Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Crescita-economica

Austere bufale

Non vi ammorberemo con le Previsioni di primavera della Commissione europea, che mostrano l’Italia al solito in coda nella crescita continentale. Ci preme invece segnalarvi un paio di commenti di ieri del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, su crescita e governance europea. Da cui si evince che le idee restano confuse.

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Donald, che non era Ronald

Annunciati dall’Amministrazione Trump gli assi portanti della riforma fiscale promessa in campagna elettorale. Mancano molti dettagli, entro i quali al solito il demonio tenderà a nascondersi, ma l’impressione è che siamo di fronte ad una nuova puntata della serie “l’apprendista che non riusciva ad apprendere”.

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Benessere equo e sostenibile, l’indice che prova a nascondere la crescita zero

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La legge 163/2016 di riforma del bilancio dello Stato ha introdotto gli indicatori di benessere equo e sostenibile (BES) nel ciclo della programmazione economica e di bilancio. La funzione di tali indicatori dovrebbe essere quella di impegnare il governo a guardare oltre la stima “bruta” del Pil e delle sue variazioni, considerando le “dimensioni del benessere”. Questa innovazione, per il modo in cui viene presentata da più parti, politiche e sociali, appare il prodotto di spinte anti mercato, quando non più propriamente anticapitaliste, che spesso invocano in modo strumentale i presunti “padri nobili” del concetto di benessere equo e sostenibile.

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Rating, cosa bolle in pentola? La rana italiana

Dopo che l’agenzia di rating Fitch ha abbassato il merito di credito sovrano del nostro paese a BBB con outlook stabile, da BBB+ e outlook negativo, è iniziato l’abituale latrato pavloviano sul complotto di oscure forze del Male contro la Penisola. Nulla di nuovo sotto il sole, solo i soliti riflessi condizionati di rane in corso di bollitura in pentola.

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Nuove meravigliose idee per ridurre il debito pubblico

Sul Corriere compare una “analisi” sulla riduzione del peso del debito pubblico a mezzo di inflazione, relativamente all’ipotesi di scambio tra aumento Iva e riduzione del cuneo fiscale, avanzata dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Si tratta di uno di quei non rari momenti in cui vorremmo che in questo paese non si parlasse di economia, se i risultati finiscono ad essere questi.

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Debito pubblico, la proiezione dell’illusione

Economia & Mercato/Italia

Tra i punti più interessanti del Documento di economia e finanza appena aggiornato dal governo c’è la previsione dell’andamento del rapporto debito-Pil. Che, come noto a (quasi) tutti, rappresenta l’indicatore ultimo e definitivo per comprendere come e dove sta andando un paese. Nel caso italiano, da alcuni anni leggiamo di previsioni che, dal successivo, vedono l’inizio di un vero e proprio crollo di questa fondamentale metrica, ed ogni volta restiamo delusi. Proviamo a capire perché neppure questa volta sarà diverso, e perché i nostri eroi riescono a vendersi quello che non ha alcuna possibilità di avverarsi.

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Il diabolico euro-complotto che ha distrutto il Mezzogiorno d’Italia

L’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che difficilmente passerà alla storia come colui che “ve l’aveva detto”, malgrado la sua possente produzione pubblicistica ed un’esperienza ministeriale trascorsa a farsi prendere a ceffoni dalla realtà, ha ritenuto di dover esprimere la propria dotta valutazione sulla crisi della Ue da un angolo visuale molto particolare: quello del Mezzogiorno d’Italia. Perché, come noto, le colpe della Ue si estendono dal meteo al sottosviluppo economico di paesi che da tempo hanno perso la bussola ed il senso comune. Mentre senso del ridicolo e della decenza hanno tolto il disturbo ancor prima, come ci ricordano prassi e teoria tremontiane, solcando i lustri.

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Spagna e Italia, modi alternativi di fare deficit

La Spagna ha chiuso il 2016 con una crescita reale del 3,2%, pari a quella del 2015, il biennio che ha segnato la maggiore crescita economica del paese dal 2007. Nel 2016, anche qui per il secondo anno consecutivo, il rapporto tra debito pubblico e Pil del paese iberico è diminuito. Una cosa che al governo italiano, con tutte le sue chiacchiere, distintivo, narrazione e vittimismo, pare proprio non riuscire.

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Licenziati dai robot?

Puntata di Otto e mezzo di sabato 4 marzo, condotta su La7 da Lilli Gruber, con Irene Tinagli, Riccardo Staglianò e il vostro titolare. Parliamo della disoccupazione tecnologica e della tassa sui robot suggerita da Bill Gates. La previsione di consenso degli econonomisti, che per i prossimi anni vedono una distruzione netta di occupazione ad opera delle nuove tecnologie, i mutamenti demografici che rendono futili le previsioni, il rischio protezionismo indotto dalla volontà di Donald Trump di riportare occupazione manifatturiera negli Usa, quando il calo di questa occupazione è imputabile non a concorrenza sleale dei partner commerciali quanto all’evoluzione tecnologica, la “cattura” della base imponibile delle aziende della New Economy.

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Competitività, eppur si muove

Oggi Istat ha pubblicato l’edizione 2017 del Rapporto sulla competitività dei settori produttivi. Che mostra come, nell’ultimo biennio, il nostro paese abbia manifestato un recupero della capacità di penetrazione dell’export. Ci sono alcuni punti meritevoli di segnalazione, per capire come e dove la politica economica ha sin qui sbagliato, e cosa serve per ristrutturare e rilanciare la nostra economia.

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