Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Banca-Centrale-Europea - page 2

Il circo della correlazione causale

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Signori, abbiamo l’ossimorica correlazione causale definitiva in un paese di pasionarie di ambo i sessi e di saltimbanchi in servizio permanente effettivo. A noi non serve Mario Draghi, in una giornata che definire storica non è eccessivo. Avevamo già il motore primo del cambiamento: Lui, al secolo Matteo Renzi, e non altri. Quanto siamo ciechi e -soprattutto- ingrati, a volte. Per fortuna giunge in nostro aiuto la press officer [sic] del Pd a Bruxelles, a ristabilire prontamente la verità storica, anche se siamo ancora nella cronaca:

Ma il vero press agent si riconosce nel momento di difficoltà: quando lo Scetticismo imperante, che corrode la Fiducia (tutto con le maiuscole) cerca di insinuare il proprio vizioso dubbio, e serve quindi una interpretazione lucida, razionale, sintetica. La luce con cui cerchiamo le chiavi del Futuro. Sotto il lampione, preferibilmente:

La cassetta degli attrezzi di Mario

in Discussioni/Economia & Mercato/Unione Europea

(Questo è un post tecnico, spiacenti. Ma fate un piccolo sforzo, ci sono in ballo ricadute sulle vostre vite. Del resto, se date retta alle fiabe di Renzi, Grillo e Berlusconi, avete il dovere morale di leggere quello che segue)

Ieri il presidente della Bce, Mario Draghi, ha con alta probabilità attraversato il Rubicone della credibilità della istituzione che guida, affermando che il governing council della Bce è a proprio agio all’idea di agire il mese prossimo, a ratifica della “insoddisfazione per il percorso atteso dell’inflazione”. Bisogna solo attendere la pubblicazione delle previsioni macroeconomiche aggiornate per l’Eurozona e poi la Bce agirà, verosimilmente in presenza di ulteriore pressione disinflazionistica.

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Che fare della montagna di debito?

in Discussioni/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Unione Europea

Parlando davanti alla Commissione Affari Economici e Monetari del Parlamento europeo, il numero due della Bce, il portoghese Vitor Constancio, ha detto:

«Non si può aspettare di avere una crescita economica elevata come vent’anni fa per ridurre il debito nell’Unione europea»

Ottimo punto, avevamo anche noi il vago sospetto che, anche al netto della persistente stretta fiscale, la carenza di crescita sarà il tema (non solo europeo) dei prossimi anni.

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Di azzeccagarbugli, stampanti e falliti

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Per quanti tra voi si dilettano di antropologia (o di satira), oggi vi segnaliamo un editoriale (o qualcosa del genere) di Magdi Cristiano Allam su Il Giornale, che ci illustra come sia possibile coniugare la tipica figura italiana dell’azzeccagarbugli con l’altra nostra caratteristica culturale e quasi genetica (curiosamente anche in nostri connazionali acquisiti), cioè a fare i finti tonti e vedere se la cosa può avere un paio di gambe. O forse è solo ignoranza, chissà.

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Bce, fine del potere della parola?

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Ieri la Bce ha presentato le proprie previsioni su crescita ed inflazione a tutto il 2016. Riguardo la dinamica dei prezzi, si conferma che il capolavoro strategico sulle OMT di luglio 2012 (l’ormai celeberrimo whatever it takes) dovrà essere “ripagato” ai tedeschi, fingendo che in Eurozona non esista una pressione disinflazionistica che rischia di mandare a gambe all’aria i grandi debitori, in prima fila l’Italia.

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Deflazione, la nuova minaccia per l’Europa

in Articoli/Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il dato di inflazione per l’Eurozona mostra a ottobre una tendenza piuttosto preoccupante. Su base annuale, i prezzi al consumo sono cresciuti di solo lo 0,7 per cento, da 1,2 per cento di settembre. A una prima lettura si potrebbe imputare la frenata ai forti ribassi dei prezzi dell’energia, soprattutto della benzina, ma osservando meglio si scorgono alcuni guai in vista, soprattutto per paesi come il nostro.

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Bce, Draghi ha salvato lo spread, non l’economia

in Articoli/Economia & Mercato/Unione Europea

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il 26 luglio dello scorso anno, in un discorso tenuto a Londra davanti ad un consesso di banchieri, Mario Draghi ha pronunciato una frase destinata a cambiare il corso della storia dell’Eurozona, almeno per qualche tempo: “Entro il nostro mandato, la Bce è pronta a fare qualunque cosa occorra per preservare l’euro. E credetemi, sarà abbastanza”. Da quel momento si è materializzato una sorta di ombrello protettivo a beneficio dei Paesi più deboli dell’area euro, quelli minacciati dal cosiddetto “rischio di convertibilità”, cioè di espulsione dalla moneta unica per mano dei mercati finanziari.

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Il tempo dell’attesa

in Economia & Mercato/Esteri/Unione Europea

Questo mercoledì la Fed dirà ai mercati cosa intende fare, per il prossimo futuro, degli acquisti di Treasury e obbligazioni ipotecarie, che oggi acquista per l’importo mensile di 85 miliardi di dollari, nell’ambito dell’operazione nota come QE3. Nelle ultime settimane i mercati, dopo aver letto e sentito dalle voci di Ben Bernanke e degli altri governatori che tale passo di acquisti potrebbe rallentare sino a cessare, sono divenuti molto nervosi. A poco sono servite le rassicurazioni successive di Bernanke (e non solo) sul passo degli acquisti condizionato ai dati economici, in modo da trasmettere la necessaria gradualità. I mercati erano pesantemente posizionati a caccia di rendimenti, ed il risveglio è stato brusco, con onde sismiche trasmesse a tutto il pianeta, Eurozona inclusa (ed il padreterno sa se ce ne fosse bisogno), e colpendo molto duramente i paesi emergenti. Ma questo non è l’unico conto in sospeso.

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Bce, macchine ferme

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Unione Europea

Le dichiarazioni di oggi di Mario Draghi post meeting Bce sono un triste rosario di impotenza ed auspici. Forse non poteva andare diversamente, perché le elezioni tedesche bloccano ogni e qualsiasi risoluzione. Oppure perché è necessario rendersi conto che una banca centrale, neppure quelle “classiche” (cioè parte integrante del paese di cui emettono moneta, e che perseguono mandati duali di massima occupazione compatibile con stabilità dei prezzi) possono fare molto, quando è la politica a latitare, quando “funzioni di utilità” nazionali impediscono un comune denominatore minimamente efficace, quando un gruppo di paesi ha un egemone che non vuole ma forse neppure può rovesciare le condizioni del sistema, perché questo andrebbe ben oltre la propria forza economica.

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Rischio stigma per le banche italiane?

in Economia & Mercato/Unione Europea

Per la serie “val più un’immagine di mille parole” il grafico qui sotto, realizzato dagli analisti di Barclays e rilanciato nei giorni scorsi da Alphaville, mostra che le banche italiane non avrebbero ancora rimborsato pressoché nulla dei prestiti triennali della Bce, gli LTRO (Long Term Refinancing Operation).

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E tutti i luoghi comuni si porta via

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Unione Europea

Poiché l’anno è finito, ma anche il nuovo si presenta onusto di sciocchezze in forma di slogan, vi omaggiamo dell’analisi di quello che, in questo paese (e non solo) è stato inequivocabilmente il Luogo Comune dell’anno 2012. E’ la famosa leggenda metropolitana delle banche che guadagnano “a gratis” con i titoli di stato, mentre affamano impunemente imprese e famiglie. Le cose sono un po’ più complesse di così, in realtà.

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Il primato della politica nazionale, dramma d’Europa

in Economia & Mercato/Unione Europea

Sul Ft, un editoriale di Wolfgang Münchau sulla cosiddetta unione bancaria europea, annunciata giorni addietro e che in realtà appare nata morta per gli abituali interessi nazionali che rendono impossibile un approccio realmente sistemico. Ma Münchau compie anche altre considerazioni, relative al ruolo di Mario Draghi, ormai sempre più demiurgo di un’Eurozona senza timone. Ma i rischi di questa supplenza restano altissimi.

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I viaggi dell’astronave Fed

in Economia & Mercato/Esteri/Unione Europea

(Post tecnico con patetiche velleità di narrativa fantascientifica)

Con il meeting di ieri, la Federal Reserve ha fatto un altro passo verso l’ignoto delle politiche monetarie non convenzionali, decidendo di mantenere il livello “eccezionalmente basso” di tassi d’interesse (compresi tra 0 e 0,25 per cento sui Fed Funds) sempre “per un considerevole tempo”, ma questa volta non più con indicazione temporale di “almeno fino a metà del 2015”, bensì fin quando permarranno alcune condizioni.

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Quando un hedge fund incontra una banca centrale

in Economia & Mercato/Unione Europea

Come segnala Bloomberg, quest’anno la crisi dell’Eurozona ha inflitto danni rilevanti almeno ad un hedge fund di grande nome, quello gestito da John Paulson, e questo a causa di scommesse sul disfacimento dell’area della moneta unica che sono andate male, grazie sopratutto all’azione della Bce di Mario Draghi. Una storia che ha anche una “morale”, se così si può chiamare.

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Nostraphastidius – 5

in Economia & Mercato/Unione Europea

Correva il primo giugno di due anni fa, e in questo post si evidenziavano i rischi per un sistema bancario europeo minato dalla crescita delle sofferenze, amplificate da politiche fiscali restrittive e sempre più dipendente dalla Bce, a partire dagli istituti portoghesi (col paese non ancora in assistenza, all’epoca), e spagnoli. Segnalato anche l'”esito inevitabile” di azioni non convenzionali della Bce per evitare il peggio:

Superfluo (o forse no) evidenziare che l’easing quantitativo non sarà la soluzione ad alcunché, ma evitando il default esplicito di alcuni paesi di Eurolandia, compirà un ulteriore e decisivo passo verso la ripetizione di un “decennio perduto” di tipo giapponese.

Pare che le cose, nei due anni e mezzo seguenti, siano andate esattamente in questi termini. Ma certamente deve essere la fortuna dei dilettanti, volete mettere le dotte tranvate di alcuni accademici-pifferai da quando è iniziata la crisi?

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