Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Rassegna Stampa

Dicono di Phastidio...

Il settimanale – 17/6/2017

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Il settimanale – 10/6/2017

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  • Stavolta i sondaggi hanno colto nel segno: Theresa May perde alla grande le elezioni, vincendole, e Jeremy Corbyn le stravince, arrivando secondo. I programmi? Quelli restano libri dei sogni, la Brexit sarà il risveglio in un incubo;
  • La borsa britannica ha reagito bene all’esito elettorale? No, come non ha festeggiato il referendum sulla Brexit. Il motivo è un altro, sempre quello;
  • Nell’Eurozona dei miracoli anche il Portogallo fa boom, pur se con anomalie statistiche non lievi, come noi;
  • Il prossimo Nobel per l’economia al genio che ha scoperto che, se ogni anno avesse alcuni giorni lavorativi in più rispetto al precedente, l’Italia replicherebbe il miracolo economico;
  • L’evento della settimana è la risoluzione (per gli amici, bail-in) del Banco Popular spagnolo, che mostra in modo drammatico le differenze tra sistemi-paese, comparata con le sceneggiate italiane;
  • In Italia, nel frattempo, dove alcuni arrivano a negare che quello spagnolo sia stato un bail-in e dopo essersi inventati un mondo meraviglioso dove esiste una liquidazione che lascia indenni alcuni creditori, siamo al “facciamo come la Spagna!”, e prepariamo l’ennesima occasione di contagio per salvare le due venete;
  • E se questi sono gli esperti, dirigetevi verso i rifugi;
  • Gli stress test della Bce si sono rivelati inutili, e non per la prima volta, ma per motivi che nulla c’entrano con il solito vittimismo complottardo italiano, che punta all’assoluzione mettendo tutti sullo stesso piano;
  • Voi comunque aguzzate la vista;

Il settimanale – 3/6/2017

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Il settimanale – 27/5/2017

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  • Macron all’Eliseo, aspettando Merkel. Ma per tornare a dare trazione alla diarchia, alla Francia servirà convergere su Berlino. Vaste programme;
  • Intanto, Marine Le Pen pare avere un ripensamento sull’uscita dall’euro, dopo aver scritto un programma presidenziale centrato solo su quello;
  • Ehi, pssst! Non ditelo a nessuno ma forse nel 2017 la produttività italiana tornerà positiva, dopo tre anni di contrazione;
  • Nel paese zombie d’Europa, pare possano tornare un paio di zombie del mercato del lavoro: cassa in deroga e mobilità;
  • Per fortuna che ci sono i grillini ed i loro “consiglieri” di complemento, che si prendono a botte con la logica ma giungono alla solita conclusione: tasse come se non ci fosse un domani, che in effetti non c’è;
  • Nel manuale del piccolo legislatore grillino c’è di tutto. Soprattutto, la conferma che il paese è perso;
  • I Pir che fanno la felicità degli intermediari ma non faranno quella dei risparmiatori, soprattutto se dovesse scoppiare la bolla che si sta formando;
  • La sciura May, in una settimana tragica per il Regno Unito, compie l’ennesima giravolta e decide di non requisire l’eredità degli anziani che avranno la sfortuna di diventare lungodegenti;

Il settimanale – 20/5/2017

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  • Riuscirà la Cina a sostituirsi agli Usa col soft power che accompagna gli investimenti in giro per il mondo? Non sarà semplicissimo ma con Trump alla Casa Bianca (finché ci resterà, almeno), tutto è possibile;
  • Cronachette dal relitto alla deriva in mezzo al Mediterraneo: su Alitalia, ci scopriamo improvvisamente liberisti e scordiamo per qualche minuto tutte le nostre aziende “strategiche”, quindi da proteggere dallo Straniero;
  • Golpe e lione: la doppia moneta del fu-Cavaliere, che per l’occasione verrà ribattezzato Berlusconio;
  • Il reddito di cittadinanza due anni dopo arriva alla prima revisione delle coperture. L’esito è sempre onirico-lisergico ma compare una robusta spremuta di tasse, il che indica che i grillini stanno -forse- diventando realisti;
  • Nel frattempo, il mistero s’infittisce: ci sono o ci fanno?
  • Della stessa serie ma d’Oltralpe, ecco la sciura Marine assediata dai dubbi;
  • Il Jobs Act funziona…nel produrre contratti a tempo determinato;
  • Ne resterà una sola. E sarà basata a Trani;

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Il settimanale – 13/5/2017

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Il settimanale – 6/5/2017

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Il settimanale – 29/4/2017

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  • Rating italiano declassato da Fitch. Al netto degli stucchevoli strepiti patriottici, ecco perché si tratta di valutazioni del tutto tardive e che non interessano ai mercati, che sanno già cosa guardare. E per noi non è un bel vedere;
  • Benessere equo e sostenibile, il cavallo di Troia dei fanatici della decrescita assai poco felice;
  • Il governo italiano ufficializza l’aumento Iva per il 2018. O meglio l’aumento scontato. Per qualcuno, si tratterebbe di una riduzione;
  • Allo scoccare dei fatidici cento giorni di tweet presidenza, Donald Trump presenta l’ipotesi di una bozza di riforma fiscale. Così com’è, scaverebbe voragini nei conti pubblici;
  • I lavoratori Alitalia respingono a furor di Cobas e cattivi consiglieri l’ennesimo piano industriale. E riparte la giostra della nostra dichiarazia cialtrona e bancarottiera;
  • Quanto varrebbe Alitalia in ipotesi di liquidazione? Forse quanto un non performing loan non garantito, visto che Etihad ha già estratto praticamente tutto quello che era asportabile;
  • L’Italia è quel paese in cui l’iniziativa privata risulta indistinguibile dagli espropri proletari;
  • Cercasi disperatamente scimmie replicanti di provincia per il ruolo di Macron d’Italia. Qualcuno si è già portato avanti;
  • C’è una regione italiana dove il populismo malato sta scivolando verso la stregoneria;

Il settimanale – 22/4/2017

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Le Belve e la consulenza finanziaria

Alla settima edizione del Forum Nazionale sulla consulenza finanziaria, organizzato da Ascosim, intervento di Oscar Giannino, Carlo Alberto Carnevale Maffè e del vostro titolare. Le sfide della consulenza indipendente, nel momento in cui il legislatore tenta di accompagnare il processo di “debancarizzazione” della gestione del risparmio ma declina l’intervento in modo differente dall’esperienza prevalente estera, concentrandosi su piccole e medie imprese domestiche. In un simile contesto, i risparmiatori rischiano non poco, stretti tra la droga fiscale dei nuovi Piani individuali di risparmio (Pir), il forte appetito delle reti di vendita a costruire prodotti di risparmio gestito ad elevate commissioni di gestione, spesso senza giustificazione ma al solo scopo di catturare per sé il beneficio fiscale, l’enorme bias domestico dei Pir, che rischia di mandare a monte l’esigenza di diversificazione in portafogli che non sono esattamente modelli in tal senso.

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