Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Banca-Centrale-Europea - page 7

Il decreto ha l’oro in bocca – 3

in Economia & Mercato/Italia

Il presidente della Repubblica ha firmato il decreto-legge correttivo di alcune disposizioni del decreto-legge anticrisi varato dal governo lo scorso 1 agosto. Il Capo dello Stato ha quindi promulgato il disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 78 del 2009, avendo anche preso atto della dichiarazione resa dal presidente del Consiglio dei Ministri che subordina «l’applicabilità della norma sulle disponibilità auree della Banca d’Italia al conseguimento del parere favorevole della Banca centrale europea, oltre che del parere conforme della stessa Banca d’Italia». Naturalmente, il parere favorevole della Bce non arriverà mai. Morale: i 300 milioni di euro iscritti tra le entrate della manovra (ridimensionati rispetto all’originario miliardo di euro) non saranno incassati dalla tassazione delle plusvalenze maturate sull’oro detenuto da Bankitalia, e saranno reperiti tra le pieghe di qualche altra posta del bilancio dello Stato, magari dalla ormai famosa (ed esausta) “Tabella C”, quella che serve a finanziare enti ed amministrazioni pubbliche.

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L’economia salvata dalle riforme

in Articoli/Discussioni/Economia & Mercato

di Mario Seminerio – Liberal Quotidiano

Mentre si attende sempre il materializzarsi della ripresa, o almeno la stabilizzazione del livello di attività economica, l’ultimo bollettino mensile della Banca Centrale Europea segnala che il tasso al quale l’economia della zona euro può espandersi senza innescare inflazione potrebbe avere rallentato a causa della crisi. Il ridimensionamento della crescita potenziale potrebbe essere un motivo per cui a Francoforte non sembrano disposti a sfruttare l’ultimo margine di allentamento della politica monetaria, il tasso zero, pur avendo di fronte la prospettiva di un basso tasso di inflazione.

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Il decreto ha l’oro in bocca – 2

in Economia & Mercato/Italia

Dopo la solenne stroncatura della Banca Centrale Europea all’ipotesi di tassazione delle plusvalenze non realizzate sullo stock di oro detenuto dalla Banca d’Italia, il governo e il ministro Giulio Tremonti tornano alla carica, con un emendamento “correttivo”, ma che in realtà non corregge alcunché. Secondo l’emendamento, infatti, la tassa sull’oro resta al 6 per cento ma viene fissato un tetto di 300 milioni di euro sulle riserve alle quali si applica questa aliquota. Non ci sarà retroattività perché il tributo viene richiesto solo per l’anno di entrate in vigore della legge anti-crisi sui valori figurativi che risultano a fine anno. In caso di effettiva vendita dell’oro nei tre anni successivi l’imposta si applicherà solo sulla differenza che già non è stata tassata. L’emendamento, interamente sostitutivo dell’articolo 14 del provvedimento, si applica al periodo di imposta in corso. Nel testo viene anche specificata la necessità di un parere della Bce e, inoltre il parere conforme della Banca d’Italia. Tremonti ha poi perorato la causa del nuovo emendamento, ma con motivazioni che sfiorano il surreale.

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Il decreto ha l’oro in bocca

in Economia & Mercato/Italia

Ieri mattina, alle 11.25, l’agenzia Ansa ha messo in rete una classica “notizia all’italiana”, vale a dire una velina che omette rigorosamente ogni e qualsiasi riferimento alla notizia sottostante:

CRISI: DL;SODDISFAZIONE TESORO SU OK BCE A TASSA RISERVE ORO 2009-07-15 09:25:39.360 GMT – Le valutazioni della Bce sulla tassazione delle riserve auree, appena ricevute da Francoforte, sono parte di uno scambio di informazioni già in corso, di estrema utilità, e sono accolte con viva soddisfazione”. E’ quanto si legge in una nota del Tesoro, secondo cui le valutazioni di Francoforte “ci consentono di proseguire il lavoro già avviato in queste settimane per approfondire e risolvere i problemi ancora aperti, cui contiamo di trovare soluzione in sede di emendamento”. “Come si è già avuto modo di scrivere alla Bce ancora prima della stessa approvazione del pacchetto di misure di cui fa parte la norma in questione, sono allo studio tutti gli accorgimenti in grado di assicurare che la norma “non influisca negativamente in alcun modo sull’indipendenza, tanto finanziaria quanto operativa, della Banca d’Italia”

Praticamente, un trionfo. Ma del contenuto della notizia a cui il Tesoro reagisce, il commento della Bce, nessuna traccia.

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Una banca può salvare una banca?

in Articoli/Economia & Mercato

di Mario Seminerio –  © Liberal Quotidiano

L’ultima edizione del Global Financial Stability Report del Fondo Monetario Internazionale stima che le banche europee avranno bisogno di iniezioni di nuovo capitale da un minimo di 375 ed un massimo di 725 miliardi di dollari, a fronte di una cifra compresa tra 275 e 500 miliardi di dollari per le banche statunitensi. Nessuno conosce la reale entità di tale fabbisogno, naturalmente, ma quello che appare evidente è che molte banche europee hanno seri problemi, malgrado una regolazione apparentemente più rigorosa rispetto a quella delle consorelle anglosassoni. Il mancato risanamento delle banche europee è destinato ad avere un considerevole impatto sull’economia della regione, dove l’intermediazione creditizia è fondamentale nel finanziamento di imprese e famiglie, che potrebbero quindi subire gli effetti di un razionamento di credito erogato a condizioni più restrittive, in attesa che gli accresciuti margini di interesse riparino i bilanci delle banche.

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Non basta la politica monetaria per tentare la ripresa

in Articoli/Discussioni/Economia & Mercato/Unione Europea

I governi cedano un pezzo di politica fiscale per dare una mano a Trichet

di Mario Seminerio – © LiberoMercato

Nei giorni scorsi alcuni esponenti del Consiglio della Banca Centrale Europea, tra i quali il lussemburghese Yves Mersch e lo stesso Jean Claude Trichet, hanno preso pubblicamente posizione contro la possibilità di portare i tassi ufficiali a zero, motivandola con l’esigenza di impedire che l’Area Euro cada in una “trappola della liquidità”, una condizione nella quale la politica monetaria perde la propria capacità di trazione sull’economia reale. Affermazione francamente incomprensibile, perché pare invertire il flusso causale, ipotizzando che questa condizione di patologia monetaria sia indotta da bassi tassi d’interesse, mentre in realtà sono tassi bassi e di fatto azzerati ad essere uno degli strumenti per contrastare questo fenomeno corrosivo. Quando l’economia si trova a rischio di deflazione, le banche centrali sono costrette a tagliare molto rapidamente i tassi nominali, sia per stimolare la ripresa che (soprattutto) per impedire che la deflazione ponga radici, autoalimentandosi.

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La Fed allenta la politica monetaria e si incammina verso l’inflazione

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri/Unione Europea

di Mario Seminerio – ©LiberoMercato

In occasione del taglio dei tassi ufficiali di martedì scorso (con l’obiettivo dei Fed Funds indicato entro un corridoio compreso tra 0 e 0,25 per cento), la Federal Reserve ha emesso un comunicato  che per molti versi si può considerare storico, poiché in esso si fa riferimento alla possibilità di acquisti di titoli governativi a scadenza intermedia e lunga da parte della banca centrale, per combattere la trappola della liquidità in cui si trova l’economia statunitense. Molti osservatori hanno interpretato questo come l’inizio del processo di “quantitative easing”, cioè di allentamento su basi quantitative della politica monetaria. Ma la Fed, in alcune dichiarazioni di propri esponenti, ha osservato che vi sono fondamentali differenze tra la propria azione odierna e quella attuata anni addietro dalla Bank of Japan.

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Divisi sul dopo crisi

in Articoli/Discussioni/Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti/Unione Europea

Bernanke ha paura dell’inflazione, Trichet teme la frammentazione

di Mario Seminerio – © LiberoMercato

Nei giorni scorsi è circolata la notizia di un approccio della Federal Reserve presso il Congresso, per valutare la possibilità (ad oggi preclusa dalla legge) che la banca centrale statunitense possa emettere propri titoli di debito fruttiferi. Secondo gli analisti, questa eventualità avrebbe soprattutto l’obiettivo di modificare la composizione delle passività della banca centrale, ad evitare che, quando la ripresa economica si manifesterà, possa verificarsi una devastante fiammata inflazionistica. Pare singolare discutere di inflazione proprio nelle settimane in cui va formandosi un preoccupato consenso sul rischio di deflazione. Ma la natura e le implicazioni di questa crisi epocale portano con sé anche rischi molto eterogenei e potenziali rovesciamenti di scenario. Per valutare la mossa della Fed occorre comprendere che, storicamente, le riserve detenute dalle banche statunitensi presso la banca centrale sono ammontate ad una cifra compresa tra i 5 e i 10 miliardi di dollari. Oggi, sono pari a 650 miliardi e la recente decisione di Bernanke di procedere ad acquisti a titolo definitivo di mutui ipotecari e cartolarizzazioni aggiungerà non meno di altri 800 miliardi di dollari al totale.

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Gli alibi cadono

in Economia & Mercato/Esteri/Italia

Dunque: la Bce taglia di 75 punti-base, al 2,5 per cento; la Francia attua una manovra di valore pari all’1,3 per cento del Pil, che porterà il rapporto deficit-Pil al 4 per cento nel 2009, e dovrebbe realizzare un impulso espansivo pari allo 0,8 per cento il prossimo anno. L’Italia realizza una misura espansiva pari allo 0,3 (zero virgola tre) per cento del Pil, e il governo non dichiara l’impatto stimato sul Pil del 2009 (forse perché i modelli non riescono neppure a vederlo, un simile impatto).

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Piove, Bce ladra

in Discussioni/Economia & Mercato/Unione Europea

Ieri, nella consueta liturgia domenicale, Io Padre Fondatore è tornato su quello che sembra un tema very pop presso la stampa italiana: le critiche alla Banca Centrale Europea. Rea di non aver immediatamente abbassato i tassi, quando “appariva chiaro” che la crisi dei mutui era qualcosa di epocale per potenziale di devastazione dell’economia mondiale. Vero, all’epoca i tassi non sono stati abbassati. Ma la Bce si muove sulla base di dati che riguardano l’economia dell’Area Euro, e qui la velocità di deterioramento congiunturale sta manifestandosi in tutta la sua gravità in queste settimane, non nei mesi scorsi. La Bce ha sbagliato ad alzare i tassi la scorsa estate? Forse, ma proviamo a ricordare che accadeva in quel periodo.

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L’era glaciale

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti/Unione Europea

I tassi di mercato monetario in Europa sono balzati questa mattina al massimo storico, dopo che il Congresso degli Stati Uniti ha respinto il piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari, accrescendo i timori di ulteriori insolvenze bancarie. Il tasso interbancario in Euro, noto come Euribor, che le banche si addebitano reciprocamente, è salito per la scadenza a un mese al massimo di 5,05 per cento, secondo dati della Federazione Bancaria Europea. I tassi sugli impieghi a tre mesi in dollari hanno toccato, poco prima delle 11 ora di Londra, il 10 per cento, per poi fissarsi al 6,88 per cento, con un incremento di 4,31 punti percentuali rispetto a ieri. Continua a leggere su Macromonitor

Non spariamo sulla Bce, il fisco stimoli la crescita

in Articoli/Discussioni/Economia & Mercato/Italia

di Mario Seminerio – Libero Mercato

In questi mesi difficili per la congiuntura economica (difficoltà purtroppo destinate a proseguire) stiamo assistendo, in alcuni paesi europei, a manifestazioni di crescente insofferenza da parte di politici e media nei confronti della Banca Centrale Europea. La si vorrebbe incline (ancora più incline, per essere precisi) ad una politica monetaria lasca, nella speranza (più propriamente nell’illusione) di risollevare un’economia europea che non appare così omogeneamente prostrata. Le richieste di easy money rivolte alla Bce provengono soprattutto da paesi, come Francia, Italia e Spagna, che si trovano in condizioni economiche fragili e squilibrate, per insufficienza strutturale della crescita o per lo scoppio (è il caso della Spagna) di bolle immobiliari. Vi è, in tali recriminazioni contro la Bce, il germe di pericolose involuzioni e derive, contro le quali è opportuno argomentare.

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I nipotini di Mugabe

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

Segnaliamo alcuni deliri rinvenuti dal sempre attento Lamiadestra in un articolo pubblicato da Ragionpolitica. Da cui si evince, tra l’altro, che: l’indipendenza della banca centrale è frutto di “posizioni di retroguardia culturale”; che l’aggettivo-sostantivo “monetarista” per qualcuno è intelligibile come la teoria della relatività ristretta; che l’aumento dei tassi d’interesse è causa di aumento dei prezzi. Dobbiamo evidentemente inferire che per l’estensore dell’articolo per combattere l’inflazione occorra ridurre i tassi, ma anche che la forza di gravità possa essere negativa, per cui i corpi cadono verso il cielo.

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Lo abbiamo perso

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

Scrive oggi Io Padre Fondatore:

Ho già ricordato che il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, ha preannunciato un inasprimento del tasso d’interesse dell’euro, con immediati effetti sul corso del cambio. Si trattasse di un comune mortale, un qualunque tribunale europeo potrebbe aprire un’indagine a suo carico per turbativa di mercato, ma Trichet non è un comune mortale come non lo è stato Silvio Berlusconi quando si è divertito a far schizzare in su e in giù il titolo dell’Alitalia con improvvide dichiarazioni, di fronte ad una magistratura silente e in altre faccende affaccendata. Spesso i potenti sono indagati perché potenti. Altre volte non lo sono per la stessa ragione, dal che deduco che non tutti i potenti sono eguali, quelli che trafficano col danaro godono di qualche vantaggio in più rispetto a quelli che trafficano con la politica.

Qualcuno spieghi a Scalfari che i banchieri centrali hanno per compito istituzionale quello di contribuire a formare le aspettative dei mercati. Ciò avviene sia con movimenti sui tassi ufficiali d’interesse sia ricorrendo a frasi, pronunciate in circostanze pubbliche ed ufficiali, che suggeriscono quale bias di politica monetaria verrà adottato. Pensate che ci sono analisti (soprattutto negli Stati Uniti, e relativamente alla Fed) che si specializzano nel wording dei comunicati della banca centrale. Scalfari si rassicuri, quindi: non si tratta di aggiotaggio né di turbativa di mercato. I troppi anni passati a trafficare sulla scena politico-finanziaria-affaristica italiana ed un armamentario dialettico ormai consunto hanno evidentemente provocato il suo completo ottundimento.

Lo sapevate?

in Economia & Mercato/Unione Europea

Dal lancio della moneta unica, l’Area Euro ha creato 15,7 milioni di nuovi impieghi, più di quanti ne sono nati, nello stesso periodo, negli Stati Uniti. Difficile suffragare la tesi che la politica monetaria della Banca Centrale Europea abbia danneggiato l’occupazione, mancano i numeri. Ma i tempi che ci attendono si preannunciano ancora molto difficili: l’inflazione dell’Area Euro potrebbe toccare il 4 per cento nei prossimi mesi, a causa soprattutto dell’impatto stagflazionistico dell’irresistibile ascesa del prezzo del petrolio. Prosegue inoltre la divergenza di crescita intracomunitaria, con l’Italia ormai definitivamente ascesa al poco gratificante ruolo di “malato d’Europa” e una Germania che regge, grazie soprattutto al boom della manifattura destinata all’export.

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Elogio di Trichet

in Economia & Mercato/Unione Europea

Oggi Le Monde elogia apertamente la politica monetaria della Banca Centrale Europea, che non solo non ha prodotto le catastrofi economiche e l’esercito di disoccupati che molti frettolosi “analisti” avevano preconizzato, ma sembra aver garantito (o almeno non ostacolato) la crescita economica di Eurolandia, come evidenziato anche dai dati sul pil dell’area nel primo trimestre. Pur con i caveat di cui abbiamo scritto, cioè le condizioni tecniche ed una tantum che rischiano di frenare la crescita nel secondo trimestre, oggi appare piuttosto evidente che la bistrattata Eurolandia cresce in modo più equilibrato degli Stati Uniti. Naturalmente, non tutto il merito è attribuibile all’istituto di Francoforte, ma l’impegno della Bce nel tentare di ancorare le aspettative inflazionistiche è fuori discussione.

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Recessione? What’s recessione?

in Economia & Mercato

Le turbolenze sui mercati finanziari e le ripercussioni della crisi dei mutui subprime hanno avuto un impatto limitato o addirittura nullo sulle imprese: a dicembre, infatti, i prestiti alle società non finanziarie sono saliti su base annua del 14,4% (contro il +14% di novembre), segnando il maggior incremento dal lancio dell’euro.

E’ quanto emerge dagli ultimi dati della Bce, che oggi ha reso noto un rallentamento della massa monetaria, salita dell’11,5% annualizzato lo scorso mese contro il +12,3% di dicembre. Si tratta di un rallentamento più forte di quanto previsto dagli analisti, che si attendevano un +12,2%. Il presidente dell’Eurotower, Jean-Claude Trichet e il componente del board della Bce, Axel Weber, hanno nei giorni scorsi messo in evidenza che l’istituto di Francoforte non seguirà la Fed nel ridurre il costo del denaro per contrastare il rallentamento economico. Continua a leggere su Macromonitor

Proviamo con i materassi?

in Economia & Mercato

”L’impatto delle turbolenze sugli aggregati monetari e creditizi è risultato evidente nella significativa riduzione, in agosto e settembre, delle consistenze di quote e partecipazioni in fondi comuni monetari per circa 25 miliardi”. Lo rivela la Bce nell’ultimo bollettino mensile aggiungendo come ”l’andamento potrebbe riflettere l’accresciuta apprensione da parte degli investitori rispetto a questi strumenti, in quanto è cambiata la percezione del relativo profilo di rischio”. Continua a leggere su Macromonitor

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