Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Crescita-economica

Nel frattempo, nel mondo reale

Economia & Mercato/Italia

Da un’eccellente infografica del Financial Times, peraltro dedicata alla Francia, scopriamo che viviamo in un paese che ha in corso una ripresa letteralmente rabbiosa. Quasi da burnout. Inteso però non nel senso motoristico del termine quanto in quello psichiatrico. A volte basta solo mettere la testolina fuori dal cortile, non è difficile.

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Grandi riforme e produttività stagnante

Economia & Mercato/Italia

Del Documento di Economia e Finanza 2016 (DEF), licenziato dal consiglio dei ministri giovedì scorso, è utile mettere in rilievo due evidenze. La prima è relativa alle modalità di copertura della parte di deficit non beneficiata dalla cosiddetta flessibilità europea; la seconda è un dato consuntivo, che segnala che nel 2015 la crescita della produttività del lavoro italiano è rimasta al palo.

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Amnesie flessibili

Ieri l’altro è stata pubblicata una nota di ricerca del Centro Studi Confindustria (CSC), firmata da Alessandro Fontana e dal direttore Luca Paolazzi. In essa si ribadisce che “la flessibilità nelle regole europee su bilanci pubblici è cruciale per il successo delle riforme strutturali. Varata un anno fa, richiede una revisione nella dimensione e nei tempi di rientro. La valutazione dei conti si basa, poi, su stime opinabili dei saldi strutturali”. Argomenti non inediti a sostegno della tesi “vogliamo fare più deficit”, e qualche amnesia selettiva sul come e perché siamo arrivati sin qui, oltre che sulle motivazioni originarie della flessibilità.

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A noi non ci han fregato gli studi classici

Oggi sul Foglio compare la replica con cui lo zar della spending review, Yoram Gutgeld, tenta di confutare i numeri di Veronica De Romanis, secondo i quali i leggendari risparmi di spesa pubblica per 25 miliardi di euro, frutto di “iniziative intraprese tra il 2014 e il 2015 e la legge di Stabilità 2016” si risolvono in realtà in una “variazione netta negativa” di spese per soli 360 milioni, di cui 319 in conto capitale.

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Avanzi di narrativa

Oggi, parlando alla Camera, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha affrontato un tema molto pop, per gli italiani alla spasmodica ricerca di un capro espiatorio esterno per giustificare i propri guai. Un tema che in astratto avrebbe anche qualche fondamento ma che viene declinato da Renzi in un modo buffo, che pare indicare che il Nostro ha in testa una discreta confusione macroeconomica.

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La realtà smentirà l’arroganza della propaganda a colpi di statistiche

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nei giorni scorsi l’Istat è stato al centro di una polemica sgradevole e pericolosa, per quanti hanno a cuore il rigore metodologico delle rilevazioni che aiutano a tenere il polso dell’economia del paese. L’istituto di statistica è stato vittima di quello che potremmo definire “fraintendimento” tra dati di variazione annua del Pil non corretti per i giorni lavorati e quelli rettificati per i medesimi. Per gioco di arrotondamenti, la discrepanza tra le due grandezze è risultata dello 0,2% (0,8% e 0,6%).

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L’Eterno Ritorno del Fallimento

Discussioni/Italia

Si, lo sappiamo: siete già belli e polarizzati, tra D’Alema versus Renzi: voi avete distrutto l’Ulivo; no, noi lo abbiamo creato; “e loro allora?”, e quant’altro. Sappiamo anche che alcuni di voi sono impegnati allo spasimo a denunciare brunettianamente le malefatte di questo governo violatore seriale delle Euroregole, mentre ai vostri tempi urlavate al golpe della Deutsche Bank contro i Btp ed alla eroica resistenza contro lo Straniero.

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House of Three Cards, edizione grezza

Economia & Mercato/Italia

Pubblicato da Istat il dato finale del Pil italiano del quarto trimestre. Si conferma la striminzita variazione congiunturale (cioè trimestrale) dello 0,1% ma si conosce la sua scomposizione negli elementi costitutivi. C’è anche un paragrafetto che spiega perché è inutile starnazzare sui decimali, anzi sulla terza cifra decimale, ma questo verrà affogato dal frastuono del trenino.

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Il momento magico per l’economia è finito

E il merito non era di Renzi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Le autocelebrazioni per il secondo anniversario del governo Renzi cadono in un momento non troppo fortunato, stanti i reiterati segnali di rallentamento globale. Quali sono state le realizzazioni in economia del rottamatore immaginario? E soprattutto, fu vera crescita? La risposta è negativa.

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Il demokeynesiano di Rignano

Quest’oggi, in una delle sue molteplici comparsate mediatiche, il presidente del consiglio Matteo Renzi ha detto la sua circa l’insufficiente crescita italiana rispetto alla media europea. Confermandosi un singolare esempio di keynesiano fuori tempo massimo, ma soprattutto l’erede naturale della grande tradizione democristiana della spesa pubblica. Anche in questo caso abbondantemente a tempo scaduto.

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