Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Berlusconi - page 3

Intanto, in un universo parallelo

Rubricato alla categoria “forme evolute di demenza politica”, quelle in cui cioè vi è un danno rilevante non solo alla memoria di breve termine ma anche a quella remota, ecco a voi la senatrice Elisabetta Casellati che ci spiega come uscire dalla crisi in modo risolutivo, e  soprattutto chi realizzerà questo obiettivo, dopo vent’anni di prova costumi ed innumerevoli repliche nei teatrini di tutta Italia e del mondo, nel periodo 2001-2006 e 2008-2011. La pratica rende perfetti, in fondo.

Tanto gentile e tanto onesta pare

Giornata di ordinaria dichiarazia di un paese affetto da una ingravescente forma di demenza politica. Da un lato abbiamo Rosy Bindi, che dopo aver bacchettato Matteo Renzi sostenendo che “gli applausi alle feste non sostituiscono le regole del congresso, i voti veri”, lancia quella che potrebbe essere considerata una robusta piattaforma programmatica, oltre che implacabile esame del sangue:

«Se facciamo una gara io e Renzi sull’antiberlusconismo credo che vincerei io»

Pare quindi che al prossimo congresso del Pd verrà inserita una competizione a chi sputa più in lungo verso una sagoma semovente di Berlusconi. Riformismo dinamico, è la parola d’ordine.

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Un paese che sta male

A nemmeno ventiquattr’ore dall’annuncio ufficiale, abbiamo già una forma di ribellione conclamata contro la cancellazione integrale dell’Imu sulla prima casa. E non si tratta della ribellione di un volontario delle feste della ex Unità, colto a imprecare mentre cucina salamelle, bensì del vice ministro dell’Economia, Stefano Fassina. C’è qualcosa di profondamente malato, in questo paese, ma neppure questa è una notizia.

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L’anticomplotto dei perfidi tedeschi

Ve la ricordate la favoletta un po’ stralunata di Deutsche Bank che a metà 2011 “ordinò” alle altre banche tedesche, di concerto con la Bundesbank, di vendere a mani basse i nostri Btp per sloggiare il povero Silvio da Palazzo Chigi? Ricordate quanto inchiostro versato e quante chiacchiere da teatrino televisivo su quella che era e rimaneva una teoria cospirazionistica di pessima fattura, ma perfettamente commestibile per la crassa ignoranza della “opinione pubblica” italiana? Ricordate le reazioni da social network di bravi cittadini e cittadine, preoccupati di difendere la nostra indipendenza e sovranità dalla minaccia plutocratica degli anglosassoni prima e dei perfidi tedeschi poi?

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Il falò degli autoinganni

Italia

Sapete quale è la cosa più disarmante di tutta questa vicenda? Che, anche in caso di annullamento della condanna, per il paese non sarebbe cambiato nulla. Questo è, resta e resterà l’uomo che per vent’anni ha convinto svariati milioni di italiani di essere la loro guida, il loro faro, colui che li avrebbe traghettati verso una “libertà” di malcerta definizione. L’uomo che è lungamente sopravvissuto a se stesso grazie alla polarizzazione che ha indotto e subìto. Questo non era Mosè, cari italiani, non lo è mai stato. Anche solo guardando la sua carta d’identità e quello che (non) ha fatto in questi vent’anni, l’uomo è consegnato alla abitualmente sghemba storia patria, dovesse pure risorgere domani mattina.

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Astana l’ha vista

Un Paese antico ex sovietico terra di idrocarburi; una capitale nuovissima ‘regno’ incontrastato del signore kazako Nursultan Nazarbayev: è il Kazakhstan, che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha invitato oggi – tra il serio e il faceto – a visitare. «Andate tutti in vacanza in Kazakhstan: lì c’è un signore che è mio amico, non a caso ha il 91% dei voti e ha fatto cose straordinarie», ha detto Berlusconi raccontando il suo recente viaggio ad Astana, di ritorno dalla Cina, durante il quale ha incontrato Nazarbaiev, che nel suo paese gode appunto di quella che può essere definita una ”maggioranza imbarazzante” (Ansa, 29 ottobre 2008)

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Il genio della comunicazione, carente di logica

Poiché ogni giorno, più che una croce, ha uno slogan pre-elettorale, quello di oggi vi è offerto dall’indiscutibile genio nella creazione di miraggi. Andiamo sopra il tre per cento di deficit-Pil, freghiamocene di questa Europa dei ragionieri, eccetera eccetera, come leggerete negli editoriali di domani. E la sinistra costretta a rincorrerlo, come sempre, con la lingua a penzoloni. Certo, però, che il buon Silvio ha qualche debito formativo in logica. Che saranno mai tagli per la miseranda misura dell’1 per cento della nostra spesa pubblica? Giusto, il ragionamento non fa una grinza, anche prima di andare sotto i ferri del chirurgo plastico.

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C’è qualcosa di nuovo, oggi, negli acquedotti

Economia & Mercato/Italia

Anzi, d’antico. L’affidamento ad Enrico Letta dell’incarico di dare un governo a questo disgraziato paese ha rimesso in pista i retroscenisti, giornalisti specializzati in narrative dal retrobottega politico, che in questi ultimi mesi non sono mai rimasti inoccupati. Ozioso segnalare i pezzi più pregiati, speziati e fantasiosi. Resta che questo paese, che ha disperato bisogno di normalità nell’emergenza, continuerà a ritrovarsi avvolto da una nebbia elettorale psichedelica in cui il Pdl, ormai padrone del campo onirico dopo la psico-disfatta del Pd (che sarà un crash al rallentatore, ed è appena iniziato), si trova padrone del campo e pronto a dettare condizioni le più fantasiose, per poter mandare tutto a pallino, tornare alle elezioni, vincerle e piantare le bandierone di Letta zio al Quirinale e del giaguaro non smacchiabile a Palazzo Chigi.

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Il paradiso dello scaricabarile

A ben pensarci, questo disgraziato paese sta esprimendo, in queste settimane di demenziale paralisi politica, la propria più intima essenza: l’assoluta refrattarietà ad ogni e qualsiasi assunzione di responsabilità. E cosa c’è di meglio di un governo mai sfiduciato e che non può ottenere la fiducia, che viaggia nel tempo e nelle legislature, ed al quale è possibile imputare tutto ed il contrario di tutto, inclusa questa eccezionalmente fredda e piovosa primavera?

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Soffro lo spread

«I livelli più alti sono il frutto del nervosismo della Borsa e degli spread. Nulla di drammatico rispetto a quello che abbiamo visto nei mesi scorsi, nelle settimane scorse, se ricordiamo che a luglio scorso i livelli di spread sono andati a 536 (e c’era il governo Monti), perché sembrava che la Grecia uscisse dall’euro. Ricordiamo però che questo spread non influisce in nulla, al momento, sul nostro debito pubblico. Bisognerà aspettare l’asta di fine dicembre per vedere quanto questo nervosismo dello spread di questi giorni influirà sui rendimenti. Calma e gesso, dunque. Non dipendiamo né dallo spread né dal ricatto del sistema finanziario internazionale»Renato Brunetta (Ansa, 10 dicembre 2012, spread a 350)

«Abbiamo vissuto felicemente per anni senza preoccuparci dello spread, che è una invenzione di due anni fa. Lasciamolo stare. Va bene calcolare gli interessi che il Tesoro paga, ma non confrontiamoci sempre comunque con la Germania. Non ha importanza. Ne abbiamo fatto sempre a meno. Continuiamo a farlo. Non esiste» – Silvio Berlusconi (Ansa, 26 febbraio 2013)

«Il segretario del Pd, dopo il giochino del giaguaro ci ha imposto quello del piccolo esploratore, mancavano solo gli ultrà delle curve e i fans dei Pooh. Il risultato del fiasco è lo spread che va su, ormai a 360, e l’economia che va giù» – Renato Brunetta (Ansa, 28 marzo 2013)

Però dovete decidervi, ragazzi. Altrimenti chiederemo a Grillo e Casaleggio di assegnarvi dei portavoce.

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