Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Partecipate pubbliche, la farsa prosegue

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

da Presidenti del Consiglio che proclamano i mirabolanti effetti delle proprie riforme prima di averli ottenuti, così come da chi plaude a cotanti annunci, non si può pretendere molto. Non si può di certo esigere che comprendano la necessità di valutare, tra le diverse ipotesi normative a disposizione, la migliore in termini di costi e benefici; o l’importanza di verificare a posteriori se l’attuazione delle riforme abbia avuto i risultati declamati.

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Il settimanale – 8/4/2017

Rassegna Stampa

Non ci sono più le Brexit di una volta, signora May

Come segnala il Financial Times (e state all’occhio, domani o dopo potreste leggerlo su qualche giornalone italiano), pare che la posizione negoziale britannica sulla Brexit stia progressivamente divenendo più morbida. O forse più ragionevole e realista. Come che sia, pare che la premier Theresa May, quella di “meglio nessun accordo che un cattivo accordo”, quella di “niente parlamento tra i piedi, il Popolo lo volle”, e pazienza che il Popolo non abbia sin qui capito granché sugli effettivi termini del divorzio, avrebbe suggerito che il Regno Unito è pronto ad accettare un bel regime transitorio, tra un paio d’anni, quando la fuoriuscita dalla Ue sarà compiuta.

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Caso Madia: i multipli danni del “così fan tutti”

Contributi esterni/Italia

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

la vicenda della tesi di dottorato del ministro Marianna Madia si è arricchita dell’autorevole contributo del professor Roberto Perotti, economista di fama internazionale, noto tra l’altro per essere stato uno dei commissari incaricati dal governo Renzi per la revisione della spesa pubblica. Si immaginava che l’accademico intendesse far conoscere a un pubblico non esperto gli standard e i protocolli utilizzati per l’elaborazione di tesi di dottorato, nonché esprimere un giudizio “super partes” circa il loro rispetto da parte del Ministro. In sintesi, ci si aspettava che la regola evangelica del “Sia (…) il vostro parlare: ‘sì, sì’, ‘no, no’” ispirasse l’articolo di Roberto Perotti, senza sfumature di sorta.

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L’uovo di Rosato e i falsari italiani de sinistra

La notiziola del giorno è che il povero Pier Carlo Padoan è diventato il bersaglio della resipiscenza “de sinistra” dei parlamentari del Pd, che dopo il 4 dicembre hanno improvvisamente riscoperto il valore “sociale” della proprietà pubblica, e di conseguenza si oppongono a nuove “privatizzazioni”, che notoriamente non sono mai state tali ma il pervertimento linguistico di questo paese di bancarottieri ideologi del Nulla ha definito tali.

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Lo stato dell’allucinazione

Quella di ieri è stata una delle giornate in cui è possibile toccare con mano il danno che l’epidemia di stupidità che avvolge questo paese sta provocando su menti ormai atrofizzate dal cinismo e del pensiero magico. L’occasione è stata la pubblicazione del rapporto Istat su occupati e disoccupati di febbraio, dal quale si evince una riduzione del tasso di disoccupazione, passato da 11,8% a 11,5%. A riprova del fatto che siamo sempre degli inguaribili ottimisti, ci eravamo illusi che anni di “analisi” dei dati non fossero trascorsi invano, almeno quando si devono valutare le determinanti della riduzione del tasso di disoccupazione. Ovviamente ci sbagliavamo.

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La foresta pietrificata che marcisce

Economia & Mercato/Italia

Chi tiene da qualche tempo un diario dello stagno italiano sa che alcuni “dibattiti” si riproducono per anni uguali a se stessi, in una sorta di eterno ritorno. Due di queste canzoncine eseguite su dischi rotti sono in esecuzione in questi giorni: gli sgravi contributivi e il recupero di gettito di fronte all’ennesima necessità di correzione dei conti pubblici. È semplicemente incredibile come questo si sia trasformato in una foresta pietrificata, o nella sceneggiatura di Beautiful, dove puoi smettere di seguire per alcuni anni ma senza perderti alcunché, e riprendere come se nulla fosse accaduto.

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Il settimanale – 1/4/2017

Rassegna Stampa
  • Poiché è tanto di moda dire peste e corna della Ue, imputando ad essa il fallimento della nostra comunità nazionale, chi meglio di un vecchio detrattore come Giulio Tremonti per ricordarci che, prima della sventura europea, avevamo un Mezzogiorno che era un modello di incentivi pubblici e crescita economica?
  • Sempre per lo stesso filone reso celebre da un titolo del giornale satirico Cuore, il viceministro all’Economia ci spiega perché le misure temporanee, pur se costose, servono ad avviare un grande dibattito;
  • La triste storia del paese che divorò sé stesso, dopo essersi trasformato in laboratorio per la diffusione di virus economici letali, per incapacità a staccare la spina;
  • Ed alla fine il Regno Unito invocò l’Articolo 50. Sperando tra qualche tempo di non dover invocare altro;
  • Trump si schianta contro la riforma sanitaria. Ce n’est qu’un début;
  • La Procura di Trani archivia un’esaltante sconfitta patriottica. Ma il risorgimentale pm Ruggiero e la sua cravatta tricolore non sono soli, a lottare contro la lesa sovranità;
  • In attesa della campagna elettorale, esercitiamo il nostro keynesismo mettendoci una bella pietra al collo;
  • Nuove vette della superiorità morale. Attendendo un bel calcio al lato B;

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Brexit, have a nice trip

Sulla Lex del Financial Times, qualche numeretto sul dopo Brexit nell’ipotesi, tutt’altro che peregrina, che tra due anni non sia stato raggiunto alcun accordo di libero scambio tra i britannici e la Ue. Giusto per inquadrare i termini della questione al netto di bandierine, sciarpe e cappellini.

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Un virus chiamato Italia

Economia & Mercato/Italia

C’è un paese che, sempre più spesso, ignora ogni precetto basilare di buonsenso e razionalità. È un paese che ignora il concetto di stop loss, che poi sarebbe lo “staccare la spina” per smettere di sanguinare, e così facendo spesso si imbarca in devastanti moltiplicazioni di danno e perdite. È un paese che si dedica all’accanimento terapeutico come forse mai altri nella storia. Un paese che vorrebbe fermare il mondo per scenderne, e spesso anche fermare il tempo. Un paese che ormai da tempo immemore si sceglie leader con una speciale attitudine a produrre esiti gravemente disfunzionali. L’ultimo episodio, ma solo in ordine di tempo, lo abbiamo letto stamane sulle agenzie.

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