Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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AIG

America For Sale

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Prima la notizia del meeting segreto tra alcune banche d’affari e i notabili Democratici centristi e pro-business, che solo agli occhi dei malevoli ha prodotto il decisivo intervento dei New Democrats nell’annacquamento della riforma della regolazione finanziaria. Oggi quella secondo la quale a dicembre 2008, l’allora capo della Fed di New York, ed oggi Segretario al Tesoro, Timothy Geithner, avrebbe ordinato ad AIG di non rendere noti, nelle comunicazioni societarie, i nomi delle controparti a cui l’assicurazione americana, divenuta buco nero governativo, avrebbe effettuato i pagamenti in adempimento dei contratti di credit default swap.

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Per la serie idioti e predatori

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Tredici imprese finanziarie che hanno ricevuto dal Tesoro statunitense i fondi del TARP devono all’IRS imposte arretrate per 220 milioni di dollari, secondo quanto scoperto dalla sottocommissione di vigilanza del Ways and Means Committee della Camera dei Rappresentanti. La normativa del TARP prevede che le istituzioni finanziarie che accedono ai fondi del salvataggio non debbano avere imposte arretrate da pagare. Ma il Tesoro (leggasi Hank Paulson) non ha mai richiesto la documentazione fiscale a supporto, accontentandosi di un’autocertificazione degli interessati.

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Gli altri bonus di AIG

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Questa è la lista dei principali beneficiari delle “liberalità” elettorali erogate da AIG ai politici statunitensi nel 2008, che nello zodiaco americano è l’Anno del Collasso:

1. Sen. Chris Dodd, D-Conn., $103,100
2. Sen. Barack Obama, D-Ill., $101,332
3. Sen. John McCain, R-Ariz., $59,499
4. Sen. Hillary Clinton, D-N.Y., $35,965
5. Sen. Max Baucus, D-Mont., $24,750
6. Former Gov. Mitt Romney, (R) Pres $20,850
7. Sen. Joe Biden, D-Del., $19,975
8. Rep. John Larson, D-Conn, $19,750
9. Sen. John Sununu, R-N.H., $18,500
10. Former Mayor Rudolph Giuliani (R) Pres $13,200
11. Rep. Paul Kanjorski, D-Pa., $12,000
12. Sen. Dick Durbin, D-Ill., $11,000

Domanda: considerato che il collasso di AIG è avvenuto a settembre, e che le elezioni sono state a novembre, quanta parte di questi soldi provengono da fondi del bailout? Follow the money.

Anche questa non è male

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Si chiamano retention bonus perché servirebbero a trattenere i “migliori” manager presso una società. Eppure, la ormai mitologica AIG – parte assicurazione, parte hedge fund abusivo, parte “fabbrica di milionari” (viste le erogazioni ai propri manager) – è riuscita a pagare i retention bonus a undici persone che oggi non sono più in società, essendosi dimesse subito dopo aver ricevuto la gratifica. Qui occorre chiedersi se le due specie umane prevalenti negli Stati Uniti sono idioti e predatori. Oppure, per usare l’understatement di Andrew Cuomo (per il quale facciamo il tifo, sperando di non apparire troppo forcaioli)

“AIG ha creato 73 milionari nella divisione che ha perso così tanto denaro da mettere in ginocchio l’intera azienda, costringendo al salvataggio da parte dei contribuenti. C’è qualcosa di profondamente sbagliato in questo esito”.

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Terrorism Has Won

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ter?ror?ist /?t?r?r?st/ [ter-er-ist]

–noun
1. a person, usually a member of a group, who uses or advocates terrorism.
2. a person who terrorizes or frightens others.
3. (formerly) a member of a political group in Russia aiming at the demoralization of the government by terror.
4. an agent or partisan of the revolutionary tribunal during the Reign of Terror in France.
5. American International Group

Un Piano AIG per l’Europa

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*Post tecnico. In questo periodo facciamo poca filosofia, sorry.

Ennesimo round del salvataggio al rallentatore di AIG. La criticità della compagnia, come segnalato, deriva dall’aver venduto protezione creditizia “naked“, cioè senza possedere titoli della reference entity, su importi nozionali stratosferici, 450 miliardi di dollari al picco di operatività, ancora 300 miliardi lo scorso settembre. Al deteriorarsi del merito di credito degli emittenti sui quali è stata venduta protezione, AIG deve postare un aumento dei margini di garanzia a favore dei compratori di protezione. Non solo: in caso di fallimento dell’entità di riferimento sottostante, AIG deve pagare al compratore di protezione il capitale nozionale garantito, ricevendo in cambio un’obbligazione dell’entità andata in default.

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In trappola

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Il governo federale si appresterebbe ad assorbire le perdite a cui AIG andrà incontro sui credit default swaps. Considerando che la società ha venduto protezione su oltre 300 miliardi di dollari di capitale nozionale (stima per difetto?) e che, in caso di default del credito sottostante, il venditore di protezione deve pagare all’acquirente il controvalore del nozionale, questo rischia di essere la materializzazione della più catastrofica contingent liabilty che mai si sia abbattuta sul bilancio federale statunitense. Un evento quasi scontato, a meno di causare il default verso le controparti (anche e soprattutto estere) di una entità ormai controllata dal governo degli Stati Uniti. Come direbbe qualcuno: be scared. Be very, very, scared.

You Cannot Be Serious

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Nuovo cammeo nella galleria degli orrori dei bailout pubblici americani: AIG rinegozia l’ennesimo salvagente con lo Zio Sam. Le azioni privilegiate sottoscritte dal Tesoro diverranno ordinarie. Fantastica la motivazione: preservare la liquidità dell’impresa, visto che le azioni privilegiate pagavano una cedola del 10 per cento e le ordinarie non pagano dividendo. Ma è chiaro a qualsiasi soggetto sano di mente che la liquidità, in una entità controllata dallo stato, è concetto fittizio ed irrilevante quanto una partita di giro. Assai più tangibili, per contro, sono i retention bonus pagati da AIG ai propri manager, per non farsi sfuggire queste professionalità decisive per il successo aziendale.  Questo non è l’ultimo bailout: a breve si avrà l’ulteriore ristrutturazione dei termini dell’intervento pubblico, visto che la società ha venduto protezione creditizia attraverso credit default swaps ed ora, al deteriorarsi del rischio di credito del sottostante, deve continuamente integrare la garanzia, in una spirale infernale.

AIG, corsa contro il tempo

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American International Group (AIG), il maggior assicuratore statunitense per entità degli attivi, nella giornata di lunedì 15 settembre ha subìto il taglio del rating da parte di Standard&Poor’s e Moody’s, circostanza che minaccia di vanificare gli sforzi della compagnia di raccogliere fondi di emergenza per mantenere l’operatività. S&P ha abbassato il rating di lungo termine di AIG di tre livelli, a A-, a causa di “ridotta flessibilità nel rispondere all’accresciuto fabbisogno di collaterale e timori su crescenti perdite legate ai mutui”. Moody’s ha tagliato di due livelli il rating senior unsecured, portandolo ad A2. Questi downgrade dovrebbero innescare oltre 13 miliardi di dollari in richieste di garanzie aggiuntive dagli investitori nel debito di AIG, secondo stime della stessa società, che ha venduto a banche ed altri investitori protezione su 441 miliardi di dollari in obbligazioni, inclusi 57,8 miliardi di dollari in titoli legati ai mutui subprime.

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