Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Barack Obama - page 3

La Casa Bianca e i dilemmi di un paese a rischio declino

di Mario Seminerio – Libertiamo

All’indomani della storica sconfitta Democratica in Massachusetts (ma dallo staff della Casa Bianca giurano che non c’è legame), Barack Obama ha annunciato di voler fare la faccia feroce contro le banche, bloccandone il gigantismo e tentando addirittura di ridimensionarle. L’annuncio, come nello stile obamiano, è stato particolarmente eclatante sul piano della retorica e degli effetti speciali, ma il rischio è che si fermi a quelli. Tentiamo di analizzarne i motivi, sul piano tecnico e politico. Come vedremo, i due piani risulteranno inestricabilmente connessi.

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Lo stato di necessità di Obama

Discussioni/Esteri/Stati-Uniti

In un recente editoriale sul Washington Post, scritto con Dan Blumenthal, Robert Kagan assume una posizione critica verso l’atteggiamento di Barack Obama nei confronti delle potenze regionali (o aspiranti globali) della zona eurasiatica, Russia e Cina. In entrambi i casi, Kagan denuncia l’esistenza di una politica obamiana di accommodation (per non definirla più esplicitamente appeasement). Nei confronti della Russia, tale accomodamento si sarebbe realizzato nella accettazione della presenza di truppe di Mosca sul suolo georgiano e, soprattutto, nell’aver in qualche modo “tradito” le attese dei paesi dell’ex Patto di Varsavia, rinunciando al dispiegamento di postazioni fisse di missili intercettori.

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Il briefing che venne da lontano

Se pensate che Obama sia ormai saldamente incardinato in una non meglio precisata “dottrina Bush”, o che comunque stia fedelmente ripercorrendo le orme di W., soprattutto sul teatro afghano, e se pensate ciò anche per i reiterati messaggi non troppo subliminali del solito tuttologo appena assunto dalle edizioni Broken Records, fatevela passare.

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La crisi è finita (solo per le banche d’affari)

di Mario Seminerio – Liberal Quotidiano

A un anno dalla sua elezione alla Casa Bianca, Barack Obama si trova ancora nel mezzo di una delle più gravi crisi economiche e finanziarie degli ultimi ottant’anni. Tra tre settimane la recessione, così come datata dal National Bureau of Economics Research, entrerà nel suo terzo anno. Non è ancora dato sapere se la ripresa del Pil sarà sostenibile o verrà meno con la fine degli stimoli. L’area di maggior sofferenza riguarda il mercato del lavoro, come hanno confermato gli ultimi dati su occupazione e disoccupazione in ottobre, pubblicati la scorsa settimana. Tentiamo un bilancio del primo anno di presidenza Obama relativamente alla politica economica.

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We Poll, You Decide

Secondo un recente sondaggio telefonico condotto da Fox News presso 900 elettori registrati, ben il 58 per cento del campione ritiene George W.Bush responsabile dell’attuale stato dell’economia, contro il 18 per cento che imputa la colpa a Barack Obama. Di rilievo anche il fatto che tali percentuali non abbiano fatto segnare variazioni statisticamente rilevanti rispetto a quelle dello scorso luglio. Solo il gruppo di respondent repubblicani punta il dito contro Obama, peraltro di stretta misura (35 a 29).

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L’illusione monetaria di Obama

Negli Stati Uniti le prestazioni erogate dalla Social Security, come le pensioni pubbliche di vecchiaia, disabilità e reversibilità, sono agganciate alla variazione tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo nel terzo trimestre di ogni anno. Si tratta del cosiddetto Cost of Living Adjustment (COLA),  introdotto nel 1973. In considerazione dell’andamento dell’indice dei prezzi al consumo nel terzo trimestre 2009, che ha visto una riduzione annuale del livello generale dei prezzi del 4 per cento, nel 2010 non vi sarà alcun adeguamento delle prestazioni, il cui importo nominale resterà pertanto invariato. Barack Obama ha però deciso di erogare un importo una tantum di 250 dollari per ognuno dei 57 milioni di destinatari di prestazioni della Social Security, per un esborso aggiuntivo di 14 miliardi di dollari.

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Barack chi?

C’era chi sosteneva che ora che Obama ha irradiato luce nel mondo e il mondo è tornato ad amare l’America, perché l’antiamericanismo era tutta colpa di quell’ignorante di Bush, quei parrucconi del Nobel avrebbero finalmente dato il premio per la letteratura a un americano, non dico a Philip Roth ma a un’esponente qualsiasi dell’unica letteratura in vita negli ultimi decenni. Naturalmente era una stronzata. E le Olimpiadi 2016 non saranno a Chicago.

Christian Rocca, 8 settembre 2009

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