Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Congiuntura - page 2

Il ritorno dell’inflazione per ora è solo un’illusione

in Articoli/Economia & Mercato/Italia

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nelle ultime settimane i rendimenti obbligazionari in Eurozona e negli Stati Uniti sono risaliti in misura piuttosto consistente, soprattutto di qua dell’Atlantico. Questo ha determinato alcuni effetti collaterali ampiamente prevedibili ed interrogativi circa la fine del “costo zero” per il denaro. Sia negli Stati Uniti che in Eurozona la crescita non è particolarmente vigorosa, se raffrontata al periodo ante crisi, ma probabilmente si tratta della “nuova normale”, cioè di economie che crescono strutturalmente meno.

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Il fragile miracolo della Spagna: molte ombre ma almeno cresce

in Articoli/Economia & Mercato/Unione Europea

Sempre più deficit, sicurezza sociale sbilanciata e salari ridotti. Ma anche riforme, investimenti e banche ripulite

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La Spagna pare violare la forza di gravità ed il senso comune: un paese privo di governo da dieci mesi, quindi imprigionato in una gabbia di incertezza, e che tuttavia continua a crescere ad un passo invidiabile. Ma un paese che è anche violatore seriale delle regole della Commissione europea sul bilancio pubblico, e che di recente è stato “graziato”, non subendo sanzioni per tali sforamenti. La Spagna chiuderà il 2016 con un rapporto deficit-Pil al 4,6%, mentre le previsioni di primavera della Commissione Ue ipotizzavano il 3,9%. Attesa una crescita del Pil intorno al 3%, in lieve rallentamento il prossimo anno.

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I grandi successi del Jobs Act: tempo indeterminato in ritirata

in Economia & Mercato/Italia

Pubblicati da Inps i dati dell’Osservatorio sul precariato riferiti al mese di agosto. Il cumulativo dei primi otto mesi dell’anno conferma alcune tendenze emerse nei mesi scorsi. In particolare, che è in corso una stasi del mercato del lavoro, con contrazione simultanea di attivazioni e cessazioni; che l’incidenza dei nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato sta franando, dopo la crescita dopata dalla decontribuzione a termine; che è in atto un andamento letteralmente esplosivo del ricorso ai voucher, che si riverbera sulle statistiche di occupazione, e che la crescita di quest’ultima è trainata in prevalenza dalle fasce di età più senior del mercato del lavoro. Un mix decisamente problematico, per usare un understatement.

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Uscite dal cortile di casa

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Oggi Istat ha pubblicato un dato monstre di produzione industriale, relativo al mese di agosto. Una crescita mensile di ben 1,7%, a fronte di un consenso di mercato posto a meno 0,1% ed un dato annuale, corretto per i giorni lavorati, in progresso del 4,1%. Apriti cielo. Immediata, è scattata la corsa dei lanciatori di agenzia del Pd, gli atleti che non perdono occasione, ad ogni dato macro positivo, per fiondarsi a dettare peana all’indirizzo della politica economica del governo Renzi. Eppure, basterebbe un minimo di cautela metodologica e di sguardo distolto dal proprio ombelico, per recuperare la necessaria compostezza.

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Mercato del lavoro: stasi e segni di malessere

in Economia & Mercato/Italia

Nel secondo trimestre di quest’anno, secondo i dati delle comunicazioni obbligatorie, sono state registrate 2,45 milioni di attivazioni di contratti nel complesso a fronte di 2,19 milioni di cessazioni. La maggioranza delle cessazioni sono dovute al termine del contratto a tempo determinato (1,43 milioni). Nel trimestre, le attivazioni di contratti a tempo indeterminato sono state 392.043, il 29,4% in meno rispetto all’anno scorso (-163.099), per evidente effetto della riduzione dei sussidi all’assunzione a tempo indeterminato. I rapporti di lavoro a tempo indeterminato cessati nel trimestre sono stati 470.561, il 10% in meno rispetto allo stesso periodo del 2015.

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E di Pil un pizzichin

in Economia & Mercato/Italia

Pubblicata da Istat la stima finale della variazione del Pil italiano del secondo trimestre. Confermata la variazione congiunturale (cioè trimestrale) nulla, e rivisto al rialzo il dato tendenziale (da +0,7% a +0,8%). Dio benedica i decimali e le revisioni, noi non intendiamo pensare male, men che mai di Istat. Ci sono anche altre considerazioni da fare, relative alla composizione della crescita.

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Rignano, secondo estratto

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

Dopo una pausa di riflessione, tornano a grande richiesta (del premier) le slide sul meraviglioso mondo che si sta dischiudendo davanti agli scettici occhi degli italiani. Futile tentare il fact checking, esercizio con cui ormai in questo paese si incarta il pesce: per fare verifica dei numeri e delle affermazioni serve avere le basi, che in Italia, paese di piccoli e grandi magliari, semplicemente non esistono. Il campionario di manipolazioni è talmente grossolano da far pensare ad uno scherzo, o all’azione di un troll. Sfortunatamente è tutto vero. Ma quando si è di fronte ad un paese di analfabeti funzionali, nativi e di ritorno, a che servono le sottigliezze?

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L’Italia è ferma, Renzi può galleggiare ma il paese sta diventando più fragile

in Articoli/Economia & Mercato/Italia

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La prima stima della variazione del Pil italiano nel secondo trimestre conferma che la nostra economia resta intrappolata in un quadro di persistente stagnazione: un torpore che non viene scosso neppure da condizioni esterne eccezionalmente favorevoli. La crescita nulla nel trimestre e dello 0,7% sull’anno ci allontana da quell’1% che pare essere il nostro massimo potenziale. Con un tasso di occupazione e partecipazione alla forza lavoro tra i più bassi al mondo e una crescita della produttività che resta pressoché nulla, difficile attendersi molto di più, malgrado l’ossessiva grancassa sulla creazione di nuova occupazione per misteriosa mano del Jobs Act.

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Italia in evidente recessione industriale

in Economia & Mercato/Italia

Pubblicato da Istat il dato relativo alla produzione industriale italiana di giugno. Ed è una sorpresa inequivocabilmente negativa, che non fa di noi un caso isolato in Eurozona ma conferma che, quando c’è da perdere colpi, il nostro paese non si tira mai indietro.

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La misteriosa scomparsa dei consumi italiani al dettaglio

in Economia & Mercato/Italia

Altro mese, altro dato italiano fortemente negativo e del tutto deviante rispetto agli altri paesi europei. Riguarda l’indice dei direttori acquisti di imprese al dettaglio, elaborato dalla società Markit. A luglio, mentre l’indice europeo risale, frenando la sua contrazione, e le due maggiori economie dell’Eurozona (Germania e Francia) sono in territorio espansivo, per l’Italia siamo allo sprofondo.

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Maestra, è stata la Brexit

in Economia & Mercato/Esteri/Italia

Oggi la società specializzata Markit ha pubblicato la prima stima (flash) degli indici dei direttori acquisti del mese di luglio. Per quella del Regno Unito si osserva una vera e propria gelata, una caduta verticale da porre in relazione all’esito del referendum sulla Brexit ed al forte aumento di incertezza che esso implica. In parallelo, quasi indisturbato, emerge il vistoso rallentamento del nostro paese, che nulla ha a che vedere con la Brexit ma che sarà puntualmente ad essa imputato.

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Consumato ottimismo

in Economia & Mercato/Italia

Come sapete se seguite con una qualche regolarità questo umile sito, da tempo segnaliamo la rilevante debolezza del comparto del commercio al dettaglio in Italia. È vero che nell’ultimo anno il nostro Pil è cresciuto (tutto è relativo) grazie al contributo dei consumi delle famiglie, ma ciò è avvenuto per effetto delle pressioni deflazionistiche, oltre che per la stabilizzazione del mercato del lavoro. E poiché nel Pil reale vanno i volumi e non i valori, l’apparente contraddizione di consumi che spingono la crescita e commercio al dettaglio in condizioni non propriamente floride è spiegata. Detto in altri termini, a livello macro sembra che ci sia crescita ma a livello micro le aziende della distribuzione soffrono forte pressione sui margini, perché costrette a spingere sulla leva degli sconti per stimolare la domanda, e ciò alimenta ulteriori pressioni ribassiste sui prezzi. Ma il dato uscito oggi è davvero pessimo, e lascia perplessi.

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Le fiabe a tenaglia e le correlazioni spurie

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Pubblicati da Inps i dati dell’osservatorio sul precariato, aggiornati al periodo gennaio-aprile di quest’anno. Ve li forniamo senza particolari commenti, perché siamo piuttosto annoiati di osservare arrampicate sugli specchi ed altri equilibrismi che sono (forse) divertenti nella fase iniziale ma divengono stucchevoli se reiterate. I numeri sono quelli che sono, poi siete padronissimi di pensarla altrimenti.

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San Mario e l’avanzo primario

in Economia & Mercato/Italia

Gli ultimi dati Istat, riferiti al mese di marzo e relativi sia all’attività manifatturiera che al commercio al dettaglio, vanno letti con alcune accortezze statistiche, ad evitare di trarre conclusioni affrettate. Ma quello che trova conferma, su altri dati, è che, senza l’azione di Mario Draghi, questo paese sarebbe già colato a picco da tempo. Anche per questo motivo, alcune orgogliose rivendicazioni governative appaiono più frutto di propaganda che di effettivo impulso di crescita indotta da non meglio precisate “riforme”.

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Uno spread troppo basso

in Economia & Mercato/Italia

Questo mese, nella consueta pubblicazione, l’Associazione bancaria italiana segnala un dato piuttosto interessante, una sorta di margine di interesse “al margine”, cioè la differenza tra il tasso medio praticato sui nuovi finanziamenti e quello medio pagato sui nuovi depositi. Un indicatore che può essere letto come il livello di “onerosità” che il settore dell’intermediazione creditizia esercita sulla società, oltre che (specularmente) come misura della redditività caratteristica di una banca, cioè della sua capacità di intermediare profittevolmente tra soggetti che risparmiano e quelli che hanno bisogno di prestiti. Ma questo numero significa anche un’altra cosa: la conferma della debolezza della “ripresa” di questo paese.

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Una Germania un po’ meno tedesca

in Economia & Mercato/Esteri

La non-notizia del giorno non è il fatto che l’Italia nel primo trimestre del 2016 sia cresciuta alla metà del passo dell’Eurozona. A questo siamo ormai abituati da tempo, anche se ora verrete rimbecilliti dal frastuono di trombe e fischietti governativi. La non-notizia del giorno è che la Germania continua a crescere per spinta della domanda interna. Scriviamo continua perché la tendenza è in atto da tempo anche se qui da noi, nell’altro frastuono nazional-popolare del “piove, governo tedesco ladro”, non ci si era accorti del dettaglio.

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La realtà smentirà l’arroganza della propaganda a colpi di statistiche

in Articoli/Economia & Mercato/Italia

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nei giorni scorsi l’Istat è stato al centro di una polemica sgradevole e pericolosa, per quanti hanno a cuore il rigore metodologico delle rilevazioni che aiutano a tenere il polso dell’economia del paese. L’istituto di statistica è stato vittima di quello che potremmo definire “fraintendimento” tra dati di variazione annua del Pil non corretti per i giorni lavorati e quelli rettificati per i medesimi. Per gioco di arrotondamenti, la discrepanza tra le due grandezze è risultata dello 0,2% (0,8% e 0,6%).

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Liscio, gassato o corretto per i giorni lavorati?

in Economia & Mercato/Italia

Avviso ai lettori: quello che segue non è un post contro Istat, anzi. Quello che segue è solo un piccolo divertissement fatto per indurre a riflettere su quello che si può fare con i dati statistici, ora che abbiamo scoperto che esistono dati destagionalizzati, corretti per i giorni lavorati e grezzi. Forse potrà essere d’aiuto a leggere i dati in controluce anche senza essere esperti, chissà. La speranza è l’ultima a morire, dopo tutto.

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