Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Debito pubblico - page 2

I patrioti del QE perduto

in Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Ieri, nel corso di un seminario alla Luiss, il professor Marcello Messori ha illustrato un impatto “singolare” ed assai poco razionale del Quantitative Easing della Bce, gli acquisti di titoli di stato da parte dell’istituto di Francoforte. Secondo Messori (ma soprattutto secondo i numeri), le banche italiane avrebbero perso la grande occasione di ridurre la concentrazione di Btp nei loro portafogli. Occasione che invece pare essere stata sfruttata appieno da altri intermediari europei.

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Spagna e Italia, modi alternativi di fare deficit

in Economia & Mercato/Esteri/Italia

La Spagna ha chiuso il 2016 con una crescita reale del 3,2%, pari a quella del 2015, il biennio che ha segnato la maggiore crescita economica del paese dal 2007. Nel 2016, anche qui per il secondo anno consecutivo, il rapporto tra debito pubblico e Pil del paese iberico è diminuito. Una cosa che al governo italiano, con tutte le sue chiacchiere, distintivo, narrazione e vittimismo, pare proprio non riuscire.

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Ingegneria finanziaria per disperati, edizione Poste italiane

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

Nella continua, disperata ricerca di portare a casa alcuni spiccioli per ridurre di un atomo il peso del debito pubblico, il governo italiano pro tempore è tornato a valutare la cessione di un’ulteriore tranche di Poste italiane. Questa insistenza nel farsi del male e fare cassa sul nulla è davvero ammirevole, e rappresenta la vera costante di tutti i governi della Repubblica succedutisi negli ultimi anni.

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L’Era del Grande Autosputtanamento

in Adotta Un Neurone/Famous Last Quotes/Italia

È quella che sta vivendo questo disgraziato paese, ormai trascinato dalla sua sedicente classe dirigente (o meglio, digerente) verso i gorghi del fallimento. Anche oggi, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta di raccontarvi episodi che sembrano usciti da un film di Alberto Sordi. In realtà, qui da ridere e sorridere c’è assai poco.

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L’italianità e la pancia piena. Di Btp

in Economia & Mercato/Italia

Mentre attendiamo di sapere se Intesa lancerà l’assalto finale a Generali, malgrado i presagi di sventura sull’aggregazione che spirano forti dalle parti del Financial Times, ricordiamo una delle frasi con cui parte della nostra stampa ha accolto la notizia del probabile takeover del Leone triestino: “Generali ha in pancia settanta miliardi di Btp!”. Sì, e quindi? Qualcuno ha raccontato, aneddoticamente, di come tempo addietro una aggregazione tra società di gestione del risparmio fosse saltata perché la parte estera chiedeva a quella italiana di ridurre drasticamente il peso dei Btp in portafoglio. Questa pare un’amena idiozia, nel senso che una Sgr non dovrebbe avere un eccesso di titoli di stato in portafoglio, se solo seguisse benchmark globali. Ma non divaghiamo. Difendere l’italianità di Generali, tra le altre cose, per quei 70 miliardi? In che senso?

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Banche, attenti a quello che desiderate

in Economia & Mercato/Italia

Un rapido consiglio dei ministri, ieri sera, ha stabilito di chiedere al parlamento l’autorizzazione ad aumentare il debito pubblico di un massimo di 20 miliardi di euro, ove si rendesse necessario “adottare misure aventi lo scopo di tutelare i risparmiatori qualora si materializzassero rischi nel settore finanziario”. Che tradotto vuol dire soldi pubblici per le banche in difficoltà. Siamo giunti all’epilogo, forse. Meno male, verrebbe da dire.

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Molto deficit, molti nemici, molto onore

in Economia & Mercato/Italia

Nuovo giorno, nuova drammatizzazione del “confronto” tra il governo italiano e la Commissione Ue sui numeri della nostra legge di Bilancio. Non è poi così rilevante quello che ieri Jean-Claude Juncker ha detto, sbottando col suo temperamento “vivace” sui quotidiani proclami di Matteo Renzi contro “gli ottusi burocrati di Bruxelles”. Noi ci saremmo anche stancati, peraltro, di questo nazionalismo in scarpe di cartone e pezze al culo, realizzato con cinismo ma anche con crescente nervosismo, da un premier che si è messo all’angolo da solo, e non da oggi, tra un rilancio e l’altro che fatalmente aumenta la probabilità di rovina.

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Vado pazzo per i piani ben riusciti di Padoan

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Dalla Nota di aggiornamento al Def, illustrata in notturna da Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan, senza slides e con alcuni buchi relativi al “negoziato” con la Commissione Ue, emerge un sostanziale ottimismo del governo sulla crescita per il 2017, posta a 1% del Pil, un valore “deviante” rispetto alle previsioni dei centri ricerca pubblici e privati (ricordiamo ad oggi l’inquietante 0,5% del Centro Studi Confindustria e lo 0,8% di Prometeia). Il governo prende atto che anche per quest’anno il rapporto debito-Pil non scenderà. La caccia al fattore avverso porta rapidamente alla scoperta del colpevole, ma la capacità di autocritica continua a latitare.

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La mano debole di un pessimo giocatore d’azzardo

in Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Per il terzo anno consecutivo, cioè dal suo arrivo a Chigi, Matteo Renzi si appresta a buttarla in caciara con la Ue per poter quadrare i conti (si fa per dire) con più deficit. Conosciamo l’obiezione governativa: il rapporto deficit-Pil italiano non sta aumentando bensì diminuendo, e resta sotto la soglia del 3%, quindi non c’è alcun aumento di deficit. Le cose non stanno in questi termini: correggendo per il ciclo economico, nel 2016 l’Italia ha aumentato il deficit-Pil strutturale, cioè riferito al Pil potenziale, dello 0,7%, e questo a preventivo. A consuntivo, stante il rallentamento, potrebbe anche fare peggio.

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San Mario e l’avanzo primario

in Economia & Mercato/Italia

Gli ultimi dati Istat, riferiti al mese di marzo e relativi sia all’attività manifatturiera che al commercio al dettaglio, vanno letti con alcune accortezze statistiche, ad evitare di trarre conclusioni affrettate. Ma quello che trova conferma, su altri dati, è che, senza l’azione di Mario Draghi, questo paese sarebbe già colato a picco da tempo. Anche per questo motivo, alcune orgogliose rivendicazioni governative appaiono più frutto di propaganda che di effettivo impulso di crescita indotta da non meglio precisate “riforme”.

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Orgoglio e dipendenza

in Economia & Mercato/Italia/Rassegna Stampa/Unione Europea/Video

Puntata di Omnibus La7 di venerdì 6 maggio, condotta da Alessandra Sardoni con Vincenzo Amendola (sottosegretario Esteri), Federico Rampini (la Repubblica), Massimiliano Fedriga (Lega Nord), Angela Mauro (l’Huffington Post), Lorenzo Pregliasco (YouTrend.it) ed il vostro titolare. Qui sotto una pillola: la leggenda dell'”austerità” che non c’è più da un paio d’anni, uno sguardo al parametro fondamentale della nostra economia, il rapporto debito-Pil, che è cartina di tornasole della forza della nostra crescita, o della mancanza di essa; il significato ultimo del termine “flessibilità” di bilancio (spoiler: più deficit e debito) e l’inopinata tendenza degli italiani a mescolare patrio orgoglio e reiterata domanda di “solidarietà”, che significa che “altri” devono partecipare al finanziamento delle nostre decisioni di spesa. Che tuttavia sono solo nostre, sia chiaro.

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Non per cassa ma per disperazione

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Intervenendo oggi al Senato in fase di replica alle mozioni su quella che le agenzie di stampa definiscono orwellianamente “privatizzazione parziale” di Ferrovie dello Stato, e che non avverrà quest’anno, il vice ministro dell’Economia, Enrico Morando, è riuscito a sostenere una cosa ed il suo contrario. Grande è lo stato confusionale sotto il cielo del governo, quindi la situazione è quella solita: grave ma non seria. Ed il rapporto con la realtà resta sempre assai conflittuale.

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I grandi successi del governo Draghi

in Economia & Mercato/Italia

Nel 2015 l’indebitamento netto della pubblica amministrazione ha raggiunto gli obiettivi fissati dal governo Renzi, con un deficit-Pil al 2,6% dal 3% del 2014. Non si registrava un deficit così contenuto dal lontano anno 2000, con l’unica eccezione del 2007, come Matteo Renzi non perde occasione di ricordarci. Tuttavia, come ricorda Massimo Bordignon su lavoce.info, quello che conta è il modo in cui tale rapporto deficit-Pil è stato conseguito. Che ci indica che qualche problema strutturale è rimasto.

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Bad Country

in Adotta Un Neurone/Italia

Accade a Roma, capitale d’Italia, paese facente parte (per ora) del G7. Accade nell’anno 2016 mentre ferve il dibattito su startup, digitalizzazione pervasiva, controllo in tempo reale delle gestioni finanziarie e su (o giù) per li rami, sino alle nostre stesse esistenze. È la sintesi del dissesto civile, prima che economico, di un paese. Gli esiti talvolta sarebbero anche esilaranti, se il quadro d’insieme non fosse disperante.

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I frutti confusi della Fortisnomics

in Discussioni/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Ieri, sul Sole, l’economista Luigi Guiso ha risposto alla tesi di Marco “Pangloss” Fortis, a sua volta ispirata dallo studio di un “rigoroso” (per definizione) istituto di ricerca tedesco, secondo il quale la somma di debito pubblico esplicito ed implicito (quest’ultimo frutto del valore attuale della futura spesa pensionistica e sanitaria), metterebbe l’Italia al primo posto europeo per sostenibilità delle passività pubbliche. Non serviva essere rocket scientist per capire perché quella di Fortis è una pura fallacia, oltre che la riproposizione quasi ossessiva di teorie che risalgono all’Era Tremonti, ma è utile riportare la confutazione di Guiso.

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Le previsioni d’inverno del nostro scontento

in Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Le cosiddette “Previsioni d’inverno” della Commissione europea certificano quello che è sotto gli occhi di chiunque: l’Eurozona cresce per effetto di elementi di stimolo eccezionale ma i fattori di incertezza del contesto globale (Cina e mercati emergenti, tassi americani, andamento del prezzo del greggio) si addensano in modo preoccupante all’orizzonte. Per l’Italia, la traiettoria di crescita piega lievemente ma di quanto basta per squilibrare i conti del 2016. Ma soprattutto, la previsione a legislazione invariata proietta l’ombra sinistra delle clausole di salvaguardia che il nostro premier ha messo attorno al collo del paese.

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Altro che gufi, è la politica di Renzi che rischia di affossarci

in Articoli/Economia & Mercato/Italia

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il 2015 è stato l’anno che ha visto l’Italia tornare alla crescita, sia pure frazionale, dopo anni di depressione, grazie ad una serie di shock positivi esterni pressoché irripetibili, come il crollo del prezzo del greggio, la politica monetaria espansiva non convenzionale di Mario Draghi ed una politica fiscale finalmente neutrale o lievemente espansiva a livello di Eurozona. Ma il 2015 proietta anche ombre lunghe sul futuro: alcune frutto delle debolezze dell’economia globale, altre più specifiche al sistema-paese Italia, alle sue tradizionali vulnerabilità ed alla definitiva emersione di aree di crisi strutturale per molti anni occultate, come quella del carico di sofferenze bancarie accumulate in lunghi anni di crisi ma anche per pessime politiche di erogazione di credito da parte di banchieri spesso calati nel ruolo di faccendieri.

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Invidia debitorum

in Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

In questi giorni di disvelamento della triste realtà di un sistema bancario nazionale che presenta ampie zone di sofferenza, prodotto di mirabile sintesi di stupidità e comportamenti criminogeni e a volte pure criminali, si leva alto lo strepito: “la Germania ha potuto spendere tanti soldi pubblici nelle proprie banche, perché noi no? Orsù, andiam andiamo a sbattere i pugni sul tavolo e sul tavolino della perfida Europa, deh!”. A sostegno di questa tesi, è assurto di moda citare il caso di una sconosciuta (per noi) banca regionale tedesca. Esempio che non è chiaro che c’entri con la decomposizione italiana, come andiamo a spiegarvi.

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Soluzioni barocche per debiti orientali

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri

Sul Financial Times è comparso un commento di Adam Posen, presidente del Peterson Institute for International Economics, e dell’ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Olivier Blanchard, oggi senior fellow dell’istituto guidato da Posen. Il tema del commento è: perché al Giappone serve più inflazione, e come procurarla. Lo svolgimento è piuttosto convoluto, a dirla tutta.

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A sportellate sul renzismo

in Articoli/Discussioni/Economia & Mercato/Italia
Dall’aumento del deficit agli effetti del Jobs Act: la comunicazione prende sempre il sopravvento

di Mario Seminerio – Il Foglio

Il discorso di Matteo Renzi ai gruppi parlamentari del Pd è una orgogliosa rivendicazione delle cose fatte e di quelle da fare per portare il paese a tornare a quel ruolo di influenza e prestigio che secondo la nostra piccola vulgata nazionalistica dovrebbe competergli in Europa e nel mondo. Renzi è notoriamente molto abile nella comunicazione: si intesta successi che non sono tali e tende a vedere causalità dove c’è solo correlazione. Spesso si focalizza solo sui dati lordi e non sugli assai meno eclatanti dati netti, altre volte presenta previsioni come fossero fatti compiuti, ma solo se favorevoli e funzionali alla sua narrazione. Non è gravissimo: la politica è anche e soprattutto questo.

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