Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Credito - page 6

La notizia che non lo era. Quasi per tutti

in Economia & Mercato/Italia

”Al fine di evitare che il gruppo Intesa Sanpaolo venisse percepito come non adeguatamente patrimonializzato, si è deciso di rafforzare rapidamente i coefficienti patrimoniali”. Lo si legge nella nota sulla  trimestrale che spiega i motivi alla base della proposta del Consiglio di Gestione di non distribuire dividendi in contanti. Assumendo questa ipotesi, i coefficienti patrimoniali al 30 settembre risultano pari al 6,2 per cento per il Core Tier 1 (5,9 per cento a fine dicembre scorso), al 6,9 per cento per il Tier 1 (6,5 per cento) e al 10 per cento per il coefficiente patrimoniale totale (9 per cento).

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Come si dice piano Paulson in Svizzera?

in Economia & Mercato/Esteri

La Confederazione svizzera ha raggiunto un accordo con UBS, la banca europea che ha finora subito le maggiori perdite dalla crisi dei mutui. In base all’accordo UBS emetterà obbligazioni convertibili (mandatory convertible) per 6 miliardi di franchi, interamente sottoscritte dalla Confederazione, e conferirà fino a 60 miliardi di dollari di attivi rischiosi ad un fondo sostenuto dalla Banca Nazionale Svizzera. Il governo svizzero, inoltre, procederà ad aumentare la garanzia sui depositi ed a sostenere i prestiti interbancari delle banche del paese. Le misure adottate determinano il riallineamento della Svizzera alle iniziative adottate dall’Eurogruppo lo scorso fine settimana. Tecnicamente, UBS venderà 6 miliardi di franchi di mandatory convertible notes al governo svizzero. Dopo la conversione obbligatoria Berna avrà il 9,3 per cento della banca. La Banca Nazionale Svizzera, poi, presterà 54 miliardi di dollari per finanziare il fondo di attivi tossici, ricevendone in cambio un interesse e la compartecipazione ad eventuali utili.

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Finanza? Si grazie

in Discussioni/Economia & Mercato/Famous Last Quotes

“Che senza la finanza la struttura dell’industria moderna non avrebbe potuto sorgere, che essa renda l’individuo in una certa misura indipendente dai beni ereditati, che nella vita economica il talento «cavalchi sui propri debiti verso il successo», tutto questo nemmeno l’ortodossia più conservativa può negarlo”

Joseph A. Schumpeter, Theorie der wirtschaftlichen Entwicklung, Duncker & Humboldt, Berlin 1964, [trad.it.parz. Teoria dello sviluppo economico, Sansoni, Firenze, 1977]

La pistola alla tempia del cavallo

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Henry Paulson ha “persuaso” le nove principali banche statunitensi ad accettare un’iniezione governativa di capitale per 125 miliardi di dollari, ma convincerle a tornare a prestare potrebbe essere impresa ardua. L’acquisto governativo di quote di capitale in Citigroup, Morgan Stanley ed altre sette grandi istituzioni avviene infatti senza alcuna garanzia che l’investimento possa scongelare i mercati del credito, né fornisce al Tesoro posti nei consigli di amministrazione o qualsiasi altra leva per fare in modo che le banche utilizzino effettivamente i fondi per sostenere l’economia. Sono peraltro gli stessi funzionari governativi a riconoscere questo limite dell’intervento, che è concepito esclusivamente come incentivo a fare utili prestando fondi anziché tesaurizzandoli per rafforzare i propri bilanci. La garanzia pubblica sull’accesso alle fonti di finanziamento e l’irrobustimento della base di capitale dovrebbero quindi servire a rendere visibile e manifesta la convenienza a far soldi attraverso il credito.

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Europa, attenta alla sindrome islandese

in Articoli/Economia & Mercato/Unione Europea

di Mario Seminerio – LiberoMercato

Venerdì scorso il primo ministro islandese, Geir Haarde, nel tentativo di rinfrancare i propri connazionali, traumatizzati dal dissesto delle tre principali banche del paese, ha detto che l’Islanda resta ricca di risorse naturali, e che da ora in avanti vivrà di quelle e delle altre due principali fonti di ricchezza, l’oceano ed il capitale umano. I giornali hanno avuto buon gioco a titolare sul premier che invitava i propri connazionali ad andare a pesca, ma la clamorosa insolvenza del sistema bancario islandese, crollato sotto il peso della forsennata finanziarizzazione degli ultimi anni, rappresenta un monito all’Europa ed ai suoi egoismi nazionali. Qualche numero aiuterà a meglio comprendere lo scenario.

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E’ Wall Street il punto debole di Bernanke

in Articoli/Discussioni/Economia & Mercato

di Mario Seminerio – Libero Mercato

Ha ragione Oscar Giannino quando, analizzando le nascenti fondamenta teoriche della futura attività di vigilanza della Fed, tratteggiate a Jackson Hole da Ben Bernanke e basate sull’affascinante concetto di “macrovigilanza sistemica”, assimila il processo di comprensione di tali concetti all’arte divinatoria. La verità è che tutti, nell’ultimo anno, ci siamo interrogati su cosa potesse essere andato storto in quell’irresistibile macchina da soldi che è (era) la securities industry statunitense. E dopo questa domanda, che ha ricevuto risposte necessariamente parziali e non esaustive, tutti abbiamo cercato di ipotizzare le linee guida di una nuova regolazione, che contemperasse mercato ed innovazione, minimizzando sia le distorsioni al gioco di domanda e offerta ma anche l’azzardo morale che sembra essere la pietra angolare su cui l’edificio di “quella” finanza è stato costruito.

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L’illusione della crescita

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

In un articolo comparso oggi sul Financial Times Martin Feldstein, direttore del National Bureau of Economics Research (l’organizzazione privata e no-profit che si occupa di datare inizio e termine delle fasi recessive statunitensi), conferma e rinforza quanto da noi segnalato giorni addietro: non solo è prematuro affermare che gli Stati Uniti si sono lasciati la recessione alle spalle, ma esistono addirittura elementi per ritenere che la fase recessiva sarà ben più profonda e protratta di quanto si immagina ed auspica. Feldstein prende le mosse dalla prima stima del pil statunitense nel primo trimestre 2008.

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Brevi di economia

in Economia & Mercato
  • La stima preliminare del prodotto interno lordo italiano del secondo trimestre conferma quello che ripetiamo da mesi: l’Italia ha una crescita strutturalmente inferiore a quella media di Eurolandia. Il dato del secondo trimestre rappresenta una sorpresa fortemente negativa, con una variazione congiunturale dello 0,1 per cento e tendenziale dell’1,8 per cento, peggior risultato dal terzo trimestre 2006. Non avendo attuato nessuna vera riforma strutturale, ma semplicemente una stretta fiscale ed un’espansione della spesa pubblica, pur se moderata, l’Italia ha posto le basi per una crescita effimera, sottodimensionata e malsana, una cambiale che giungerà brutalmente all’incasso al rallentare della congiuntura internazionale. Per l’attuale opposizione sarebbe preferibile non tornare a votare entro pochi mesi, se lo scenario economico globale dovesse peggiorare, a meno di essere pronta ad attuare un programma economico realmente thatcheriano. Il tempo dei traccheggi in stile-Udc è finito per sempre.
  • Oggi l’incontro tra il ministro dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, e le compagnie petrolifere. Interessante la considerazione di Bersani, secondo il quale il governo è impegnato a tenere l’inflazione italiana su livelli inferiori a quelli medi europei. Ciò è funzionale, in regime di cambi fissi, a stimolare la domanda di consumi e rilanciare la competitività esterna del paese. In astratto, ovviamente. Forse la via maestra per ridurre i prezzi non è quella di usare l’Eni come strumento di distorsione del mercato, bensì quella di creare una liberalizzazione vera, che soprattutto si estenda ai servizi delle municipalizzate, che rappresentano uno dei principali focolai inflazionistici italiani. Con i barbieri aperti di lunedì è difficile creare una disinflazione soddisfacente.
  • Prosegue la crisi di liquidità sui mercati finanziari internazionali, innescata dalla crisi dei mutui subprime statunitensi, il cui contagio è in rapida estensione al pianeta. Su Macromonitor la copertura degli eventi.
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