Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Banche - page 24

L’affare del secolo

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Il Tesoro statunitense convertirà in azioni ordinarie fino a 25 miliardi di dollari del suo investimento di azioni privilegiate in Citigroup. La conversione avverrà “dollaro per dollaro” con quella di investitori privati, inclusi alcuni fondi sovrani esteri (che privati non sono, ma prendiamola come prima approssimazione).

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Antonio Martino sulle nazionalizzazioni bancarie

in Discussioni/Economia & Mercato

Prendendo le mosse dalla nazionalizzazione della Continental Illinois Bank, descritta sul Wall Street Journal da William Isaac, all’epoca presidente dell’ente federale di assicurazione dei depositi (FDIC), il professor Antonio Martino si schiera contro la nazionalizzazione come modello di gestione e risoluzione dell’attuale crisi. Alcune motivazioni e considerazioni sono del tutto condivisibili, altre meno.

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Inutili i test di Obama, meglio nazionalizzare

in Articoli/Discussioni/Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Si può analizzare degli zombie?

di Mario Seminerio – ©LiberoMercato

Mentre negli Stati Uniti infuria ormai la battaglia “filosofica” sulla nazionalizzazione degli istituti di credito, il Tesoro inizia la serie di stress test sulle principali banche del paese, per verificare la loro capacità di restare solvibili a fronte di scenari in ulteriore deterioramento rispetto alla situazione attuale. E già qui sorgono forti dubbi, metodologici e sostanziali. La burocrazia federale del Tesoro, ammesso e non concesso di disporre dello staff numericamente necessario ad eseguire i test, è anche in possesso delle competenze specialistiche per analizzare i documenti aziendali a supporto dell’erogazione di crediti e dell’effettuazione di investimenti? Soprattutto, come effettuare lo stress test di cartolarizzazioni se non si dispone neppure dei documenti relativi ai crediti in esse incorporati?

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Sotto esame

in Economia & Mercato/Esteri/Italia/Stati-Uniti

*Attenzione, post vagamente tecnico

Il Tesoro degli Stati Uniti ha comunicato che inizierà questa settimana gli stress test sulle principali banche utilizzando come indicatore di criticità il Tangible Common Equity e non il Tier 1. Non sappiamo se i federali dispongono delle competenze e del personale necessari per indagare approfonditamente sulle twilight zones delle grandi zombie banks americane (abbiamo seri dubbi, ad essere sinceri), ma enfatizzare il TCE potrebbe rivelarsi una interessante operazione-verità.

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Ve lo diciamo subito

in Economia & Mercato/Italia

Numerosi accessi a questo post via Google, con chiavi di ricerca di questo tipo:

“Nazionalizzazione delle banche che fine fanno gli azionisti”.

E’ presto detto: vengono spazzati via. Anche per questo motivo conviene usare cautela nel parlare liberamente di questi argomenti in occasione di incontri internazionali, anche se si premette che si tratta di “ipotesi allo studio”.

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Revisionismo

in Discussioni/Economia & Mercato/Famous Last Quotes

Alan Greenspan realizza alfine che il sano egoismo degli agenti economici non è bastato ad impedire che finissimo nell’attuale voragine. Forse il sistema non è riuscito ad autoregolarsi:

“Tutta la sofisticata matematica e le stregonerie da computer essenzialmente poggiavano su una premessa centrale: che l’illuminato egoismo di proprietari e manager delle istituzioni finanziarie li avrebbe condotti a conservare un sufficiente cuscinetto contro l’insolvenza attraverso l’attivo monitoraggio e gestione delle posizioni di rischio e del capitale delle loro aziende.”

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Un nuovo FMI per salvare i paesi dell’Est

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri

di Mario Seminerio – ©LiberoMercato

E’ di questi giorni la notizia che un consorzio delle principali banche russe sta contattando i creditori occidentali per proporre una rinegoziazione dei termini dei finanziamenti in essere. L’iniziativa deriva dalla vera e propria emergenza sulle riserve in valute forti che la Russia sta affrontando. Quest’anno, banche ed imprese russe dovranno infatti rimborsare o rinnovare debiti in valuta estera per 117 miliardi di dollari, ma le riserve ufficiali del paese stanno inesorabilmente prosciugandosi a causa dell’effetto congiunto del rimpatrio di capitali esteri, e del debole andamento delle quotazioni del greggio, che impedisce al paese di ricostituire le proprie scorte valutarie. A ciò si aggiunge la gestione del cambio finora adottata dalle autorità russe, che hanno dilapidato riserve nel futile tentativo di frenare il deprezzamento del rublo. Mosca ha già iniziato a concedere prestiti a società pericolanti, dietro pegno di azioni che porteranno entro breve tempo alla nazionalizzazione di interi settori dell’economia. Ma anche così il sistema appare già insolvente rispetto ai creditori internazionali, rappresentati in larga misura da banche europee.

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Obama comincia a deludere

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

di Mario Seminerio – ©LiberoMercato

Martedì scorso, sul Financial Times, è comparso un editoriale di Martin Wolf piuttosto preoccupato e critico nei confronti dei primi passi dell’Amministrazione Obama. Wolf si chiedeva: la presidenza Obama ha già fallito? Il sospetto si irrobustisce, osservando le prime decisioni “operative” o presunte tali del presidente: l’annuncio – con annessa faccia feroce – del tetto alle retribuzioni dei manager apicali delle banche che richiederanno assistenza alle casse federali, ed il nuovo, ennesimo salvataggio annunciato dal Segretario al Tesoro, Timothy Geithner, nella giornata di martedì. Andiamo con ordine.

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Provaci ancora, Tim

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Ecco un argomento piuttosto robusto a favore della nazionalizzazione come tecnica di riduzione del danno: la somma delle capitalizzazioni di borsa di Citigroup, JPMorgan e Bank of America ammonta complessivamente a 158 miliardi di dollari. Mettiamoci pure Wells Fargo, ed arriviamo a poco meno di 250 miliardi di dollari per comprarsi quattro-diconsi-quattro ex moloch della finanza globale a prezzo di saldo (e quasi di stralcio). Eppure il programma annunciato ieri dal Segretario al Tesoro Timothy Geithner è destinato a fornire (per iniziare) tra 250 e 500 miliardi di dollari solo per tentare di rimuovere dal bilancio delle banche le cartolarizzazioni tossiche. Ridicolo, se non fosse drammatico.

bail

Il contabile etico ma anche creativo

in Economia & Mercato/Italia

Parlando a Davos nei giorni scorsi, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha illustrato la sua formidabile ricetta per risolvere la crisi dei titoli tossici che stanno uccidendo i bilanci delle banche e la fiducia del sistema finanziario globale. Mentre gli americani si sono ficcati nell’ennesimo cul de sac di tutta questa vicenda, riesumando l’idea originaria del Piano Paulson (che a sua volta l’aveva mutuata da Citigroup) di rimuovere i titoli dai bilanci facendoli acquistare dal settore pubblico, Tremonti ha trovato il proiettile d’argento per salvare il mondo dal mostro: un’ossimorica bad bank interna alle banche.

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Timothy Paulson?

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Sostiene Timothy Geithner, neo Segretario al Tesoro e già presidente della Fed di New York:

“Abbiamo un sistema finanziario che è gestito da azionisti privati, gestito da istituzioni private, e dovremmo fare del nostro meglio per preservare quel sistema”

Beh, se il sistema è quello che ha prodotto le inenarrabili porcherie viste finora, ultimo in ordine di tempo il pervicace orientamento a drenare capitale dalle banche per pagare bonus milionari (a quale titolo, visti i risultati di bilancio, non è dato sapere), e ad avere un sistema-centauro dove i contribuenti mettono i soldi e quello stesso management che ha causato l’Apocalisse (sorretto da un nocciolino di azionisti privati non ancora spazzati via) continua a farsi amabilmente gli affari propri, sorge il dubbio che il processo di oligarchizzazione della finanza statunitense sia ormai senza ritorno, e con esso il destino del paese.

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Nazionalizzare non solo il capitale, ma anche i manager

in Articoli/Discussioni/Economia & Mercato

di Mario Seminerio – © LiberoMercato

Nella giornata di lunedì il governo di Gordon Brown ha annunciato i dettagli del nuovo piano di salvataggio pubblico del sistema finanziario britannico. Londra ha così deciso di aumentare la propria partecipazione in Royal Bank of Scotland dal 50 a circa il 70 per cento, attraverso la conversione delle azioni privilegiate sottoscritte in ottobre, ed ha ordinato a Northern Rock, il prestatore ipotecario nazionalizzato a febbraio 2008, di rallentare il piano di rimborso dei prestiti pubblici, in modo da continuare ad originare mutui. Prima dell’annuncio di lunedì Northern Rock aveva perseguito una strategia di progressiva riduzione del volume di credito ipotecario erogato. Il governo richiederà alle banche destinatarie degli aiuti di sottoscrivere “specifici e quantificati” accordi a prestare (in pratica, un target numerico di aumento del credito), e questo principio nasce dalla crescente frustrazione del governo inglese, che negli ultimi mesi ha duramente criticato le banche per non aver aumentato il credito anche dopo aver ricevuto una linea di credito e 37 miliardi di sterline di nuovo capitale, durante il salvataggio dello scorso autunno che ha portato alla nazionalizzazione di Royal Bank of Scotland ed all’assunzione di robuste partecipazioni nel Lloyds Banking Group, che aveva acquisito HBOS.

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Nel paese degli oligarchi – 2

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) ha chiuso l’indagine conoscitiva su banche, assicurazioni e società di gestione del risparmio. I risultati li conoscevamo già prima che l’indagine avesse inizio, ma fa piacere leggere la certificazione che, (anche) nel settore dei servizi finanziari, l’Italia è un’oligarchia di culi di pietra, che collezionano gettoni di presenza nei consigli di amministrazione dei propri “concorrenti”. L’indagine si è concentrata su quattro aree: i modelli di governance, i legami tra concorrenti, il ruolo delle fondazioni bancarie, le banche popolari e le banche di credito cooperativo (BCC).

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Emorragia continua

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Le banche statunitensi che hanno beneficiato delle infusioni di fondi federali del TARP rischiano di tornare sotto pressione, a causa delle riduzioni di rating su titoli da esse detenuti. Come noto, la normativa sui quozienti patrimoniali prevede accantonamenti di capitale piuttosto onerosi per i titoli di basso rating. Questa circostanza, unita alla prosecuzione delle svalutazioni di attivi (che nel quarto trimestre ha toccato il nuovo picco), sta progressivamente facendo evaporare il cuscinetto di ricapitalizzazione fornito dal Piano Paulson e costringerà le banche, nelle prossime settimane e mesi, a raccogliere nuovo capitale (a condizioni particolarmente onerose, a meno di ipotizzare nuove trasfusioni pubbliche). La giostra infernale prosegue.

(HT: FT-Alphaville)

Il moltiplicatore scomparso

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Greg Mankiw segnala il crollo del moltiplicatore della moneta, riferito all’aggregato M1, cioè circolante e riserve bancarie. Secondo i dati della Fed di Saint Louis, ogni aumento di 1 dollaro nella base monetaria oggi determina un’espansione dell’offerta di moneta pari solo a 95 centesimi, perché le banche stanno tesaurizzando le proprie riserve, detenute presso la Fed. Come segnalato tempo addietro, il valore effettivo del moltiplicatore dei depositi e della moneta è influenzato, oltre che dal coefficiente di riserva obbligatoria, anche dal quoziente di drenaggio di circolante (la propensione del pubblico a detenere banconote anziché depositarle presso la propria banca) e dal quoziente di riserve in eccesso, o riserve libere, detenute dal sistema delle banche commerciali a titolo prudenziale. Questi due quozienti impliciti tendono a ridurre il moltiplicatore della moneta, sommandosi al coefficiente di riserva obbligatoria imposto dalla banca centrale per finalità di regolazione dell’offerta di moneta, con buona pace delle bizzarre teorie signoraggiste, che sostengono che l’unico elemento destinato ad incidere sull’offerta di moneta sia il coefficiente di riserva obbligatoria. Ma i due quozienti impliciti sono anche un indicatore del grado di fiducia inerente al sistema dei pagamenti.

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Non avremmo saputo scriverlo meglio

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Le banche italiane sono tra le peggio capitalizzate. A metà 2008, l’indice medio di capitale Tier 1 era del 6,5%, rispetto all’ 8% del settore europeo. Banco Popolare e Mps sono tra le cinque meno capitalizzate in assoluto. La debolezza patrimoniale è frutto di una crescita fatta di fusioni a valori di affezione, [e/o] senza apporto di nuovi capitali, che hanno gonfiato la quota del patrimonio contabile investito nell’avviamento (34% Intesa, 45% Banco Popolare, 56% Mps). Nelle aggregazioni all’italiana, la struttura di controllo è sempre stata prioritaria: nuovi afflussi di capitale avrebbero scompigliato gli equilibri di potere. Il crollo dei mercati, lo scoppio della bolla immobiliare, e la recessione globale in arrivo, hanno aumentato il rischio degli attivi delle banche, che ora devono ridurre la leva, per offrire maggiori garanzie e recuperare la fiducia di creditori e azionisti. (Alessandro Penati)

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Evoluzione del bailout

in Economia & Mercato/Esteri/Italia/Stati-Uniti

Ieri sera il governo italiano ha illustrato i principi-guida della rete di protezione che si accinge a stendere attorno al sistema creditizio del nostro paese. Non vi sono ancora numeri e dettagli operativi poiché l’intervento, in ossequio ad una tradizione inaugurata da questo esecutivo, viene prima annunciato solennemente in conferenza stampa, e successivamente scritto. Da quanto possiamo sapere in questo momento, il governo italiano ha deciso di estendere la garanzia del fondo interbancario di tutela dei depositi oltre la soglia formale di 103.000 euro. Si tratta di un adeguamento alla tendenza generale affermatasi in Europa da alcuni giorni, che ha visto i governi prendere posizione a favore di una garanzia illimitata sui depositi.

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Patti Chiari, opacità garantita

in Economia & Mercato/Italia

L’iniziativa Patti Chiari è stata lanciata dall’Associazione Bancaria Italiana (ABI), per rispondere all’esigenza di trasparenza nei rapporti con la clientela bancaria, all’indomani dei gravi scandali delle obbligazioni Cirio, Parmalat ed Argentina. L’iniziativa è finalizzata anche a consentire ai risparmiatori un confronto con il costo dei servizi bancari offerti dalle banche aderenti. Tutto molto bello, avrebbe detto l’ottimo Bruno Pizzul. Però…

…Però questa farisaica operazione di ricostituzione di una verginità etica da parte del ventre molle dell’economia italiana si è subito infranta sugli scogli del mercato e del buon senso. Leggi tutto

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