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Intervista molto densa e ad ampio raggio, quella concessa dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e pubblicata oggi sul Sole. Riflessioni sullo stato di avanzamento dei lavori dell’esecutivo e su alcune linee guida di interventi attesi. Alcuni passaggi sono decisamente sfiziosi, oltre che indicativi delle caratteristiche genetiche di questo governo. Ma la vera sorpresa è constatare cosa accade, quando un giornalista italiano decide di fare il giornalista assai poco italiano. Quello è forse l’aspetto più godibile.

Dal Bollettino economico Bankitalia numero 1 del 2015:

«Gli interventi a sostegno dei redditi medio-bassi innalzerebbero i consumi di circa mezzo punto percentuale, cumulativamente, nel periodo 2015-16. (…) Nel complesso le misure espansive contenute nella legge di stabilità (il sostegno alle famiglie e la riduzione del cuneo fiscale a carico delle imprese) avrebbero un impatto positivo sul Pil pari a circa lo 0,8 per cento nel biennio 2015-16; le coperture previste sottrarrebbero quasi 0,6 punti percentuali di prodotto»

Ecco. Com’è che era la storia del lordo per netto? Ma ecco arriva il salvagente (agli intenti del governo), aggrappatevi con loro:

«L’effetto potrà essere più accentuato se gli interventi saranno percepiti da famiglie e imprese come parte di un orientamento duraturo della politica economica»

Qui, molto umilmente, faremmo notare che l’effetto sarà maggiore se quelle misure (segnatamente gli 80 euro) verranno percepite dai beneficiari come sostenibili per la finanza pubblica del paese. Cioè se tornerà crescita. La natura permanente della misura è condizione necessaria ma non sufficiente ad ampliare l’impatto moltiplicativo sui consumi.

Il Governo ha “commesso un errore nella costruzione della norma” che aumenta i contributi per le partite Iva (fino al 33% nel 2018, a livello dei lavoratori dipendenti) ma ha intenzione di rimediare. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, spiegando che il tema “è all’ordine del giorno” e che “non si aspetterà la prossima legge di stabilità”. “Lo faremo sicuramente e presto”, ha detto Poletti (Ansa, 16 gennaio 2015)

“Il mio ultimo autogol? Legge di Stabilità, partite Iva. Ma adesso lo recuperiamo” (Matteo Renzi, 14 gennaio 2015)

Aggiungiamoci anche il decreto attuativo della legge delega fiscale, congelato sino al 20 febbraio (forse).  Ed anche aver “costruito la norma” sulla copertura dei nuovi ammortizzatori sociali, che ha costretto alla “clausola di salvaguardia” di un bel taglio alla durata del sussidio nel 2017, a meno di trovare altri soldi. Così come serviranno altri soldi per compensare il mancato gettito della devastante spremuta fiscale sulle partite Iva. Ora tireranno fuori la melensaggine su “chi fa, sbaglia”, ma le cose stanno in termini un po’ meno rassicuranti. Ricordate: o incapacità o malafede. In entrambi i casi, assai poco da stare allegri.

Oggi la Banca Nazionale Svizzera (BNS) ha deciso a sorpresa di rimuovere il “pavimento” del cambio del franco contro euro a 1,20, in vigore dai tempi più bui della crisi dell’Eurozona, nel settembre 2011, quando imponenti flussi di denaro si dirigevano verso la Confederazione, per trovare un porto sicuro a quello che pareva l’imminente euro-Armageddon. Per evitare un apprezzamento del franco che sarebbe risultato mortale per gli esportatori elvetici, venne dunque fissato quel livello, oggi rimosso. Ed è subito panico.

Ad integrazione del post di ieri, corre l’obbligo di segnalarvi quanto affermato in aula del parlamento europeo dal nostro premier, Matteo Renzi:

«Le famiglie si stanno paradossalmente arricchendo perché hanno preoccupazione e paura»

Se state osservando con mandibola pendula i pixel qui sopra, chiedendovi cosa diavolo significhi quell’arricchendo, oppure se state per uscire di casa e dirigervi verso il più vicino laboratorio di analisi chimiche per far verificare gli acquedotti, noi possiamo aiutarvi. E già che ci siamo, aiutiamo anche il premier, che pare averne un gran bisogno.

Ieri sul Sole due articoli hanno spiegato in modo molto dettagliato tutte le vie attraverso cui il risparmio previdenziale degli italiani verrà falcidiato dall’azione del governo Renzi sulle “rendite finanziarie pure”. Tra esse, è ormai chiaro che il senso comune dovrà comprendere anche il povero trattamento di fine rapporto, per gli amici Tfr.

Poiché al governo si sono convinti che la disoccupazione aumenta (e l’occupazione cala) perché le aziende hanno bloccato il turnover nell’attesa che il Jobs Act divenga pienamente operativo, è utile sapere che domani il parlamento dovrebbe ricevere il decreto con le coperture per la Nuova Aspi (il sussidio “universale” di disoccupazione) ed il decreto legislativo per il contratto unico a tutele monetizzazione crescente, per i trenta giorni di consultazione che produrranno un parere non vincolante. Al termine di questo iter, si parte. Ad oggi, esiste e persiste un problema di coperture finanziarie per la Nuova Aspi, e sarà interessante vedere come sarà risolto.

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