Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Cospirazionismo - page 5

Cavalli di Troia

in Discussioni/Esteri/Unione Europea

Leggiamo dall’Ansa un paio di notizie molto interessanti:

Il governo turco che, attraverso la Direzione generale affari religiosi (Diyanet), fissa i temi delle prediche del venerdì, ha ordinato quest’anno agli imam delle moschee di invitare i fedeli, nelle prediche di venerdì 31 dicembre, a non festeggiare l’anno nuovo, ma ad attenersi ai ”valori musulmani e nazionali”.

”Non possiamo assumere come nostri valori religiosi e nazionali le celebrazioni di fine anno e gli usuali comportamenti come l’eccessivo alcool, giochi d’azzardo e le spese eccessive”, e’ scritto nelle istruzioni governative agli imam predicatori, che in Turchia sono funzionari statali selezionati ed assunti dallo stesso Diyanet che controlla che non facciano propaganda politica e fondamentalista.

”Questi comportamenti possono causare il decadimento dei nostri valori nazionali ed allontanarci dalla nostra identità nazionale. Non imitiamo questi usi che non sono compatibili con i nostri valori e che ne’ Dio, ne’ il Profeta approverebbero”, continuano le istruzioni pubblicate sul sito web del Diyanet.

La Turchia, paese ufficialmente musulmano al 99,8% (in realtà in questa cifra vengono indebitamente inclusi gli aleviti che non si considerano musulmani), e’ dal 1926, per volontà del suo fondatore Kemal Ataturk, uno dei pochi paesi musulmani che adotta pienamente il calendario occidentale e che considera la domenica il giorno festivo della settimana.

La festa di fine anno si è da allora sempre più popolarizzata ed e’ segnata anche dall’albero illuminato che però in Turchia non ha valenze cristiane.

Da questa notizia apprendiamo quindi che: 1) in Turchia vi sono dei religiosi che svolgono mansioni di funzionari statali, a tutela della “purezza” religiosa degli atti della vita quotidiana; 2) tuttavia, a causa della secolarizzazione e occidentalizzazione forzosa imposta nel secolo scorso da Ataturk, e che ha mutuato anche alcune pratiche di matrice cristiana (in primo luogo, il calendario), questi funzionari utilizzano il ricorso ad espressioni quali “identità nazionale”, che in Occidente sono di solito a prevalente contenuto laico e secolare.

E’ più che mai lecito chiedersi come è possibile pensare di ammettere nell’Unione Europea un paese di 80 milioni di persone che presenta una tale diversità culturale dai valori da cui l’Unione è nata, un paese caratterizzato da una drammatica schizofrenia, dove coesistono tratti di modernità occidentale ad altri di commistione tra dio e cesare, pur non trattandosi di una teocrazia in senso stretto. Lo diciamo sommessamente, ad evitare che qualcuno dei soliti benpensanti di progresso, quelli che sostituirebbero il presepe con Cappuccetto Rosso (e perché non con “Pierino e il lupo”?) ci tacci di leghismo oscurantista. Un paese che ha appena eliminato (sospettiamo solo formalmente) dal proprio codice penale il reato d’adulterio. Probabilmente il problema dei rapporti con la Turchia si risolverebbe accentuando l’area di libero scambio con l’Unione Europea, ma senza arrivare all’integrazione politica, che promette di essere un’autentica iattura.

L’altra notizia viene dal Canada:

Il consiglio musulmano di Montreal, in Canada, ha presentato un’istanza al ministero della Giustizia canadese per ottenere un tribunale civile speciale che emetta decisioni in base alla Sharia, la legge islamica, in particolare per le dispute familiari.
Alcuni imam svolgono già funzioni di arbitraggio nelle cause civili, ma la comunità musulmana del Quebec vorrebbe rendere tali procedimenti legali. ”Vogliamo semplicemente regolarizzare una pratica già diffusa sul territorio”, ha spiegato al quotidiano ‘Le Devoir’, Salam Elmenyawi, presidente del Consiglio Musulmano di Montreal.

In questo caso, la comunità islamica di Montreal vuole utilizzare l’ordinamento liberale occidentale del Canada proprio come un taxi (o un cavallo di Troia) per accentuare il proprio carattere di autosegregazione culturale dal paese ospite: un dato, questo, comune alla prassi di gran parte delle comunità islamiche dell’Occidente, e sul quale non sono ancora state compiute riflessioni adeguate da parte di quasi tutte le elites politiche al potere nei nostri paesi…

Il convitato di pietra

in Esteri/Stati-Uniti

A chi giova il messaggio televisivo di Bin Laden? A Bush o a Kerry? Mentre gli “analisti” sono al lavoro per prendere l’ennesima cantonata scientificamente corretta, vorremmo sommessamente ricordare che non pochi, soprattutto nel solito schieramento aduso alle teorie cospirative, avevano preconizzato che Bin Laden sarebbe stato mostrato in catene pochi giorni o poche ore prima delle elezioni del 2 novembre, per permettere a Bush di tornare trionfalmente alla Casa Bianca. Ora che ciò non è successo, qualcuno cercherà di dirci (sospettiamo sarà sempre Naomi Klein, la super esperta in teorie cospirative imperialistico-giudaiche) che il super-latitante è in realtà a libro paga della Cia. Nell’attesa, è sempre l’esilarante Unità (vera miniera per antropologi dilettanti e aspiranti comici) che sostiene che Bush avrebbe “approfittato” dell’apparizione televisiva di Bin Laden per farsi uno spot “gratuito”. Ma soprattutto, il tenente Colombo afferma che la Casa Bianca non avrebbe mosso un dito per impedire la messa in onda del filmato. Curioso, visto che nella giornata di ieri tutti i principali organi di stampa avevano detto esattamente l’opposto. Ad ogni buon conto, attendiamo l’esito della consultazione del 2 novembre. Se vincerà Bush, ci diranno che brogli terzomondisti hanno sconvolto la ex-democrazia statunitense, e Michael Moore avrà altri quattro anni durante i quali potrà affinare la propria expertise di ghost writer di Al Qaeda. Se vincerà Kerry, dopo l’iniziale festeggiamento “democratico”,che spingerà Prodi, Fassino e Rutelli a dire che le truppe italiane devono restare in Iraq, subentrerà la disillusione di fronte a comportamenti di Kerry simili a quelli di Bush, e inizierà la ricerca di altri idoli progressisti in giro per il mondo, per rispondere “alla profonda crisi” della democrazia americana.

Pattume

in Discussioni

A conferma di quanto abbiamo scritto l’8 settembre sulla teoria della cospirazione, tanto cara alla sinistra e al mondo arabo e musulmano, l’Unità online scrive che il rapimento delle due cooperanti italiane potrebbe essere stato orchestrato da qualche servizio segreto occidentale, citando espressamente Cia e Mossad, e riprendendo un articolo apparso sul quotidiano inglese The Guardian, che l’Unità presenta subdolamente come “vicino al governo laburista”. Peccato che, osservando in controluce, si scopre che l’articolo è stato scritto da Naomi Klein, la sacerdotessa no-global, massima esperta mondiale nella produzione di teorie complottarde e cospirative, l’ultima delle quali afferma che il mondo sta andando verso un’era di nuova barbarie non già a causa e per effetto di quotidiane decapitazioni, autobombe, stragi di bambini e rivendicazioni mediatiche veicolate da zelanti becchini elettronici come Al Jazira, bensì a causa dell’estensione, agli Stati Uniti prima ed ora alla Russia, di una non meglio identificata “dottrina Sharon” che postula la sistematica distruzione di vite e diritti umani sotto la “montatura” della guerra globale al terrorismo. Ancora una volta, dunque, la sinagoga di Satana lavora a tutto vapore, e questa volta grazie alla deprimente ottusità morale di una giovane donna, apparentemente anch’essa ebrea. Suggeriamo ai no-global di meditare su quest’ultimo aspetto, forse Naomi Klein è in realtà una spia del Mossad…

Congiure

in Italia

Il rapimento di Simona Torretta e Simona Pari ha provocato un autentico shock in quanti hanno sempre pensato, perlopiù in buona fede, che potesse essere possibile distinguere tra i “cattivi” (i militari, i contractors e i poveri disgraziati che lavorano per loro) e i “buoni”, cioè le organizzazioni non governative e quanti svolgono compiti di assoluta nobiltà morale, spesso in aperta polemica con i propri governi, come fatto da “Un ponte per…”. Ma quello che vorremmo segnalare è una costante psicologica e culturale che si sta affermando in alcuni ambienti: la teoria della cospirazione. Scrive infatti Repubblica online, parlando della reazione incredula dei no-global al rapimento delle nostre connazionali:

E’ sgomento il mondo pacifista. Non perché sia rimasto sorpreso da quel che è accaduto ieri a Baghdad. La tragedia di Enzo Baldoni, il rapimento dei due reporter francesi avevano chiarito che il solo fatto d’essere occidentali in Iraq espone a rischi enormi. E’ sgomento perché il sequestro di Simona Pari e Simona Torretta ripropone tutte assieme, nel modo più brutale, le ragioni fondamentali e le difficoltà dell’agire per la pace. Così la richiesta del ritiro delle truppe s’accompagna al dubbio che alla fine saranno le organizzazioni non governative a doversi ritirare da quell’inferno come, del resto, già hanno fatto altre Ong straniere e, nel più ‘tranquillò Afghanistan, persino “Médicins sans Frontierès”. Anche se, dice Sergio Marelli, direttore della Focsiv, Volontari nel mondo: “Dobbiamo andare avanti, non dobbiamo farci intimidire”.

Il fatto è che mentre le preoccupazioni per la sicurezza degli operatori insinuano questo dubbio, l’analisi dei fatti conferma l’assurdità della guerra. I pacifisti non sono sorpresi, ma la memoria del tempo in cui gli operatori godevano d’una sorta di immunità non è poi tanto lontana. “Siamo smarriti e angosciati – dice Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola per la pace – per anni abbiamo lavorato senza problemi”. Se le cose sono cambiate è per la natura di questa specifica guerra e anche per il ruolo che l’Italia ha assunto: “E’ venuta meno – dice Emergency in un comunicato – la distinzione tra milioni di italiani che hanno osteggiato la guerra e chi l’ha voluta e la conduce”. Secondo Vittorio Agnoletto, c’è una coincidenza di fini tra la logica del terrorismo e quella della guerra: “Fare terra bruciata, togliere di mezzo tutti coloro che cercano di costruire un mondo di pace”.

Dopo un giornalista non embedded e schierato contro la guerra come Baldoni, e due reporter provenienti da un paese non belligerante come la Francia, adesso sono state rapite due esponenti del vasto mondo della solidarietà con il popolo iracheno”. Ed ecco il ritorno della “strategia della tensione in versione irachena” dove gli autori del comunicato vedono all’opera “forze oscure riconducibili alle potenze occupanti o al governo iracheno indipendente“.
E’ uno dei temi ricorrenti nel dibattito che si è subito aperto nei siti dei pacifisti e dei no global. Un confronto aspro, a tratti rabbioso. Su Indimedya è stato introdotto da un intervento-provocazione (“Con i soldi che i pacifondai mandano ai ‘resistenti irachenì gli eroici tagliatori di teste rapiscono altri pacifisti… il colmo”) che ha scatenato a margine una discussione sull’opportunità di bloccare l’accesso alla rete di simili nefandezze. Poi, rapidamente, la questione del complotto delle “forze oscure” è diventata il primo punto d’un implicito ordine del giorno. “Indovina indovinello – scrive “Campista” alle 17,07 di ieri – i partigiani li ammazzano, i pacifisti li sequestrano. I mercenenari li rilasciano. Chi sono?”. Sulla stessa linea un altro dei partecipanti al dibattito, alias “Ma-chi-si-fida-più”: “E’ una strategia? Sì, è pienamente funzionale ad isolare l’Iraq e affidarlo nelle uniche mani statunitensi, allontanare le Ong che rompono troppo il c. a croci rosse e infiltrati simili”.
Il dramma di Simona Pari e Simona Torretta ha nuovamente fatto sanguinare alcune delle ferite aperte dalla tragedia di Baldoni. Il Rimini social forum ha diffuso un comunicato per chiedere che sia il governo a trattare, “senza alcuna intermediazione da parte di Maurizio Scelli, commissario straordinario della Croce rossa italiana”.

Nei minuti e nelle ore successive alla notizia del rapimento la domanda prevalente che il mondo pacifista si è posto è stata: “Come è potuto accadere?”. Ma subito dopo è arrivata l’altra domanda, l’unica che nei prossimi giorni conterà: “Cosa fare?”. C’è una corale esortazione che viene anche dal mondo dell’associazionismo cattolico: “Il governo deve fare tutto il possibile”, dice Luigi Bobba, presidente delle Acli. Ma la richiesta del ritiro delle truppe non ha subordinate. Gino Strada: “Siamo all’ultimo stadio, alla deriva della cosiddetta guerra umanitaria. L’unica cosa sensata che si può fare è andarsene”.

C’e’ sempre una teoria della cospirazione che accompagna pensieri e parole di alcune ben identificabili parti politiche. Scelli è visto come un ascaro dell’odiato Berlusconi, assetato di potere e malato di protagonismo, qualcuno lo ha addirittura definito ipermediatizzato. E si va avanti così, in questa gigantesca intossicazione psicologica di massa. Vorremmo segnalare anche un altro esempio di paranoia da complotto, perché vorremmo tenere sempre bene a mente che, tra le leggende metropolitane, ce n’é una che accomuna alcune paranoie islamiche e della sinistra antagonista: l’11 settembre 2001 non c’erano ebrei nelle Torri gemelle. Chi scrive ha avuto, nel novembre 2001, un surreale quanto duro scontro verbale con una giovane no-global, che sosteneva berciando di aver saputo “da fonti certe” che al World Trade Center non c’erano ebrei, e che l’attacco alle torri gemelle era stato organizzato dal Mossad.

Un paese allo stremo

in Italia

Presentate, da Berlusconi e dal ministro dell’Economia Siniscalco, le linee guida della prossima legge finanziaria. Aldilà dell’usuale miracolismo berlusconiano, che presenta una manovra da 24 miliardi di euro come qualcosa che non sarà fatto né di tagli né di tasse (??), sono riprese le lancinanti grida di dolore della sinistra, che dipinge da tempo dell’Italia un cupo affresco dickensiano, fatto di un’umanità lacera e stracciona, che non riesce più a far quadrare il bilancio, colpita da un depauperamento epocale, con enti locali ridotti alla fame da un governo protervo che ha tagliato brutalmente i trasferimenti centrali, che costringerà presto i comuni a tagliare il riscaldamento degli asili e a ridurre l’illuminazione pubblica. Ma è davvero così? Per convincersi che qualcosa stride, provate a leggere il bellissimo Bestiario di Giampaolo Pansa sul tema, pubblicato sull’Espresso il mese scorso, una lettura da gustare a piccoli sorsi…è quello che definiremmo “il tema dell’asimmetria” che ritorna: ad esempio, se sei giornalista raccomandato di destra, vuol dire che sei un leccaculo incompetente, scappato da qualche postribolo di pierre, e stai attivamente contribuendo alla decadenza morale e materiale di un paese che è sempre stato invece caratterizzato, a tutti i livelli, da una fantastica e capillare meritocrazia. Se sei un raccomandato di sinistra, invece, non ci sono problemi; se lavori a Mediaset e sei figlio di qualche politico polista, sei la prova vivente del fatto che Berlusconi è l’emissario del Maligno sulla terra ; se sei figlio di qualche mammasantissima “di progresso”, e tuttavia continui a lavorare a Mediaset, beh, vorrà dire che si tratta di pura coincidenza, oppure che le tue doti sono così geneticamente superiori, da rappresentare l’eccezione alla solita, immonda regola. Leggete anche questo splendido commento apparso sul sito de “Il Barbiere della Sera”, vera pietra miliare del costume di un paese e di un popolo. Come per i morti. Esistono morti di destra e morti di sinistra. La morte di Enzo Baldoni viene irrisa dalla parte più becera della destra, e la sinistra, sopraffatta dall’indignazione, torna a rievocare i liquami ideologici prodotti in quantità industriale dopo la morte di Fabrizio Quattrocchi, con una coazione a ripetere che porta a ribadire il concetto spregevole che Quattrocchi e gli altri tre “erano mercenari”. In Italia non abbiamo ancora avuto una guerra civile, malgrado i toni, la polarizzazione ideologica e la furiosa, reciproca delegittimazione, perché siamo essenzialmente pigri, oppure perché stiamo semplicemente vivendo il secondo tempo del dopoguerra, in un 1948 permanente…

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