Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Credito - page 2

Bad bank pubblica di mercato, il nuovo Comma 22

Ieri, intervenendo alla quarta edizione di “The Italy Conference“, organizzata a Milano da Euromoney Conferences, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha parlato delle caratteristiche della bad bank che il governo italiano sta cercando di creare senza incappare nella censura europea degli aiuti di stato. I concetti espressi sul tema da Visco, ai nostri occhi, restano un rebus, avvolto in un mistero che sta dentro ad un enigma.

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La bad bank pubblica ed il mercato finto

Domani sarà a Roma la commissaria Ue alla concorrenza, Margrethe Vestager, per colloqui con Tesoro, Banca d’Italia ed Antitrust, finalizzati a capire di più sulla struttura della bad bank pubblica che il nostro governo insiste a voler mettere in piedi per liberare i bilanci delle banche dai crediti in sofferenza. Come segnala oggi il Corriere, la proposta italiana per vincere le resistenze Ue è piuttosto ingegnosa ma non meno rischiosa per i contribuenti.

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Bad bank e mercato, la strada esiste

Economia & Mercato/Italia

(Nota preliminare dovuta: questo post non è una marchetta ma solo una serie di considerazioni di buonsenso, a fronte di una iniziativa che sulla carta appare interessante)

Come segnala il Sole 24 Ore, sta per partire il progetto che vede coinvolte Intesa Sanpaolo ed Unicredit in quella che impropriamente è stata definita una bad bank ma che in realtà è qualcosa di molto più ambizioso: un esperimento che si colloca al confine del private equity, e che mira di fatto a disincagliare crediti fornendo mezzi finanziari e competenze per gestire ristrutturazioni aziendali.

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Bad bank? No, thanks

Oggi su Repubblica, un commento di Alessandro Penati (sempre sia lodato) contro la creazione di una bad bank con soldi pubblici. Sono concetti che ormai dovremmo aver acquisito ma è utile reiterarli, perché questa è una delle classiche vicende italiane che si tende a far sfuggire ai radar per risolvere molti problemi a élite e gruppi di controllo di un paese di piccoli e grandi oligarchi. E sarebbe opportuno continuare a parlarne e spiegare, per evitare gli abituali esiti.

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C’è Pantalone, non soffrire più

Economia & Mercato/Italia

Mentre prosegue il dibattito su eventuali garanzie pubbliche a favore di una bad bank che rimuova i crediti in sofferenza dai bilanci italiani (ultimo di una lunga serie di proiettili d’argento che estirperanno il Male dall’Italia), e malgrado il fatto che sia in corso una specie di ripresa che dovrebbe almeno disincagliare parte dei crediti deteriorati, rendendo (sulla carta) meno impellente l’esigenza di intervenire (a meno di altre ed assai meno confessabili motivazioni), vi segnaliamo cosa accade quando un’agenzia di rating vuole rendersi utile ma finisce con l’esibirsi in un singolare eccesso di zelo in cui le motivazioni divengono confessabili, o meglio emerge quello che tutto il mondo sa ma che non si può dire.

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Not too bad (bank)

Economia & Mercato/Italia

Mentre i giornali, soprattutto quelli locali, sono ormai diventati enormi buche delle lettere da cui si levano alti lai sulla “insensibilità” ed “ottusità burocratica” della Commissione Ue, che tarderebbe a sdoganare la bad bank di Stato italiana, vista da molti come rimedio ai mali del mondo (gli alti lai sono “ispirati” da banchieri, soprattutto locali, che cercano in tal modo di trarsi d’impaccio da politiche di credito non sempre accorte), giunge un commento in piena controtendenza, e che dovrebbe far riflettere.

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Credito, i germogli nello stagno

Economia & Mercato/Italia

Pubblicato ieri il Rapporto Mensile dell’Associazione bancaria italiana (ABI). L’immagine di sintesi estrema è che sul tendenziale (cioè sulla variazione annuale) siamo ancora del tutto fermi, mentre su un orizzonte trimestrale riferito allo stesso periodo dell’anno precedente le cose paiono andar meglio ma partendo da livelli estremamente depressi. C’è quindi modo per rivendicare tutto ed il contrario di tutto.

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La ripresa senza credito

Economia & Mercato/Italia

I prestiti delle banche al settore privato hanno registrato, a febbraio, una contrazione su base annua del 2% (-1,8% a gennaio). Lo afferma la Banca d’Italia secondo cui i prestiti alle famiglie sono calati dello 0,4% sui dodici mesi (-0,5 nel mese precedente); quelli alle società non finanziarie sono diminuiti del 3 per cento (-2,7% a gennaio). In pratica, è in corso una ripresa talmente vibrante che il credito al settore privato diminuisce, non riuscendo neppure ad esibire la ormai celebre ripresa da derivata seconda che caratterizza la propaganda di un paese in bancarotta intellettuale. Ma forse le nostre aziende hanno un tale imponente autofinanziamento da non necessitare di credito neppure per finanziare l’espansione del capitale circolante. Non è che qui manchino le basi, è che siamo proprio in un universo parallelo. Ma che ve lo dico a fare?

Ma non chiamatelo fallimento del mercato

E’ preoccupante che il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, sia ieri tornato a chiedere in modo piuttosto pressante un “intervento pubblico” sulle sofferenze bancarie. Preoccupante perché indica che ampie parti del sistema, soprattutto le banche minori, rischiano di collassare sotto il peso dei bad loans. Il problema è che ogni soluzione non di mercato appare estremamente problematica, per usare un eufemismo. Quello che lascia perplessi, tuttavia, è che da più parti si tenda e tenti di far passare questa criticità come un “fallimento del mercato”.

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Non tutte le bad bank riescono senza buco

Dall’Austria arriva la notizia che il governo di Vienna ha deciso di imporre perdite, che si preannunciano pesanti, anche agli obbligazionisti senior della bad bank creata per accogliere i crediti ammalorati del gruppo Hypo Alpe Adria Bank. Applicando per la prima volta una legge che recepisce la direttiva europea sulla risoluzione degli istituti creditizi e finanziari, stabilendo la possibilità che a condividere l’onere siano anche gli obbligazionisti senior, di fatto si darà corso al famigerato (per gli investitori) bail-in, per risparmiare ulteriori emorragie ai contribuenti austriaci, con un bail-out.

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