Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Il settimanale – 22/4/2017

Rassegna Stampa

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Le Belve e la consulenza finanziaria

Alla settima edizione del Forum Nazionale sulla consulenza finanziaria, organizzato da Ascosim, intervento di Oscar Giannino, Carlo Alberto Carnevale Maffè e del vostro titolare. Le sfide della consulenza indipendente, nel momento in cui il legislatore tenta di accompagnare il processo di “debancarizzazione” della gestione del risparmio ma declina l’intervento in modo differente dall’esperienza prevalente estera, concentrandosi su piccole e medie imprese domestiche. In un simile contesto, i risparmiatori rischiano non poco, stretti tra la droga fiscale dei nuovi Piani individuali di risparmio (Pir), il forte appetito delle reti di vendita a costruire prodotti di risparmio gestito ad elevate commissioni di gestione, spesso senza giustificazione ma al solo scopo di catturare per sé il beneficio fiscale, l’enorme bias domestico dei Pir, che rischia di mandare a monte l’esigenza di diversificazione in portafogli che non sono esattamente modelli in tal senso.

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Codice dei contratti pubblici, una riscrittura che non convince

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

il tanto celebrato nuovo codice dei contratti pubblici, che avrebbe dovuto rilanciare l’edilizia e l’economia, giunge ad un anno esatto dal suo iniziale varo ad un correttivo di ben 131 articoli su 220. Si ha quasi la sensazione che se a 365 giorni di distanza dall’entrata in vigore di una norma se ne corregga il 59,54% delle disposizioni in cui essa è articolata, probabilmente il testo iniziale non fosse di eccellente qualità. Sensazione confermata dalle lagnanze presentate praticamente subito dopo la sua entrata in vigore degli addetti ai lavori sulla solo presunta, ma per nulla verificata, capacità di rilanciare gli investimenti nell’edilizia.

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Nuove meravigliose idee per ridurre il debito pubblico

Sul Corriere compare una “analisi” sulla riduzione del peso del debito pubblico a mezzo di inflazione, relativamente all’ipotesi di scambio tra aumento Iva e riduzione del cuneo fiscale, avanzata dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Si tratta di uno di quei non rari momenti in cui vorremmo che in questo paese non si parlasse di economia, se i risultati finiscono ad essere questi.

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Assegno di ricollocazione, se questa è una sperimentazione

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

in un recente post, l’ottimo Luigi Oliveri ha esaminato una serie di profili attinenti all’assegno di ricollocazione, partendo da uno scritto di Pietro Ichino. Prendo le mosse dal medesimo scritto per svolgere qualche altra considerazione, ma non sullo strumento – su cui Oliveri si è già espresso esaustivamente – bensì sulla sperimentazione di cui esso è oggetto. Quando il 7 febbraio scorso Ministero del Lavoro, Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL) e Amministrazioni regionali raggiunsero l’accordo sulle modalità operative della sperimentazione dell’assegno di ricollocazione – intervento di politica attiva ai sensi del d.lgs. n. 150/2015, attuativo del c.d. Jobs Act – sembrò che, per una volta, anche i regolatori nostrani intendessero operare in conformità ai migliori standard internazionali (l’evidence-based impact assessment è previsto dalla Commissione Europea tra i principi di better regulation, nonché raccomandato in sedi internazionali, in quanto funzionale a qualità e trasparenza delle scelte di regolazione).

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Padoan e il baratto della dannazione

Nel clima spensierato della Pasqua è passata pressoché inosservata (ma domani tornerà a fare increspare le acque della nostra dichiarazia in decomposizione) l’intervista del Messaggero al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Il quale, dopo tre anni trascorsi a prestare una patina di rispettabilità tecnocratica al renzismo (ed affondare in parallelo la propria reputazione), sta progressivamente emancipandosi dal committente, attirandosene gli strali. A questo giro, Padoan rispolvera i “testi sacri” dell’economista per lanciare un’idea che sa di muffa ma che potrebbe non aver alternative, oltre ad essere probabilmente una sorta di moneta di scambio con la Commissione Ue.

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Il settimanale – 15/4/2017

Rassegna Stampa
  • Per la serie tutta italiana “facciamo come…”, ecco a voi il Portogallo. Sicuri che l’imitazione convenga?
  • In alternativa potete ripiegare sulla corona ceca (che non è una birra), non prima di aver consumato un bel risotto al peyote, come l’autore di questo lisergico pezzo;
  • A proposito di illusioni ottiche e treccartari, volete sapere perché ogni anno il rapporto debito-Pil è atteso crollare negli anni successivi?
  • Nuove frontiere del morphing della faccia nel lato B: come creare inesistenti tesoretti di lungo periodo e vivere felici delle proprie [email protected];
  • Il QE di Mario Draghi non è stato usato dalle nostre banche per ridurre l’esposizione ai titoli di stato italiani. Chissà perché;
  • Il decreto di sfoltimento delle partecipate pubbliche fa tutto fuorché sfoltirle. Avevate dubbi?
  • L’assegno di ricollocazione, fallito alla nascita?
  • Le grandi, tragiche ironie italiane: essere agenzie di “attrazione” degli investimenti ma servire solo per procrastinare un fallimento sempre più vicino;

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Debito pubblico, la proiezione dell’illusione

Economia & Mercato/Italia

Tra i punti più interessanti del Documento di economia e finanza appena aggiornato dal governo c’è la previsione dell’andamento del rapporto debito-Pil. Che, come noto a (quasi) tutti, rappresenta l’indicatore ultimo e definitivo per comprendere come e dove sta andando un paese. Nel caso italiano, da alcuni anni leggiamo di previsioni che, dal successivo, vedono l’inizio di un vero e proprio crollo di questa fondamentale metrica, ed ogni volta restiamo delusi. Proviamo a capire perché neppure questa volta sarà diverso, e perché i nostri eroi riescono a vendersi quello che non ha alcuna possibilità di avverarsi.

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La penisola del Tesoretto

In queste ore Matteo Renzi ha lanciato l’ennesimo spin: quello sull’esistenza di un fantomatico “tesoretto” di risorse pubbliche, per instradare il paese verso la felicità. Lo spin è stato puntualmente ripreso da Maria Elena Boschi, dopo aver archiviato il Def e la manovrina correttiva, che tuttavia archiviati non sono, trattandosi di fondali di cartapesta o più propriamente di “finzione” che calcia la lattina più in là per quanto riguarda il Def, e di una bella stretta alla liquidità aziendale con annesso giochino sui flussi di tesoreria per quanto riguarda la mini correzione, che mai come a questo giro si è rivelata di gestazione così difficoltosa e peraltro tuttora incompiuta. Ma a quanto ammonterebbe, esattamente, questo “tesoretto”?

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I patrioti del QE perduto

Ieri, nel corso di un seminario alla Luiss, il professor Marcello Messori ha illustrato un impatto “singolare” ed assai poco razionale del Quantitative Easing della Bce, gli acquisti di titoli di stato da parte dell’istituto di Francoforte. Secondo Messori (ma soprattutto secondo i numeri), le banche italiane avrebbero perso la grande occasione di ridurre la concentrazione di Btp nei loro portafogli. Occasione che invece pare essere stata sfruttata appieno da altri intermediari europei.

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