Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Crescita-economica

Agosto, neurone mio non ti conosco

Piccola collezione di colpi di sole post ferragostani per ingannare il tempo in attesa del dissesto. Per fornire ennesima prova della propria esistenza in vita, ieri la sedicente associazione di consumatori Codacons ha lanciato un’idea per “salvare” MPS, forse prendendo alla lettera una nostra provocazione di qualche tempo addietro. Sfortunatamente per i nostri eroi, la papera continua a non galleggiare ma il lancio di agenzia resta la nostra disciplina olimpionica preferita.

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Riletture d’agosto: il segreto del nostro insuccesso

Infuriano anche e soprattutto in modalità agostana le analisi sul “male italiano”, l’assenza di crescita economica. Ad esempio, premi Nobel come Joseph Stiglitz rinverdiscono l’improbabile teoria dei “due euro”, cioè delle due velocità in Eurozona. Anche questa è una pallottola d’argento tipicamente agostana, oltre ad essere una caratteristica soluzione da economisti che ipotizzano di avere un apriscatole.

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Il Codice degli appalti e il complotto contro la crescita

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

Se la crescita italiana è a zero, ovviamente contribuisce a questo risultato non proprio esaltante la calma piatta degli investimenti pubblici in opere ed infrastrutture. Per fortuna, però, c’è chi ha capito tutto e indica le contromisure da adottare, aprendo gli occhi a chi si è dimostrato lento ed incapace di cogliere al volo le soluzioni tutto sommato così semplici ed ovvie da adottare.

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L’Italia è ferma, Renzi può galleggiare ma il paese sta diventando più fragile

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La prima stima della variazione del Pil italiano nel secondo trimestre conferma che la nostra economia resta intrappolata in un quadro di persistente stagnazione: un torpore che non viene scosso neppure da condizioni esterne eccezionalmente favorevoli. La crescita nulla nel trimestre e dello 0,7% sull’anno ci allontana da quell’1% che pare essere il nostro massimo potenziale. Con un tasso di occupazione e partecipazione alla forza lavoro tra i più bassi al mondo e una crescita della produttività che resta pressoché nulla, difficile attendersi molto di più, malgrado l’ossessiva grancassa sulla creazione di nuova occupazione per misteriosa mano del Jobs Act.

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Che ce frega della crisi, noi ci abbiam l’occupazion

In una intervista a l’Unità, il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei, riflette sul pessimo dato del Pil italiano del secondo trimestre. La novità non è l’ormai abituale e falso ritornello del “così fan (male) tutti”, quanto la base su cui, secondo Taddei, poggerebbe la presunta resilienza dell’economia italiana.

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La democrazia non è un pasto gratis

Ma lo capirete quando sarà tardi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

I mercati finanziari sono tornati sotto pressione, in quella che pare essere una costante: tentativi di recupero intervallati da esplosioni di avversione al rischio. I catalizzatori di queste fasi si avvicendano, con ripetitività esasperante: la Cina, la Federal Reserve e i tassi americani, le tensioni in Eurozona, il referendum sulla Brexit. Il mondo galleggia sulla liquidità ma le stime di crescita globale tendono ad essere riviste al ribasso, ormai da molti trimestri a questa parte.

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La sabbia nella clessidra italiana

Oggi sul Corriere c’è un editoriale che ricorda a noi italiani perché stiamo inesorabilmente affondando, peraltro non da ieri. Non sono concetti rivoluzionari né inediti: stranamente sono però assenti da sempre dal dibattito pubblico italiano, troppo assorbito a discettare di austerità che non esiste, di Germania cattiva, di uscite dall’euro che ci porteranno in paradiso senza passare dal via, ma anche di mance elettorali continue, fatte confortevolmente a deficit, senza che questa persistente festicciola fiscale produca risultati minimamente positivi. Eppure, basterebbe osservare il comportamento di alcuni “canarini nella miniera” per rendersi conto di quanto la sabbia nella clessidra italiana stia scorrendo, inesorabilmente.

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Una Germania un po’ meno tedesca

Economia & Mercato/Esteri

La non-notizia del giorno non è il fatto che l’Italia nel primo trimestre del 2016 sia cresciuta alla metà del passo dell’Eurozona. A questo siamo ormai abituati da tempo, anche se ora verrete rimbecilliti dal frastuono di trombe e fischietti governativi. La non-notizia del giorno è che la Germania continua a crescere per spinta della domanda interna. Scriviamo continua perché la tendenza è in atto da tempo anche se qui da noi, nell’altro frastuono nazional-popolare del “piove, governo tedesco ladro”, non ci si era accorti del dettaglio.

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La stagnazione secolare minaccia soprattutto la vostra previdenza

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Dopo un inizio anno molto negativo ed il recente recupero, volatilità ed incertezza sono tornate a dominare i mercati finanziari. Una congiuntura globale incerta e frequenti revisioni al ribasso delle stime di crescita globale riducono la visibilità dei gestori di portafoglio e spingono a chiedersi se i motori che hanno spinto le quotazioni negli ultimi anni non siano ormai spenti. In altri termini, se l’ipotesi di grande stagnazione rilanciata tra gli altri dall’ex ministro del Tesoro di Bill Clinton ed ex rettore di Harvard, Larry Summers, sia all’opera e che impatto possa avere sugli investimenti.

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Nel frattempo, in un universo proporzionalmente parallelo

«L’economia italiana cresce proporzionalmente più di altre, sostenuta dalla domanda interna proprio perché i consumi hanno ricevuto una spinta dagli 80 euro» (Pier Carlo Padoan, intervista al Corriere, 8 maggio 2016)

Siamo proporzionalmente in disaccordo:

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