Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Credito - page 3

Editti popolari

Economia & Mercato/Italia

Il consiglio dei ministri ieri ha approvato la trasformazione in società per azioni delle banche popolari cooperative aventi un attivo consolidato eccedente gli otto miliardi di euro. Pur consapevoli che questo è un paese di eroi, santi, poeti, navigatori, giureconsulti, economisti, geologi, urbanisti, criminologi, in grado di esprimere giudizi istantanei e soprattutto polarizzati su qualsiasi tema venga ad esso sottoposto, tentiamo di valutare motivazioni e conseguenze di tale provvedimento, in modo laico ed aperto, cioè problematico. La conclusione sarà assai poco italiana, e quindi verosimilmente non riuscirà a soddisfare i lettori.

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Ingegneria finanziaria per furbi disperati, edizione italiana

Economia & Mercato/Italia

Oggi su Repubblica un articolo di Federico Fubini illustra i dettagli di un “piano” a cui il governo italiano starebbe lavorando, finalizzato a rimuovere gli attivi tossici dai bilanci delle nostre banche, per liberarne le tubature creditizie. Non avendo visionato il documento in originale, possiamo solo basarci sulle indicazioni di Fubini. Ed il piano non ci convince affatto.

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Frasi su cui riflettere

«Senza un insostenibile boom di credito da qualche parte, l’economia mondiale sembra incapace di generare una crescita della domanda sufficiente ad assorbire l’offerta potenziale. Sembra una legge della conservazione dei boom di credito. Considerate l’ultimo quarto di secolo: un boom di credito in Giappone che è collassato dopo il 1990; un boom di credito nelle economie emergenti asiatiche che è collassato nel 1997; un boom di credito nelle economie del Nord Atlantico che è collassato dopo il 2007; e da ultima la Cina. Ognuno di questi boom è stato salutato come una nuova era di prosperità, per poi collassare in crisi e malessere post-crisi»

Martin Wolf, 7 ottobre 2014

Risparmio previdenziale, aperta la caccia al tesoro

Intervistato ieri dal Quotidiano Nazionale, il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, ha lanciato (o meglio, rilanciato) un tema da qualche tempo accarezzato da alcuni personaggi del confuso teatrino italiano: mettere le mani sulla previdenza integrativa per rilanciare la crescita. Questa è un’estate climaticamente anomala ma la propensione della nostra presunta classe dirigente ai colpi di sole resta intatta.

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Rischio di sindrome spagnola per le piccole banche italiane

Intervenendo oggi all’assemblea annuale dell’Abi, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, tra le altre cose, ha segnalato quello che nel settore tutti sanno, da tempo, ma pochi hanno sinora esplicitato. E cioè che per le banche di dimensioni medie e piccole il problema delle sofferenze resta in essere, e rischia di essere una ulteriore zavorra allo sblocco delle tubazioni del credito in Italia.

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Lo shadow banking arriva anche in Italia?

Come confermato ieri dal ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, il governo italiano starebbe approntando delle misure per consentire alle compagnie assicurative di concedere credito alle imprese. Restiamo in attesa dei dettagli ma, se ciò avvenisse, porrebbe l’Italia in linea con un processo evolutivo nell’erogazione di credito che è ormai in atto un po’ ovunque.

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Tremori emergenti

Economia & Mercato/Esteri

Sul New York Times, un pezzo che spiega in modo molto comprensibile quello che sta diventando un enorme problema per l’economia (e la società) cinese: lo sboom immobiliare, dopo l’ubriacatura di credito facile. Dalla Cina, le scosse si propagano al mondo, soprattutto ma non esclusivamente agli altri paesi emergenti, ed incrociandosi con la tendenza al rialzo dei rendimenti obbligazionari negli Stati Uniti rischiano di produrre un periodo di forte instabilità sociale e politica in ampie parti del mondo.

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Realtà sovrana

Economia & Mercato/Esteri

C’è un paese, nell’Unione europea, che ha un serio problema: le sue banche non prestano alle imprese, o prestano col contagocce. Non è una notizia, si dirà: accade in quasi tutta l’Eurozona, sono le conseguenze del danneggiamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria nei confronti del sistema creditizio, una delle innunerevoli iatture dell’euro. Questo è certamente vero, solo che il paese di cui parliamo non è nell’euro.

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Stabili come la morte

Economia & Mercato/Italia

Oggi, sul Sole, compare un breve commento sul crescente ritardo con cui il sistema delle amministrazioni pubbliche paga i debiti contratti verso le imprese. Ad oggi, saremmo arrivati a 140 miliardi, ma questo non è il solo dato allarmante: col trascorrere del tempo sta infatti diminuendo il totale dei pagamenti effettivi, soprattutto da parte degli enti locali. Negli ultimi quattro anni la riduzione è stata infatti del 31 per cento. Questo è un effetto del progressivo blocco di capacità di spesa delle amministrazioni pubbliche, che tentano disperatamente di reperire liquidità spremendo i fornitori privati. E’ l’onda lunga di un letale patto di stabilità che dagli enti pubblici ha ormai esteso il proprio contagio al settore privato.

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