Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Congiuntura

La realtà smentirà l’arroganza della propaganda a colpi di statistiche

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nei giorni scorsi l’Istat è stato al centro di una polemica sgradevole e pericolosa, per quanti hanno a cuore il rigore metodologico delle rilevazioni che aiutano a tenere il polso dell’economia del paese. L’istituto di statistica è stato vittima di quello che potremmo definire “fraintendimento” tra dati di variazione annua del Pil non corretti per i giorni lavorati e quelli rettificati per i medesimi. Per gioco di arrotondamenti, la discrepanza tra le due grandezze è risultata dello 0,2% (0,8% e 0,6%).

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Liscio, gassato o corretto per i giorni lavorati?

Economia & Mercato/Italia

Avviso ai lettori: quello che segue non è un post contro Istat, anzi. Quello che segue è solo un piccolo divertissement fatto per indurre a riflettere su quello che si può fare con i dati statistici, ora che abbiamo scoperto che esistono dati destagionalizzati, corretti per i giorni lavorati e grezzi. Forse potrà essere d’aiuto a leggere i dati in controluce anche senza essere esperti, chissà. La speranza è l’ultima a morire, dopo tutto.

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Primati italiani: la stagnazione dopata

Economia & Mercato/Italia

Oggi la Banca d’Italia ha comunicato il dato di gennaio delle “principali voci dei bilanci bancari”. Si tratta di grandi aggregazioni su base tendenziale, cioè annuale, di prestiti e raccolta (depositi e obbligazioni) in contropartita del settore privato, cioè famiglie e società non finanziarie, ovvero imprese. Da esso si ricavano alcune certezze, sul presunto vigore della nostra presunta ripresa.

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Il Jobs Act e la torta di compleanno di pere e mele

Sappiamo che siete piuttosto stanchi e stufi di leggere quotidiane confutazioni ad altrettanto quotidiane panzane di fonte governativa: non possiamo biasimarvi per questo. Ma riteniamo comunque utile segnalarvi una piccola grande aberrazione, di quelle che ad alta frequenza ricorrono sulla nostra stampa (con l’iniziale minuscola ed a volte maiuscola), e che ogni volta ci spingono alla fatal domanda: sarà ignoranza, malafede o, più verosimilmente, un mix delle due, in una potente sinergia, nel paese che è così antropologicamente avverso al fact checking ma anche alla logica, alla cultura dei numeri e più in generale a quella scientifica? Non allarghiamoci troppo con simili elucubrazioni, però.

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House of Three Cards, edizione grezza

Economia & Mercato/Italia

Pubblicato da Istat il dato finale del Pil italiano del quarto trimestre. Si conferma la striminzita variazione congiunturale (cioè trimestrale) dello 0,1% ma si conosce la sua scomposizione negli elementi costitutivi. C’è anche un paragrafetto che spiega perché è inutile starnazzare sui decimali, anzi sulla terza cifra decimale, ma questo verrà affogato dal frastuono del trenino.

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Il momento magico per l’economia è finito

E il merito non era di Renzi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Le autocelebrazioni per il secondo anniversario del governo Renzi cadono in un momento non troppo fortunato, stanti i reiterati segnali di rallentamento globale. Quali sono state le realizzazioni in economia del rottamatore immaginario? E soprattutto, fu vera crescita? La risposta è negativa.

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L’autoinganno al dettaglio

Economia & Mercato/Italia

Oggi Istat ha pubblicato il dato di variazione delle vendite al dettaglio riferito a dicembre 2015. Siamo ai soliti zerovirgola, che gli altrettanto soliti trombettieri di regime spacceranno per “il miglior risultato da x anni a questa parte”. Grattando sotto la superficie, si può osservare l’operare di alcune dinamiche corrosive.

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Conto alla rovescia

Economia & Mercato/Italia

Il dato di Pil del quarto trimestre, a livello europeo, indica quello che tutti quelli che si dedicano all’osservazione della realtà e non a produrre spin da treccartari avevano intuito da tempo: la congiuntura globale sta peggiorando, e l’Italia resta l’anello debole della catena.

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Mal comune, mezzo guaio

Economia & Mercato/Italia

Il dato italiano di produzione industriale di dicembre va a fare compagnia a quello tedesco e francese e, fuori dall’Eurozona, a quello del Regno Unito (eh, la sovranità monetaria!) nella pesante frenata della manifattura globale con cui si è concluso il 2015. Per fortuna il Tesoro italiano riesce sempre a vedere il bicchiere traboccante, soprattutto guardando nel retrovisore.

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Le previsioni d’inverno del nostro scontento

Le cosiddette “Previsioni d’inverno” della Commissione europea certificano quello che è sotto gli occhi di chiunque: l’Eurozona cresce per effetto di elementi di stimolo eccezionale ma i fattori di incertezza del contesto globale (Cina e mercati emergenti, tassi americani, andamento del prezzo del greggio) si addensano in modo preoccupante all’orizzonte. Per l’Italia, la traiettoria di crescita piega lievemente ma di quanto basta per squilibrare i conti del 2016. Ma soprattutto, la previsione a legislazione invariata proietta l’ombra sinistra delle clausole di salvaguardia che il nostro premier ha messo attorno al collo del paese.

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