Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Tag archive

Banche - page 45

Revisionismo

Alan Greenspan realizza alfine che il sano egoismo degli agenti economici non è bastato ad impedire che finissimo nell’attuale voragine. Forse il sistema non è riuscito ad autoregolarsi:

“Tutta la sofisticata matematica e le stregonerie da computer essenzialmente poggiavano su una premessa centrale: che l’illuminato egoismo di proprietari e manager delle istituzioni finanziarie li avrebbe condotti a conservare un sufficiente cuscinetto contro l’insolvenza attraverso l’attivo monitoraggio e gestione delle posizioni di rischio e del capitale delle loro aziende.”

Leggi tutto

Un nuovo FMI per salvare i paesi dell’Est

di Mario Seminerio – ©LiberoMercato

E’ di questi giorni la notizia che un consorzio delle principali banche russe sta contattando i creditori occidentali per proporre una rinegoziazione dei termini dei finanziamenti in essere. L’iniziativa deriva dalla vera e propria emergenza sulle riserve in valute forti che la Russia sta affrontando. Quest’anno, banche ed imprese russe dovranno infatti rimborsare o rinnovare debiti in valuta estera per 117 miliardi di dollari, ma le riserve ufficiali del paese stanno inesorabilmente prosciugandosi a causa dell’effetto congiunto del rimpatrio di capitali esteri, e del debole andamento delle quotazioni del greggio, che impedisce al paese di ricostituire le proprie scorte valutarie. A ciò si aggiunge la gestione del cambio finora adottata dalle autorità russe, che hanno dilapidato riserve nel futile tentativo di frenare il deprezzamento del rublo. Mosca ha già iniziato a concedere prestiti a società pericolanti, dietro pegno di azioni che porteranno entro breve tempo alla nazionalizzazione di interi settori dell’economia. Ma anche così il sistema appare già insolvente rispetto ai creditori internazionali, rappresentati in larga misura da banche europee.

Leggi tutto

Obama comincia a deludere

di Mario Seminerio – ©LiberoMercato

Martedì scorso, sul Financial Times, è comparso un editoriale di Martin Wolf piuttosto preoccupato e critico nei confronti dei primi passi dell’Amministrazione Obama. Wolf si chiedeva: la presidenza Obama ha già fallito? Il sospetto si irrobustisce, osservando le prime decisioni “operative” o presunte tali del presidente: l’annuncio – con annessa faccia feroce – del tetto alle retribuzioni dei manager apicali delle banche che richiederanno assistenza alle casse federali, ed il nuovo, ennesimo salvataggio annunciato dal Segretario al Tesoro, Timothy Geithner, nella giornata di martedì. Andiamo con ordine.

Leggi tutto

Provaci ancora, Tim

Ecco un argomento piuttosto robusto a favore della nazionalizzazione come tecnica di riduzione del danno: la somma delle capitalizzazioni di borsa di Citigroup, JPMorgan e Bank of America ammonta complessivamente a 158 miliardi di dollari. Mettiamoci pure Wells Fargo, ed arriviamo a poco meno di 250 miliardi di dollari per comprarsi quattro-diconsi-quattro ex moloch della finanza globale a prezzo di saldo (e quasi di stralcio). Eppure il programma annunciato ieri dal Segretario al Tesoro Timothy Geithner è destinato a fornire (per iniziare) tra 250 e 500 miliardi di dollari solo per tentare di rimuovere dal bilancio delle banche le cartolarizzazioni tossiche. Ridicolo, se non fosse drammatico.

bail

Il contabile etico ma anche creativo

Economia & Mercato/Italia

Parlando a Davos nei giorni scorsi, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha illustrato la sua formidabile ricetta per risolvere la crisi dei titoli tossici che stanno uccidendo i bilanci delle banche e la fiducia del sistema finanziario globale. Mentre gli americani si sono ficcati nell’ennesimo cul de sac di tutta questa vicenda, riesumando l’idea originaria del Piano Paulson (che a sua volta l’aveva mutuata da Citigroup) di rimuovere i titoli dai bilanci facendoli acquistare dal settore pubblico, Tremonti ha trovato il proiettile d’argento per salvare il mondo dal mostro: un’ossimorica bad bank interna alle banche.

Leggi tutto

Timothy Paulson?

Sostiene Timothy Geithner, neo Segretario al Tesoro e già presidente della Fed di New York:

“Abbiamo un sistema finanziario che è gestito da azionisti privati, gestito da istituzioni private, e dovremmo fare del nostro meglio per preservare quel sistema”

Beh, se il sistema è quello che ha prodotto le inenarrabili porcherie viste finora, ultimo in ordine di tempo il pervicace orientamento a drenare capitale dalle banche per pagare bonus milionari (a quale titolo, visti i risultati di bilancio, non è dato sapere), e ad avere un sistema-centauro dove i contribuenti mettono i soldi e quello stesso management che ha causato l’Apocalisse (sorretto da un nocciolino di azionisti privati non ancora spazzati via) continua a farsi amabilmente gli affari propri, sorge il dubbio che il processo di oligarchizzazione della finanza statunitense sia ormai senza ritorno, e con esso il destino del paese.

Leggi tutto

Nazionalizzare non solo il capitale, ma anche i manager

di Mario Seminerio – © LiberoMercato

Nella giornata di lunedì il governo di Gordon Brown ha annunciato i dettagli del nuovo piano di salvataggio pubblico del sistema finanziario britannico. Londra ha così deciso di aumentare la propria partecipazione in Royal Bank of Scotland dal 50 a circa il 70 per cento, attraverso la conversione delle azioni privilegiate sottoscritte in ottobre, ed ha ordinato a Northern Rock, il prestatore ipotecario nazionalizzato a febbraio 2008, di rallentare il piano di rimborso dei prestiti pubblici, in modo da continuare ad originare mutui. Prima dell’annuncio di lunedì Northern Rock aveva perseguito una strategia di progressiva riduzione del volume di credito ipotecario erogato. Il governo richiederà alle banche destinatarie degli aiuti di sottoscrivere “specifici e quantificati” accordi a prestare (in pratica, un target numerico di aumento del credito), e questo principio nasce dalla crescente frustrazione del governo inglese, che negli ultimi mesi ha duramente criticato le banche per non aver aumentato il credito anche dopo aver ricevuto una linea di credito e 37 miliardi di sterline di nuovo capitale, durante il salvataggio dello scorso autunno che ha portato alla nazionalizzazione di Royal Bank of Scotland ed all’assunzione di robuste partecipazioni nel Lloyds Banking Group, che aveva acquisito HBOS.

Leggi tutto

Nel paese degli oligarchi – 2

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) ha chiuso l’indagine conoscitiva su banche, assicurazioni e società di gestione del risparmio. I risultati li conoscevamo già prima che l’indagine avesse inizio, ma fa piacere leggere la certificazione che, (anche) nel settore dei servizi finanziari, l’Italia è un’oligarchia di culi di pietra, che collezionano gettoni di presenza nei consigli di amministrazione dei propri “concorrenti”. L’indagine si è concentrata su quattro aree: i modelli di governance, i legami tra concorrenti, il ruolo delle fondazioni bancarie, le banche popolari e le banche di credito cooperativo (BCC).

Leggi tutto

Emorragia continua

Le banche statunitensi che hanno beneficiato delle infusioni di fondi federali del TARP rischiano di tornare sotto pressione, a causa delle riduzioni di rating su titoli da esse detenuti. Come noto, la normativa sui quozienti patrimoniali prevede accantonamenti di capitale piuttosto onerosi per i titoli di basso rating. Questa circostanza, unita alla prosecuzione delle svalutazioni di attivi (che nel quarto trimestre ha toccato il nuovo picco), sta progressivamente facendo evaporare il cuscinetto di ricapitalizzazione fornito dal Piano Paulson e costringerà le banche, nelle prossime settimane e mesi, a raccogliere nuovo capitale (a condizioni particolarmente onerose, a meno di ipotizzare nuove trasfusioni pubbliche). La giostra infernale prosegue.

(HT: FT-Alphaville)

Il moltiplicatore scomparso

Greg Mankiw segnala il crollo del moltiplicatore della moneta, riferito all’aggregato M1, cioè circolante e riserve bancarie. Secondo i dati della Fed di Saint Louis, ogni aumento di 1 dollaro nella base monetaria oggi determina un’espansione dell’offerta di moneta pari solo a 95 centesimi, perché le banche stanno tesaurizzando le proprie riserve, detenute presso la Fed. Come segnalato tempo addietro, il valore effettivo del moltiplicatore dei depositi e della moneta è influenzato, oltre che dal coefficiente di riserva obbligatoria, anche dal quoziente di drenaggio di circolante (la propensione del pubblico a detenere banconote anziché depositarle presso la propria banca) e dal quoziente di riserve in eccesso, o riserve libere, detenute dal sistema delle banche commerciali a titolo prudenziale. Questi due quozienti impliciti tendono a ridurre il moltiplicatore della moneta, sommandosi al coefficiente di riserva obbligatoria imposto dalla banca centrale per finalità di regolazione dell’offerta di moneta, con buona pace delle bizzarre teorie signoraggiste, che sostengono che l’unico elemento destinato ad incidere sull’offerta di moneta sia il coefficiente di riserva obbligatoria. Ma i due quozienti impliciti sono anche un indicatore del grado di fiducia inerente al sistema dei pagamenti.

Leggi tutto

Go to Top