Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Alitalia

Liberisti ad ali alterne

Un paio di notiziole che danno la misura dello stato confusionale in cui si dibatte la politica italiana, e di conseguenza che si abbattono sui portafogli dei contribuenti italiani. Ieri, in audizione parlamentare, il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ha confermato che il governo italiano ha una meravigliosa idea in mente: quella di diventare improvvisamente liberista e battersi contro una forma di protezionismo generata dalla Ue.

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La fossa di sistema

Economia & Mercato/Italia

Sui quotidiani oggi trovate, tre le altre cose, la notizia dei conti trimestrali di Generali. O meglio, non esattamente la notizia dei conti trimestrali bensì quella dei grandi propositi del Leone triestino. Ad esempio, che la compagnia punta entro il 2020 a fantasmagorici obiettivi di redditività e masse gestite nell’asset management, per crescita interna. Nelle pieghe del bilancio, c’è però anche una notiziola spicciola, di quelle che di solito è meglio tenere nelle retrovie.

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Alitalia, il padulo nazionale

Su la Stampa compare oggi un articolo che spiega cosa attende i contribuenti italiani riguardo ad Alitalia, nel futuro molto prossimo: buttare soldi nello sciacquone, a oltranza, fino a qualche approdo profondamente disfunzionale al sistema paese, come nella migliore tradizione italiana.

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Alitalia, distratte spoglie

Sul Sole oggi trovate un interessante articolo di Simone Filippetti che spiega, partendo dall’ipotesi che Etihad potrebbe non aver perso troppo (o aver addirittura guadagnato) dall’acquisto di Alitalia, quali potrebbero essere gli asset cedibili in una procedura di liquidazione del vettore. Pare sia rimasto ben poco, alla fine.

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I gemelli del teatrino volante

L’ultima riedizione della crisi infinita di Alitalia sta inducendo un florilegio di dichiarazioni, interpretazioni, teorizzazioni che confermano che il Bar Sport Italia è sempre stracolmo di avventori. Dai romantici di sinistra, che ritengono di intravvedere nel no al referendum da parte dei lavoratori Alitalia l’ennesima alba della Nuova Era Progressista, ad editorialisti che riescono ad assimilare questo no a quello al referendum costituzionale del 4 dicembre, per motivi che ci sfuggono. Fino al sindacalismo di base, che mira a nazionalizzazione e, per i più spericolati, anche autogestione (inclusi chitarra e rutto libero, presumiamo). Poi c’è la politica, col suo codazzo di guitti smemorati e strateghi che plasmano il loro quotidiano lancio d’agenzia e di post sui blog in funzione dei borborigmi che sfiatano dai sondaggi.

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CDP, la pozione magica per decotti e bolliti

Economia & Mercato/Italia

Torniamo su Cassa Depositi e Prestiti, la bacchetta magica e la coperta di Linus della politica in questi anni di crisi. Tutti la tirano per la giacchetta, immaginando di utilizzarla quasi come una stampante per creare moneta, salvare aziende in crisi, difendere col suo mantello magico la famigerata italianità, tutto senza pulire il water né attaccarsi al lavoro del vostro dentista. Nelle ore per l’ennesima volta decisive dell’agonia senza fine di Alitalia, modello di quell’accanimento terapeutico aziendale che neppure il leggendario “privato” riesce a sradicare, è di oggi l’ipotesi che l’istituto guidato da Claudio Costamagna e Fabio Gallia possa entrare in partita e parare le terga alle banche finanziatrici-azioniste, Intesa e Unicredit. Al contempo, il fantomatico piano governativo di “privatizzazioni” vede CDP ancora al centro dei giochi.

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Pillole avvelenate di un Natale italiano

Fine della telenovela MPS: interverrà lo Stato, cioè i contribuenti, cioè noi (o quasi tutti noi). Gli obbligazionisti hanno fatto la loro parte, con quasi 2,5 miliardi di euro di adesione spintanea alla conversione azionaria, tra istituzionali e retail. Peccato per la desolante assenza di “anchor investor“: né Qatar, né Re Magi assortiti. Ma non temete: vi diranno che la colpa è del No al referendum costituzionale, perché tutto va ricondotto alla Narrazione. Che comunque non è esclusiva renziana, sia chiaro.

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Alitalia vola sul paese del bail-in

Economia & Mercato/Italia

Oggi sul Sole un articolo di Gianni Dragoni riporta alla nostra attenzione uno dei buchi neri italiani, un formidabile distruttore di valore nell’arco di decenni, sotto una folle gestione pubblica che ha accentuato le criticità di un settore strutturalmente difficile (soprattutto se si sbaglia posizionamento competitivo) quale il trasporto aereo. Parliamo di Alitalia, che, anche nella sua nuova vita privata, sotto le cure di Etihad, continua a soffrire non poco. E con essa soffrono gli azionisti, inclusi alcuni campioni delle soluzioni di sistema, quelle che stanno mettendo una pietra al collo del paese.

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Predatori alati

Economia & Mercato/Italia

Poiché in questo periodo storico il tema del ridisegno dei meccanismi di welfare e della loro “universalizzazione” in tempo di crisi fiscale in Italia è divenuto vieppiù acuto, ecco una storia assai poco edificante ma paradigmatica del perché questo paese si è sin qui mostrato geneticamente incapace di darsi una missione per il proprio futuro di comunità e di perseguirla evitando porcate che sono il segno distintivo di uno stato fallito.

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Farse con le ali

E’ opportuno chiedere venia. Per aver dubitato, dopo averlo elogiato, che Francesco Caio fosse in fondo solo un fedele esecutore dei voleri del suo azionista, e quindi del governo. Pare che le cose non stiano esattamente in questi termini e la cosa non può che fare piacere, in un paese in cui abbiamo visto e vediamo carriere (ad ogni livello, anche nel leggendario privato) costruite sull’acquiescenza, sul tenere famiglia e sul sollecito conferimento del cervello all’ammasso.

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Sinergia, per piccina che tu sia, mi sembri una carestia

Il momento è dirimente. Qui si parrà la nobilitate dei nostri top manager, quelli che con mano ferma hanno guidato il paese verso il disastro, e quelli che si sono fatti venire degli scrupoli da ventitreesima ora ed oltre, applicando criteri minimali di razionalità. Tutto evolve, serve contestualizzare. Anche quando sono passate poche settimane dall’evento che era considerato il padre di tutte le sinergie. Un vero peccato che la realtà continui ad essere così gufa e rosicona.

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Fenice araba, tasse italiane?

Economia & Mercato/Italia

Mentre siamo in più o meno trepida attesa di capire che sarà dell’accordo tra Alitalia ed Etihad, dopo mesi di data room, pre-condizioni, proclami ministeriali, messe in stand-by, via libera governativi a non è chiaro cosa, sinergie lisergiche con Poste Italiane, sulla stampa comincia forse ad affiorare la celebre “quadra”, pur se in almeno due versioni differenti. Proviamo quindi ad ingannare il tempo per capire cosa potrebbe attenderci, soprattutto come contribuenti.

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Fortezza Tafazzi Europa

Una innarivabile euro-perla:

‘No comment’ dalla Commissione Ue alla critica di Lufthansa ad Alitalia ed Etihad: al momento “esaminiamo l’aumento di capitale e seguiamo ogni sviluppo”, ha detto un portavoce oggi. Per quanto riguarda la critica di Lufthansa, secondo cui l’intervento di Etihad sarebbe un aiuto di Stato mascherato, fonti europee fanno notare che l’articolo 107 del Trattato, che è la base del controllo sugli aiuti di Stato da parte della Commissione, parla di “aiuti di Stato da parte di uno Stato membro della Ue”, quindi non Paesi terzi (Ansa, 4 febbraio 2014)

Dal che discende che:

  1. Occorre informare immediatamente Blatter e Platini;
  2. Ogni periclitante azienda Ue si cerchi un emiro che affoga nei soldi e gli si consegni docilmente;
  3. Il ministro francese Montebourg, che da tempo sbraita contro “l’integralista” Barroso che non vuole ammorbidire la disciplina Ue contro gli aiuti di stato, avrà uno sbocco di bile.

Un giorno di ordinaria dichiarazia a Cialtronia

Liberals like us – “A Sochi ribadirò la contrarietà dell’Italia a qualunque normativa discriminatoria nei confronti dei gay, nello sport e fuori dallo sport”. Lo ha detto il premier Enrico Letta a Doha confermando la sua partecipazione alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali (Ansa)

E già che c’è, Letta ribadisca a sé stesso ed al mondo che l’Italia continua ad essere priva di una legislazione sulle unioni civili, e che ogni volta che qualcuno tenta di colmare la lacuna, usando nel caso anche ardite espressioni anglosassoni per camuffare abilmente l’iniziativa, le sabbie mobili inghiottono tutto, silenziosamente ed inesorabilmente.

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Alitalia, in perfetto orario col destino

Economia & Mercato

L’Italia è il paese dell’eterno ritorno, o meglio della eterna zombizzazione. Di persone, movimenti politici, dibattiti “culturali” ed aziende decotte, da pubbliche e da (fintamente) private. Non serviva la sfera di cristallo per intuire come sarebbe finita con Alitalia, ed infatti è già stato tutto scritto e detto. La società ha tutte le carte perdenti di questa partita, e malgrado ciò il suo “tutore” politico, il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, continua a balbettare frasi che farebbero tenerezza se non fossero la premessa ed il presagio di un nuovo massacro dei contribuenti italiani. Perché è davvero tutto già scritto.

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Zanonato ha dichiarato – 2

Ieri il ministro per lo Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, parlando della situazione di Alitalia, ha dichiarato a Rai RadioUno:

«In caso di esuberi nella partita Alitalia saranno messi in campo una serie di meccanismi e di ammortizzatori sociali. Ora staremo a vedere cosa è previsto esattamente, ma non mi pare sia mai capitato che una grande impresa chiuda un pezzo della sua attività senza che ci sia un aiuto anche da parte dello Stato in modo tale da non creare drammi sociali»

Beh, no, in effetti. Ad esempio si può pensare a scivoli di sette anni, tra cassa integrazione straordinaria e mobilità lunga, che potrebbero pure essere prorogati e diventare un bel decennio tondo tondo. Il tempo vola, quando c’è un welfare patologico e per pochi intimi che ci fa divertire nei dibattiti. E poi, suvvia, non sia mai che una grande impresa che chiude o si ridimensiona possa creare drammi sociali. Quelli accadono soltanto alle piccole e medie imprese, che sin qui hanno fatto una strage occupazionale rigorosamente silenziosa. Avanti così, ministro.

Zapping su un disastro annunciato

Intervento del vostro titolare a ZappingDuepuntozero del 31 ottobre, condotto da Giancarlo Loquenzi su Rai RadioUno. Sulla forza negoziale di Alitalia, l’aventino di Air France, assisa in riva al fiume, la dura realtà che ci si para di fronte, la ricerca di nuovi fantomatici partner internazionali, l’esito più probabile di tutta questa indegna vicenda, che parte da lontano e non andrà lontano, se non nella portata del danno a contribuenti ed immagine del paese.

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Presi per fame

Economia & Mercato/Italia

Oggi sta girando un rumour giornalistico secondo il quale Air France non avrebbe intenzione di partecipare all’aumento di capitale di Alitalia, il cui periodo di sottoscrizione scade il 16 novembre. Secondo questa vocina, il vettore franco-olandese vorrebbe contare di più in merito a piano industriale e rinegoziazione del debito, prima di mettere altri soldi nella compagnia italiana. Come dar torto ad Air France? Il punto è ipotizzare che accadrà nelle prossime settimane, per capire se l’Italia si esporrà per l’ennesima volta al ridicolo planetario.

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