Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Il settimanale – 8/7/2017

Rassegna Stampa
  • Tutta la mercanzia taroccata di un paese di televenditori in bancarotta civile prima che economica;
  • La Commissione Ue dà il via libera all’ennesimo piano industriale di MPS, che si basa sull'”estrazione di valore” dalla clientela e di conseguenza su un robusto wishful thinking;
  • Nel paese delle dissonanze cognitive e delle bugie più o meno bianche, ecco a voi la fiaba di Atlante come veicolo “di mercato” in un mercato che, a sentire lorsignori, non c’era;
  • Tutto bene quel che finisce bene, dopo le venete? Al tempo, c’è ancora da emettere una montagna di passività bancarie assoggettabili a bail-in;
  • E mentre l’Italia al solito minaccia senza avere leva negoziale, facendosi prendere a porti in faccia, ecco un’utile informazione di contesto, complementare all’ennesima conferma della straordinaria abilità dei governi italiani di autosputtanarsi;
  • Mercato del lavoro italiano a maggio: repetita iuvant;
  • Intanto, la Brexit che non lo era (ancora) miete nuovi eclatanti successi;

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Atlante e l’operazione di mercato che non lo era

Economia & Mercato/Italia

Oggi sul Sole trovate un’intervista a Paolo Petrignani, amministratore delegato di Quaestio Sgr, gestore di Atlante ed Atlante 2, a commento della conclusione positiva dell’operazione MPS, con acquisto della tranche junior e mezzanina della maxi cartolarizzazione di sofferenze della banca senese. L’intervista lascia un senso di vertigine indotto dall’impressione di trovarsi in un universo parallelo dove Orwell si sarebbe trovato comodo come sul divano di casa.

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La nuova vita di MPS, minatore di “valore”

Economia & Mercato/Italia

Dalla versione in inglese dell’ennesima riscrittura del piano industriale di MPS, esteso al 2021, cogliamo una delle frasi tipicamente utilizzate dai consulenti manageriali, quelli che cambierebbero il mondo a colpi di PowerPoint, se solo qualcuno li lasciasse fare. Non è chiarissimo come vada interpretata tale frase, ma fa comunque un certo effetto.

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Scalciare una lattina piena di vermi, the Italian Job

Se state cercando riscontri al grande evento di ieri alla Camera, in cui, sotto l’egida del M5S, si è discusso sul tema “The Italian public debt in the Eurozone“, buffet incluso, resterete delusi. A parte un’intervistina veloce di Repubblica al confuso Wolfgang Münchau (che nei giorni dispari appronta l’exit ed in quelli pari ammonisce a non fare sciocchezze), c’è poco altro, incluso il gossip sul prezzemolino Marcello Minenna, vero erede nostrano di Yanis Varoufakis, che siede in confabulatio accanto alla Guida Spirituale Beppe Grillo, suscitando gridolini di eccitazione degli esegeti grillologi, ultima categoria del florido retroscenismo giornalistico italiano.

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Non solo bail-in: la nuova trappola nascosta nella direttiva BRRD

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Dopo l’intervento di Intesa Sanpaolo, che rileverà a costo zero e con generosi sussidi pubblici la parte sana delle due popolari venete poste in liquidazione, la consegna ufficiale del “sistema” è una sola: ostentare ottimismo. Secondo la vulgata ufficiale, questo – per ora – limitato intervento pubblico è servito a “porre in sicurezza” il sistema bancario italiano, come si ripete da alcuni anni, prima di nuovi dissesti di nostri istituti.

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Il settimanale – 1/7/2017

Rassegna Stampa
  • L’Italia (r)aggira la BRRD e ricorre a soldi dei contribuenti per il salvataggio degli obbligazionisti senior delle due popolari venete, dopo aver fatto marcire la situazione per un anno, finendo a consegnarsi al compratore Intesa Sanpaolo per evitare di dover pagare sull’unghia 10 miliardi di garanzie pubbliche incautamente concesse;
  • Perde -comunque- il paese, vincono quanti invocavano soldi pubblici per bad bank “perché lo hanno fatto anche gli altri, signora mia”, la corte dei miracoli dei propagandisti di sistema e la signora Tina;
  • Tra le reazioni della filiale veneta della Repubblica italiana delle banane segnaliamo quella del governatore Zaia, che ha deciso che gli azionisti vanno ristorati come premio all’analfabetismo finanziario che non distingue tra azioni ed obbligazioni…
  • …ed il sindaco di Montebelluna, patria della defunta Veneto Banca, che rivendica il federalismo fiscale al grido di “ladroni a casa nostra“;
  • Il romanzo criminal-popolare di un devastante schema di Ponzi, scoperchiato dalla vigilanza della Bce;
  • Oneri della burocrazia, adempimenti che consentono di assolvere ad altri adempimenti: la guerra che stiamo perdendo;
  • I grillini hanno i revisori delle tesi contenute nei post sul blog. Ora manca solo qualcuno che riveda l’utilizzo della lingua italiana;
  • C’è una leggenda metropolitana che è anche l’ennesimo proiettile d’argento per grillini e sinistra radicale su come impedire dissesti bancari. I cavoli verranno serviti all’ora della merenda;
  • Dopo un anno passato a strepitare che pagare le sofferenze bancarie al 20% del nominale era un atto da skifose lokuste, ora siamo giunti al “Sarebbe 20: che faccio, lascio“?;
  • Ma ora, con la leggendaria SGA del Tesoro, oltre a tanto amore e pazienza, riusciremo anche a fare soldi con la liquidazione delle venete;
  • Quando l’insuccesso dà alla testa: ora siamo pronti ad esportare il segreto dei nostri fallimenti;

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Oneri della burocrazia, restiamo sudditi

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

nello storytelling dei governanti nostrani di ogni ordine e grado la burocrazia è dipinta come un mostro munito di tentacoli tali da ostacolare le magnifiche sorti e progressive che altrimenti essi assicurerebbero al Paese. La raffigurazione sarebbe perfetta, se non mancasse un dettaglio importante. Gli artefici di quell’odiosa burocrazia sono i governanti stessi: e non solo attraverso i burocrati che essi collocano fiduciariamente in ruoli chiave delle amministrazioni dello Stato, ma altresì mediante le spese “burocratiche” che a vario titolo impongono a cittadini e imprese già oltremodo vessati.

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Romanzo criminale popolare: Ponzi in Veneto

Economia & Mercato/Italia

Sarete certamente nauseati di leggere della e sulla vicenda delle due banche venete. In fondo, molto meglio dibattere furiosamente sulla natura “sistemica” di Fabio Fazio per la Rai, come da dichiarazioni dell’ineffabile presidenta del carrozzone-bene comune sussidiato in bolletta. Oppure cercare di capire se Romano Prodi ha messo una croce sulla recuperabilità alla causa neo-ulivista del giovinotto di Rignano domiciliato a Pontassieve che, dopo essere stato adoratore del professore bolognese, ora manifesta insofferenza nei suoi confronti, convinto com’è di riuscire a sfondare al centro e a destra anche prima di assumere la terapia giornaliera.

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Zaia il ristoratore, o del premio all’analfabetismo finanziario

Oggi il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha espresso un auspicio:

«Se gli obbligazionisti saranno ristorati al cento per cento, lancio il grido d’allarme per quei 205.000 risparmiatori che hanno acquistato azioni non per speculare, ma ritenendo le azioni più sicure delle obbligazioni e investendovi i pochi loro risparmi: secondo me andrebbero trattati alla stregua di obbligazionisti e non di azionisti. E penso e spero che la partita sia chiusa, ma che, nell’accordo, ci siano ancora margini per recuperare questo aspetto sociale»

L’appetito vien ristorando, in effetti.

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Banche venete, la signora TINA regna sovrana

A polvere quasi posata, dopo il “salvataggio di sistema” del risparmio veneto, vi proponiamo una piccola rassegna stampa ragionata su reazioni e commenti da parte di quello stesso sistema che ha partorito la soluzione della liquidazione con aiuti di stato, uscendo dalla cornice normativa della BRRD. Facendo attenzione a non leggere la vicenda col senno di poi, che di solito è l’attività in cui gli italiani tendono ad eccellere, dimostrandosi dei previsori del giorno dopo pressoché onniscienti.

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