Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Barack Obama - page 2

Obama, Wall Street e il Gattopardo

La riforma finanziaria promette novità epocali per le Borse. Ma non le applica

di Mario Seminerio – Liberal Quotidiano

La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato, mercoledì scorso, il progetto di legge di riforma della regolazione finanziaria che porta la firma congiunta dei due esponenti Democratici alla Camera ed al Senato, Barney Frank e Chris Dodd. Il via libera del Senato, con ulteriori modifiche, dovrebbe arrivare entro metà luglio

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La sanità americana era malata, ma non è detto che la ‘cura Obama’ funzioni

di Mario Seminerio – Libertiamo

La riforma della sanità statunitense è ormai prossima a diventare realtà. Il suo obiettivo strategico, ampliare il pool dei soggetti assicurati, verrà ottenuto attraverso l’obbligo di assicurazione con erogazione di sussidi alle famiglie che non possono permettersi di sottoscrivere una polizza. Resta il sistema di assicurazioni private, non essendo presente la discussa public option, tanto cara all’ala liberal dei Democratici. Secondo i sostenitori della riforma i premi dovrebbero scendere, in conseguenza proprio della riduzione della morbilità attesa nel pool degli assicurati (oggi gli uninsured sono soprattutto soggetti giovani ed in salute, che spesso non si assicurano a causa dei costi della copertura). Le assicurazioni non potranno più ricusare l’assicurato, spesso con artifici al limite della truffa, come la retrodatazione di patologie insorte successivamente alla stipula della polizza.

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La Casa Bianca e i dilemmi di un paese a rischio declino

di Mario Seminerio – Libertiamo

All’indomani della storica sconfitta Democratica in Massachusetts (ma dallo staff della Casa Bianca giurano che non c’è legame), Barack Obama ha annunciato di voler fare la faccia feroce contro le banche, bloccandone il gigantismo e tentando addirittura di ridimensionarle. L’annuncio, come nello stile obamiano, è stato particolarmente eclatante sul piano della retorica e degli effetti speciali, ma il rischio è che si fermi a quelli. Tentiamo di analizzarne i motivi, sul piano tecnico e politico. Come vedremo, i due piani risulteranno inestricabilmente connessi.

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Lo stato di necessità di Obama

Discussioni/Esteri/Stati-Uniti

In un recente editoriale sul Washington Post, scritto con Dan Blumenthal, Robert Kagan assume una posizione critica verso l’atteggiamento di Barack Obama nei confronti delle potenze regionali (o aspiranti globali) della zona eurasiatica, Russia e Cina. In entrambi i casi, Kagan denuncia l’esistenza di una politica obamiana di accommodation (per non definirla più esplicitamente appeasement). Nei confronti della Russia, tale accomodamento si sarebbe realizzato nella accettazione della presenza di truppe di Mosca sul suolo georgiano e, soprattutto, nell’aver in qualche modo “tradito” le attese dei paesi dell’ex Patto di Varsavia, rinunciando al dispiegamento di postazioni fisse di missili intercettori.

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Il briefing che venne da lontano

Se pensate che Obama sia ormai saldamente incardinato in una non meglio precisata “dottrina Bush”, o che comunque stia fedelmente ripercorrendo le orme di W., soprattutto sul teatro afghano, e se pensate ciò anche per i reiterati messaggi non troppo subliminali del solito tuttologo appena assunto dalle edizioni Broken Records, fatevela passare.

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La crisi è finita (solo per le banche d’affari)

di Mario Seminerio – Liberal Quotidiano

A un anno dalla sua elezione alla Casa Bianca, Barack Obama si trova ancora nel mezzo di una delle più gravi crisi economiche e finanziarie degli ultimi ottant’anni. Tra tre settimane la recessione, così come datata dal National Bureau of Economics Research, entrerà nel suo terzo anno. Non è ancora dato sapere se la ripresa del Pil sarà sostenibile o verrà meno con la fine degli stimoli. L’area di maggior sofferenza riguarda il mercato del lavoro, come hanno confermato gli ultimi dati su occupazione e disoccupazione in ottobre, pubblicati la scorsa settimana. Tentiamo un bilancio del primo anno di presidenza Obama relativamente alla politica economica.

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We Poll, You Decide

Secondo un recente sondaggio telefonico condotto da Fox News presso 900 elettori registrati, ben il 58 per cento del campione ritiene George W.Bush responsabile dell’attuale stato dell’economia, contro il 18 per cento che imputa la colpa a Barack Obama. Di rilievo anche il fatto che tali percentuali non abbiano fatto segnare variazioni statisticamente rilevanti rispetto a quelle dello scorso luglio. Solo il gruppo di respondent repubblicani punta il dito contro Obama, peraltro di stretta misura (35 a 29).

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L’illusione monetaria di Obama

Negli Stati Uniti le prestazioni erogate dalla Social Security, come le pensioni pubbliche di vecchiaia, disabilità e reversibilità, sono agganciate alla variazione tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo nel terzo trimestre di ogni anno. Si tratta del cosiddetto Cost of Living Adjustment (COLA),  introdotto nel 1973. In considerazione dell’andamento dell’indice dei prezzi al consumo nel terzo trimestre 2009, che ha visto una riduzione annuale del livello generale dei prezzi del 4 per cento, nel 2010 non vi sarà alcun adeguamento delle prestazioni, il cui importo nominale resterà pertanto invariato. Barack Obama ha però deciso di erogare un importo una tantum di 250 dollari per ognuno dei 57 milioni di destinatari di prestazioni della Social Security, per un esborso aggiuntivo di 14 miliardi di dollari.

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Barack chi?

C’era chi sosteneva che ora che Obama ha irradiato luce nel mondo e il mondo è tornato ad amare l’America, perché l’antiamericanismo era tutta colpa di quell’ignorante di Bush, quei parrucconi del Nobel avrebbero finalmente dato il premio per la letteratura a un americano, non dico a Philip Roth ma a un’esponente qualsiasi dell’unica letteratura in vita negli ultimi decenni. Naturalmente era una stronzata. E le Olimpiadi 2016 non saranno a Chicago.

Christian Rocca, 8 settembre 2009

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Lo scisma americano

Sabato a Washington si è svolta un’imponente manifestazione contro la politica economica di Barack Obama. Alcuni osservatori hanno definito il Tea Party una “Woodstock conservatrice“. Tema ripreso ed analizzato da Arnold Kling, che ricorda la sua marcia anti-Vietnam e la sua fugace partecipazione (meglio sarebbe dire osservazione) del rally di Washington. Kling è scettico sulla possibilità che questa manifestazione (o analoghe) possa lasciare traccia durevole nel panorama politico del paese. I partecipanti sono soprattutto rappresentativi dell’America “white, small-town and uneducated racist“, per citare Kling, che ritiene invece che il paese stia diventando più urbano, meno bianco e più istruito. Da qui il rischio, che è già realtà, di uno scisma sociale e culturale, con l’élite progressista di Barack Obama che nutre disprezzo per questi manifestanti, e non si preoccupa di nasconderlo, ampiamente ricambiata.

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Il problema è quello

Dal versante fiscale, Barack Obama sta presiedendo al maggior accumulo di deficit e debito pubblico mai verificatosi in tempo di pace. Secondo miei calcoli approssimativi, c’è una differenza di circa il 10 per cento di Pil tra i piani di spesa di medio e lungo termine dell’Amministrazione Obama e le tasse che il Congresso può e vuole imporre. La realtà dell’impossibilità a gestire un sistema di welfare europeo occidentale (con un’assistenza sanitaria di qualità decente, ed una decente educazione pre-scolastica e scolastica per tutti), ricostruire le fatiscenti infrastrutture d’America, investire nell’ambiente e soddisfare le ambizioni strategiche globali post-imperiali raccogliendo il 33 per cento del Pil in tasse, non si è ancora affacciata alla mente dell’Amministrazione Obama e del popolo americano in generale.

Willem Buiter (lettura integrale dell’articolo fortemente consigliata)

Poteva andar peggio. O potrebbe?

Ieri, l’Office of Management and Budget (OMB), diretto da Peter Orszag, ha pubblicato la Mid-Session Review, cioè l’aggiornamento semestrale delle previsioni economiche dell’Amministrazione, oltre alle stime di bilancio. Dai dati si evidenzia un deficit minore del previsto per il 2009, ma maggiore negli anni di crescita economica consolidata. Riguardo il 2009, l’OMB ritiene vi sia un miglioramento di 262 miliardi di dollari, in conseguenza di minori oneri sostenuti dalla FDIC. Ciò ridimensionerebbe la stima del rapporto deficit/Pil di quest’anno dal 12,9 all’11,2 per cento. A noi risulta difficile immaginare minori oneri a carico della FDIC proprio nel momento in cui, ogni venerdì sera, la medesima prende il controllo di quattro o cinque banche dissestate, ma tant’è.

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L’indagine prosegue

Nuovo episodio della saga sul luogo di nascita di Obama: ora i birthers chiedono di sapere se il presidente è circonciso. So what?, direte voi. Semplice: alle Hawaii, a inizio anni Sessanta, come nel resto del paese, la circoncisione dei neonati era pratica routinaria ed automatica. Se Obama non fosse circonciso, i dubbi sulla possibilità che sia effettivamente nato su suolo americano si irrobustirebbero. E se per caso lo fosse, lungi dal dimostrare alcunché sul luogo di nascita, sarà sempre possibile dire che ha qualcosa in comune con i musulmani, come peraltro già dimostrato. Ma anche con gli ebrei, a ben vedere, ohibò. Un nazista poliedrico, insomma. L’indagine prosegue, stay tuned.

Sign Of The Times

Un sindacalista della potente confederazione AFL-CIO guiderà la Fed di New York. Una novità assoluta, dopo anni di indiscusso ed inverecondo dominio di rappresentanti delle banche too big to fail. Obama premia una delle sue maggiori constituencies. Ma sostituire un conflitto d’interesse ad un altro non pare la migliore scelta possibile.

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