Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Credito - page 3

Il numeretto del giorno

in Economia & Mercato/Esteri

Venerdì scorso il credit default swap a cinque anni della Regione Sicilia era a 245 punti-base, secondo la società di rilevazioni specializzate CMA; un livello piuttosto elevato. Lo stesso giorno il cds sullo stato della California, il fiscalmente disastrato ex Golden State, era a 260 punti-base. Chissà che il federalismo fiscale non ci regali anche il fallimento di un’intera classe politica, parolaia e sussidiata dietro il confortevole schermo dello statuto speciale. Ammesso di riuscire a vedere il giorno in cui in Italia il federalismo fiscale vedrà la luce, s’intende.

La via cinese alla disintermediazione bancaria

in Economia & Mercato/Esteri

Per la serie Markets in everything, Gillian Tett sul Financial Times segnala che in Cina, in presenza di restrizioni al credito imposte dalle autorità monetarie, si è sviluppata una singolare forma di credito, chiamato minjian jeidai, che consente alle aziende di indebitarsi a breve termine da famiglie benestanti, attraverso l’azione di broker estemporanei muniti di telefono cellulare.

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Spingendo il dissesto più in là

in Discussioni/Economia & Mercato/Unione Europea

Uno degli effetti dell’acuirsi della crisi greca, ma anche della sua pretesa “soluzione”, è stato l’aumento del rischio di credito sugli emittenti finanziari europei, così come evidenziato dall’indice iTraxx Senior Financials. Il motivo è facilmente intuibile: i mercati stanno diventando nervosi riguardo la crescente dipendenza del merito di credito delle banche dai salvataggi pubblici, e si interrogano su quanto ancora questa situazione potrà durare e, soprattutto, che accadrà agli stessi rating sovrani, sempre più fragili.

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Latinos

in Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Oggi quei mattacchioni di Zero Hedge riescono a scrivere che i maggiori widener, cioè gli emittenti che al momento stanno subendo il maggior allargamento dei credit default swap, sarebbero “solo entità portoghesi e spagnole”. E le chiamano per nome: Enel, Monte dei Paschi, Banco Popolare. Nessuno stupore: quelli di ZH sono americani, non si pretende che sappiano pure la geografia.

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Ma la colpa non è dei CDS

in Discussioni/Economia & Mercato

*Avvertenza: post irrimediabilmente tecnico

Cosa c’è di meglio, per la classe politica, che trovare un capro espiatorio eclatante come la speculazione? E’ perfetta, si porta in tutte le stagioni, crea un discreto ricompattamento del campo domestico, anche in caso di adozione di misure impopolari. Ecco spiegato il motivo della caccia alle streghe nei confronti dei Credit Default Swap (CDS), lo strumento più citato (e meno capito) da media ed eletti, in questo periodo.

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Sarà stato Clinton – 2

in Economia & Mercato/Esteri

Le banche cinesi hanno erogato nel 2009 nella sola città di Shanghai 14,58 miliardi di dollari di nuovi mutui, con un incremento del 1600 per cento sull’anno precedente, secondo il South China Morning Post, che cita dati della banca centrale cinese. Del totale, 5,7 miliardi sono andati a finanziare l’acquisto di case nuove, e 8,88 miliardi per case esistenti. I prezzi medi degli immobili in città sono cresciuti del 68 per cento rispetto al 2008.

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Nessuno è prefetto

in Economia & Mercato/Italia

La notizia non ci coglie di sorpresa: per gestire le problematiche legate all’erogazione del credito bancario i prefetti si dividono in due categorie: quelli che sono consapevoli che il motto milanese offelé, fa el tò mestè (panettiere, fai i l tuo mestiere) si applica allo scibile umano, e quindi preferiscono volgersi dall’altra parte e fingere che nulla sia successo. E quelli che sono convinti che il motto napoleonico l”intendence suivra” fosse esattamente riferito a loro. A 2+2 chiediamo un ulteriore, piccolo sforzo di aneddotica per questa seconda categoria. Siamo certi che Flaiano si confermerebbe immortale: la situazione è grave ma non è seria. In Italia il virus benefico del mercato non assumerà mai carattere pandemico, ma il numero “risibile” di reclami ricevuti dai “rappresentanti del governo” riguardo l’erogazione del credito sembra suggerire che i governati a volte sono meno ottusi dei governanti.

Tre dubbiozzi sulla Banca del sud /3

in Articoli/Discussioni/Economia & Mercato/Italia

di Mario Seminerio – Il Foglio 2+2

In attesa che il ddl sulla Banca del Mezzogiorno compia i primi passi del suo percorso parlamentare, e venga definitivamente piegato a quelle logiche di campanile clientelare denunciate con molta efficacia da un tradizionale difensore della politica economica di Tremonti quale è il professor Francesco Forte, non si può non concordare con le analisi di Queequeg e di Michele Boldrin. Allo stato non c’è nulla che suggerisca che l’aumento della raccolta delle banche meridionali possa tradursi in corrispondente aumento degli impieghi. Senza contare che il sistema di garanzie pubbliche su raccolta e finanziamenti della BdM si tradurrà in uno speculare aumento dello stock di debito pubblico, oltre agli elevati rischi (per usare un eufemismo) di attenuazione della due diligence nelle istruttorie di fido.
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Giulio di Münchhausen

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia

Ma chi ha mai detto che stimolando la raccolta si finisce con l’aumentare anche gli impieghi? Di certo non l'”economista mascherato” che bazzica dalle parti di Palazzo Chigi, e che ha espresso tre dubbi (anzi, tre dubbiozzi, come li definisce) sulla Banca del Mezzogiorno, formalizzandoli per 2+2. Premesse le condizioni di asimmetria informativa tra prestatori e prenditori, che restano del tutto inalterate con l’avvento della Banca del Mezzogiorno (assieme al mantenimento delle regole di Basilea 2, che probabilmente verranno presto accusate di remare contro un governo “eletto dal popolo”), vi segnaliamo quello che salta immediatamente all’occhio sul piano logico prima che su quello economico: credere, cioè, che basti ridurre il costo della raccolta per espandere il credito, livellandolo a quello di regioni del paese dove le condizioni ambientali sono meno rischiose. Un po’ come uscire dalle sabbie mobili tirandosi per i capelli, a ben vedere. E pensare che le banche meridionali operano da sempre con basso rapporto tra prestiti e depositi.

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L’arabesco del Mezzogiorno

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia

Nelle more del percorso parlamentare del provvedimento che istituirà la cosiddetta Banca del Mezzogiorno, che si chiama così “perché il nome Banca del Sud era già stato registrato da altri” (cit.), è possibile solo compiere alcune considerazioni di larga massima. Le più centrate delle quali provengono, sinora, dal nostro socio JCF e dall’articolo di Tito Boeri e Fausto Panunzi su lavoce.info. La principale è che la garanzia pubblica sul debito emesso dalla nuova banca sarà, a tutti gli effetti, debito pubblico, con quello che ne consegue. In secondo luogo, e come insegna l’esperienza siciliana, avere un elevato tasso di bancarizzazione non è garanzia di buona qualità dei crediti erogati, per tacere delle devastazioni che il Banco di Napoli ed il Banco di Sicilia hanno inferto per decenni alle tasche dei contribuenti italiani.

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Torna il credit crunch. O no?

in Discussioni/Economia & Mercato

Da qualche settimana sta verificandosi un fenomeno che desta qualche preoccupazione sull’evoluzione della congiuntura: gli aggregati monetari stanno contraendosi. Ciò ha indotto alcuni osservatori (ultimo in ordine di tempo Albert Edwards, lo strategist – e noto perma-bear azionario – di Société Générale) a parlare esplicitamente di ritorno del credit crunch.

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Public Option alla padana

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia

«Il governo ha dato i soldi alle banche che dovevano aiutare le imprese, ma le banche preferiscono tenersi i soldi per i tempi migliori quando potevano prestarli, guadagnandoci un sacco. Il governo non ha saputo creare una banca propria in concorrenza con le altre»

Scolpì Umberto Bossi, in quella che appare la versione rozza (diciamo ruspante, così non si offende nessuno) del già non particolarmente sofisticato Tremonti-pensiero sulle banche. Che facciamo, senatur, torniamo alle banche pubbliche? Gestite come e da chi? Magari da qualche delfino, o meglio da qualche trota?

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Ritorno alla realtà

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Venerdì scorso la Federal Insurance Deposit Corporation (FDIC) ha preso il controllo dell’ennesima banca in condizioni di dissesto. Una liturgia, dai tratti anche spettacolari, che nel solo 2009 si è ripetuta 77 volte. La differenza è che questa volta il profilo della banca commissariata è peculiare, per dimensione degli attivi e diffusione territoriale. Si tratta infatti di Colonial BancGroup, istituto basato a Montgomery, Alabama, con 25 miliardi di dollari di attivi e 346 sportelli, disseminati tra Florida, Alabama, Georgia, Nevada, e Texas. Una banca le cui dimensioni sono di circa 10 volte superiori a quelle medie dei precedenti interventi. Si aggravano quindi le condizioni dell'”altro” sistema bancario statunitense, quello che non assume la forma di holding bancaria ma di realtà creditizia statale o interstatale dedita in prevalenza alle tradizionali attività di banca commerciale, la raccolta di depositi dalla clientela e l’impiego prevalente attraverso erogazione di prestiti.

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Quelli che l’hanno vista arrivare

in Discussioni/Economia & Mercato

Finalmente disponibile, grazie ad un paper di Dirk J.Bezemer della Università di Groningen, la lista degli economisti “contrarian” che hanno correttamente previsto la crisi americana (a differenza degli economisti e dei modelli mainstream), come conseguenza dello scoppio della bolla immobiliare e della deflazione di debito ad essa successiva. Anche il timing delle profezie appare più che soddisfacente.

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Soffocati dalla plastica

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti/Video

Nel mese di giugno, le percentuali di insolvenze su carte di credito negli Stati Uniti hanno superato il livello record del 10 per cento del credito circolante, secondo le agenzie di rating. La marea di perdite sta mettendo pressione sulla cartolarizzazione del debito da carte di credito, e sugli investitori in questi strumenti. Il cosiddetto spread excess delle cartolarizzazioni su carte di credito, che è una misura del margine di protezione per gli investitori, è sceso sotto il 5 per cento, per la prima volta da novembre 1998, secondo l’agenzia Fitch, e la sua erosione costringe le banche letteralmente a “rabboccare” i trust funds dei veicoli di cartolarizzazione in cui si trovano i crediti delle carte di credito. Se ciò non avvenisse, e dovessero verificarsi default di cartolarizzazioni su carte di credito, quel tipo di credito si arresterebbe, e il consumatore americano morirebbe soffocato.

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Ribaltati

in Economia & Mercato/Esteri

C’è un paese baltico (anzi, tre) che ha un peg all’euro, cioè che ha legato più o meno strettamente la propria divisa alla moneta unica europea; che per questo motivo ha prodotto un’enorme bolla immobiliare e dei consumi, causata dai tassi reali negativi e dall’afflusso di valuta forte, con relativa voragine del saldo delle partite correnti (ah, e la flat-tax non c’entrava nulla col boom); il cui Pil si è contratto nei primi tre mesi dell’anno del 18 per cento per effetto dello scoppio della bolla; che ha autorità monetarie che, per tenere fisso il cambio, stanno letteralmente togliendo dalla circolazione la moneta nazionale, facendo esplodere i tassi monetari domestici ed aggravando la crisi, oltre ovviamente a dilapidare le riserve valutarie; questo paese quest’anno dovrà/dovrebbe rimborsare debiti in valuta pari al 320 per cento delle proprie riserve.

Secondo voi, come è possibile che questo paese: a) eviti di svalutare la propria moneta nazionale; b) eviti il default sul proprio debito in valuta, che post-svalutazione diverrebbe enormemente più oneroso? Dite che in entrambi i casi non è possibile? Siamo d’accordo con voi.

Perché i Tremonti Bond non servivano e non servono

in Economia & Mercato/Italia

I banchieri italiani sembrano non aver capito la logica dei Tremonti Bond: ad esserne convinto è lo stesso ministro dell’Economia Giulio Tremonti che ha ricordato, durante il Liquidity Day, come lo spirito di questo strumento sia “l’interesse nazionale” e non il miglioramento del look dei banchieri. “Se un banchiere si chiede se gli conviene – ha rilevato – significa che non ha capito la logica” dei bond. “Quando questi strumenti non c’erano ancora – ha detto Tremonti – abbiamo ricevuto pressioni per farli, ma poi, una volta messi a punto, abbiamo notato un certo relax”. Non dovrebbe essere difficile capire il perché.

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