Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Berlusconi - page 28

A pensar male si fa peccato

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Dunque, al processo d’appello SME il Cav. è stato assolto dall’accusa di corruzione in atti giudiziari, per i 434 mila dollari che da un conto Fininvest sono finiti al giudice Squillante attraverso Cesare Previti, “per non aver commesso il fatto”. Per l’altra accusa, i 100 milioni di lire passati dal conto di Pietro Barilla al giudice Squillante, i giudici hanno confermato l’assoluzione, come in primo grado, “perché il fatto non sussiste”. La Procura Generale di Milano, lo scorso, 26 marzo, aveva chiesto per Berlusconi 5 anni di reclusione. Tralasciamo gli undici (diconsi undici) anni di stillicidio politico-mediatico, accuratamente dosato in corrispondenza dei passaggi-chiave di questo iter giudiziario. Tralasciamo anche il denaro dei contribuenti sacrificato sull’altare della divinità nota come “obbligatorietà dell’azione penale“. Oggi, oltre a Berlusconi ed ai suoi legali, gioisce la sinistra manettara, che riesce a suffragare la propria tesi della magistratura retta da perfetti meccanismi di checks and balances, e quindi non bisognosa di riforma alcuna.

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Allineati e coperti

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E’ un vero peccato che il presidente del Consiglio abbia trovato solo a tre settimane dal voto l’energia e la veemenza che avrebbe dovuto utilizzare nell’ultimo quinquennio, soprattutto verso i dorotei e i neo-socialisti che infestano la fu-CdL. Ma è interessante analizzare la varietà di reazioni alla requisitoria berlusconiana di ieri. Colto di sorpresa dalla salva di fischi indirizzati dalla platea verso Diego Della Valle, oggi l’establishment confindustriale (che è cosa assai diversa dalla base degli associati) ha replicato con un duro comunicato ufficiale alla performance di ieri. Dopo una trentina di ore di elaborazione, ecco il purissimo distillato di terzismo posticcio: Leggi tutto

Di che stiamo parlando?

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Che è successo realmente ieri sera? Gli indecisi sono stati convinti? Si sono verificati spostamenti significativi nelle intenzioni di voto? Noi pensiamo di no. Quindi non sprecheremo tempo a discutere di chi ha vinto, con quale punteggio, cosa non ha funzionato e cosa si. Solo qualche considerazione spicciola: Prodi ha usato ossessivamente l’aggettivo “serio” ed il sostantivo “serietà”: è stato coerente con i suoi cartelloni 6X3 che si possono ammirare in giro per l’Italia. Ha rifiutato pervicacemente di fornire dati, previsioni e stime, accusando invece Berlusconi di prodursi in un diluvio di cifre. Ha terminato centrando l’appello finale sulle emozioni, addirittura sul concetto di “felicità”, forse perché di recente deve aver dato una rapida scorsa alla costituzione americana. Ha reiterato il mantra secondo il quale non c’è vita fuori dall’Onu, ad uso di quanti fanno il tifo per dittatori e terroristi assortiti, spingendosi di fatto ad argomentare che con l’Iran bisogna andarci cauti, non tanto perché tra pochi anni disporrà di missili a lunga gittata a testata nucleare, ma “perché hanno il petrolio”. Berlusconi, oltre a tentare di farsi in casa i diagrammi di Rohrschach, è stato stranamente lineare ed argomentativo, ma continua a non rispondere alla domanda principale della legislatura: come recuperare competitività e permetterere al prodotto interno lordo di seminare quell’avvilente numero zero che da tanto, troppo tempo lo segue come un’ombra? Eppure, la risposta potrebbe ottenerla in pochi secondi, se fosse il liberista che dice di essere, e non il capo di una coalizione prigioniera delle “clientele minute”. A differenza di Prodi, che è il capo (puramente nominale e rigorosamente a termine) di una coalizione eterodiretta dagli unici e veri poteri forti di questo paese.
Una nota sugli intervistatori: il direttore del Messaggero ci è sembrato appena sufficiente, mentre Marcello Sorgi è stato la vera rivelazione della serata: espressivo come una sequoia, arguto quasi quanto una casalinga di Voghera. E poi li chiamano “editorialisti”.

Per fortuna, l’Inter si è qualificata.

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