Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Crescita-economica - page 21

Prima che qualcuno ve lo dica – 2

Dal 29 ottobre a questa mattina alle 10.30, il differenziale di rendimento sul titolo governativo decennale tra Italia e Germania è passato da 142 a 174 punti-base (un allargamento di circa il 20%), quello spagnolo da 169 a 215 (più 27%), quello portoghese da 343 a 482 (più 40%), quello irlandese da 440 a 638 (più 45%). Quello francese da 39 a 47 punti-base. E’ pochissimo, ma è pur sempre un allargamento del 20%, giusto? Riguardo le correlazioni, quella tra Italia-Germania e Spagna-Germania, nello stesso periodo, è passata da 0,69 a 0,61. Quella tra Italia-Germania e Irlanda-Germania da 0,48 a 0,46.  Come si leggono tutti questi dati?

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Prima che qualcuno ve lo dica

Da qualche tempo gli spread dei PIIGS (e sì, la seconda I c’è ancora ed è il Belpaese) sono tornati ad allargarsi contro la Germania, sia relativamente ai credit default swap che in termini di differenziale tra titoli di stato. Alla base del movimento, come abbiamo più volte segnalato, c’è la ripresa dei timori soprattutto per l’Irlanda ed il Portogallo.

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Il rigore tedesco che minaccia l’Italia

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nei giorni scorsi, a seguito delle pressioni franco-tedesche, i ventisette membri dell’Unione europea hanno accettato di emendare il Trattato di Lisbona per rendere permanente il Fondo Europeo di Stabilizzazione Finanziaria (che oggi ha scadenza al 2013), e di prevedere una “procedura ordinata” di ristrutturazione del debito pubblico degli stati della zona Euro. E proprio queste decisioni rischiano di innescare un fenomeno tellurico entro l’Eurozona, di cui anche il nostro paese potrebbe fare le spese.

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Giulio il contabile

Good morning, Montezemolo! La fondazione ItaliaFutura elucubra sulla non-crescita:

«Tenere in ordine i conti dello Stato è un mestiere fondamentale e difficile che il Ministro Tremonti ha dimostrato di saper fare bene ma se l’incapacità di pensare alla crescita trasforma di fatto il Ministero dell’Economia in un Ministero del Bilancio allora sarebbe auspicabile che il Presidente del Consiglio si facesse carico in prima persona delle scelte fondamentali di politica economica»

Che poi è il plagio di quello che scrivevamo lo scorso maggio, e prima ancora:

«Ma un Tremonti a guardia dei saldi di bilancio non basta, serve anche “far politica”, nella fattispecie servono anche riforme di struttura, e anche quello lo abbiamo ripetuto alla nausea, soprattutto la nostra»

Prima o poi, ci si arriva, senza fretta. A prescindere da Montezemolo, che come gli orologi rotti a volte può pure aver ragione, questi sono gli esiti di un governo il cui premier è in tutt’altre faccende affaccendato, e preferisce delegare la politica economica ad un immaginifico neo-umanista dalla bussola smagnetizzata.

E’ tornata la “speculazione”, non la crescita italiana

Gli amici di noiseFromAmerika stanno scrivendo il sequel di quello che è diventato un best-seller. Il merito va indubitabilmente al protagonista di tali libri, che su base pressoché quotidiana ci delizia con non sequitur, motteggi e moralismi che mascherano il nulla che ne caratterizza la politica economica, con buona pace della pletora dei suoi infaticabili laudatori. L’ultima perla di Giulio Tremonti è qui, proviamo ad analizzarla.

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Forse ce la facciamo

Ad essere l’unico paese del G7 a far registrare una contrazione del Pil nel terzo trimestre di quest’anno. La “forchetta” di previsione resta ampia (e pari all’1,5 per cento), ma la probabilità di restare fanalino di coda della crescita è molto elevata, anche senza l’ignominia del segno meno.

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Visti da lontano

Il nuovo psicodramma della politica italiana riesce a rianimare brevemente il tracciato piatto dell’interesse degli osservatori esteri per il nostro paese. Ad esempio, il buon Ambrose “Memento Mori” Evans-Pritchard, uno rispetto al quale Nouriel Roubini e Phastidio sono degli inguaribili ottimisti, mette assieme le fibrillazioni politiche, lo stato della nostra finanza pubblica, la congiuntura globale e i problemi della Fiat.

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Suggestioni pericolose

Si è svolto oggi il convegno, organizzato dalla Fondazione FareFuturo, “Oltre il pil. I nuovi indicatori del benessere e la sostenibilità allo sviluppo“. Nel corso del convegno il presidente della Camera, Gianfranco Fini, avrebbe rimarcato che «un orientamento in senso puramente quantitativo dello sviluppo non indica l’effettivo tenore di vita delle persone», anche se il Pil resta un parametro «indispensabile nella politica di bilancio e per tenere sotto controllo i conti» (affermazione piuttosto incomprensibile, ma passiamo oltre). Queste appaiono essere le suggestioni sarkoziane della Commissione Fitoussi, e lo stesso Fini non ne fa mistero. Sono suggestioni potenzialmente pericolose in questo momento storico, per l’euro e per noi italiani.

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Debito pubblico e ricchezza privata

Economia & Mercato/Italia

Uno dei tanti mantra dai quali, dall’inizio della crisi, gli italici sudditi sono bombardati è certamente quello del basso livello di indebitamento delle famiglie, immagine speculare di una solida ricchezza mobiliare ed immobiliare, oculatamente gestita nella maggior parte dei casi con l’intermediazione di banche che non parlano inglese. E fin qui tutto bene.

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Vogliamo una risposta

Su noiseFromAmerika, il “collettivo” in versione allargata risponde alla recensione di “Tremonti, istruzioni per il disuso“, fatta da Paolo Bricco sul Sole24Ore. Di questa replica, la cui lettura integrale caldeggiamo convintamente, vogliamo riportare il passaggio che giustifica (si parva licet) l’esistenza del sito che state leggendo ora:

«Il nostro obiettivo è diverso, ed è spiegato nel capitolo introduttivo, oltre che nel sito web che animiamo. E’ quello di smascherare l’impostura intellettuale da qualunque parte essa provenga. In questo momento ci è parso particolarmente urgente almeno provare a punzecchiare la bolla intellettuale e mediatica che è stata gonfiata attorno a Tremonti ed alle sue teorie neo-corporative, o peroniste che dir si voglia»

Ma c’è dell’altro.

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