antonio Monda (scrittore), Giovanni Veronesi (regista) e il vostro titolare (sé stesso). Torniamo sul tema dell’ultimo libro del simpatico De Masi, “Lavorare gratis, lavorare tutti” (la cui “filosofia” avevo già recensito qui), per una rapida escursione/incursione in un universo alternativo in cui si finisce a mischiare temi planetari (la disoccupazione tecnologica) con altri specifici alla crisi italiana (la fuga dei giovani e non solo, il welfare fallimentare). De Masi, che già anni addietro aveva identificato la radice della forza economica tedesca osservando che laggiù dopo le 17 gli uffici son deserti, si conferma grande ed apodittico affabulatore futurologo, con epidermica avversione per il fact checking ma forse proprio per questo ha ampio mercato mediatico in questo paese. Lamenta che molti suoi studenti restino a lungo disoccupati.

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Licenziati dai robot?

Puntata di Otto e mezzo di sabato 4 marzo, condotta su La7 da Lilli Gruber, con Irene Tinagli, Riccardo Staglianò e il vostro titolare. Parliamo della disoccupazione tecnologica e della tassa sui robot suggerita da Bill Gates. La previsione di consenso degli econonomisti, che per i prossimi anni vedono una distruzione netta di occupazione ad opera delle nuove tecnologie, i mutamenti demografici che rendono futili le previsioni, il rischio protezionismo indotto dalla volontà di Donald Trump di riportare occupazione manifatturiera negli Usa, quando il calo di questa occupazione è imputabile non a concorrenza sleale dei partner commerciali quanto all’evoluzione tecnologica, la “cattura” della base imponibile delle aziende della New Economy.

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Dal reality show al reality check

Intervento del vostro titolare al convegno “La consulenza finanziaria indipendente ed il risparmio gestito“, organizzato a Palazzo Mezzanotte lo scorso 1 febbraio da Ascosim. L’ascesa di Trump, il referendum sulla Brexit, la narrazione sulla rottura di paradigma che non porta sfracelli ergo è stato un successo anche se nulla è ancora realmente accaduto, il cocciuto fanalino di coda italiano in un’Eurozona che cresce ed il triennio perduto di Renzi.

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Cercasi scudo contro la stupidità

Nella giornata di ieri si sono diffuse, ed in seguito sono state confermate, voci sulla concessione da parte della Commissione europea all’Italia della possibilità di concedere una garanzia pubblica a tutela della liquidità di banche solvibili, per importo massimo di 150 miliardi di euro e sino alla fine del 2016, ovviamente prorogabile. Intervento subordinato a condizioni di particolare turbolenza sui mercati. Questo è il minimo sindacale, previsto dalle norme europee, che il governo Renzi ha portato a casa. Non a caso non c’è stata grancassa italiana, e la notizia è stata fatta filtrare dalla Commissione ai media globali, essendo vecchia di alcuni giorni. L’occasione è stata propizia per alcuni epici svarioni della nostra vigile stampa. L’entusiasmo a volte è come la fretta: cattivo consigliere. Soprattutto quando si ha fretta di compiacere “qualcuno”.

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Orgoglio e dipendenza

Puntata di Omnibus La7 di venerdì 6 maggio, condotta da Alessandra Sardoni con Vincenzo Amendola (sottosegretario Esteri), Federico Rampini (la Repubblica), Massimiliano Fedriga (Lega Nord), Angela Mauro (l’Huffington Post), Lorenzo Pregliasco (YouTrend.it) ed il vostro titolare. Qui sotto una pillola: la leggenda dell'”austerità” che non c’è più da un paio d’anni, uno sguardo al parametro fondamentale della nostra economia, il rapporto debito-Pil, che è cartina di tornasole della forza della nostra crescita, o della mancanza di essa; il significato ultimo del termine “flessibilità” di bilancio (spoiler: più deficit e debito) e l’inopinata tendenza degli italiani a mescolare patrio orgoglio e reiterata domanda di “solidarietà”, che significa che “altri” devono partecipare al finanziamento delle nostre decisioni di spesa. Che tuttavia sono solo nostre, sia chiaro.

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Attenzione, cospirazione

Iniziamo con una doverosa difesa, non d’ufficio: quella del lavoro dei giornalisti dell’Ansa. Che sono pochi e massacrati dalla crisi aziendale e dai contratti di solidarietà. Ed accade quindi che la qualità del loro lavoro ne risenta, a volte pesantemente. Ad esempio, non hanno più un giornalista fisso a Francoforte; capita poi che la persona che segue la Bce stesse facendo altro, perché la solidarietà è coperta assai corta assente perché (appunto) in solidarietà. E che accade, quindi? Accade che chi copre l’ultimo discorso di Mario Draghi traduca alla lettera, cioè malissimo, una sua espressione.

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Passera ed il fondo interbancario multiuso

Ieri sera, a Ottoemezzo su La7, il leader di Italia Unica e candidato sindaco di Milano, Corrado Passera, ha espresso la sua personalissima opinione sul cosiddetto “salvabanche” del governo Renzi, quello che ha posto in liquidazione le quattro banche commissariate decidendo l’azzeramento senza speranza di recupero degli obbligazionisti subordinati. Premesso che tale azzeramento “senza speranza” appare severamente censurabile ed improvvido, Passera ha avanzato una controproposta che pare invece lunare, oltre ed evidenziare conoscenza molto limitata del quadro normativo. Perché è vero che la politica è l’arte del possibile, ma la realtà resta a presidiare il portone.

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Fiducia alle stelle, portafoglio assai meno

Pubblicato oggi da Istat il dato sulle vendite al dettaglio di novembre. L’indice destagionalizzato delle vendite a valore corrente (che incorpora la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi) aumenta dello 0,3% rispetto a ottobre 2015, a fronte di attese per un incremento congiunturale dello 0,5%. Nella media del trimestre settembre-novembre 2015, il valore delle vendite registra tuttavia una variazione nulla rispetto al trimestre precedente. Detto così, qualcuno potrebbe agevolmente obiettare che, essendoci disinflazione o più propriamente deflazione, il valore corrente delle vendite non è un buon indicatore.

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L’importante è percepire

Puntata di oggi di Omnibus La7, condotta da Alessandra Sardoni con Corrado Formigli (Piazzapulita), Luciano Fontana (direttore Corriere della Sera), Lucio Caracciolo (direttore Limes), Davide Giacalone (Libero) ed il vostro titolare. Tra immigrazione, rischio terrorismo ma anche alienazione culturale e sociale degli immigrati, l’Italia regno della percezione, con una perla del nostro premier che non è chiaro se sia più frutto di cinismo o di ingenuità, il celebre topos dei pugni italiani sul tavolo bruxellese, la ormai celebre intervista del ministro delle riforme al Corriere con annesse considerazioni su Banca Etruria, la triste storia della piccola Italia, che prima approva norme europee e poi accarezza l’idea di chiedere deroghe alle medesime perché non ha capito su cosa stesse legiferando. In sintesi, tanta roba.

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Il signor Rossi ed i pugni sul tavolino

La politica italiana, alla disperata ricerca di nuove fonti di legittimazione, ha trovato nella sciagurata vicenda delle quattro banche “risolte” una preziosa fonte di capri espiatori, nemici esterni ed opportunità per esprimere la propria affettuosa vicinanza alle famiglie di risparmiatori colpite dalla vicenda. Anche ieri in tanti si sono cimentati in proclami ed empatia travolgendo logica, tempi degli accadimenti e senso comune. O, detto altrimenti, in crassa ignoranza.

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