Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Cina - page 3

Cina non fa rima con Messina

Esteri/Video

Quello che vedete qui sotto è il ponte marino più lungo del mondo, il Jiaozhou Bay, 26 miglia (poco meno di 42 chilometri), completato in quattro anni al costo ufficiale di 1,5 miliardi di dollari, collega la città portuale orientale di Qingdao all’isola di Huangdao. Ha oltre 5000 pilastri, su di esso è atteso il transito di 30.000 veicoli al giorno, ed è stato inaugurato pochi giorni fa. Trattandosi di Cina, resta da capire se tutte queste cattedrali infrastrutturali hanno effettivamente un valore sinergico per il sistema-paese ed un rendimento positivo. Ma i tempi di completamento dell’opera restano impressionanti.

http://youtu.be/4PMuY5Kg8CE&w=450&h=286

L’investitore che venne da Est

La non notizia del giorno è che la Cina, nei prossimi dieci anni, potrebbe investire fino a 2000 miliardi di dollari in aziende e progetti esteri, la maggior parte dei quali negli Stati Uniti. Una non notizia, perché, quando si ha un enorme surplus commerciale bilaterale, è fatale che i capitali vengano riciclati nel paese di destinazione delle esportazioni.

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Demagoghi globalizzati

Adotta Un Neurone/Esteri

Donald Trump, il poliedrico miliardario che ha in testa un anziano gatto nevrotizzato, che ambirebbe alla Casa Bianca e che di recente si è cimentato nell’attività preferita da ampie fasce di elettori del Gop (seminare dubbi sul luogo di nascita di Barack Obama), è un fervente patriota. Vorrebbe tassare pesantemente l’import cinese, che egli peraltro considera di pessima fattura rispetto al Made in Usa. Ma Salon ha scoperto che la sua linea di abbigliamento maschile è Made in China. In finale se la vedrà con Berlusconi.

Shampoo cinese cercasi

Sicuri che basti l’iPad? – 8

Oggi, a pagina 3 del Sole 24 Ore, potete leggere una corrispondenza da Shanghai di Luca Vinciguerra in cui vi viene spiegato che gli aggregati creditizi cinesi sono ben più consistenti di quelli che figurano nelle statistiche ufficiali degli impieghi delle banche, perché occorre tenere conto anche del cosiddetto “finanziamento sociale”, cioè le erogazioni creditizie effettuate fuori dal sistema bancario, attraverso fiduciarie (che di norma non sono di emanazione bancaria) ed emissioni obbligazionarie. Molto interessante. Anche se questa notizia l’avete già letta sul Fatto Quotidiano del 13 aprile (oppure su questo umile blog, lo stesso giorno), per opera del vostro corrispondente dall’Italia. Se siete stati distratti e vi siete persi Phastidio, la notizia era sul Financial Times del 15 aprile, e spiegava proprio il concetto di society-wide financing, per gli amici SWF.

E’ la stampa italiana, lentezza. Almeno sappiamo che, prospetticamente, sarà possibile ridurre i costi per corrispondenti ed inviati senza che la qualità del giornale ne risenta.

Come si dice subprime in Cina

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nei giorni scorsi, la People’s Bank of China ha portato al 20 per cento il coefficiente di riserva obbligatoria, cioè la quota di incremento dei depositi che le banche commerciali devono versare alla banca centrale. Ma queste manovre di apparente stretta monetaria, che si affiancano a quella amministrativa di razionamento del credito, si stanno dimostrando poco più che una finzione, perché i debitori riescono agevolmente ad aggirare le restrizioni, con la benevola negligenza delle autorità di un paese che sembra inesorabilmente destinato a vedere giungere al pettine i nodi delle contraddizioni della propria tumultuosa crescita.

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New Town, Ghost Town

L’argomento non è nuovo, ma merita ulteriore segnalazione. Un eccellente reportage dell’emittente australiana SBS sul fenomeno delle città e dei mall fantasma cinesi. Immobili che restano vuoti perché troppo costosi per gli aspiranti acquirenti ed affittuari. Tralasciando l’ovvia domanda relativa a cosa accadrà ai developer ed alle banche che li hanno finanziati, c’è un passaggio dell’inchiesta che ha una inequivocabile valenza politica.

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Come si dice buffonata in cinese?

Nello stanco testo del comunicato del G20 c’è un riferimento agli “squilibri esterni”, puntigliosamente definiti come

“(…) composti dal saldo commerciale e da flussi di reddito netto da investimento e da trasferimenti”

Oltre alla pregevole figura retorica del polisindeto pare, come riferisce il Financial Times, che la scelta delle parole sia stata accuratamente negoziata fino a venerdì sera per evitare ogni riferimento agli squilibri delle “partite correnti”, espressione sulla quale i cinesi avevano posto il veto.

Ebbene, la definizione usata nel comunicato finale, riportata qui sopra, altro non è che la definizione da libro di testo di saldo delle partite correnti. Certo che, con questi “grandi del mondo”, continua a servire una robusta “disposizione interiore di chi sopporta avversità, difficoltà, contrattempi ecc. con rassegnazione e serenità, senza fretta“, altrimenti detta pazienza.

Suonarsela e cantarsela

Economia & Mercato/Esteri

Nel tentativo, ormai tra il disperato ed il grottesco, di impedire una rivalutazione brutale dello yuan ma anche di contrastare un’inflazione rampante senza alzare troppo i tassi d’interesse ufficiali ed evitare in tal modo afflussi di denaro caldo che finirebbero col gettare ulteriore olio sulla fiamma, le autorità monetarie cinesi scoprono ogni giorno di più quanto il diavolo si nasconda tra le pieghe di una coperta ormai ridotta ad un fazzoletto.

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Cosa potrebbe andare storto nel 2011

Dopo quello che potremmo definire “scenario inerziale“, cioè come inizierà il nuovo anno in economia in ipotesi di stretta prosecuzione delle tendenze attuali, tentiamo di individuare gli elementi di potenziale deragliamento della crescita globale, vera e presunta.

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