Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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America2008

Non perdiamoci di vista

Esteri/Stati-Uniti/Video

Sarah Palin nel 2012? Chi può dirlo. Al momento, Intrade non la considera ancora front runner, ma il prediction market è notoriamente poco profondo e la data remota. In caso, Karen Breslau su Newsweek fornisce alla governatrice dell’Alaska alcuni suggerimenti per porre le basi dell’assalto a Pennsylvania Avenue. Di particolare rilievo ci pare quello che invita a non rinchiudersi nel recinto della propria base elettorale, perché sono soprattutto gli indipendenti quelli che contano.

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Vita in provincia – 3

Esteri/Italia/Stati-Uniti

Chiunque vinca le elezioni statunitensi (e lo sapremo tra poche ore, brogli e imbrogli permettendo), si troverà a gestire un paese con una enorme inerzia negativa: due guerre in corso, la peggior crisi economica da ottant’anni. Nessuno ha la bacchetta magica, ed alcune aspettative palesemente sovradimensionate (o più propriamente messianiche, in caso di vittoria di Obama), rischiano di essere amaramente frustrate. C’è quindi motivo per ritenere che i gradi di libertà disponibili nel breve termine al vincitore saranno piuttosto esigui.

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Patriots

“There are no real or fake parts of this country, there’s no city or town that’s more pro-America than anywhere else. We are one nation. All of us are proud to be Americans, all of us are patriots, the man and woman who serve on our battlefields, some are Democrats, some are Republicans, but they fought together and bled together and some died togheter under the same proud flag. We do not serve a Red America or a Blue America, we serve the United States of America.”

Barack Obama

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Disconnect and denial

E’ quanto emerge da questo articolo di Real Clear Politics. Pensavamo che appendersi alla “tradizionale” definizione di recessione, che si materializza solo con due trimestri consecutivi di crescita negativa, fosse ormai solo patrimonio della narrativa di qualche foglietto italiano. Invece, scopriamo quanto la partisanship possa essere naif. Va tutto bene, my fellow americans, scrive Steve Chapman: i mall sono pieni, Wal-Mart in vent’anni ha più che triplicato i propri punti vendita,  anche i poveri oggi possono fruire di cellulari, computer e del frappuccino Starbucks. Dello stock di debito delle famiglie non parliamone, potremmo essere accusati di disfattismo economico.

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Socialisti, elitari, conservatori

Di oltre 70 tra politici, pundits e giornali che hanno cambiato il proprio orientamento, passando da MCain all’endorsement per Obama, ben 38 hanno citato Sarah Palin come determinante della decisione. Talking Points Memo ha realizzato una pagina di famous last quotes (è richiesto Adobe Flash). Spicca l’assai poco oxfordiano giudizio di Kathleen Parker:

“Se le stronzate fossero moneta, Palin potrebbe salvare Wall Street da sola”

Plebiscito. Di ripulsa

Discussioni/Esteri/Stati-Uniti

La registered independent Anne Applebaum spiega perché non può votare per un uomo che da sempre ammira molto, John McCain:

The appointment of Palin — inspired by his closest colleagues — turned out not to be a “maverick” move but, rather, a concession to those Republicans who think foreign policy can be conducted using a series of cliches and those in his party who shout down the federal government while quietly raking in federal subsidies. Although McCain has one of the best records for bipartisanship in the Senate, he’s let his campaign appeal to his party’s extremes.

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Nemo propheta in patria

Esteri/Stati-Uniti

Il quotidiano Anchorage Daily News scarica Sarah Palin e decide l’endorsement a favore di Obama, presentato un po’ enfaticamente come una sorta di guru preveggente di tutti i mali dell’economia americana. Ma, per evitare di esporsi a rappresaglie, il quotidiano alaskano precisa che Palin è energica e carismatica ma che il vero problema è John McCain, che della crisi economica pare aver capito assai poco, con la famosa frase in stile-Hoover “i fondamentali della nostra economia sono forti”, pronunciata alle 9 del mattino, osserva perfidamente il quotidiano, salvo poi descrivere un’economia in crisi due ore più tardi.

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L’America al centro

Discussioni/Esteri/Stati-Uniti

Sul New York Times, David Brooks argomenta che John McCain rischia di perdere la corsa alla Casa Bianca per non essere riuscito a smuovere il GOP dalle trincee di un conservatorismo angusto e inadeguato all’epoca che stiamo vivendo, ed alle sue sfide. Brooks parla di una terza corrente politica nel bipartitismo americano, quella dei “conservatori progressisti”, che risalirebbe ad Alexander Hamilton e sarebbe maturata con Abraham Lincoln ed i Repubblicani della Guerra Civile, che crearono il Land Grant College Act e lo Homestead Act. Una corrente di pensiero che propugna un limitato ma vigoroso intervento governativo per promuovere la mobilità sociale, ponendosi come intermedia tra il liberalismo ortodosso ed il conservatorismo da libero mercato.

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Extreme Makeover

Esteri/Stati-Uniti

Il più pagato staffer della campagna McCain non è Randy Scheunemann, il roviano specialista di politica estera, e neppure la senior communication officer Nicole Wallace, bensì Amy Strozzi, che è in charge per il makeup di Sarah Palin. Strozzi ha percepito 22.800 dollari per le prime due settimane di ottobre, secondo i documenti ufficiali della campagna. A libro paga anche Angela Lew, la traveling hair stylist, che nelle prime due settimane di ottobre ha ottenuto diecimila dollari, a titolo di communications consulting. Il mezzo è il messaggio, come diceva McLuhan. Vale anche per il phon.

Al pitbull il rossetto non bastava, evidentemente.

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