Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Congiuntura - page 3

Cose in comune tra le chiacchiere di Renzi ed il nostro Pil

La prima stima della variazione del Pil italiano del secondo trimestre è un bello zero, che porta la variazione rispetto allo stesso trimestre del 2015 a +0,7%. Attendendo la seconda stima, tra un mese, con relativa disaggregazione, per ora possiamo solo accontentarci delle scarne indicazioni qualitative di Istat.

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Italia in evidente recessione industriale

Economia & Mercato/Italia

Pubblicato da Istat il dato relativo alla produzione industriale italiana di giugno. Ed è una sorpresa inequivocabilmente negativa, che non fa di noi un caso isolato in Eurozona ma conferma che, quando c’è da perdere colpi, il nostro paese non si tira mai indietro.

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La misteriosa scomparsa dei consumi italiani al dettaglio

Economia & Mercato/Italia

Altro mese, altro dato italiano fortemente negativo e del tutto deviante rispetto agli altri paesi europei. Riguarda l’indice dei direttori acquisti di imprese al dettaglio, elaborato dalla società Markit. A luglio, mentre l’indice europeo risale, frenando la sua contrazione, e le due maggiori economie dell’Eurozona (Germania e Francia) sono in territorio espansivo, per l’Italia siamo allo sprofondo.

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Maestra, è stata la Brexit

Oggi la società specializzata Markit ha pubblicato la prima stima (flash) degli indici dei direttori acquisti del mese di luglio. Per quella del Regno Unito si osserva una vera e propria gelata, una caduta verticale da porre in relazione all’esito del referendum sulla Brexit ed al forte aumento di incertezza che esso implica. In parallelo, quasi indisturbato, emerge il vistoso rallentamento del nostro paese, che nulla ha a che vedere con la Brexit ma che sarà puntualmente ad essa imputato.

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Consumato ottimismo

Economia & Mercato/Italia

Come sapete se seguite con una qualche regolarità questo umile sito, da tempo segnaliamo la rilevante debolezza del comparto del commercio al dettaglio in Italia. È vero che nell’ultimo anno il nostro Pil è cresciuto (tutto è relativo) grazie al contributo dei consumi delle famiglie, ma ciò è avvenuto per effetto delle pressioni deflazionistiche, oltre che per la stabilizzazione del mercato del lavoro. E poiché nel Pil reale vanno i volumi e non i valori, l’apparente contraddizione di consumi che spingono la crescita e commercio al dettaglio in condizioni non propriamente floride è spiegata. Detto in altri termini, a livello macro sembra che ci sia crescita ma a livello micro le aziende della distribuzione soffrono forte pressione sui margini, perché costrette a spingere sulla leva degli sconti per stimolare la domanda, e ciò alimenta ulteriori pressioni ribassiste sui prezzi. Ma il dato uscito oggi è davvero pessimo, e lascia perplessi.

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Le fiabe a tenaglia e le correlazioni spurie

Pubblicati da Inps i dati dell’osservatorio sul precariato, aggiornati al periodo gennaio-aprile di quest’anno. Ve li forniamo senza particolari commenti, perché siamo piuttosto annoiati di osservare arrampicate sugli specchi ed altri equilibrismi che sono (forse) divertenti nella fase iniziale ma divengono stucchevoli se reiterate. I numeri sono quelli che sono, poi siete padronissimi di pensarla altrimenti.

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San Mario e l’avanzo primario

Economia & Mercato/Italia

Gli ultimi dati Istat, riferiti al mese di marzo e relativi sia all’attività manifatturiera che al commercio al dettaglio, vanno letti con alcune accortezze statistiche, ad evitare di trarre conclusioni affrettate. Ma quello che trova conferma, su altri dati, è che, senza l’azione di Mario Draghi, questo paese sarebbe già colato a picco da tempo. Anche per questo motivo, alcune orgogliose rivendicazioni governative appaiono più frutto di propaganda che di effettivo impulso di crescita indotta da non meglio precisate “riforme”.

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Uno spread troppo basso

Economia & Mercato/Italia

Questo mese, nella consueta pubblicazione, l’Associazione bancaria italiana segnala un dato piuttosto interessante, una sorta di margine di interesse “al margine”, cioè la differenza tra il tasso medio praticato sui nuovi finanziamenti e quello medio pagato sui nuovi depositi. Un indicatore che può essere letto come il livello di “onerosità” che il settore dell’intermediazione creditizia esercita sulla società, oltre che (specularmente) come misura della redditività caratteristica di una banca, cioè della sua capacità di intermediare profittevolmente tra soggetti che risparmiano e quelli che hanno bisogno di prestiti. Ma questo numero significa anche un’altra cosa: la conferma della debolezza della “ripresa” di questo paese.

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Una Germania un po’ meno tedesca

Economia & Mercato/Esteri

La non-notizia del giorno non è il fatto che l’Italia nel primo trimestre del 2016 sia cresciuta alla metà del passo dell’Eurozona. A questo siamo ormai abituati da tempo, anche se ora verrete rimbecilliti dal frastuono di trombe e fischietti governativi. La non-notizia del giorno è che la Germania continua a crescere per spinta della domanda interna. Scriviamo continua perché la tendenza è in atto da tempo anche se qui da noi, nell’altro frastuono nazional-popolare del “piove, governo tedesco ladro”, non ci si era accorti del dettaglio.

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La realtà smentirà l’arroganza della propaganda a colpi di statistiche

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nei giorni scorsi l’Istat è stato al centro di una polemica sgradevole e pericolosa, per quanti hanno a cuore il rigore metodologico delle rilevazioni che aiutano a tenere il polso dell’economia del paese. L’istituto di statistica è stato vittima di quello che potremmo definire “fraintendimento” tra dati di variazione annua del Pil non corretti per i giorni lavorati e quelli rettificati per i medesimi. Per gioco di arrotondamenti, la discrepanza tra le due grandezze è risultata dello 0,2% (0,8% e 0,6%).

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