Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Commercio-estero

Il deficit di comprensione del surplus

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri/Italia

Come noto, nella disperata ricerca di capri espiatori e complotti esterni a cui imputare la non brillantissima performance economica nazionale, gli italiani ed i loro prestigiosi editorialisti hanno trovato da tempo un numero da coccolarsi e per cui sdegnarsi: il saldo delle partite correnti tedesche, o meglio il saldo commerciale germanico, che del primo è magna pars. “Se solo i tedeschi riducessero il loro surplus, noi cresceremmo di più!”, è il ritornello ricorrente. Ma da cosa deriva il surplus tedesco? E in che modo noi italiani potremmo avvantaggiarci da una sua riduzione?

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Avanzi di narrativa

in Economia & Mercato/Esteri/Famous Last Quotes/Italia/Unione Europea

Oggi, parlando alla Camera, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha affrontato un tema molto pop, per gli italiani alla spasmodica ricerca di un capro espiatorio esterno per giustificare i propri guai. Un tema che in astratto avrebbe anche qualche fondamento ma che viene declinato da Renzi in un modo buffo, che pare indicare che il Nostro ha in testa una discreta confusione macroeconomica.

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La Cina vuole lo status di economia di mercato: e per l’Italia son dolori

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri/Unione Europea

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il 2016 è l’anno in cui la Cina potrebbe vedersi riconosciuto lo status di economia di mercato secondo le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO). Dietro questa formula si celano ripercussioni di vasta portata per il commercio internazionale dell’Eurozona, ed in particolare per l’Italia.

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Come si dice bluff in giapponese?

in Economia & Mercato/Esteri

Ulteriori evidenze, se mai ve ne fosse bisogno, che le “tre frecce” della Abenomics sono in realtà due, cioè stimoli fiscali reiterati e stampa furiosa di moneta, e che l’intero giocattolo rischia di scoppiare in faccia ai giapponesi. Così non potrete dire che non lo sapevate.

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Germania, la nuova Cina di Washington

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti/Unione Europea

E’ già successo altre volte nel passato, ma oggi le circostanze sono ancor più pressanti e critiche: gli Stati Uniti si stanno innervosendo per l’elevato e persistente surplus delle partite correnti tedesche, fonte di “asimmetria” entro un’Eurozona in perenne stretta fiscale e che rappresenta una strategia di free riding della domanda globale, senza peraltro contribuire ad essa. Significativo che il Tesoro statunitense riconosca il “progresso” cinese verso il riequilibrio bilaterale delle partite correnti, passato attraverso un apprezzamento dello yuan contro dollaro del 40 per cento dal 2005 ad oggi, a cui ha contribuito anche il recupero salariale in Cina.

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La crisi europea vista dalla Cina

in Economia & Mercato/Esteri/Unione Europea

I costi di spedizione delle esportazioni cinesi verso l’Europa stanno crollando per effetto dell’approfondirsi della crisi nel nostro continente, secondo l’analisi di un importante gruppo di spedizioni norvegese.

Il grafico di Bloomberg mostra che il costo delle spedizioni dalla Cina all’Europa, per il container standard di venti piedi (circa sei metri) è diminuito del 39 per cento dal 31 agosto, al livello di 511 dollari. Un calo più che doppio rispetto alla flessione del 18 per cento del costo di spedizione sulla West Coast degli Stati Uniti, misurato su container di dimensione doppia.

Si tratta di una evidenza aneddotica molto pesante, che sembra confermare che la capacità dell’Europa di assorbire importazioni (a sua volta legata alla crescita) sta letteralmente crollando. E questo potrebbe essere solo l’inizio. Le potenzialità destabilizzanti dell’Europa a livello globale iniziano solo ora ad essere percepite in tutta la loro gravità.

L’investitore che venne da Est

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

La non notizia del giorno è che la Cina, nei prossimi dieci anni, potrebbe investire fino a 2000 miliardi di dollari in aziende e progetti esteri, la maggior parte dei quali negli Stati Uniti. Una non notizia, perché, quando si ha un enorme surplus commerciale bilaterale, è fatale che i capitali vengano riciclati nel paese di destinazione delle esportazioni.

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La locomotiva immaginaria

in Economia & Mercato/Italia

Lo sapevate? Sapevate che le esportazioni italiane di merci sono al quarto posto in Europa e non al secondo, dietro Germania, Francia ed Olanda, e che se aggiungiamo i servizi scendiamo al quinto posto? E sapevate che questo fantomatico secondo posto continentale nell’export, anche visto in termini di variazione percentuale, continua a non esistere?

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Esportatori italiani a rischio in Nordafrica

in Economia & Mercato/Esteri/Italia

Una rapida ricognizione del Sole 24 Ore sull’esposizione degli esportatori italiani alla crisi del MENA (Middle East North Africa). Sono numeri molto preoccupanti: nel 2011 potrebbero mancare all’appello fino a 8 miliardi di euro di esportazioni. Il caos politico e civile ed il venir meno di interlocutori per le imprese attive nelle infrastrutture rischiano di costare molto caro al nostro paese, che negli ultimi anni ha visto una robusta espansione del volume d’affari nella regione oggi al centro delle rivolte popolari.

Faranno sintesi?

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Barack Obama ha designato come rappresentante al Commercio estero (in pratica, il capo-negoziatore) l’ex sindaco di Dallas Ron Kirk, uno dei primi proponenti il NAFTA, da sempre sostenitore del libero commercio internazionale.  Una scelta che ha fatto storcere il naso all’ala sinistra del partito Democratico, che tuttavia ha avuto modo di rallegrarsi per la designazione a Segretario al Lavoro di Hilda Solis, da sempre alleata dei sindacati oltre che strenua avversaria, in Congresso, del Central American Free Trade Agreement (CAFTA), ed una critica molto vocale dei modelli ortodossi di commercio estero. A questo aggiungete che il Segretario al Commercio designato, Bill Richardson, durante la campagna per le primarie aveva espresso sostegno al NAFTA ma anche ad un modello di commercio estero che riequilibri le disparità salariali tra Stati Uniti e partner commerciali.

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Tutto va Bonino, madama la marchesa

in Economia & Mercato/Italia

Nei giorni scorsi l’Istat ha pubblicato i dati relativi al commercio estero italiano nel mese di settembre. La circostanza ha offerto a Emma Bonino l’opportunità per dettare alle agenzie un comunicato dai toni trionfalistici ed al solito autocelebrativi:

“I dati di settembre sull’interscambio commerciale con i Paesi Europei contengono nuovi elementi positivi di discontinuità, che evidenziano il cambio di passo attuato da questo governo nella politica commerciale“. E’ quanto afferma Emma Bonino, ministro per il Commercio internazionale e per le politiche europee, commentando i dati sulla bilancia commerciale diffusi dall’Istat. “Per la prima volta, a settembre, non succedeva da oltre un anno”, sottolinea una nota, “le esportazioni (+6,6%) sono cresciute piu’ delle importazioni (+5,5%): una inversione di tendenza che può essere di buon auspicio per chiudere l’anno con un incremento significativo di presenza del made in Italy sui mercati internazionali”.
Il secondo aspetto positivo, continua il ministro, “è il decremento del deficit della bilancia commerciale : da 180 a 15 milioni di Euro, nonostante il passivo energetico che continua ad essere il nostro principale problema. Infine, una forte impennata delle nostre esportazioni verso la Germania (+9,4%).Un vero e proprio boom, ovviamente trainato dalla ripresa dei consumi interni ma anche dall’attenzione che portiamo ad un mercato che è per noi fondamentale, e ad un Paese che è il nostro principale partner commerciale.”

Il ministro, nella propria pulsione autoincensatoria, dimentica o sottace alcuni elementi di interpretazione meno propagandistica dei dati. Leggi tutto

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