Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Brasile

Riforme e tagli, la drastica cura Temer per risanare il Brasile dopo gli eccessi

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Lo scorso 26 aprile la camera bassa brasiliana ha approvato un fondamentale pacchetto di riforme del mercato del lavoro. Si tratta di uno dei pilastri della presidenza di Michel Temer, succeduto da circa un anno a Dilma Rousseff, dopo l’impeachment di quest’ultima. Il pacchetto modifica il corpus della legislazione lavoristica, che resisteva dagli anni Quaranta.

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Brasile, verso la fine del carnevale pensionistico

in Economia & Mercato/Esteri

In Brasile, il presidente Michel Temer sta cercando di porre un freno alla vivace dinamica della spesa pubblica, che è praticamente incastonata nella costituzione del paese sotto forma di entitlements, quelli che noi italiani chiamiamo “diritti acquisiti”. La strategia ha preso corpo attraverso la modifica costituzionale che ha previsto per i prossimi vent’anni aumenti di spesa pubblica non superiori al tasso d’inflazione, cioè a crescita reale pari a zero. Ma dopo la cornice, servono tela e dipinto. Ecco quindi che Temer ha presentato una riforma del generoso sistema pensionistico brasiliano, che sta già provocando rabbia e tensioni.

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Brasile, l’era dell’austerità sovrana

in Economia & Mercato/Esteri

Ieri la camera bassa brasiliana ha votato con schiacciante maggioranza (366 voti contro 111) a favore dell’emendamento costituzionale che intende porre un tetto alla spesa pubblica, consentendo per i prossimi vent’anni aumenti pari solo all’inflazione, con l’obiettivo di porre sotto controllo il deficit gemello del paese (pubblico e delle partite correnti). La seconda lettura del provvedimento è prevista per il 24 ottobre. Tutti gli osservatori sono concordi che, per portare al successo la misura, sarà fondamentale la riforma delle pensioni, di cui al momento non si conosce il contenuto ma che certamente introdurrà un innalzamento dell’età pensionabile.

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Brasile, l’inevitabile resa dei conti dopo il disastro Dilma

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Lo scorso 12 maggio, la presidente brasiliana Dilma Rousseff è stata sospesa dalle proprie funzioni per un periodo massimo di 180 giorni, dopo il primo voto del senato che ha dato avvio al processo di destituzione, che ad oggi appare certa, per manipolazione dei conti pubblici. Le è subentrato, per ora in qualità di facente funzioni, il vice presidente Michel Temer, un anziano notabile di centrodestra che ha assemblato una coalizione governativa di ben nove partiti, con l’obiettivo di risollevare il paese dalla peggiore recessione dagli anni Trenta, con il Pil visto in contrazione di quasi l’8% nel biennio 2015-16, inflazione intorno al 10% malgrado tassi ufficiali ripetutamente alzati dalla banca centrale sino all’attuale livello di 14,25%, disoccupazione in forte ascesa ed anch’essa oltre il 10%, conti pubblici fuori controllo.

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Il disastro brasiliano è solo all’inizio ma la colpa non è del liberismo

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La situazione dell’economia brasiliana peggiora di settimana in settimana. Secondo l’indice di attività economica della banca centrale brasiliana, che traccia l’andamento del Pil, a settembre l’economia si è contratta dello 0,5% rispetto ad agosto, portando la decrescita al 5,85% su base annua. E’ ormai una caduta libera, con inflazione pressoché incoercibile al 10%, malgrado reiterati aumenti del costo del denaro che hanno contribuito ad abbattere il morale di famiglie ed imprese.

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Corruzione, bolle, debito, populisti

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri
E’ il Brasile ma sembra la Grecia

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

L’economia brasiliana sta vivendo uno degli anni più difficili della sua storia recente. Il grande boom delle materie prime ha permesso al governo di largheggiare con sussidi ed erogazioni di welfare che hanno tolto dalla povertà ampi strati della popolazione. Il paese ha goduto di imponenti afflussi di “denaro caldo” da tutto il pianeta, che sono stati utilizzati soprattutto per espandere il credito, nel tradizionale schema che rappresenta la maledizione dei paesi ricchi di risorse naturali, che alternano fasi di boom ad altre di scoppio delle bolle così prodotte.

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Brasile, un anno difficile

in Economia & Mercato/Esteri

Gli ultimi mesi hanno prodotto una preoccupante serie di cattive notizie per il Brasile e la sua presidente, Dilma Rousseff, rieletta ad un secondo mandato presidenziale dopo aver sconfitto il candidato “liberista” Aecio Neves. Subito dopo la rielezione, la Rousseff ha preso atto e coscienza che il deterioramento generalizzato dell’economia brasiliana ne pone a rischio il rating investment grade ed ha preso provvedimenti, a partire dalla nomina di Joaquim Levy: un Ph.D a Chicago, un inequivocabile percorso in istituzioni finanziarie internazionali, già ministro del Tesoro nel governo dell’ex presidente Luis Inacio Lula da Silva, ed ex presidente dell’asset management di Banco Bradesco, la maggiore banca privata del paese. Le prime mosse di Levy sono piaciute molto ai mercati ed assai meno alla base elettorale della Rousseff, che di fatto si è ritrovata con un timoniere di politica economica che sembra perfetto per una guida neo-liberista (o semplicemente realistica) del paese.

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Brasile, faglia socioeconomica in movimento

in Economia & Mercato/Esteri

Una interessante segnalazione dal Financial Times su quanto attende il Brasile nei prossimi quattro anni di presidenza di Dilma Rousseff. Ve lo anticipiamo noi: il Brasile ha di fronte a sé un bivio. Ristrutturare la propria economia, in grave affanno competitivo, con inevitabili sofferenze sociali nel breve-medio termine (la cosa chiamata transizione), oppure rischiare di scivolare verso una lenta deriva argentina, fatte le debite proporzioni.

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Il gigante (nuovamente) malato

in Economia & Mercato/Esteri

E’ iniziato tutto con le proteste studentesche contro l’aumento del prezzo dei biglietti dell’autobus a Sanpaolo, ma sta rapidamente espandendosi alla messa in discussione del sistema politico del paese. Sullo sfondo, i fondamentali macroeconomici in costante deterioramento ed i nodi di riforme troppo a lungo rinviate vengono ora al pettine. E’ l’inverno (australe) dello scontento brasiliano.

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Dalla Saudade alla Schadenfreude

in Economia & Mercato/Esteri/Famous Last Quotes/Unione Europea

Pare che i leader brasiliani abbiano un senso dell’umorismo molto sviluppato, quando si tratta di commentare le sciagure europee. Dopo il lapidario commento della presidente, Dilma Roussef, che contribuì ad affossare l’idea dei Cavalieri Bianchi (o meglio, gialli, indios e meticci) in soccorso dell’Eurozona (ognuno dei quali si caratterizza per un reddito pro-capite ancora significativamente inferiore al nostro), è ora la volta del vulcanico e ciarliero ministro delle Finanze di Brasilia, Guido Mantega.

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