by Editor on June 13, 2008
Ieri si è riunito il governo-ombra del Pd-Ds-Dl, come dovremo abituarci a chiamarli almeno finché Martin Schulz non avrà deciso dove diavolo devono sedersi all’Europarlamento. Dall’umbratile consesso abbiamo avuto conferma che quella di Tremonti è una sofisticatissima strategia di mimetismo per eliminare il rischio del ritorno in parlamento non solo della sinistra radicale, ma anche di quella presunta riformista del Pd. Eliminarli prendendo le loro fattezze, s’intende. Ed il proteiforme Veltroni, che pare sia grande estimatore di Marcel Marceau, ha deciso di rispondere colpo su colpo, diventando il doppiatore di Tremonti.
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by Editor on November 30, 2007
di Mario Seminerio
Oggi Eurostat, l’istituto di statistica dell’Unione Europea, ha comunicato la stima flash (cioè preliminare) dell’indice dei prezzi al consumo armonizzati per il mese di novembre. La variazione tendenziale (cioè rispetto al mese di novembre 2006) è pari al 3 per cento. Giova ricordare che l’indice euro-armonizzato di un paese può differire, nello stesso mese, rispetto a quello calcolato con metodologia nazionale, pur essendo entrambi calcolati dagli uffici statistici nazionali. L’Italia, secondo l’elaborazione Istat, in novembre ha un indice tendenziale nazionale del 2,4 per cento, ottenuto attraverso un aumento mensile (novembre 2007 su ottobre 2007) dello 0,4 per cento. Capita poi che il ministro dello Sviluppo Economico, Bersani, se ne esca con questo commento che è un ibrido tra il bar dello sport e i trionfalismi dei partiti politici dopo le elezioni, sempre vincenti. Sostiene Bersani:
Non nasconde la preoccupazione neanche il ministro Pier Luigi Bersani, che però trova il modo di consolarsi: l’Italia si conferma «più virtuosa dei suoi partner europei» e questo grazie alle «liberalizzazioni già attuate che hanno fatto da scudo alle tensioni internazionali sui prezzi delle materie prime (cereali e prodotti petroliferi) dovute anche a comportamenti speculativi», è il commento del ministro per lo Sviluppo Economico.
Bene. A beneficio di Bersani e dei lettori forniamo alcuni “dettagli” interpretativi del dato.
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by Editor on June 18, 2007
Alla fine dello scorso mese di gennaio, con la presentazione del ddl Bersani sulle liberalizzazioni, il governo aveva menato vanto per l’eliminazione di un costo, generato dai rapporti di affidamento creditizio, considerato vessatorio: la commissione di massimo scoperto. Recitava infatti l’articolo 11 di quel ddl:
“Sono nulle le clausole di massimo scoperto e le clausole comunque denominate che prevedono una remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione di fondi a favore del correntista indipendentemente dall’effettivo prelevamento della somma ovvero che prevedono una remunerazione accordata alla banca indipendentemente dalla effettiva durata del prelevamento della somma”
Oggi, l’articolo 36 del ddl licenziato dalla Camera nei giorni scorsi, e che passa ora al Senato, prevede questa formulazione:
“Sono nulle le clausole contrattuali che hanno per oggetto la commissione di massimo scoperto e le clausole che prevedono una remunerazione alla banca per la messa a disposizione di fondi in favore del cliente titolare di conto corrente indipendentemente dall’effettivo prelevamento della somma o che prevedano una remunerazione per l’istituto di credito indipendentemente dall’effettiva durata dell’utilizzazione dei fondi, salvo che il corrispettivo per il servizio di messa a disposizione delle somme sia predeterminato, insieme al tasso debitorio per le somme effettivamente utilizzate, con patto scritto, non rinnovabile tacitamente e rendicontato al cliente ogni anno. Facoltà di recesso del cliente in ogni momento. Entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge i contratti in corso devono essere adeguati.”
Articolo che non fa altro che certificare la prassi attualmente adottata dalle banche, che già oggi prevede la formalizzazione di modalità di utilizzo del fido e determinazione dell’entità della commissione. Di fatto, non è cambiato nulla. Noi non siamo tra quanti ritengono che la commissione di massimo scoperto sia priva di giustificazione economica, e la sua cancellazione per atto d’imperio ci aveva lasciati perplessi. La via maestra per comprimere gli oneri applicati ai consumatori-utenti resta quella dell’incentivazione della competizione tra attori presenti sul mercato.
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by Editor on April 1, 2007
Un vero peccato che la maledizione dei titolisti abbia colpito ancora, distorcendo il senso di questo articolo di Repubblica. Un lungo, estasiato ed ininterrotto peana sui benefici che le “liberalizzazioni” del nostro provvido governo regaleranno a tutti noi, cittadini-consumatori consapevoli. Con la collaborazione dei soviet delle associazioni dei consumatori (ma di quali consumatori, esattamente?), apprendiamo che il risparmio medio per famiglia nel corso del 2007 sarà di ben 1000 euro. Ancora più illuminante la somma algebrica che porta alla determinazione dell’ennesima bella sorpresa di questa piacevolissima “Italia dei tesoretti”. Scopriamo, ad esempio, che i costi di luce e gas, per la prima volta dopo tempo immemore, “sono in calo”. Evidentemente, gli adeguamenti periodici delle tariffe ai prezzi energetici internazionali sono una variabile sotto controllo del nostro esecutivo, ed il beneficio è dunque riconducibile alle “liberalizzazioni” bersaniane, non si spiega altrimenti. Attendiamo quindi nuovi decreti-legge in vista della prossima revisione delle bollette, soprattutto ora che il greggio è stabilmente tornato sopra i 65 dollari al barile.
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by Editor on March 1, 2007
Italiani! Avete raggiunto la felicità con le liberalizzazioni di Bersani? Siete entusiasti di poter ricaricare il vostro cellulare senza più l’odiato costo fisso “regressivo” (manco fosse una tassa) applicato dai gestori? Avete il cuore gonfio di gioia per aver scoperto che il mercato è di sinistra? Come dite? Non riuscite a capire perché un operatore mobile ha deciso che il costo di ricarica sarà rimosso esclusivamente sui piani attivati a partire dal 5 marzo, e resterà in vigore per tutti gli altri? E non capite neppure perché, sempre da tale data, tutte le tariffe e le opzioni saranno eliminate e sostituite da altre, contraddistinte unicamente da un sostanziale aumento del 20%? E che non riuscite neppure a capire perché un altro gestore mobile ha deciso di alzare il costo dello scatto alla risposta a 19 centesimi, dai 12.4 precedenti? Eh, ma che sottigliezze! E’ il mercato, bellezze. Il mercato de sinistra.
by Editor on February 27, 2007
L’adeguamento dei tassi di interesse alle disposizioni di politica monetaria decise dalla Banca centrale europea deve essere contestuale: una volta deciso di adottare le disposizioni della Bce, le banche devono cioè obbligatoriamente variare sia i tassi attivi che quelli passivi “con modalità tali da non portare pregiudizio al cliente”.
E’ quanto stabilisce una nota della Direzione Generale del Ministero dello Sviluppo Economico preposta all’orwelliana funzione di “armonizzazione del mercato e tutela dei consumatori“, in cui si chiariscono i termini di applicazione di alcune norme del primo pacchetto Bersani sulle liberalizzazioni.
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by Editor on February 7, 2007
Un nostro caro amico, imprenditore e blogger, ci segnala che un’importante banca milanese gli ha comunicato (per il tramite di una gentilissima e sorridente funzionaria) l’applicazione di una commissione di 200 euro per “rinnovo affidamenti“. Le liberalizzazioni bancarie avanzano, come da noi previsto.
by Editor on February 5, 2007
Tra le misure contenute nel secondo pacchetto Bersani sulle liberalizzazioni, una prevede che l’acquirente della prima casa possa chiedere l’estinzione anticipata o parziale del mutuo (a condizione siano trascorsi tre anni) senza pagare la penale. In astratto, sembra un provvedimento utile a consentire ai mutuatari di rinegoziare il proprio debito alle migliori condizioni correnti di mercato. Nella sostanza, tuttavia, le banche saranno comunque in grado di non subìre decurtazioni della propria redditività.
Per comprenderne il motivo, occorre spiegare che quella dell’estinzione anticipata del mutuo rappresenta un’opzione del debitore. Nello specifico, si tratta di un’opzione put acquistata dal debitore e venduta dal creditore. Il compratore di un’opzione put ha la facoltà, ma non l’obbligo, di consegnare al venditore della stessa una data quantità di uno strumento finanziario ad un certo momento e ad un certo prezzo.
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by Editor on January 26, 2007
Ipotizzate di avere chiesto alla vostra banca un fido, diciamo per 100.000 euro, che assume la forma tecnica dello scoperto di conto corrente. In altri termini, la banca vi concede di andare in rosso sul conto fino al raggiungimento di tale importo. Sullo scoperto, la banca vi pratica un tasso d’interesse a debito, diciamo del 10 per cento annuo, che dovrete corrispondere ogni sei mesi. In aggiunta, l’istituto di credito vi chiede anche una commissione di massimo scoperto dello 0.15 per cento, pari quindi a 150 euro. La banca motiva tale costo fisso con il fatto che essa si impegna a tenere a vostra disposizione tutto l’importo che vi ha concesso, che potete utilizzare senza preavviso.
Ebbene, da oggi si cambia, e in meglio! Il vostro governo, che pensa a voi ed alla vostra felicità, ha spazzato via con un tratto di penna questa pratica odiosa e vessatoria. Il secondo “pacchetto Bersani” sulle liberalizzazioni recita, infatti, all’articolo 11:
“Sono nulle le clausole di massimo scoperto e le clausole comunque denominate che prevedono una remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione di fondi a favore del correntista indipendentemente dall’effettivo prelevamento della somma ovvero che prevedono una remunerazione accordata alla banca indipendentemente dalla effettiva durata del prelevamento della somma”
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by Editor on January 18, 2007
L’Adusbef, una delle tante associazioni di consumatori che infestano questo paese di analfabeti economici, si è lanciata nell’ultima di una lunga serie di crociate: la messa in mora delle banche italiane, ree di non aver adeguato i tassi sui conti correnti ai ripetuti aumenti del tasso-chiave della Banca Centrale Europea. Sul sito di Adusbef fa bella mostra di sé il modulo di diffida da inviare alla propria banca, per ottenere la restituzione del maltolto, che calcoli metodologicamente imprecisati dell’associazione quantificherebbero addirittura in un miliardo di euro. Tuttavia, se i signori di Adusbef si fossero presi la briga di leggere il testo del decreto Bersani, convertito con modificazioni nella legge 248 del 4 agosto 2006, avrebbero (forse) potuto comprendere di aver capito assai poco di quella legge.
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