by Editor on March 13, 2008
“E’ un’eredità difficile che assumiamo, ma siamo molto preoccupati”, disse Silvio Berlusconi a commento delle previsioni sul dimezzamento della crescita italiana. Che poi, al tirar delle somme, non sarà dimezzamento ma azzeramento. Sia lode a TPS che lo scorso autunno, a crisi dei subprime già ampiamente iniziata, si presentò da Almunia con un percorso di rientro del rapporto deficit-pil con un worst case scenario di crescita pari all’1 per cento. Non contento, riuscì poi a confermare tale scenario, assumendolo come centrale, lo scorso gennaio. Non che ci volessero capacità divinatorie per intuire il drastico peggioramento della congiuntura internazionale, ma tant’è, i modelli tardavano.
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by Editor on March 6, 2008
Questa digressione statalista [di Berlusconi su Alitalia "compagnia di bandiera" da difendere, ndPh.] ha messo in imbarazzo i liberisti di area pidiellina. Silenzi tattici (alla vigilia della presentazione delle liste, Daniele Capezzone è muto), scarse tracce alitaliane nel sito Tocqueville, che ospita prevalentemente blogger lib, notizia seminascosta dal Giornale (undici righe undici), il quotidiano che nei giorni scorsi, alla vigilia della presentazione del programma, aveva fatto campagna preventiva contro la minaccia di una piattaforma non liberista. Giavazzi, che era stato pessimista sul programma del Pdl, dice: “Secondo me, la spinta liberalizzatrice in realtà non l’hanno mai avuta, i liberali sono stati spesso silenziati. In fondo l’unica norma liberista della scorsa legislatura fu la legge Biagi, per il resto il centrodestra è stato vittima delle lobby. Pensavo che dopo due anni di opposizione ci sarebbe stata una riflessione, sbagliavo. Quanto al programma, leggo di dazi e quote, che servono a difendere le imprese che non ce l’hanno fatta, e non quelle che hanno vinto la loro sfida”. (Il Foglio)
by Editor on February 11, 2008
La scelta di Walter Veltroni di far correre il Pd da solo ha impresso un discreto dinamismo al pietrificato sistema partitico italiano, a riprova del fatto che i sistemi elettorali sono condizione necessaria ma non sufficiente per innescare il cambiamento. Veltroni necessitava di prendere le distanze dall’implosione del governo Prodi (salvaguardandone al contempo alcune leggende metropolitane, come quella sulla redistribuzione), e la scelta di recidere il legame con la sinistra massimalista per recuperare consensi al centro appariva pressoché ineludibile. Non sappiamo se Veltroni abbia già scontato la sconfitta elettorale di aprile, motivo per il quale suo unico obiettivo strategico diverrebbe il superamento (col maggior scarto possibile) dell’asticella di quel 30 per cento di consenso elettorale che rappresenta la somma di Ds e Margherita. Quello che è certo è che il vincitore si troverà a dover gestire un quadro economico fortemente deteriorato dal clima pre-recessivo che si respira nell’emisfero occidentale.
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by Editor on November 27, 2007
“Tornare al sistema tedesco vuol dire buttare all’aria il bipolarismo introdotto in Italia anche grazie a me e alla mia forza politica” (Silvio Berlusconi, 1 marzo 2007)
“A questo punto siamo convinti che bisogna andare verso un sistema proporzionale alla tedesca” (Silvio Berlusconi, 19 novembre 2007)
“Io non ho parlato di sistema tedesco, anche se lo considero una delle soluzioni possibili, insieme a quello spagnolo, che fra l’altro a mio giudizio è semplice e più adatto alla situazione italiana. Ad ogni modo dei metodi si può discutere”. (Silvio Berlusconi, 27 novembre 2007)
by Editor on November 19, 2007
Lo trovate a questo indirizzo. E oggi trovate anche l’analisi di Giovanni Guzzetta sulla mossa di Silvio Berlusconi:
“Veltroni e Berlusconi sono pertanto di fronte ad una enorme responsabilità. Il loro dialogo è fondamentale per determinare gli scenari futuri. Se avranno coraggio potranno trovare un accordo per salvare il bipolarismo e semplificare la politica italiana con una legge elettorale che consenta a ciascuno dei grandi partiti di competere per il governo senza il ricatto di coalizioni rissose e inconcludenti.
Se prevarrà la paura di perdere e la paura della competizione vera, sceglieranno una legge elettorale che non faccia vincere nessuno, ma anche non lo faccia perdere. Un sistema nel quale l’esito delle elezioni sia un pari e patta, che restituisce ai partiti lo scettro del potere di fare e disfare i governi dopo le elezioni.”
Per parte nostra, segnaliamo che Veltroni parla dell’importanza di intervenire anche sui regolamenti parlamentari. Mancano dettagli operativi, ma se si riferisce all’adozione di misure per impedire la proliferazione post-elezioni dei gruppi parlamentari, ne saremmo oltremodo lieti e segneremmo un punto a suo favore.
by Editor on April 27, 2007
Dunque, al processo d’appello SME il Cav. è stato assolto dall’accusa di corruzione in atti giudiziari, per i 434 mila dollari che da un conto Fininvest sono finiti al giudice Squillante attraverso Cesare Previti, “per non aver commesso il fatto”. Per l’altra accusa, i 100 milioni di lire passati dal conto di Pietro Barilla al giudice Squillante, i giudici hanno confermato l’assoluzione, come in primo grado, “perché il fatto non sussiste”. La Procura Generale di Milano, lo scorso, 26 marzo, aveva chiesto per Berlusconi 5 anni di reclusione. Tralasciamo gli undici (diconsi undici) anni di stillicidio politico-mediatico, accuratamente dosato in corrispondenza dei passaggi-chiave di questo iter giudiziario. Tralasciamo anche il denaro dei contribuenti sacrificato sull’altare della divinità nota come “obbligatorietà dell’azione penale“. Oggi, oltre a Berlusconi ed ai suoi legali, gioisce la sinistra manettara, che riesce a suffragare la propria tesi della magistratura retta da perfetti meccanismi di checks and balances, e quindi non bisognosa di riforma alcuna.
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by Editor on March 19, 2006
E’ un vero peccato che il presidente del Consiglio abbia trovato solo a tre settimane dal voto l’energia e la veemenza che avrebbe dovuto utilizzare nell’ultimo quinquennio, soprattutto verso i dorotei e i neo-socialisti che infestano la fu-CdL. Ma è interessante analizzare la varietà di reazioni alla requisitoria berlusconiana di ieri. Colto di sorpresa dalla salva di fischi indirizzati dalla platea verso Diego Della Valle, oggi l’establishment confindustriale (che è cosa assai diversa dalla base degli associati) ha replicato con un duro comunicato ufficiale alla performance di ieri. Dopo una trentina di ore di elaborazione, ecco il purissimo distillato di terzismo posticcio: [click to continue...]
by Editor on March 15, 2006
Che è successo realmente ieri sera? Gli indecisi sono stati convinti? Si sono verificati spostamenti significativi nelle intenzioni di voto? Noi pensiamo di no. Quindi non sprecheremo tempo a discutere di chi ha vinto, con quale punteggio, cosa non ha funzionato e cosa si. Solo qualche considerazione spicciola: Prodi ha usato ossessivamente l’aggettivo “serio” ed il sostantivo “serietà”: è stato coerente con i suoi cartelloni 6X3 che si possono ammirare in giro per l’Italia. Ha rifiutato pervicacemente di fornire dati, previsioni e stime, accusando invece Berlusconi di prodursi in un diluvio di cifre. Ha terminato centrando l’appello finale sulle emozioni, addirittura sul concetto di “felicità”, forse perché di recente deve aver dato una rapida scorsa alla costituzione americana. Ha reiterato il mantra secondo il quale non c’è vita fuori dall’Onu, ad uso di quanti fanno il tifo per dittatori e terroristi assortiti, spingendosi di fatto ad argomentare che con l’Iran bisogna andarci cauti, non tanto perché tra pochi anni disporrà di missili a lunga gittata a testata nucleare, ma “perché hanno il petrolio”. Berlusconi, oltre a tentare di farsi in casa i diagrammi di Rohrschach, è stato stranamente lineare ed argomentativo, ma continua a non rispondere alla domanda principale della legislatura: come recuperare competitività e permetterere al prodotto interno lordo di seminare quell’avvilente numero zero che da tanto, troppo tempo lo segue come un’ombra? Eppure, la risposta potrebbe ottenerla in pochi secondi, se fosse il liberista che dice di essere, e non il capo di una coalizione prigioniera delle “clientele minute”. A differenza di Prodi, che è il capo (puramente nominale e rigorosamente a termine) di una coalizione eterodiretta dagli unici e veri poteri forti di questo paese.
Una nota sugli intervistatori: il direttore del Messaggero ci è sembrato appena sufficiente, mentre Marcello Sorgi è stato la vera rivelazione della serata: espressivo come una sequoia, arguto quasi quanto una casalinga di Voghera. E poi li chiamano “editorialisti”.
Per fortuna, l’Inter si è qualificata.