Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Banca-Centrale-Europea - page 3

Che fare della montagna di debito?

Parlando davanti alla Commissione Affari Economici e Monetari del Parlamento europeo, il numero due della Bce, il portoghese Vitor Constancio, ha detto:

«Non si può aspettare di avere una crescita economica elevata come vent’anni fa per ridurre il debito nell’Unione europea»

Ottimo punto, avevamo anche noi il vago sospetto che, anche al netto della persistente stretta fiscale, la carenza di crescita sarà il tema (non solo europeo) dei prossimi anni.

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Di azzeccagarbugli, stampanti e falliti

Per quanti tra voi si dilettano di antropologia (o di satira), oggi vi segnaliamo un editoriale (o qualcosa del genere) di Magdi Cristiano Allam su Il Giornale, che ci illustra come sia possibile coniugare la tipica figura italiana dell’azzeccagarbugli con l’altra nostra caratteristica culturale e quasi genetica (curiosamente anche in nostri connazionali acquisiti), cioè a fare i finti tonti e vedere se la cosa può avere un paio di gambe. O forse è solo ignoranza, chissà.

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Bce, fine del potere della parola?

Ieri la Bce ha presentato le proprie previsioni su crescita ed inflazione a tutto il 2016. Riguardo la dinamica dei prezzi, si conferma che il capolavoro strategico sulle OMT di luglio 2012 (l’ormai celeberrimo whatever it takes) dovrà essere “ripagato” ai tedeschi, fingendo che in Eurozona non esista una pressione disinflazionistica che rischia di mandare a gambe all’aria i grandi debitori, in prima fila l’Italia.

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Banche europee, inizia l’era del conto a carico dei privati

Il responsabile delle previsioni economiche della Bce (e membro del board), Peter Praet, nel corso di una intervista al Financial Times ha ipotizzato che l’istituto di Francoforte richieda degli accantonamenti di capitale per i titoli di debito sovrano posseduti dalle banche commerciali. In questa ipotesi, per il nostro paese sarebbero guai seri.

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Deflazione, la nuova minaccia per l’Europa

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il dato di inflazione per l’Eurozona mostra a ottobre una tendenza piuttosto preoccupante. Su base annuale, i prezzi al consumo sono cresciuti di solo lo 0,7 per cento, da 1,2 per cento di settembre. A una prima lettura si potrebbe imputare la frenata ai forti ribassi dei prezzi dell’energia, soprattutto della benzina, ma osservando meglio si scorgono alcuni guai in vista, soprattutto per paesi come il nostro.

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Bce, Draghi ha salvato lo spread, non l’economia

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il 26 luglio dello scorso anno, in un discorso tenuto a Londra davanti ad un consesso di banchieri, Mario Draghi ha pronunciato una frase destinata a cambiare il corso della storia dell’Eurozona, almeno per qualche tempo: “Entro il nostro mandato, la Bce è pronta a fare qualunque cosa occorra per preservare l’euro. E credetemi, sarà abbastanza”. Da quel momento si è materializzato una sorta di ombrello protettivo a beneficio dei Paesi più deboli dell’area euro, quelli minacciati dal cosiddetto “rischio di convertibilità”, cioè di espulsione dalla moneta unica per mano dei mercati finanziari.

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Il tempo dell’attesa

Questo mercoledì la Fed dirà ai mercati cosa intende fare, per il prossimo futuro, degli acquisti di Treasury e obbligazioni ipotecarie, che oggi acquista per l’importo mensile di 85 miliardi di dollari, nell’ambito dell’operazione nota come QE3. Nelle ultime settimane i mercati, dopo aver letto e sentito dalle voci di Ben Bernanke e degli altri governatori che tale passo di acquisti potrebbe rallentare sino a cessare, sono divenuti molto nervosi. A poco sono servite le rassicurazioni successive di Bernanke (e non solo) sul passo degli acquisti condizionato ai dati economici, in modo da trasmettere la necessaria gradualità. I mercati erano pesantemente posizionati a caccia di rendimenti, ed il risveglio è stato brusco, con onde sismiche trasmesse a tutto il pianeta, Eurozona inclusa (ed il padreterno sa se ce ne fosse bisogno), e colpendo molto duramente i paesi emergenti. Ma questo non è l’unico conto in sospeso.

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Bce, macchine ferme

Le dichiarazioni di oggi di Mario Draghi post meeting Bce sono un triste rosario di impotenza ed auspici. Forse non poteva andare diversamente, perché le elezioni tedesche bloccano ogni e qualsiasi risoluzione. Oppure perché è necessario rendersi conto che una banca centrale, neppure quelle “classiche” (cioè parte integrante del paese di cui emettono moneta, e che perseguono mandati duali di massima occupazione compatibile con stabilità dei prezzi) possono fare molto, quando è la politica a latitare, quando “funzioni di utilità” nazionali impediscono un comune denominatore minimamente efficace, quando un gruppo di paesi ha un egemone che non vuole ma forse neppure può rovesciare le condizioni del sistema, perché questo andrebbe ben oltre la propria forza economica.

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Rischio stigma per le banche italiane?

Per la serie “val più un’immagine di mille parole” il grafico qui sotto, realizzato dagli analisti di Barclays e rilanciato nei giorni scorsi da Alphaville, mostra che le banche italiane non avrebbero ancora rimborsato pressoché nulla dei prestiti triennali della Bce, gli LTRO (Long Term Refinancing Operation).

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