Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Barack Obama - page 6

McCain&Poor’s

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Una chiara correlazione è emersa durante l’ultima fase della campagna elettorale statunitense: quando l’indice S&P cala, le azioni di Obama aumentano. E’ un pattern classico della politica americana, quando l’economia va male il partito incumbent viene penalizzato, anche se il presidente è a fine mandato. Naturalmente ora qualcuno vi dirà che si tratta di un complotto pluto-demo-giudaico-massonico, che Wall Street è schierata in massa con i Dems, e che Lehman è stata fatta fallire (dalla Casa Bianca) proprio per dare ad Obama il boost che gli mancava.

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Glass Climbing

in Esteri/Stati-Uniti

In merito a questo post, ci giunge la preziosa ed usualmente analitica precisazione di Christian Rocca:

Siete come al solito disinformati e bamboccioni. Non sono io a pensare che aver dato di “riabilitato” ad Ayers è stato un errore, è Obama medesimo.
http://blogs.abcnews.com/politicalpunch/2008/10/does-obama-stil.html

Seguendo il link segnalato si inferisce che, riguardo Ayers, Obama conferma di avere assunto che l’ex terrorista fosse stato riabilitato, anche sulla base della sua accettazione da parte del mondo accademico e politico di Chicago, repubblicani inclusi.

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Scampato pericolo

in Esteri/Stati-Uniti/Video

John McCain conferma che Barack Obama non è un “terrorista arabo”, e tenta di porre un argine al golem fatto di razzismo e ignoranza che la sua stessa campagna ha contribuito ad alimentare, e che in alcune circostanze ha assunto toni prossimi a quelli del Ku Klux Klan. Ora occorre che qualcuno lo dica alla Palin, ad alcuni ottusi imbrattatori di pixel di casa nostra ed al nostro tuttologo preferito, che si aggrappa all’Ayers-gate manco fosse uno scoop di giornata, e sembra faccia molta fatica ad accettare che trent’anni dopo un terrorista possa pure essere “riabilitato” (virgolette d’obbligo). La sfortuna di Ayers consiste nel fatto di non chiamarsi D’Elia, forse.

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An Inconvenient Truth

in Esteri/Famous Last Quotes/Stati-Uniti

“I believe the Republican Guard of Iran is a terrorist organization. I’ve consistently said so. What Senator McCain refers to is a measure in the Senate that would try to broaden the mandate inside of Iraq. To deal with Iran.

And ironically, the single thing that has strengthened Iran over the last several years has been the war in Iraq. Iraq was Iran’s mortal enemy. That was cleared away. And what we’ve seen over the last several years is Iran’s influence grow. They have funded Hezbollah, they have funded Hamas, they have gone from zero centrifuges to 4,000 centrifuges to develop a nuclear weapon.

So obviously, our policy over the last eight years has not worked.”

Barack Obama

Pensieri di un libertario Repubblicano

in Discussioni/Esteri/Stati-Uniti

Alex Tabarrok compie alcune riflessioni che di fatto sposano la tesi obamiana del change e di un’Amministrazione McCain come more of the same. Argomentazioni che possono essere quelle di un “purista” del libertarismo, nostalgico di un’Età dell’Oro che mai è esistita né esisterà. Ma è innegabile che gli otto anni di George W.Bush hanno visto una rilevante crescita nelle dimensioni del governo, a causa dell’eccezionale sforzo bellico ma anche della forte espansione del Medicare e del conto presentato ai contribuenti da una finanza oligarchica e incline al moral hazard, per anni vezzeggiata da Washington dietro laute contropartite, peraltro bipartisan. Elettori del GOP come Tabarrok dovranno quindi preliminarmente decidere sulla veridicità delle promesse elettorali di John McCain, che si presenta come l’unico vero change, pur avendo un record di votazioni indistinguibile dalla posizione della Casa Bianca, nell’ultimo biennio.

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L’educazione fiscale di Obama

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Ironie del Wall Street Journal sull’ennesimo fine-tuning di politica fiscale di Barack Obama. Che durante le primarie aveva ipotizzato di eliminare immediatamente i tagli d’imposta di Bush, alzare la soglia di reddito sulla quale vengono applicati i contributi sociali, aumentare l’aliquota marginale dell’imposta sui redditi al 39,8 per cento e la cedolare secca sui dividendi dal 15 al 25 per cento. La linea ufficiale della campagna di Obama era quella, molto bill-clintoniana, che sostiene che le tasse non incidono realmente sul livello di attività economica.

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Obama il repubblicano

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Sul New York Times Greg N.Mankiw (economista di Harvard, già direttore del Council of Economic Advisors durante il primo mandato di Bush ed advisor di Mitt Romney durante le primarie di quest’anno) sostiene che, sulla tassazione dei dividendi, Barack Obama si confermerebbe un politico post-partisan, qui più vicino all’agenda repubblicana. Dopo aver spiegato i motivi per i quali la tassazione dei dividendi rappresenta una distorsione al sistema di incentivi che finisce col ridurre il potenziale di crescita dell’economia, Mankiw ricorda che la proposta di Obama di mantenere la cedolare secca sui dividendi (aumentata dal 15 al 20  per cento) è largamente preferibile al ritorno della loro tassazione ad aliquota marginale dell’imposta sul reddito.

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Barack Tremonti

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Barack Obama ha rilanciato oggi la proposta di una windfall-tax (cioè di una Robin Hood Tax) sulle compagnie petrolifere per finanziare un pacchetto di stimolo fiscale aggiuntivo che prevede un energy rebate di 1000 dollari a famiglia. Un ulteriore intervento di 50 miliardi di dollari dovrà poi essere destinato, in parti uguali, agli stati per far fronte ai deficit di bilancio che la recessione sta facendo emergere, ed alla realizzazione e manutenzione di infrastrutture, anche per sostenere l’occupazione.

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Ecco la Obamanomics, spese in salita e gettito incerto

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

di Mario Seminerio – © LiberoMercato

La scorsa settimana Barack Obama ha delineato le scelte di politica economica che intende compiere in caso di elezione a presidente degli Stati Uniti. Si tratta di 43 proposte suscettibili di ampio impatto sulla vita dei cittadini (non solo negli Stati Uniti) e sulle scelte degli investitori. Proviamo ad analizzarle nelle linee guida.

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O Rocca, Where Art Thou?

in Esteri

Se eletto presidente degli Stati Uniti, Barack Obama sarebbe disposto ad incontrare separatamente e senza precondizioni, i leader di Iran, Siria, Venezuela, Cuba e Corea del Nord, nello spirito di una “leadership audace”? Il senatore dell’Illinois non ha dubbi.

“I presidenti hanno sempre negoziato, anche con il nemico: Reagan denunciava l’Urss come “l’impero del male” ma trattava con il suo leader Gorbaciov.” Per il senatore è Bush a sbagliare: “Come può ritenere una punizione per gli avversari rifiutare loro il dialogo? È una vergogna che non si siano ancora parlati. Questa è arroganza, è tradire la diplomazia, che invece deve servire proprio a risolvere le crisi“.

Pare si tratti dello stesso Obama che, lo scorso aprile, ha scolpito:

Nessun presidente deve mai esitare a usare la forza, unilateralmente se è necessario, per proteggere noi stessi e i nostri interessi vitali quando siamo attaccati o minacciati di essere attaccati”. Non è George W. Bush. Ancora: “Il momento americano non è passato. Respingo quei cinici che dicono che questo nuovo secolo non possa essere un altro in cui, con le parole di Franklin Roosevelt, guidiamo il mondo nella battaglia contro il male e nella promozione del bene. Io credo ancora che l’America sia l’ultima e migliore speranza sulla terra”

Sono politici, in fondo. Non bisogna prenderli troppo sul serio. E neppure i loro aedi tuttologi con l’iPhone, se è per quello.

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