Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Banca-Centrale-Europea - page 14

I nipotini di Mugabe

Segnaliamo alcuni deliri rinvenuti dal sempre attento Lamiadestra in un articolo pubblicato da Ragionpolitica. Da cui si evince, tra l’altro, che: l’indipendenza della banca centrale è frutto di “posizioni di retroguardia culturale”; che l’aggettivo-sostantivo “monetarista” per qualcuno è intelligibile come la teoria della relatività ristretta; che l’aumento dei tassi d’interesse è causa di aumento dei prezzi. Dobbiamo evidentemente inferire che per l’estensore dell’articolo per combattere l’inflazione occorra ridurre i tassi, ma anche che la forza di gravità possa essere negativa, per cui i corpi cadono verso il cielo.

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Lo abbiamo perso

Scrive oggi Io Padre Fondatore:

Ho già ricordato che il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, ha preannunciato un inasprimento del tasso d’interesse dell’euro, con immediati effetti sul corso del cambio. Si trattasse di un comune mortale, un qualunque tribunale europeo potrebbe aprire un’indagine a suo carico per turbativa di mercato, ma Trichet non è un comune mortale come non lo è stato Silvio Berlusconi quando si è divertito a far schizzare in su e in giù il titolo dell’Alitalia con improvvide dichiarazioni, di fronte ad una magistratura silente e in altre faccende affaccendata. Spesso i potenti sono indagati perché potenti. Altre volte non lo sono per la stessa ragione, dal che deduco che non tutti i potenti sono eguali, quelli che trafficano col danaro godono di qualche vantaggio in più rispetto a quelli che trafficano con la politica.

Qualcuno spieghi a Scalfari che i banchieri centrali hanno per compito istituzionale quello di contribuire a formare le aspettative dei mercati. Ciò avviene sia con movimenti sui tassi ufficiali d’interesse sia ricorrendo a frasi, pronunciate in circostanze pubbliche ed ufficiali, che suggeriscono quale bias di politica monetaria verrà adottato. Pensate che ci sono analisti (soprattutto negli Stati Uniti, e relativamente alla Fed) che si specializzano nel wording dei comunicati della banca centrale. Scalfari si rassicuri, quindi: non si tratta di aggiotaggio né di turbativa di mercato. I troppi anni passati a trafficare sulla scena politico-finanziaria-affaristica italiana ed un armamentario dialettico ormai consunto hanno evidentemente provocato il suo completo ottundimento.

Lo sapevate?

Dal lancio della moneta unica, l’Area Euro ha creato 15,7 milioni di nuovi impieghi, più di quanti ne sono nati, nello stesso periodo, negli Stati Uniti. Difficile suffragare la tesi che la politica monetaria della Banca Centrale Europea abbia danneggiato l’occupazione, mancano i numeri. Ma i tempi che ci attendono si preannunciano ancora molto difficili: l’inflazione dell’Area Euro potrebbe toccare il 4 per cento nei prossimi mesi, a causa soprattutto dell’impatto stagflazionistico dell’irresistibile ascesa del prezzo del petrolio. Prosegue inoltre la divergenza di crescita intracomunitaria, con l’Italia ormai definitivamente ascesa al poco gratificante ruolo di “malato d’Europa” e una Germania che regge, grazie soprattutto al boom della manifattura destinata all’export.

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Elogio di Trichet

Oggi Le Monde elogia apertamente la politica monetaria della Banca Centrale Europea, che non solo non ha prodotto le catastrofi economiche e l’esercito di disoccupati che molti frettolosi “analisti” avevano preconizzato, ma sembra aver garantito (o almeno non ostacolato) la crescita economica di Eurolandia, come evidenziato anche dai dati sul pil dell’area nel primo trimestre. Pur con i caveat di cui abbiamo scritto, cioè le condizioni tecniche ed una tantum che rischiano di frenare la crescita nel secondo trimestre, oggi appare piuttosto evidente che la bistrattata Eurolandia cresce in modo più equilibrato degli Stati Uniti. Naturalmente, non tutto il merito è attribuibile all’istituto di Francoforte, ma l’impegno della Bce nel tentare di ancorare le aspettative inflazionistiche è fuori discussione.

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Recessione? What’s recessione?

Economia & Mercato

Le turbolenze sui mercati finanziari e le ripercussioni della crisi dei mutui subprime hanno avuto un impatto limitato o addirittura nullo sulle imprese: a dicembre, infatti, i prestiti alle società non finanziarie sono saliti su base annua del 14,4% (contro il +14% di novembre), segnando il maggior incremento dal lancio dell’euro.

E’ quanto emerge dagli ultimi dati della Bce, che oggi ha reso noto un rallentamento della massa monetaria, salita dell’11,5% annualizzato lo scorso mese contro il +12,3% di dicembre. Si tratta di un rallentamento più forte di quanto previsto dagli analisti, che si attendevano un +12,2%. Il presidente dell’Eurotower, Jean-Claude Trichet e il componente del board della Bce, Axel Weber, hanno nei giorni scorsi messo in evidenza che l’istituto di Francoforte non seguirà la Fed nel ridurre il costo del denaro per contrastare il rallentamento economico. Continua a leggere su Macromonitor

Proviamo con i materassi?

Economia & Mercato

”L’impatto delle turbolenze sugli aggregati monetari e creditizi è risultato evidente nella significativa riduzione, in agosto e settembre, delle consistenze di quote e partecipazioni in fondi comuni monetari per circa 25 miliardi”. Lo rivela la Bce nell’ultimo bollettino mensile aggiungendo come ”l’andamento potrebbe riflettere l’accresciuta apprensione da parte degli investitori rispetto a questi strumenti, in quanto è cambiata la percezione del relativo profilo di rischio”. Continua a leggere su Macromonitor

Promemoria

Economia & Mercato/Italia

Scrive la Banca Centrale Europea, a pagina 67 del proprio Bollettino Economico di settembre:

“In Italia, in luglio, il governo ha rivisto in ulteriore rialzo le proprie previsioni di bilancio per il 2006, indicando un rapporto tra deficit e prodotto interno lordo del 4 per cento, sopra l’iniziale obiettivo del 3.5 per cento contenuto nel programma di stabilità presentato a dicembre 2005 (dal precedente governo, ndPh), e solo marginalmente sotto il quoziente di deficit del 2005. I dati rivisti tengono già conto della manovra correttiva adottata dal governo alla fine di giugno, con effetti di consolidamento molto piccoli per il 2006 e con la maggior parte dell’aggiustamento inteso a ridurre il deficit nel 2007. Il brillante andamento del gettito fiscale derivante da favorevoli condizioni cicliche e, in parte, dai protratti sforzi per combattere l’evasione fiscale stanno avendo un impatto positivo sul bilancio. Questi dati implicano uno scarso o nullo aggiustamento strutturale nel 2006, quando l’effetto delle misure temporanee sarà svanito, contrariamente all’impegno ad un aggiustamento strutturale pari ad almeno lo 0.8 per cento del prodotto interno lordo.”

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