Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Disoccupazione

Perché la definizione di disoccupazione non è un complotto Istat

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia

Dall’inizio della crisi gli italiani sono diventati grandi esperti di occupazione e disoccupazione. Come fatalmente accade in questi processi di apprendimento con corsi progrediti tenuti sui social network (la famosa università di Twitter che sta affiancandosi e sostituendo quella non meno celebre “della vita”), i discenti sviluppano anche un robusto cospirazionismo, che li porta a vedere manipolazioni ovunque, dalle rilevazioni statistiche alle definizioni che ne sono alla base. Ecco perché s’impone un piccolo momento pedagogico-didascalico, di quelli del tutto inutili e che scivoleranno sul teflon di cui la vostra conoscenza è fatta. Ma non c’è problema, notoriamente vado pazzo per le cause perse.

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Le buone notizie della scoraggiante Serracchiani

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Stamane stavamo giusto chiedendoci chi avrebbe lanciato l’Ansa o il Tweet per rallegrarsi festosamente dei progressi del mercato del lavoro giovanile, quello di fascia 15-24 anni. La risposta giunse implacabile ma non inattesa, pur se con lieve variazione sul tema. Perché l’ottimismo è il profumo della propaganda. O era dell’ignoranza?

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Cresce l’occupazione, ma è ciclica ed ha i capelli bianchi

in Economia & Mercato/Italia

E alla fine, dopo tanta attesa, arrivano gli agognati dati positivi sull’occupazione italiana, sia su base mensile (aprile) che relativi al primo trimestre 2015. Alcuni quozienti sembrano finalmente usciti dal corridoio di oscillazione in cui stazionavano cocciutamente da troppo tempo. Sotto la superficie, il dato conferma tuttavia alcune anomalie, a prescindere da quelle statistiche.

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I cugini della derivata seconda

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Esteri/Famous Last Quotes

Scolpita dal ministro del Lavoro francese, François Rebsamen, dopo l’ennesimo aumento degli iscritti alle liste di disoccupazione (dello 0,4% mensile, come quello di febbraio, mentre gennaio aveva segnato un calo):

«Nei primi tre mesi dell’anno, l’aumento del numero dei disoccupati si è avvicinato a 3.000 al mese in media. Questo è quattro volte più lento che nel 2014 ed il passo più lento dall’inizio del 2011. Le misure adottate dal governo stanno iniziando a produrre frutti»

Ci vuole pazienza, sono politici.

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La crescita scarseggia, la media mobile non galleggia – 2

in Economia & Mercato/Italia

Pubblicati oggi da Istat i dati sull’occupazione e disoccupazione italiana nel mese di febbraio. Di assoluto rilievo il fatto che, verosimilmente per sfuggire alla esagitata e profondamente diseducativa propaganda governativa, Istat abbia deciso di iniziare a pubblicare anche la media mobile a tre mesi degli indicatori congiunturali del mercato del lavoro. Ottimo, grazie mille.

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Sulle ali del gufo reale

in Economia & Mercato/Italia

Dati davvero pessimi, per il mercato italiano del lavoro a novembre. Ma anche per i livelli di attività nel commercio al dettaglio a dicembre, con buona pace della grancassa mediatica con cui si segnala l’andamento dei saldi invernali, ignorando quello che sta dietro. L’occasione è propizia per rimettere i numeri al loro posto.

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La Spagna ci indica la via. Ed è un campo minato

in Economia & Mercato/Esteri

Oggi la Spagna ci mostra quello che accade quando si realizza che questa crisi produce disoccupati di lunga durata, ad alto rischio di inoccupabilità. Sarà opportuno seguire da vicino fenomeni del genere, perché anche noi Grandi Riformatori italiani, con il nostro morticino chiamato Job Act, presto dovremo ragionare su queste problematiche. E scoprire, o meglio riscoprire, che abbiamo una gravissima penuria di risorse fiscali.

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Malintesi

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Non è una riforma del mercato del lavoro a determinare -da sola- il riassorbimento della disoccupazione, se la domanda è strangolata da una persistente stance restrittiva di politica fiscale e da un credit crunch bancario. Basta guardare a quello che è successo all’occupazione spagnola dopo l’approvazione della riforma del mercato del lavoro, a marzo 2012. Anzi, la riduzione dei firing costs (i costi di risoluzione del rapporto di lavoro), in carenza di domanda, riduce l’attrito che si oppone alla riduzione dell’occupazione, ed agevola la pressione ribassista  sui salari, che è la via maestra attraverso cui passa il processo di aggiustamento. Il taglio del cuneo fiscale è risposta razionale ma, date le condizioni del nostro mercato del lavoro, dovrebbe essere ben superiore ai 10 miliardi di cui si parla. Ma che ve lo dico a fare?

Coraggio, fate qualcosa

in Economia & Mercato/Unione Europea

Ridurre il tasso record di disoccupazione in Spagna “sarà un compito difficile”, data “la grave situazione” che attraversa il Paese, e il mercato del lavoro “continuerà a peggiorare” durante i primi mesi del 2013.
Lo ha detto oggi il commissario europeo responsabile per Lavoro ed Affari Sociali, Lazslo Andor, in un incontro a Madrid col ministro spagnolo responsabile per il settore, Fatima Banez.
Andor ha esortato il governo spagnolo ad avviare “un grande sforzo” per fronteggiare la situazione “particolarmente drammatica del mercato del lavoro”. Sono fantastici, davvero.

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Occupazione Usa: ripresa lenta, fragile e squilibrata

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Non è particolarmente esaltante, il dato sul mercato del lavoro statunitense pubblicato oggi e riferito al mese appena concluso. Certo, ci sono revisioni al rialzo nel numero degli occupati nel bimestre precedente, ma complessivamente la creazione di occupazione resta anemica, anche se da inizio anno mantiene ancora (almeno a livello statistico) un passo compatibile sia con il progressivo riassorbimento dei senza lavoro che con le speranze di rielezione di Barack Obama.

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Ci stiamo perdendo, possiamo rilassarci

in Economia & Mercato/Italia

Non sono tanto i dati sul mercato del lavoro di febbraio ad essere deprimenti. Disoccupazione al 9,3 per cento. Persi 29.000 posti di lavoro rispetto a gennaio, colpita la componente femminile, quella notoriamente più fragile quando la congiuntura cede. Abbiamo 2.354.000 disoccupati, in aumento di ben 336.000 unità in un anno (il 16,6 per cento), probabile conseguenza di situazioni che erano state congelate ed occultate dalla cassa integrazione in deroga. Abbiamo sempre (ovviamente) un tasso di occupazione al 56,9 per cento che è la radice dei nostri problemi.
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Amerikani d’Italia, fate un respiro profondo

in Economia & Mercato/Italia

Ieri è uscita un’Ansa, che diceva così:

«La nuova indennità di disoccupazione (assicurazione sociale per l’impiego, sostituirà le tutele attuali, compresa la mobilità, tranne la cig ordinaria) proposta dal ministro Fornero prevede un tetto massimo di 1.119 euro lordi, una durata di 12 mesi che sale a 18 per gli over-58. Prestazione che si ridurrà del 15% ogni 6 mesi»

E’ solo un canovaccio, che si deve allo sforzo quasi eroico del governo e di Elsa Fornero di mettere assieme un sistema di ammortizzatori sociali universali senza usare i fondi sociali (cosa che ovviamente scatenerebbe una guerra tra poveri) e in un contesto di assoluta penuria di risorse fiscali. Siamo in evidente modalità di nozze coi fichi secchi, non si può certo fare una colpa di ciò all’esecutivo. Oggi sui giornali è di fatto uscito questo lancio d’agenzia “cucinato” in vario modo, ma resta la sostanza di un buio pesto, che al momento è la nostra unica certezza.

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Il tasso di disoccupazione non racconta tutta la storia

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

L’obiettivo del Governo è la riduzione dei livelli di disoccupazione del Paese, portandola “al 4-5% strutturale”: questo quanto indicato dal ministro del Lavoro, Elsa Fornero, secondo quanto riferiscono alcuni partecipanti al tavolo. Questo è “un tassello essenziale ai fini della crescita, con un forte coinvolgimento del sud. Non c’è crescita senza equilibrio tra nord e sud”, avrebbe inoltre sottolineato Fornero. Tutto perfetto, o quasi.

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La sindrome italiana sul lavoro americano

in Economia & Mercato/Esteri/Italia/Stati-Uniti

Sul suo blog, Vittorio Zucconi sbertuccia il pifferaio di Arcore sulla crescita degli inattivi sul mercato del lavoro italiano, nell’anno Diciassette dell’Era del Milione-di-Posti-di-Lavoro. Zucconi cita, per confronto, la discesa del tasso di disoccupazione americano a dicembre, dello 0,4 per cento, entro un’economia che “per fiacca che sia, continua a ritmi che noi ci sogniamo, vicina al 3% annuo”. Tutto vero, sul piano fattuale, ma servono alcune precisazioni.

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Ma noi ne usciremo meglio di altri – 14

in Economia & Mercato/Italia

Come comunica Istat, nel terzo trimestre del 2010 il tasso di disoccupazione in Italia è stato dell’8,3 per cento, con un calo di un decimo di punto percentuale rispetto al secondo trimestre ed un aumento di tre decimi rispetto al terzo trimestre 2009. Per contro, il totale degli occupati nel terzo trimestre 2010 risulta in calo di 157.000 unità rispetto allo stesso periodo del 2009. Prima che qualcuno inizi a festeggiare, è utile andare ad analizzare alcuni indicatori fondamentali per comprendere le reali tendenze del mercato del lavoro.

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Cortocircuito

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Negli Stati Uniti gli stati si indebitano pesantemente con il governo federale per continuare a pagare i sussidi di disoccupazione e raccolgono fondi per rimborsare i prestiti federali alzando i contributi sociali sulle retribuzioni, frenando in tal modo la già esangue ripresa dell’occupazione. Durante l’anno fiscale 2008-2009, gli stati hanno raccolto 31 miliardi di dollari di payroll taxes per l’assicurazione disoccupazione, e ne hanno spesi 79,4 miliardi in sussidi di disoccupazione. I prestiti federali per consentire agli stati di pagare i sussidi di disoccupazione sono stati finora esenti da interesse, per decisione dell’Amministrazione Obama inserita nella legge di stimolo. Questa agevolazione scadrà a gennaio. L’intera storia è qui.

Il bubbone

in Economia & Mercato/Italia

Vista la fonte, è probabile si tratti dell’ennesimo episodio di “militanza e ignoranza”, magari ispirato da “intellettuali organici al partito comunista”, specializzati in “esoterismi”. Come che sia, ricordate che la cassa integrazione in deroga è puro esborso dello stato, non esiste compartecipazione aziendale al contributo. Le  imprese coinvolte beneficiano quindi di una consistente riduzione del costo del lavoro. Per il 2011, il governo ha stanziato altri 1,5 miliardi di euro a questa voce di spesa. Però sia chiaro: la disoccupazione italiana è ben inferiore della media Ue, e ne stiamo uscendo meglio di altri, anche se la cassa in deroga continua ad aumentare. Delle due l’una: o questa è la ripresa più recessiva che abbiamo mai visto, oppure qualcuno fa il furbo. Noi, ad ogni buon conto, ve lo stiamo segnalando da tempi non sospetti.

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