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di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La stima preliminare della variazione del Pil italiano nel primo trimestre di quest’anno (più 0,3%) è risultata migliore delle attese, poste ad un +0,2%. Quale migliore opportunità, quindi, per consentire ad esponenti di governo e maggioranza di esercitarsi nell’abituale disciplina olimpionica del lancio di agenzia, in cui si magnificano le epocali riforme dell’esecutivo quando vengono pubblicati dati macro vagamente positivi, salvo essere colti da afasia in caso contrario? Tornare alla crescita dopo cinque trimestri consecutivi di segni negativi o nulli, e farlo con la maggiore variazione dal primo trimestre 2011 (tutto è relativo) può in effetti dare le vertigini.

Le raccomandazioni Ue all’Italia confermano l’approccio “politico” alle riforme, o meglio confermano che siamo in una fase piuttosto conciliante e “lenitiva”. Ciò tuttavia non impedisce alla Commissione Ue di accorgersi di alcune palmari evidenze.

Una sarebbe questa:

«Si sono ottenuti solo progressi limitati verso l’efficienza della spesa pubblica in tutti gli strati del Governo. I risparmi su cui si è legiferato finora anche a livello locale non rispettano quanto indicato nel Programma nazionale di riforme 2014»

Non servono doti divinatorie per capire la psicologia da imbonitori di alcuni personaggi:

E soprattutto, sono i flussi causali che impressionano: a ritardo zero, sulle buone notizie. Con lunghissimi lag su quelle cattive. Una risata ci sveglierà, un giorno. Forse.

Mentre i giornali, soprattutto quelli locali, sono ormai diventati enormi buche delle lettere da cui si levano alti lai sulla “insensibilità” ed “ottusità burocratica” della Commissione Ue, che tarderebbe a sdoganare la bad bank di Stato italiana, vista da molti come rimedio ai mali del mondo (gli alti lai sono “ispirati” da banchieri, soprattutto locali, che cercano in tal modo di trarsi d’impaccio da politiche di credito non sempre accorte), giunge un commento in piena controtendenza, e che dovrebbe far riflettere.

Puntata di Omnibus La7 di oggi, condotta da Alessandra Sardoni con Nicola Fratoianni (Sinistra Ecologia e Libertà), Alessandro Giuli (Il Foglio), Stefano Feltri (Il Fatto Quotidiano), Elisabetta Gualmini (vicepresidente della giunta regionale dell’Emilia Romagna), ed il vostro titolare. Si è parlato di riforma della scuola e ruolo dei sindacati, sentenza della Consulta sulla perequazione delle pensioni ed ultime levate d’ingegno di Grillo.

Su Panorama di questa settimana, un commento del professor Michele Tiraboschi spiega cosa è esattamente il Jobs Act. O meglio, cosa sono i sussidi utilizzati per spingere le assunzioni col nuovo tempo indeterminato nel 2015. Ve lo diciamo noi, cosa rischiano di essere: uno spreco di risorse pubbliche. Esattamente come il bonus da 80 euro.

Ieri, nel mezzo della tempesta sui mercati (poi parzialmente rientrata, ma che per ora ha comunque lasciato alcune variabili fondamentali per la ripresa dell’Eurozona su valori meno entusiasmanti di qualche giorno addietro), Istat ha pubblicato la versione aggiornata delle prospettive per l’economia italiana nel triennio 2015-2017. Raramente una stima del genere è apparsa più datata, ovviamente non per colpa dell’Istat ma della realtà.

Ce l’ha con Bersani?
«È un uomo troppo garbato e troppo onesto, lo dico senza ironia. Non voleva enfatizzare i contrasti, ma ricomporli. Solo che Renzi non è Bersani, nel bene e nel male. Hanno affrontato l’arrivo di Matteo come le società precolombiane con i conquistadores»

Giuseppe Civati, intervista al Corriere, 7 maggio 2015

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