Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Alitalia - page 5

La cordata con cui impiccarsi

in Economia & Mercato/Italia

*Post aggiornato con gli ultimi sviluppi sul prestito-ponte del governo italiano

Tra i francesi che s’incazzano e i giornali che svolazzano, Air France ha dichiarato decaduta la propria proposta condizionata, per mancato verificarsi delle condizioni preliminari richieste e per l’ulteriore deterioramento del quadro economico di Alitalia. Di questa grottesca vicenda abbiamo scritto fino alla nausea: il governo Prodi ha commesso l’errore esiziale di perdere 20 mesi per un’asta tanto impropria quanto irrealistica, e così facendo ha annichilito il residuo valore economico del nostro vettore. Berlusconi sembra aver poi messo l’ultimo chiodo alla bara di Alitalia, con il fuoco di sbarramento sul no ad un’acquisizione che si sarebbe configurata come un vulnus al patrio orgoglio, e sì ad un merger of equals che, dati i conti di Alitalia, avrebbe certificato la presenza di problemi psichiatrici nel compratore. E ora?

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Quozienti

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia/Links of the day/Unione Europea

“Che abbiamo fatto? Abbiamo chiesto più aerei. Siamo pronti a discutere di produttività e tutto il resto purché ci siano più aerei. E questo non è l’interesse dei cittadini italiani?”

Così parlò Luigi Angeletti, segretario generale della Uil e membro, con Guglielmo Epifani e Raffaele Bonanni, del dream team da Champions’ League che tremare il mondo fa. E non ha neppure tutti i torti. Se per i cinque velivoli della flotta Alitalia Cargo sono disponibili 180 piloti, aumentare il numero di aerei potrebbe essere la soluzione. Basta trovare i soldi e (perché no?) i clienti del servizio. Ma ci permettiamo di dissentire da Angeletti: l’interesse dei cittadini italiani è soprattutto quello di non vedere le proprie bellissime tasse finire nello sciacquone, come invece accaduto finora.

Dicono di lei

in Economia & Mercato/Italia

”Un bambino viziato”. Così il capo comunicazione di Ryanair, Peter Sherrard, nel corso di una conferenza stampa, ha definito l’Alitalia. ”Il Governo italiano – ha spiegato – ha fatto troppo per aiutare Alitalia e per proteggerla dalla concorrenza”. Sherrard ha parlato di Alitalia come di ”un bambino viziato che non sa camminare da solo” e che ora ”è diventata parte della campagna elettorale. Sono due le compagnie aeree che falliscono in Europa: – ha proseguito il capo comunicazione di Ryanair – l’italiana Alitalia e la greca Olympic, e sono quelle che vengono troppo supportate”.

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Sì bella e perduta

in Economia & Mercato/Italia

La data di ieri, 30 marzo, ha visto il contemporaneo verificarsi di due eventi che rappresentano altrettante sconfitte per il sistema italiano di trasporto aereo. Il primo è il de-hubbing di Malpensa ad opera di Alitalia che, con l’entrata in vigore dell’orario estivo, ha cancellato 14 dei suoi 17 voli intercontinentali giornalieri, con tutto quello che ciò implica per lo scalo varesino in termini occupazionali diretti e indotti, oltre a circa 6 milioni di passeggeri in meno l’anno, 70 milioni di euro in meno nella casse della Sea e un danno per l’economia lombarda stimato da un’analisi dello Studio Ambrosetti in 15 miliardi di euro. Ma il 30 marzo è anche la storica data dell’entrata in vigore dell’accordo Open Skies, che consente alle linee aeree europee di trasportare passeggeri da e verso qualsiasi destinazione negli Stati Uniti e in Europa, oltre a poter stabilire i propri prezzi senza subire controlli governativi.

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The Italian Bankruptcy

in Italy

Alitalia appears more than ever en route to bankruptcy, after its proposed sale to Air France-KLM ran into political turbulence and unions insisted on having the right to re-negotiate the merger terms.

Center-right leader Silvio Berlusconi, who polls indicate is in the lead to become the next premier, has abandoned his previously neutral position and branded the Air France-KLM offer as ”arrogant and unacceptable”. He said Italian businessmen and banks should feel a ”sense of duty” to join together to buy Alitalia. According to the former premier, the offer could be led by Italy’s biggest private carrier Air One with the financial front coordinated by Banca Intesa, Italy’s number two bank, and the involvement of Berlusconi’s children, and that a buy offer could be ready “within the next three to four weeks”. Berlusconi also phoned outgoing Premier Romano Prodi urging him to approve a stop-gap or bridge loan from the state to allow time for an all-Italian offer to be drawn up and presented for Alitalia. In their phone conversation, Prodi recalled to Berlusconi that the European Union had made it clear that Alitalia could not receive fresh state aid unless the question of the carrier’s future had been resolved with a concrete offer for the Treasury’s stake.

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Usi obbedir negoziando

in Economia & Mercato/Italia

Il governo ha dato il via libera all’acquisizione di Alitalia da parte di Air France-KLM. In caso abbiate poco tempo e/o voglia di leggere questo post fino al termine, vi anticipiamo che ne siamo lieti. Non vi erano ovviamente alternative, a meno di considerare esplicitamente il fallimento del vettore italiano, ma questo poco importa. Quello che appare disarmante è un passo del comunicato del consiglio dei ministri straordinario di ieri sera, nel quale il governo esplicita che

“(…) gli impegni assunti non saranno vincolanti nel caso in cui uno o più soggetti lancino un’offerta pubblica concorrente migliorativa e il ministero accetti tale offerta. Ciò al fine di tutelare i principi di trasparenza e non discriminazione previsti dalla normativa sulle privatizzazioni e in linea con la disciplina delle offerte pubbliche”

Monsieur De Lapalisse sarebbe stato un eccellente presidente del consiglio italiano. Qualcuno vuole lanciare un’Opa sul 49,9 per cento di Alitalia posseduto dal Tesoro italiano? Si faccia avanti ma si sbrighi, mancano solo tredici giorni alla deadline imposta da Air France, che solo pochi giorni fa aveva comunicato che avrebbe atteso il nuovo esecutivo italiano prima di finalizzare la propria offerta.

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Liberale, alza la voce

in Economia & Mercato/Italia

Questa digressione statalista [di Berlusconi su Alitalia “compagnia di bandiera” da difendere, ndPh.] ha messo in imbarazzo i liberisti di area pidiellina. Silenzi tattici (alla vigilia della presentazione delle liste, Daniele Capezzone è muto), scarse tracce alitaliane nel sito Tocqueville, che ospita prevalentemente blogger lib, notizia seminascosta dal Giornale (undici righe undici), il quotidiano che nei giorni scorsi, alla vigilia della presentazione del programma, aveva fatto campagna preventiva contro la minaccia di una piattaforma non liberista. Giavazzi, che era stato pessimista sul programma del Pdl, dice: “Secondo me, la spinta liberalizzatrice in realtà non l’hanno mai avuta, i liberali sono stati spesso silenziati. In fondo l’unica norma liberista della scorsa legislatura fu la legge Biagi, per il resto il centrodestra è stato vittima delle lobby. Pensavo che dopo due anni di opposizione ci sarebbe stata una riflessione, sbagliavo. Quanto al programma, leggo di dazi e quote, che servono a difendere le imprese che non ce l’hanno fatta, e non quelle che hanno vinto la loro sfida”. (Il Foglio)

Could you please elaborate?

in Economia & Mercato/Italia

Sarà che le acque stagnanti e reflue della politica italiana non favoriscono analisi ed approfondimenti, sarà che il nuovo slogan della manomorta partitica sull’economia si chiama “tutela dell’interesse nazionale“, sta di fatto che oggi ci è toccato di leggere uno stiracchiato proclama di Alleanza Nazionale a favore dell'”italianità” di Alitalia, che recita stancamente:

“Ci auguriamo che la posizione univoca del centrodestra in merito alla vicenda Alitalia faccia riflettere il Governo su una scelta che più passano i giorni e più penalizza l’interesse nazionale”. Lo affermano il portavoce di An, Andrea Ronchi, e il capogruppo dei deputati di An, Ignazio La Russa, a proposito della vicenda Alitalia. “Il centrodestra – aggiungono – valuterà nelle prossime ore ulteriori iniziative tese a dimostrare l’importanza che il vettore resti italiano”

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L’eterno ritorno

in Economia & Mercato/Italia

Come nel 1986, sono in corso le procedure di privatizzazione di un carrozzone di Stato decotto (il carrozzone e lo stato). Come nel 1986, Romano Prodi si trova ad uno snodo strategico del processo decisionale. Allora a capo dell’Iri, oggi del governo. Nel 1986 l’offerta più vantaggiosa venne bocciata, a difesa della maledizione dell’italianità. Oggi, per la privatizzazione Alitalia concorrono un operatore estero, di sana e robusta costituzione, ed un operatore domestico gracile e sotto tutela delle banche. Prodi, da convinto liberalizzatore, si è già espresso in materia, quasi un anno fa. In politica, un’era geologica:

“Non sarei contrario, ma non sono sicuro che Air France acquisterà Alitalia. Ci sono state trattative per anni, ma Air France ha sempre tergiversato. Se noi riceviamo una proposta chiara e forte io sono d’accordo. Le scelte italiane sono molto semplici: abbiamo deciso di mettere Alitalia sul mercato e se i francesi fanno un’offerta e quella sarà la migliore, allora sarà di Air France. Altrimenti vedremo”

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Un governo filo-inflazionistico e contro il potere d’acquisto

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

“Il caro-petrolio spinge le bollette. Gli aumenti di luce e gas potrebbero tradursi in una stangata per le famiglie: 11 euro l’anno in più per la luce, oltre 30 per il gas”. Leggendo i giornali di questi giorni ho fatto un conto. Lo scorso anno Alitalia ha perso 380 milioni; nei primi 6 mesi del 2007 altri 211. A fine dicembre l’incomprensibile noncuranza del governo — che da oltre un anno di mese in mese rimanda il problema — avrà accollato ai contribuenti altri 400 milioni di perdite. Sono circa 30 euro per famiglia, più dell’aumento delle bollette della luce, poco meno del rincaro del gas.”

(…) “Che cosa accadrà se l’inflazione sarà più elevata? Lo spiegano Tito Boeri e Pietro Garibaldi sul sito lavoce. info. L’inflazione fa salire il gettito fiscale perché le imposte colpiscono i redditi nominali: nel 2008 un’inflazione del 3%, anziché il 2% che prevede il governo, aumenterebbe le entrate tributarie di 4-5 miliardi di euro, e di altrettanto ridurrebbe il potere d’acquisto delle famiglie. Questa cifra forse non è casuale. Infatti la legge finanziaria peggiora i conti pubblici, rispetto a ciò che sarebbe accaduto in sua assenza, di 4,5 miliardi: 5 in più di spese correnti, 2,5 in meno di investimenti e 2 in meno di entrate per il taglio dell’Ici. Il risultato è che nel 2008 il deficit salirà dall’ 1,8 al 2,1% del Pil. Forse il ministro dell’Economia in cuor suo spera che un po’ d’inflazione in più gli regalerà un aumento della pressione fiscale e gli consentirà di eliminare quel maggior disavanzo. Se così fosse si sbaglierebbe: in un momento in cui l’euro forte frena le esportazioni, solo i consumi delle famiglie possono sostenere la domanda.”

(Francesco Giavazzi, 6 dicembre 2007)

Noi non pensiamo che TPS, oltre che in malafede, sia pure così stratosfericamente ottuso. Ma a pensar male…

Metafora di un governo

in Economia & Mercato/Italia

Cosa hanno in comune Alitalia ed il governo Prodi? Vediamo:

  • Entrambi sono già morti da tempo;
  • Entrambi continuano a simulare la normale operatività quotidiana;
  • Entrambi sono infestati dal pansindacalismo;
  • Entrambi gravano in modo intollerabile sulle tasche dei contribuenti;

E ora che fare, come avrebbe detto il buon vecchio Lenin? Semplice: portare i libri in tribunale per Alitalia, ed al Quirinale per il governo Prodi. Ma difficilmente accadrà.

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IBL – Alitalia, il destino di volare basso

in Articoli

Per l’Istituto Bruno Leoni la privatizzazione di Alitalia rischia di condurre a risultati ancora peggiori di quelli di partenza. È questa la tesi del Focus di Mario Seminerio, “Alitalia, il destino di volare basso“. Scrive Seminerio: “Il goodwill di Alitalia risiede nella protezione politica dalla concorrenza, malgrado tale rendita sia destinata a subire la progressiva erosione ad opera, sulle tratte domestiche, dei servizi ferroviari ad alta velocità che dovrebbero entrare sul mercato entro un paio d’anni, e del già citato accordo Open Skies sulle tratte extraeuropee”.

Per Alberto Mingardi, direttore generale di IBL, “l’abbandono del fondo americano Tpg è un segnale preoccupante. Più che privatizzare la compagnia di bandiera per aprire il settore alla concorrenza, la sensazione è che il governo stia consegnando ai privati la speranza di un monopolio. La gara bandita dal governo si sta dimostrando una farsa: l’unica cosa da fare, a questo punto, è ripartire da zero e bandire un’asta basata solo sul prezzo, in maniera da non lasciare discrezionalità sulla scelta dei compratori al potere politico”.

Il Focus è liberamente scaricabile qui.

In Italia, privatizzare è diabolico

in Economia & Mercato/Italia

Le gare sono fatte così: ad un certo punto qualcuno molla e qualcuno resta“. Disse il ministro del cosiddetto sviluppo economico, Bersani, commentando l’abbandono della gara per Alitalia da parte della cordata composta dal fondo di private equity americano TPG e Mediobanca. Al di là di questa affermazione catalanesca, dovrebbe suscitare perplessità (eufemisticamente parlando) che uno specialista mondiale di ristrutturazioni societarie abbia deciso di chiamarsi fuori da una gara costruita in modo formalmente corretto, ma viziata da un enorme numero di paletti, più adatti ad un’impresa in salute che ad una realtà che accumula perdite a tappe forzate. TPG si prepara all’assalto finale ad Iberia, per rafforzare la propria presenza in Europa nell’imminenza dell’avvio dell’accordo Open Skies.

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Dalla Data Room alla camera ardente

in Economia & Mercato/Italia

Ebbene si, per una volta siamo stati troppo ottimisti. Il cda di Alitalia non ha potuto fare a meno di svalutare la flotta, e ciò ha determinato il superamento delle perdite di bilancio di un terzo del valore del capitale sociale. Ora, gli azionisti saranno chiamati a ricapitalizzare la società. Ma non c’è fretta, questo compito ricadrà sulle spalle dell’acquirente di Alitalia, il quale si rifarà sul venditore, ottenendo un congruo sconto sul prezzo di vendita. L’ipotesi di 40 centesimi per azione (e meno) diventa quindi una sostanziale realtà.

Noi avevamo previsto alcune acrobazie contabili da parte del cda della nostra compagnia di bandiera, finalizzate a non oltrepassare la fatidica soglia di perdite che determina l’abbattimento del capitale sociale, ma c’è un limite anche alla creatività contabile. Quello che è più interessante, in questa vicenda, è il fatto che tutti (da Padoa Schioppa in giù) sapevano che la flotta Alitalia avrebbe inevitabilmente dovuto subire pesanti decurtazioni del valore contabile, viste le condizioni dei venerandi Md80. Malgrado questa trascurabile informazione, per mesi è andata avanti la manfrina della vendita “alle migliori condizioni possibili”, e con fior di paletti.

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I nodi al pettine

in Economia & Mercato/Italia

Durante un’audizione alla Camera, il ministro dell’Economia Padoa Schioppa ha detto che obiettivo del governo, riguardo Alitalia, “è una buona privatizzazione: collocarla in mani capaci. Compriamo un piano industriale, più che vendere una compagnia aerea“. Il ministro ha poi di fatto confermato i boatos di mercato delle ultime settimane, che parlano di offerte indicative, da parte delle tre cordate rimaste in gara, ben inferiori a 40 centesimi per azione, meno della metà rispetto al prezzo corrente di borsa:

“Guardiamo con attenzione alle risorse che verranno investite e non solo al prezzo pagato”. Il prezzo, ha detto, non deve prevalere “su altri criteri che nel tempo possono contare di più”.

Si tratta della scoperta dell’acqua calda, essendo risaputo dall’inizio della gara che l’unica cosa privatizzabile di Alitalia è l’enorme badwill, cioè l’avviamento negativo, come da noi già segnalato.

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Contribuenti consapevoli

in Economia & Mercato/Italia

Dice un vecchio adagio che un’immagine vale più di mille parole. Prima di sottoporvi l’immagine in questione, ci corre l’obbligo di scrivere alcune parole (assai meno di mille, fortunatamente) a titolo di legenda. Nell’ottobre 2001, a poche settimane dall’attacco al cuore dell’Occidente, l’aviazione civile di tutto il pianeta appariva in ginocchio. Le quotazioni azionarie di tutti i vettori erano intrappolate in una spirale ribassista senza fine. Ma quella spirale, inopinatamente, si interruppe. Iniziò una lenta ma sicura risalita, che acquisì velocità (assieme ai mercati azionari mondiali), con l’inizio delle operazioni militari in Iraq, nel marzo 2003 e, successivamente, con la forte crescita dell’economia globale. Di tutto rilievo è anche il fatto che il settore delle linee aeree, nel corso di questi anni, è riuscito a recuperare profittabilità pur in presenza di un altro forte shock, quello dell’impennata dei prezzi del greggio, che dal gennaio 2002 ad oggi ha portato le quotazioni del barile da circa 20 dollari agli attuali 65, passando per il picco di 78 dollari della fase immediatamente successiva all’uragano Katrina. Tutto ciò premesso, osservate ora il grafico qui sotto (cliccare sull’immagine per ingrandirla):

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Compagnia di bandiera. Bianca

in Economia & Mercato/Italia

Nel 2006 Alitalia ha registrato una perdita ante imposte di 405 milioni, in peggioramento di circa 261 milioni rispetto al 2005. Ma il cda della compagnia di bandiera non perde l’ottimismo (beati loro) e, dopo aver esaminato il budget 2007 e le previsioni per i primi 4 mesi dell’anno in corso riesce a intravvedere una “proiezione in miglioramento dell’attività industriale nei confronti del 2006“, che le consente di ritenere di poter conseguire nel 2007 un risultato operativo in miglioramento rispetto a quello del 2006. Tale risultato potrà addirittura divenire positivo con il realizzarsi di alcune “operazioni straordinarie previste in budget“, operazioni che restano al momento congelate in attesa dell’esito della procedura di gara per la privatizzazione.

Nel frattempo, le cordate che avevano manifestato interesse alla privatizzazione stanno iniziando a mostrare crescenti perplessità sull’operazione. Ad esempio, Carlo De Benedetti, in gara con la sua società di venture capital Mercati & Capitali, lamenta addirittura l’impossibilità di avviare un’attività di due diligence (cioè di revisione) sui conti di Alitalia, elemento fondamentale per determinare il prezzo di offerta. Il problema principale sembra essere proprio il criterio di valorizzazione di alcune poste patrimoniali, in primo luogo quello della flotta, sulla quale da settimane si rincorrevano insistenti voci sul rischio di pesanti svalutazioni che, sommate alle perdite, avrebbero potuto imporre una ricapitalizzazione nel momento più inopportuno, durante la gara per la cessione ai privati del controllo della compagnia, sancendo l’implosione finale non solo della “privatizzazione”, ma anche dell’azienda. Invece il cda ha preferito far finta di nulla, affermando di “non poter procedere” (si noti il verbo) ad una svalutazione del valore in bilancio degli asset aziendali.

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Alitalia, o del mondo alla rovescia

in Italia

Interessante sequenza di dichiarazioni del segretario generale della Cisl sull’Alitalia, a meno di una settimana dalla scadenza del bando governativo volto ad individuare potenziali acquirenti. Secondo Bonanni, per Alitalia

“Air France non mi sembra il partner più adatto per il ruolo che una compagnia di bandiera deve avere in Italia. Ci vuole, comunque, un accordo con una compagnia italiana in modo da controllare almeno il 60-70% del mercato italiano”. Anche il partner ideale “dovrebbe essere distante dall’Italia in modo che i nostri aeroporti non diventino dei sotto-hub” di altre compagnie.

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Le cose che vanno capite

in Italia

Scrive oggi un analitico Christian Rocca:

“Considero questo governo addirittura peggiore del precedente, però due cose moderne e potenzialmente rivoluzionarie sono state annunciate. La privatizzazione (parziale) dell’Alitalia e il progetto di legge sulle coppie di fatto (anche se difficilmente a gennaio lo faranno passare). Ah, una terza. A babbo morto, Prodi ha riconosciuto che i nostri militari a Nassiryah non erano forza d’occupazione.”

E’ utile ricordare a Rocca (e non solo a lui) che quella di Alitalia tutto può essere considerata tranne che una privatizzazione, neppure parziale. Il governo italiano si ostina a credere di poter dettare le condizioni di partecipazione ad un’asta pubblica, e non riesce a prendere consapevolezza che Alitalia è un’azienda che dovrebbe solo portare i libri in tribunale. Ad oggi, nessuna compagnia straniera si è detta interessata all'”affare”, ed è di ieri la notizia che Carlo De Benedetti avrebbe cortesemente declinato l’invito di Romano Prodi a fare un’offerta. Analogamente, anche Banca Intesa avrebbe risposto picche. Leggi tutto

Effetto annuncio

in Economia & Mercato/Italia

Il consiglio dei ministri di venerdi 1 dicembre ha approvato due provvedimenti che potenzialmente rappresentano altrettante svolte epocali per il nostro paese. Con il primo, è stata decisa la presentazione di un disegno di legge delega relativo al “riordino dell’accesso alle professioni intellettuali, alla riorganizzazione degli ordini, albi e collegi professionali, al riconoscimento delle associazioni professionali, alla disciplina delle società professionali e al raccordo di tali disposizioni con la normativa dell’istruzione secondaria superiore e universitaria.” Un disegno di legge delega è, per sua natura, un parto della fantasia. Dapprima il governo necessita dell’ottenimento della delega stessa dal parlamento, ed in seguito procede ad emettere i relativi decreti attuativi. Nessuna meraviglia, quindi, che l’annuncio delle linee-guida sia alquanto accattivante: Leggi tutto

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