Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Banche

Le nazionalizzazioni americane immaginarie del signor Rossi

Ad intervalli regolari, nel nostro paese vengono importate bufale. Ancor più spesso, si tratta di bufale prodotte in Italia ed esterovestite. Non si tratta di formaggi, ovviamente, ma di panzane. Meglio se di dichiarata provenienza statunitense, perché gli Usa restano un modello, positivo e negativo, per noi piccoli abitanti della periferia e provincia dell’Impero. Dalla bufala su “facciamo come gli americani, scarichiamo tutto!”, che ancora resiste nella hit parade delle scemenze domestiche, e che giunse ad avere come testimonial il buon Angelino Alfano a quella, più sofisticata, diffusa da Matteo Renzi sull’espansione fiscale di Obama come modello da seguire in Europa.

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Le banche italiane il 5 dicembre

In attesa del giudizio divino di domenica, facciamo una rapida rassegna stampa a commento delle criticità del sistema bancario italiano, alla luce dell’esito del referendum, sempre con la consapevolezza che, se c’è un modo per fare casino con una situazione e trasformarla in un gioco a somma negativa, gli italiani lo faranno. O anche, che se c’è da costruire teoremi e ricette miracolose sulla base di correlazioni rigorosamente spurie, là troverete un italiano intento ad arringare le folle.

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Se pensate che il problema sia il referendum

Economia & Mercato/Italia

Altra giornata molto pesante, per le azioni delle banche italiane. Tanto per cambiare, verrebbe da dire. Le spiegazioni non mancano, e sono quasi tutte riconducibili alla forte vulnerabilità strutturale dei nostri istituti di credito, che sono da tempo diventati il vero spread del rischio Italia. Con buona pace della ricerca di capri espiatori rigorosamente stranieri da parte della nostra cosiddetta classe dirigente.

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Il dilemma dei prigionieri di Siena

Economia & Mercato/Italia

Nella tarda serata del 14 novembre Banca MPS ha reso noti i termini della conversione in azioni delle proprie obbligazioni subordinate. Sono termini molto “generosi”, superiori alle ipotesi degli analisti. Infatti, viene offerta la conversione al 100% per i subordinati Tier II ed all’85% per i Tier 1. Il che vuol dire che, se un obbligazionista avesse titoli Tier II per 10.000 euro, riceverebbe in cambio 10.000 euro di nuove azioni. Tutto bene, quindi? Non così in fretta.

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Destino silenzioso, cinico e Bari

Economia & Mercato/Italia

Tra le molte situazioni di crisi e criticità di cui soffre il diversamente solido sistema bancario italiano, c’è una grande banca del Mezzogiorno che sta facendo arruffare il pelo ai suoi azionisti, per motivi che ormai abbiamo imparato a conoscere: l’assenza di un vero e proprio mercato secondario dove trattare le azioni medesime. Che poi, a ben vedere, altro non è che l’ennesimo caso di analfabetismo finanziario su cui hanno campato generazioni di cosiddetti manager ma anche altrettanti politici. Ora che il mondo è cambiato, l’ecosistema è divenuto improvvisamente ostile ed in molti cercano di reagire cercando disperatamente la leva del freno di emergenza del mondo, per poter scendere.

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Escher a Siena

Economia & Mercato/Italia

Il nuovo capo azienda di MPS, Marco Morelli, ha presentato il piano industriale 2016-2019 della banca. I numeri previsti sono eclatanti ma l’intera costruzione si basa su una sostanziale circolarità, che trae spunto dalla rimozione della massa di crediti deteriorati. Nel frattempo, i numeri reali raccontano una difficoltà persistente e promettono monti da scalare. Più o meno quello che è accaduto sinora, dallo scoppio della crisi.

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Le chiamavano Good Bank

Economia & Mercato/Italia

Prosegue il tentativo di vendere le quattro banche sorte dalla risoluzione dello scorso 22 novembre (Banca Marche, Carife, Carichieti, Etruria). Scaduto il termine imposto dalla Ue del 30 settembre, peraltro frutto di una precedente proroga, a questo giro non è stata indicata data di scadenza ufficiale della vendita, avendo forse preso coscienza che le date fisse danneggiano il venditore (chi l’avrebbe mai immaginato, vero?). Il problema è che pare che le quattro cosiddette good banks non siano good come le si dipinge.

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Deutsche Bank, la malata d’Europa. Che riuscirà a curarsi

Economia & Mercato/Esteri

Per la prima banca tedesca, Deutsche Bank, il momento della resa dei conti sembra avvicinarsi. L’ultima di una lunga serie di gocce avvelenate è stata la richiesta del Dipartimento di Giustizia statunitense di una sanzione da 14 miliardi di dollari per frode legata a vendita inappropriata (misselling) di mutui. La banca tedesca ha una serie di problemi esistenziali, tra cui la propria missione, tra banca commerciale e banca d’investimento, ed un carico di contenziosi il cui petitum eccede ampiamente quanto sinora accantonato. La sorte del sistema bancario tedesco, e di DB in particolare, è seguita in Italia con singolare attenzione, sia per una classica Schadenfreude che per l’assai poco segreta ma del tutto irrazionale speranza che, presto o tardi, DB riceva aiuti di stato e che ciò apra la strada anche da noi ad una bella cascata di soldi pubblici (che non ci sono, ma sono dettagli) su un sistema bancario sinistramente scricchiolante, da MPS in giù. Sono speranze molto italiane, cioè miopi ed irrazionali.

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Monte di spasmi

Economia & Mercato/Italia

Sembrava uno dei tanti boatos agostani, quello lanciato sabato scorso dal Sole: l’aumento di capitale da 5 miliardi di MPS è eccessivo, serve ridurlo. Per ottenere ciò, si potrebbe proporre la conversione volontaria delle obbligazioni subordinate in azioni, almeno di alcune di esse e per alcune tipologie di investitori (quelli istituzionali, si narra). Pare che la voce avesse qualche fondamento e che di conseguenza ci sia da valutare questo nuovo sub-scenario. Che, a cascata, determina nuove criticità ed interrogativi.

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La sindrome cinese dell’Abi

Da alcuni giorni è in corso una singolare campagna, orchestrata dalla Associazione bancaria italiana col supporto del quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire. Il punto è così riassumibile: fermate la speculazione sulle banche italiane causata, tra le altre cose, da innovazioni tecnologiche quali il trading algoritmico. Affascinante tesi, che punta sull’hi-tech e sulle imperfezioni del mercato e non sul complotto banalotto di cui leggiamo da sempre. L’esito finale cambia poco, però: siamo sempre impegnati a scalare con le unghie la ormai tradizionale parete di vetro, per non voler vedere altro.

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