Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Barack Obama - page 2

Il mio massacro è differente

Esteri/Famous Last Quotes

Gli Stati Uniti ed i loro alleati hanno dovuto assumere un’azione militare in Libia per evitare un massacro di civili che avrebbe «macchiato la coscienza del mondo. (…) «Alcune nazioni riescono a chiudere un occhio davanti alle atrocità commesse in altri paesi. Gli Stati Uniti d’America sono differenti» – Barack Obama, 29 marzo 2011

Sure.

Bisognerebbe cercare di capire quale è la magica regoletta in base alla quale in alcuni casi si formano coalizioni di volenterosi, ed in altri no.

Il vero Iraq di Obama è la disoccupazione

di Mario Seminerio – Linkiesta

Non bastasse una situazione internazionale infuocata, il Presidente degli Stati Uniti si trova a fronteggiare una situazione economica interna davvero complicata. A dicembre ha ottenuto il via libera dei Repubblicani ad un allungamento dei sussidi per la disoccupazione, in cambio di esenzioni fiscali fatte da Bush e ora confermate. Il risultato è un deficit aggiuntivo di 900 miliardi, mentre continuano ad esserci 5 disoccupati ogni nuova posizione lavorativa offerta.

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Chi paga i tagli di Obama

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nei giorni scorsi Barack Obama ha presentato il progetto di bilancio federale da 3700 miliardi di dollari che dovrebbe ridurre il deficit statunitense di 1100 miliardi di dollari in un decennio. Il piano è già stato considerato insufficiente dai Repubblicani, i quali tuttavia restano su posizioni molto ambigue riguardo le aree in cui operare dei tagli. La corsa alle presidenziali del 2012 è così cominciata, e Obama non appare più così sfavorito.

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Le opinioni divorziate dai fatti

Al Repubblicano Paul Ryan è spettato il compito di replicare al mediaticamente sopravvalutatissimo discorso sullo Stato dell’Unione, celebrato ieri da Barack Obama. Riguardo i temi economici, Ryan pare non aver fatto i compiti a casa, come nota l’abitualmente perfido Paul Krugman.

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Il socialista amico dei capitalisti

Ricordate le vibranti polemiche, nelle settimane successive alla Inauguration di Barack Obama, di quanti vedevano nel crollo del mercato azionario il segno tangibile del fallimento (prima ancora di cominciare effettivamente a governare) della nuova presidenza? Se ne parlò anche da noi, alla periferia dell’Impero, dove una nuova generazione di polemisti low cost, (di quelli del tipo “Analisi? No, grazie, meglio gli slogan“), si è rapidamente affermata grazie ai blog ed in alcuni casi è giunta al vertice della stampa mainstream.

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Il bushismo è sempre tra noi

Mentre arriva la notizia che il caucus democratico sarebbe stato colto da violenti mal di pancia per l’accordo fiscale tra Obama e Repubblicani, che regalerà all’America altri 900 miliardi di dollari di debito per il prossimo biennio, pare proprio che lo spirito di Dubya continui ad aleggiare sugli scassatissimi conti pubblici americani, anche nella nuova luminosa era del conservatorismo fiscale, quello che promette di tagliare tutto, soprattutto le tasse, ma sempre e comunque in rigoroso deficit.

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Obama si arrende ai tagli fiscali per i più ricchi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La Casa Bianca ed i Repubblicani hanno raggiunto un accordo per prorogare di un biennio i tagli d’imposta decisi da George W.Bush e che sarebbero scaduti a fine dicembre. Come noto, Obama intendeva rendere definitivi i tagli d’imposta solo per i contribuenti con imponibile inferiore a 250.000 dollari annui, mentre i Repubblicani avevano preso in ostaggio il rinnovo fino a 99 settimane dei sussidi di disoccupazione di emergenza.

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Maggioranze silenziose e minoranze rumorose: il rapporto tra il Gop e i Tea Parties

di Mario Seminerio – Libertiamo

Negli Stati Uniti, mentre il Partito Democratico si avvia mestamente verso la disfatta annunciata di midterm, i Repubblicani sono posti di fronte, probabilmente senza particolare consapevolezza, alla grande sfida di una elaborazione programmatica che possa offrire una possibilità di riscatto all’America, incamminata verso un Decennio Perduto fatto di crescita trascurabile, elevata disoccupazione, disinflazione/deflazione e mercato immobiliare in depressione.

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Obama, Wall Street e il Gattopardo

La riforma finanziaria promette novità epocali per le Borse. Ma non le applica

di Mario Seminerio – Liberal Quotidiano

La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato, mercoledì scorso, il progetto di legge di riforma della regolazione finanziaria che porta la firma congiunta dei due esponenti Democratici alla Camera ed al Senato, Barney Frank e Chris Dodd. Il via libera del Senato, con ulteriori modifiche, dovrebbe arrivare entro metà luglio

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La sanità americana era malata, ma non è detto che la ‘cura Obama’ funzioni

di Mario Seminerio – Libertiamo

La riforma della sanità statunitense è ormai prossima a diventare realtà. Il suo obiettivo strategico, ampliare il pool dei soggetti assicurati, verrà ottenuto attraverso l’obbligo di assicurazione con erogazione di sussidi alle famiglie che non possono permettersi di sottoscrivere una polizza. Resta il sistema di assicurazioni private, non essendo presente la discussa public option, tanto cara all’ala liberal dei Democratici. Secondo i sostenitori della riforma i premi dovrebbero scendere, in conseguenza proprio della riduzione della morbilità attesa nel pool degli assicurati (oggi gli uninsured sono soprattutto soggetti giovani ed in salute, che spesso non si assicurano a causa dei costi della copertura). Le assicurazioni non potranno più ricusare l’assicurato, spesso con artifici al limite della truffa, come la retrodatazione di patologie insorte successivamente alla stipula della polizza.

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