Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Alitalia - page 3

Convertiti sulla via di Malpensa

in Economia & Mercato/Italia

La contrarietà della Lombardia al monopolio di Cai sulla tratta aerea fra Milano e Roma è ormai acquisita, ma oggi il governatore Roberto Formigoni è andato oltre, proponendo di mettere a gara la tratta se la società andrà avanti con il piano che prevede di ridurre Linate alla sola navetta per la capitale, aumentando solo simbolicamente i collegamenti con Malpensa.

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Rachitismo – 2

in Economia & Mercato/Italia

In questo post, giorni addietro, avevamo scritto:

Ma soprattutto resta da capire dove si trova il punto di pareggio economico e finanziario della nuova Alitalia. Se non fosse particolarmente basso, per effetto di una feroce compressione dei costi, il rischio di accumulare perdite operative e tornare a bruciare cassa sarebbe realtà, e in quel caso sarebbe solo questione di tempo prima di assistere all’ennesimo psicodramma dell’italianità.

Oggi, grazie ad Andrea Giuricin, possiamo integrare quelle considerazioni con la stima (ottimistica) delle perdite operative che attendono nel 2009 la “nuova” Alitalia:

Le stime vedono un’Alitalia gravemente malata con delle perdite per il 2009 pari a 630 milioni di euro, più di quanto fatto dalla pre-fallimentare vecchia Alitalia nel 2007. In questa stima consideriamo anche minori costi dovuti alla diminuzione del prezzo del carburante per circa 200 milioni di euro e stimiamo ottimisticamente che il petrolio non aumenti le proprie quotazioni.
Se le perdite saranno di questa portata le ipotesi sono due: la ricapitalizzazione o il fallimento.
Nel secondo caso si consumerebbe il secondo fallimento in meno di 20 mesi per il vettore di bandiera italiana, mentre in caso di ricapitalizzazione, necessaria entro i primi mesi del 2010, il 15 di Marzo del 2010 Air France diventerà socio di maggioranza della nuova Alitalia.

E i contribuenti italiani intoneranno l’inno di Mameli.

Rachitismo

in Economia & Mercato/Italia

Dall’audizione di ieri dei vertici della nuova Alitalia, Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, è emerso soprattutto che il load factor (il coefficiente di riempimento degli aerei) a gennaio è sceso ad un miserevole 43 per cento. Un vero e proprio crollo verticale rispetto al load factor combinato di Alitalia ed Air One nel gennaio 2008. Una contrazione del coefficiente di riempimento di venti punti percentuali che si aggiunge ad un taglio del 42 per cento dei voli offerti dalla combinazione dei due vettori. Quindi, come segnala su Liberalizzazioni.it il professor Ugo Arrigo, un’Alitalia dimezzata rispetto allo scorso anno trasporta solo un quarto dei passeggeri. E lo fa potendo contare sulla soppressione della concorrenza sulla rotta domestica più remunerativa.

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Marrazzo il patriota

in Economia & Mercato/Italia

Francesco Ramella su LiberoMercato ci racconta la triste involuzione dell’uomo che anni addietro giocava al paladino dei consumatori, mentre oggi tutela i monopoli. A morte Ciampino, patria delle low cost, con l’alibi dell’ambiente:

“Signori, si chiude”. La straordinaria e non pianificata esperienza che ha visto l’aeroporto di Ciampino evolversi in pochi anni da scalo per pochi fortunati a porta di ingresso nella capitale per cinque milioni di passeggeri “normali” sembra essere destinata a finire molto presto. I decisori politici laziali sono infatti fermamente intenzionati a mettere in atto l’eutanasia dell’aeroporto. La prima mossa, attuata nel 2007, è consistita nella riduzione del numero di movimenti aerei autorizzati da 138  a 100 ed ora ci si ripropone di tornare alla situazione pre-esistente allo sbarco delle compagnie low cost ossia ad uno scalo unicamente dedito ai voli di Stato mentre quelli commerciali dovrebbero essere dirottati sul nuovo aeroporto di Viterbo la cui apertura è prevista per il 2011 (e non manca chi vorrebbe chiudere Ciampino prima ancora che Viterbo divenga operativo). Tale decisione viene motivata da parte dell’amministrazione comunale di Ciampino con ragioni di carattere ambientale ed in particolare l’eccessivo livello di inquinamento acustico generato dagli aeromobili. Tesi che appare quanto mai debole se, ad esempio, paragoniamo l’attuale traffico che gravita sullo scalo romano con quello di Heathrow, l’hub londinese localizzato a soli ventidue chilometri dal centro della città, circondato da un’area con una densità abitativa di gran lunga superiore a quella che interessa lo scalo romano e con un traffico aereo di un ordine di grandezza superiore.

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Italianitè

in Economia & Mercato/Italia

lesechos-alitalia-air-france-130109_324x230«Non male per un’operazione il cui prezzo, 300 milioni, resta tutto sommato ragionevole», scrive Les Echos. «Ci si può persino chiedere se Silvio Berlusconi non ha reso un insigne servizio ad Air France-Klm nell’aprile 2008, quando ha fatto fallire il progetto di acquisto di Alitalia per 1,5 miliardi di euro in nome dell'”italianità”. Dopo tutto, la compagnia con la quale si è fidanzata Air France-Klm ha già operato buona parte della sua ristrutturazione. Non è più il vettore malato che perdeva 1 milione di euro al giorno, ma un gruppo depurato dai suoi debiti e rafforzato dopo la fusione con il suo rivale Air One». Merci Silvio. A Palazzo Chigi c’è ancora una merchant bank, solo un pò più miope.

Questa è fantastica

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

Gli europarlamentari della Lega Mario Borghezio e Francesco Speroni hanno presentato due distinte interrogazioni alla Commissione europea sugli scali di Milano-Malpensa e Milano-Linate. Con la fusione delle compagnie aeree Alitalia e AirOne, sottolinea Speroni, si sono create ”le condizioni per un monopolio di fatto, soprattutto sulle tratte nazionali, in  particolare Linate-Fiumicino” e si è prospettata l’ipotesi di consentire l’uso dello scalo milanese “solo per l’effettuazione di questa tratta”. In questa situazione, chiede l’europarlamentare leghista, la Commissione ”come intende agire per tutelare le regole della concorrenza tra vettori?”.

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Aridaje

in Economia & Mercato/Italia

Il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, nel corso dell’intervista al Messaggero in cui definisce “curioso” l’atteggiamento del sindaco di Milano Letizia Moratti, che invoca la riapertura del dossier Lufthansa, si premura di informarci che quella di Alitalia

“Non è una vendita surrettizia ad Air France. C’è un passaggio molto importante degli accordi sottoscritti con i sindacati e la società: prevede che i soci non possano vendere per cinque anni”

Questa è, al contempo, una verità formale ed una bugia sostanziale.

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Buongiorno, Moratti

in Economia & Mercato/Italia

Il sindaco di Milano, dopo aver perso il sale antighiaccio perde pure la pazienza e si domanda, chiedendo polemicamente al premier, quale è la vera natura di Cai-Alitalia:

“Se Cai ha interesse pubblico, quindi è una compagnia di bandiera, il governo non può sottrarsi a un ruolo di garanzia: cioè deve essere sicuro che la scelta di Cai (Air France, ndr) è la migliore per il Paese. Se Cai è invece privata, non si capisce perché a questa compagnia è stato consentito di avere ciò che non ha avuto in precedenza Alitalia: i debiti sono finiti a carico dei cittadini e c’è stata data una moratoria di tre anni sull’esclusiva della rotta più redditizia cioè Milano-Roma. Se gli interessi degli imprenditori non sono quelli dell’Italia, allora il governo deve intervenire.”

Good morning, Moratti! Lei è finalmente giunta a prendere coscienza della natura di centauro di Cai. Peccato non legga questo sito, ci sarebbe arrivata già da tempo.

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Altrimenti liberalizziamo

in Economia & Mercato/Italia

Nella giornata surreale in cui Letizia Moratti, l’aspirante dea ex machina di Expo2015, ci informa che non si attendeva 40 centimetri di neve ma solo 25, e che Milano ha donato parte delle proprie scorte di sale (incluso quello nella sua zucca) a Torino, i leghisti parlano a Cai-Alitalia affinché Berlusconi intenda. Di assoluto rilievo il messaggio di Roberto Calderoli, che si traveste da John Wayne e manda a dire a Colaninno che

“Il tesoretto di Cai è la navetta Roma-Milano. Senza gli slot su quella tratta la nuova Alitalia può interessare al massimo a qualche compagnia siamese”.

Nessuna minaccia, s’intende (per carità) ma

“Cai è ormai una compagnia privata e può fare anche scelte diverse da quelle che suggerisce il governo. Certo, in questo caso è chiaro che scelte diverse le faranno anche altri”.

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Contrordine, aviatori

in Economia & Mercato/Italia

Sarà Air France il partner di Alitalia, e per un eccellente motivo: i 200 milioni di euro di penale in caso di uscita di Alitalia da SkyTeam, il sistema di alleanze a cui appartiene anche AF-KLM. Anzi, no. Colaninno vedrà il boss di Lufthansa, Mayrhuber, la settimana prossima. Forse per ringraziarlo? Se l’indiscrezione fosse confermata, Air France diverrebbe il primo azionista singolo in Alitalia, l’unico con l’expertise per gestire una linea aerea. Interessanti le indiscrezioni sull’investimento francese: 310 milioni per il 25 per cento di Alitalia. La compagnia varrebbe quindi oltre 1,2 miliardi di euro, a fronte di 1,05 di valorizzazione degli asset rilevati dalla Bad Company di Fantozzi e dall’acquisizione di Air One. Come interpretare questo differenziale?

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Fosse vero

in Economia & Mercato/Italia

Intervistato da SkyTg24, il ministro dell’Innovazione e della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, riferendosi all’indecente modello di relazioni industriali che sta rapidamente affermandosi tra Cai e sindacati, un modello che prevede la reciproca presa di ostaggi nelle persone dei passeggeri, ha dichiarato:

”Se non si vola con Alitalia la gente volerà con altri vettori e ci saranno licenziamenti veri. Ci vuole buon senso, fare scioperi di questo tipo è da irresponsabili. E’ finita l’epoca in cui Alitalia perdeva 2 milioni di euro al giorno, che pagavamo noi”.

In questo modo di argomentare esiste un’intrinseca debolezza logica. Se per manifesta inaffidabilità di Alitalia la gente finirà col volare con altri vettori, perché il governo ha organizzato quella mostruosità giuridica, economica e (anti)concorrenziale che è la vendita a Cai?

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Benvenuto a bordo, direttore

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

“Aggiungo che in ogni caso un particolare di questa vendita ai miei occhi grida vendetta. Faccio i miei complimenti agli acquirenti. Ma non posso che bocciare il venditore. Non è tanto e solo la misura anti-concorrenziale sulla Roma-Milano, che graverà sulle tasche dei passeggeri, visto che il più della redditività di Cai dovrà venire da lì. E’ il fatto che a Cai sono stati attribuiti tutti gli slot di volo di Alitalia, compresi quelli non operativi negli ultimi mesi, a costo zero. Questo è, semplicemente, uno scandalo. Avrei ancora capito la soluzione, “all’italiana” di cedere in tal modo quelli ancora operati e comunque ancora ridimensionati, cioè relativi ai 64 velivoli che Cai rileva e ai 29 a cui subentra in leasing, rispetto ai 109 della vecchia compagnia. Ma lasciando la Bad Company di Fantozzi libera di cedere sul mercato secondario gli slot in sovrappiù. Invece, si è assunto come criterio quello per cui gli slot – che non erano di proprietà Alitalia ma solo a lei attribuiti – valevano zero perché tanto essa era avviata al fallimento. Giuridicamente, questa considerazione vale zero. In caso di revoca per fallimento della licenza di volo, gli slot vengono retrocessi agli aeroporti, infatti, non sono affatto un bene intangibile che sparisce insieme alla compagnia fallita. Che indegna pulcinellata.”  – (Oscar Giannino, LiberoMercato, 22 novembre 2008)

Il momento è propizio

in Economia & Mercato/Italia

Chi legge con regolarità questo sito sa come la pensiamo sulla “privatizzazione” di Alitalia. Si tratta di una follia o, più propriamente di una “porcata”, per usare il celebre termine calderoliano. E a porcata, porcata e mezza. Ecco quindi che l’occasione è assolutamente propizia per applicare, per la prima volta nella storia, l’articolo 39 della Costituzione. L’iniziativa potrebbe inoltre essere raccordata con la riforma della contrattazione collettiva, come proposto da Pietro Ichino, e servirebbe per fare dell’Italia un paese quasi normale, almeno nell’ambito delle relazioni industriali, oltre che per porre le basi di un recupero strutturale di produttività. Resta da capire se il governo, che con l’operazione-Cai ha presentato agli italiani un conto da 3 miliardi di euro, avrà la volontà e la determinazione per fare riforme, e non solo pateracchi, come finora accaduto.

Sistema-paese, o dell’italianità

in Economia & Mercato/Italia

“La mia azienda vanta un credito di 900.000 euro da Alitalia, la mia banca mi ha chiesto di rientrare dal fido, ho posto in cassa integrazione venti persone, e Alitalia continua a volare con i miei soldi”

(Sms inviato da un imprenditore a Radio24)

E’ iniziato il secondo tempo

in Economia & Mercato/Italia

Ieri, previo voto di fiducia, la Camera ha approvato il decreto che spiana la strada al salvataggio di Alitalia. Tra i cardini del provvedimento, l’attribuzione al commissario straordinario del potere di cedere immediatamente “complessi aziendali”, individuando l’acquirente a trattativa privata tra candidati che garantiscano la continuità del servizio e la rapidità dell’intervento. Il prezzo di cessione deve essere ai valori di mercato indicati da un advisor che, come noto, è Banca Leonardo, in cui sono presenti anche azionisti di Cai. Previste anche deroghe antitrust, che limiteranno fortemente il già debole margine di intervento a protezione dei consumatori-utenti: l’Autorità potrà intervenire su eventuali monopoli (quale quello della rotta Linate-Fiumicino, vicina al 100 per cento dopo l’integrazione Alitalia-Air One), solo dopo il 30 giugno 2009. Un sentito ringraziamento al Senato, che ha emendato la originaria previsione di tre anni di congelamento dell’Antitrust.

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Fine primo tempo

in Economia & Mercato/Italia

Si è conclusa la prima parte della “privatizzazione” di Alitalia: i piloti hanno firmato, gli assistenti di volo anche, il piano industriale è stato in parte modificato. Nelle intenzioni del governo, l’operazione-Alitalia sarebbe uno stop-loss, cioè l’intervento che chiude il rubinetto delle perdite a carico del contribuente. Per induzione, dovrebbe essere anche la fine dell’ingerenza della politica nella gestione di un’impresa che compete sui mercati globali. Sfortunatamente, così non sarà.

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Premesse

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia/Video

Pensavamo si trattasse di un’alleanza tra tre compagnie aeree per dare vita ad un grande gruppo aereo internazionale, e cioè Air France, KLM e Alitalia. Bene, dopo sei mesi, Air France ha presentato delle condizioni non soltanto irricevibili, non soltanto inaccettabili, ma addirittura offensive.” (Silvio Berlusconi, 1 aprile 2008)

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Il vizio della memoria

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

– Dovendo attendere il via libera antitrust di Bruxelles, l’eventuale lancio di una offerta di Air France-Klm su Alitalia ”non potrà avvenire prima di metà maggio. A quel punto ci sarà un nuovo governo in Italia e dovrà pronunciarsi per dire se conferirà il 49,9 per cento delle azioni di Alitalia detenute dal Tesoro”. Il presidente di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, conferma così l’intenzione di portare avanti l’operazione solo ”cercando il consenso sia di questo che del prossimo governo. In questo settore – dice – nessuna operazione di questo tipo si può  fare in modo ostile e contro un governo” (Ansa, 19 marzo 2008);

– ”Non possiamo assolutamente accettare che Alitalia sia venduta ad Air France e per questo, lo diciamo chiaro anche agli amici francesi, quando saremo al governo, e credo che l’attuale governo non vorrà concludere una trattativa alle condizioni che abbiamo conosciuto prima del 13 di aprile, lanceremo un appello a tutti gli imprenditori italiani e voglio vedere quale sarà l’imprenditore che si negherà di dare un apporto in nome dell’orgoglio e dell’interesse nazionale”. Lo ha detto Silvio Berlusconi, alla manifestazione delle donne del Pdl. (Ansa, 28 marzo 2008);

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La via più breve per la rivoluzione

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia

“Adesso serve la rivoluzione” scriveva ieri Nicola Porro, invocando una profonda riforma del rapporto tra imprese e lavoratori:

Il principio è semplice: non conta l’azienda, non contano i prodotti o i servizi, men che mai contano i clienti. Anche al costo di morire, ciò che è importante è il lavoratore. Il monarca assoluto del nostro sistema capitalistico, in cui gli utenti, i cittadini non valgono nulla. E sulla base di questo principio si è costruita un’impalcatura giuridica altrettanto assurda: che va dall’intoccabilità dello Statuto dei lavoratori, approvato quasi 40 anni fa, a una giurisprudenza per cui la parte, supposta ex lege debole, il lavoratore appunto, ha sempre e comunque ragione.
Berlusconi sta facendo di tutto per trovare una soluzione ad Alitalia. Ma non perda di vista la grande preda: rivoluzionare il rapporto tra imprese e lavoratori vale cento volte il salvataggio di Alitalia.

Concetti del tutto condivisibili.

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Farsa continua

in Economia & Mercato/Italia

Se dovessimo scommettere sulla definitiva conclusione del feuilleton di Alitalia, dopo l’abbandono da parte della cordata guidata da Roberto Colaninno, non lo faremmo. Con buona pace di qualche speranzoso supporter del centrodestra, questo non è un paese per decisionisti veri. Nessun Reagan contro i controllori di volo, nessuna Thatcher contro i minatori. E’ un Truman show senza fine, dove apparire è essere. E dove vi sono molte verità ma nessuna verità. La crisi di Alitalia è vecchia di almeno un quindicennio, e dall’inizio del secolo ha subìto un’accelerazione, a cui i governi che si sono succeduti non hanno saputo rispondere in modo efficace e rispettoso dei contribuenti.

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