Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Congiuntura - page 2

I grandi successi del Jobs Act: tempo indeterminato in ritirata

Economia & Mercato/Italia

Pubblicati da Inps i dati dell’Osservatorio sul precariato riferiti al mese di agosto. Il cumulativo dei primi otto mesi dell’anno conferma alcune tendenze emerse nei mesi scorsi. In particolare, che è in corso una stasi del mercato del lavoro, con contrazione simultanea di attivazioni e cessazioni; che l’incidenza dei nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato sta franando, dopo la crescita dopata dalla decontribuzione a termine; che è in atto un andamento letteralmente esplosivo del ricorso ai voucher, che si riverbera sulle statistiche di occupazione, e che la crescita di quest’ultima è trainata in prevalenza dalle fasce di età più senior del mercato del lavoro. Un mix decisamente problematico, per usare un understatement.

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Uscite dal cortile di casa

Oggi Istat ha pubblicato un dato monstre di produzione industriale, relativo al mese di agosto. Una crescita mensile di ben 1,7%, a fronte di un consenso di mercato posto a meno 0,1% ed un dato annuale, corretto per i giorni lavorati, in progresso del 4,1%. Apriti cielo. Immediata, è scattata la corsa dei lanciatori di agenzia del Pd, gli atleti che non perdono occasione, ad ogni dato macro positivo, per fiondarsi a dettare peana all’indirizzo della politica economica del governo Renzi. Eppure, basterebbe un minimo di cautela metodologica e di sguardo distolto dal proprio ombelico, per recuperare la necessaria compostezza.

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Mercato del lavoro: stasi e segni di malessere

Economia & Mercato/Italia

Nel secondo trimestre di quest’anno, secondo i dati delle comunicazioni obbligatorie, sono state registrate 2,45 milioni di attivazioni di contratti nel complesso a fronte di 2,19 milioni di cessazioni. La maggioranza delle cessazioni sono dovute al termine del contratto a tempo determinato (1,43 milioni). Nel trimestre, le attivazioni di contratti a tempo indeterminato sono state 392.043, il 29,4% in meno rispetto all’anno scorso (-163.099), per evidente effetto della riduzione dei sussidi all’assunzione a tempo indeterminato. I rapporti di lavoro a tempo indeterminato cessati nel trimestre sono stati 470.561, il 10% in meno rispetto allo stesso periodo del 2015.

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E di Pil un pizzichin

Economia & Mercato/Italia

Pubblicata da Istat la stima finale della variazione del Pil italiano del secondo trimestre. Confermata la variazione congiunturale (cioè trimestrale) nulla, e rivisto al rialzo il dato tendenziale (da +0,7% a +0,8%). Dio benedica i decimali e le revisioni, noi non intendiamo pensare male, men che mai di Istat. Ci sono anche altre considerazioni da fare, relative alla composizione della crescita.

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Rignano, secondo estratto

Dopo una pausa di riflessione, tornano a grande richiesta (del premier) le slide sul meraviglioso mondo che si sta dischiudendo davanti agli scettici occhi degli italiani. Futile tentare il fact checking, esercizio con cui ormai in questo paese si incarta il pesce: per fare verifica dei numeri e delle affermazioni serve avere le basi, che in Italia, paese di piccoli e grandi magliari, semplicemente non esistono. Il campionario di manipolazioni è talmente grossolano da far pensare ad uno scherzo, o all’azione di un troll. Sfortunatamente è tutto vero. Ma quando si è di fronte ad un paese di analfabeti funzionali, nativi e di ritorno, a che servono le sottigliezze?

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L’Italia è ferma, Renzi può galleggiare ma il paese sta diventando più fragile

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La prima stima della variazione del Pil italiano nel secondo trimestre conferma che la nostra economia resta intrappolata in un quadro di persistente stagnazione: un torpore che non viene scosso neppure da condizioni esterne eccezionalmente favorevoli. La crescita nulla nel trimestre e dello 0,7% sull’anno ci allontana da quell’1% che pare essere il nostro massimo potenziale. Con un tasso di occupazione e partecipazione alla forza lavoro tra i più bassi al mondo e una crescita della produttività che resta pressoché nulla, difficile attendersi molto di più, malgrado l’ossessiva grancassa sulla creazione di nuova occupazione per misteriosa mano del Jobs Act.

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Che ce frega della crisi, noi ci abbiam l’occupazion

In una intervista a l’Unità, il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei, riflette sul pessimo dato del Pil italiano del secondo trimestre. La novità non è l’ormai abituale e falso ritornello del “così fan (male) tutti”, quanto la base su cui, secondo Taddei, poggerebbe la presunta resilienza dell’economia italiana.

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Cose in comune tra le chiacchiere di Renzi ed il nostro Pil

La prima stima della variazione del Pil italiano del secondo trimestre è un bello zero, che porta la variazione rispetto allo stesso trimestre del 2015 a +0,7%. Attendendo la seconda stima, tra un mese, con relativa disaggregazione, per ora possiamo solo accontentarci delle scarne indicazioni qualitative di Istat.

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La misteriosa scomparsa dei consumi italiani al dettaglio

Economia & Mercato/Italia

Altro mese, altro dato italiano fortemente negativo e del tutto deviante rispetto agli altri paesi europei. Riguarda l’indice dei direttori acquisti di imprese al dettaglio, elaborato dalla società Markit. A luglio, mentre l’indice europeo risale, frenando la sua contrazione, e le due maggiori economie dell’Eurozona (Germania e Francia) sono in territorio espansivo, per l’Italia siamo allo sprofondo.

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