Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Un paese in sofferenza. Psichica

Dunque: le nostre banche sono solide. Non hanno rilevanti problemi. È il mercato che tutto ingigantisce, e sbaglia candeggio. “E loro, allora?“. Mi ha detto mio cuggino che siamo una squadra fortissimi. Le garanzie eccedono grandemente l’entità degli affidamenti. Atlante è un affare, Atlante 2 lo sarà ancor di più. Non esiste un caso MPS. E via cantando. Mentre attendiamo che nuovi patrioti mettano soldi in Atlante 2, e tutti si stanno sfilando canticchiando, urge aguzzare l’ingegno.

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Siam pronti alla morte, il debito chiamò

Intervistato da Libero, che ci fa sopra una vibrante collezione di titoli e sottotitoli patriottici (“La Merkel ci ruba le banche” è über alles), il vulcanico professor Giulio Sapelli si esibisce nel suo non originalissimo ma sempre godibile repertorio di stralunate citazioni storiche a sostegno della sua ossessiva visione neo-risorgimentale, al centro della quale ci sono la Prussia che tutto soggioga e l’Italia che deve resistere al tentativo di affamarla. Non fermatevi ai tradizionali flussi causali: la Storia con la maiuscola è un libro esoterico, e solo a pochi eletti è data la capacità di leggerne i capitoli ed intuire il loro disvelarsi. Sapelli è tra quelli.

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Il settimanale – 9/7/2016

Rassegna Stampa

Articolo 47, l’ultimo alibi

Oggi, nel corso dell’assemblea annuale Abi, il presidente Antonio Patuelli ha ribadito quello che è diventato un cavallo di battaglia del nostro establishment in pre-bancarotta intellettuale (e non solo): no al bail-in, bisogna tutelare l’articolo 47 della Costituzione più bella del mondo, quello che recita che “la Repubblica incoraggia il risparmio in tutte le sue forme”. La tesi di Patuelli & C. è tuttavia un classico non sequitur, o meglio è l’alibi perfetto per una classe dirigente che perpetua il proprio fallimento.

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Lo sventurato popolo rispose: “E loro, allora?”

Attendendo di conoscere il destino delle sofferenze delle nostre banche, al termine della “trattativa” con la Commissione europea, segnaliamo che il nostro premier sta giocandosi l’ennesima mano forte di carte, sorretto dalla sua nota oratoria e dalla forza di argomentazioni di cemento armato: la celeberrima domanda “e loro, allora?”, con cui generazioni di nostri politici portano avanti le loro rivendicazioni contro il mondo, in attesa di rompersi i denti contro il muro della realtà. Poiché in questo paese la funzione della stampa pare essere quella della lente deformante, sia per adulazione che per critica, spesso il risultato finale sono titoli da puro rave party.

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Consumato ottimismo

Economia & Mercato/Italia

Come sapete se seguite con una qualche regolarità questo umile sito, da tempo segnaliamo la rilevante debolezza del comparto del commercio al dettaglio in Italia. È vero che nell’ultimo anno il nostro Pil è cresciuto (tutto è relativo) grazie al contributo dei consumi delle famiglie, ma ciò è avvenuto per effetto delle pressioni deflazionistiche, oltre che per la stabilizzazione del mercato del lavoro. E poiché nel Pil reale vanno i volumi e non i valori, l’apparente contraddizione di consumi che spingono la crescita e commercio al dettaglio in condizioni non propriamente floride è spiegata. Detto in altri termini, a livello macro sembra che ci sia crescita ma a livello micro le aziende della distribuzione soffrono forte pressione sui margini, perché costrette a spingere sulla leva degli sconti per stimolare la domanda, e ciò alimenta ulteriori pressioni ribassiste sui prezzi. Ma il dato uscito oggi è davvero pessimo, e lascia perplessi.

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Giù le mani dai nostri gioielli

Letta oggi, su un quotidiano nazionale, riguardo al crollo delle quotazioni azionarie di Banca MPS:

«A questi prezzi c’è più di un timore, da parte delle Autorità monetarie e di Vigilanza, di take-over da parte di qualche investitore raider»

È bello avere una Vigilanza così vigile e reattiva a contrasto degli evidenti fallimenti di mercato. C’è motivo di speranza, dopo tutto.

 

Il piano Z (che non lo era)

Mentre infuria il dibattito su come salvare il solidissimo sistema bancario italiano, è tornata d’attualità l’idea di scimmiottare quanto fatto dagli americani nel 2008 con il TARP, cioè fornire capitale al sistema bancario attraverso il canale pubblico, fingendo che questo canale disponga dei mezzi necessari per farlo. La nuova-vecchia proposta è stata formulata lo scorso 29 giugno da Luigi Zingales in un editoriale sul Sole. Il problema della proposta Zingales, che è formalmente elegante ed accattivante, è che qui non siamo negli Stati Uniti. Purtroppo. Ma non solo: la proposta soffre di quella “furbizia formalistica” tanto cara agli italiani, e che li ha condotti sin qui, a guardare nell’abisso.

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Banche, la schizofrenia che minaccia i vostri risparmi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il tentativo del governo italiano di invocare uno shock sistemico (la Brexit) per avere una sospensione o un ammorbidimento delle norme europee sulla risoluzione delle banche in dissesto ha prodotto solo la concessione ordinaria di garanzie di liquidità per 150 miliardi di euro per banche solvibili, peraltro di problematica attivazione. Il tentativo di giungere all’autorizzazione di ricapitalizzazioni pubbliche delle banche ed alla sospensione del bail-in è naufragato malamente, non solo e non tanto per l’ennesimo veto tedesco quanto per l’assenza di sponde europee. Il risultato pratico rischia di essere una sorta di autodenuncia dei nodi irrisolti del sistema bancario italiano.

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L’alternativa a soldi pubblici nel capitale delle banche

Prosegue il “negoziato” tra Commissione Ue e governo italiano per salvare le nostre solidissime banche. Ieri è filtrata la possibilità che, sotto date condizioni, la Ue possa accettare ricapitalizzazioni con fondi pubblici. Le condizioni in realtà sono quelle già previste dal testo della direttiva BRRD, ma pare vengano scoperte solo ora. E così, si attende l’esito degli stress test, pubblicato a fine luglio, per sperare di attivare l’intervento, almeno su qualche nome. Almeno uno, uno su tutti, sempre quello. Eppure, se si leggessero con attenzione le norme esistenti e le premesse della loro genesi, si riuscirebbe ad intravvedere una exit strategy alternativa all’uso di soldi pubblici.

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