Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Commercio-estero

Il deficit di comprensione del surplus

Come noto, nella disperata ricerca di capri espiatori e complotti esterni a cui imputare la non brillantissima performance economica nazionale, gli italiani ed i loro prestigiosi editorialisti hanno trovato da tempo un numero da coccolarsi e per cui sdegnarsi: il saldo delle partite correnti tedesche, o meglio il saldo commerciale germanico, che del primo è magna pars. “Se solo i tedeschi riducessero il loro surplus, noi cresceremmo di più!”, è il ritornello ricorrente. Ma da cosa deriva il surplus tedesco? E in che modo noi italiani potremmo avvantaggiarci da una sua riduzione?

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Avanzi di narrativa

Oggi, parlando alla Camera, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha affrontato un tema molto pop, per gli italiani alla spasmodica ricerca di un capro espiatorio esterno per giustificare i propri guai. Un tema che in astratto avrebbe anche qualche fondamento ma che viene declinato da Renzi in un modo buffo, che pare indicare che il Nostro ha in testa una discreta confusione macroeconomica.

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La Cina vuole lo status di economia di mercato: e per l’Italia son dolori

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il 2016 è l’anno in cui la Cina potrebbe vedersi riconosciuto lo status di economia di mercato secondo le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO). Dietro questa formula si celano ripercussioni di vasta portata per il commercio internazionale dell’Eurozona, ed in particolare per l’Italia.

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E’ la Cina a respirare, non il mondo

Economia & Mercato/Esteri

Su la Stampa, un commento al dato di bilancia commerciale cinese di maggio (che segna un avanzo di 36 miliardi di dollari, contro i 20,4 miliardi di avanzo dello stesso mese del 2013), conferma che, a volte, grande è la confusione sotto il cielo del giornalismo economico italiano.

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Come si dice bluff in giapponese?

Economia & Mercato/Esteri

Ulteriori evidenze, se mai ve ne fosse bisogno, che le “tre frecce” della Abenomics sono in realtà due, cioè stimoli fiscali reiterati e stampa furiosa di moneta, e che l’intero giocattolo rischia di scoppiare in faccia ai giapponesi. Così non potrete dire che non lo sapevate.

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Germania, la nuova Cina di Washington

E’ già successo altre volte nel passato, ma oggi le circostanze sono ancor più pressanti e critiche: gli Stati Uniti si stanno innervosendo per l’elevato e persistente surplus delle partite correnti tedesche, fonte di “asimmetria” entro un’Eurozona in perenne stretta fiscale e che rappresenta una strategia di free riding della domanda globale, senza peraltro contribuire ad essa. Significativo che il Tesoro statunitense riconosca il “progresso” cinese verso il riequilibrio bilaterale delle partite correnti, passato attraverso un apprezzamento dello yuan contro dollaro del 40 per cento dal 2005 ad oggi, a cui ha contribuito anche il recupero salariale in Cina.

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La crisi europea vista dalla Cina

I costi di spedizione delle esportazioni cinesi verso l’Europa stanno crollando per effetto dell’approfondirsi della crisi nel nostro continente, secondo l’analisi di un importante gruppo di spedizioni norvegese.

Il grafico di Bloomberg mostra che il costo delle spedizioni dalla Cina all’Europa, per il container standard di venti piedi (circa sei metri) è diminuito del 39 per cento dal 31 agosto, al livello di 511 dollari. Un calo più che doppio rispetto alla flessione del 18 per cento del costo di spedizione sulla West Coast degli Stati Uniti, misurato su container di dimensione doppia.

Si tratta di una evidenza aneddotica molto pesante, che sembra confermare che la capacità dell’Europa di assorbire importazioni (a sua volta legata alla crescita) sta letteralmente crollando. E questo potrebbe essere solo l’inizio. Le potenzialità destabilizzanti dell’Europa a livello globale iniziano solo ora ad essere percepite in tutta la loro gravità.

L’investitore che venne da Est

La non notizia del giorno è che la Cina, nei prossimi dieci anni, potrebbe investire fino a 2000 miliardi di dollari in aziende e progetti esteri, la maggior parte dei quali negli Stati Uniti. Una non notizia, perché, quando si ha un enorme surplus commerciale bilaterale, è fatale che i capitali vengano riciclati nel paese di destinazione delle esportazioni.

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La locomotiva immaginaria

Economia & Mercato/Italia

Lo sapevate? Sapevate che le esportazioni italiane di merci sono al quarto posto in Europa e non al secondo, dietro Germania, Francia ed Olanda, e che se aggiungiamo i servizi scendiamo al quinto posto? E sapevate che questo fantomatico secondo posto continentale nell’export, anche visto in termini di variazione percentuale, continua a non esistere?

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