Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Divulgazione-economica

Bond bancari, era già tutto scritto

Mentre gli italiani si sono improvvisamente scoperti un popolo di specialisti in obbligazioni bancarie subordinate (oltre che eroi, santi, navigatori internet, genetisti, criminologi e quant’altro), ci corre obbligo di segnalarvi una serie di post, scritti sul tema tra il 2008 ed il 2010. Perché non si inventa nulla, men che mai in questo paese di vigilanti che non vigilano, e di politici alla disperata richiesta di autoassoluzione a mezzo di commissioni d’inchiesta.

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Sguardo dal ponte su congiuntura bollente

Economia & Mercato/Italia

Oggi Istat ha pubblicato il dato di produzione industriale di giugno, che ha rappresentato una sorpresa negativa, con un calo mensile di 1,1% a fronte di attese per una flessione dello 0,3%. Il dato tendenziale, cioè annuale, è in calo dello 0,3%, corretto per i giorni lavorati. La media degli ultimi tre mesi segna una crescita dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, quindi complessivamente diremmo che persiste una situazione di ripresa produttiva pur se molto italiana, cioè ectoplasmatica, entro un quadro di ripresa del tutto esogena, sulla quale il nostro premier mette abitualmente il cappello. Oggi però vogliamo esercitarci nell’arte della divinazione, ed anticipiamo quello che accadrà il mese prossimo: un enorme boom della produzione industriale italiana.

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Grattando sotto la superficie dell’apparenza

Economia & Mercato/Esteri

(Post tecnico, ma solo il giusto. Per proseguire l’inane sforzo divulgativo e contribuire ad un dibattito pubblico sull’economia un po’ meno demenziale. Sono un illuso, lo so)

Oggi l’ufficio statistico federale tedesco ha pubblicato la disaggregazione del Pil del primo trimestre. E’ un dato importante perché consente di identificare quali componenti (consumi privati e pubblici, investimenti, scorte, commercio estero) hanno contribuito al dato complessivo. Tra poco capiremo il perché, non prima di aver precisato l’ovvio, e cioè che il dato di un singolo trimestre serve a ben poco. Ma tant’è, rispetto alla temperie culturale in cui siamo immersi in Italia, malgrado lodevoli tentativi di “laicizzare” la lettura dei dati economici.

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C’è sempre qualcuno più cantastorie di te, che te le canta

Economia & Mercato

Da alcuni giorni sui mercati finanziari è in atto un movimento che genericamente potremmo definire di correzione del grande rally (o forse meglio sarebbe definirlo grande ubriacatura) degli ultimi mesi. In sintesi, tutte le magiche congiunzioni astrali che avevano concorso a produrre la speranza di una vigorosa ripresa dell’Eurozona (cambio dell’euro, rendimenti obbligazionari, prezzo del greggio) stanno sperimentando una inversione di tendenza che ha preso vigore negli ultimi giorni. Solo una correzione o altro? E come impatterà questo movimento sull’economia reale?

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Cospirazione derivata

Economia & Mercato/Italia

Oggi, nel corso di una audizione in Commissione Finanze alla Camera, la responsabile della Direzione Debito Pubblico del Tesoro, Maria Cannata, ha fatto il punto sul cosiddetto mark-to-market dei derivati in portafoglio a via XX Settembre, cioè la valorizzazione di utili e perdite in caso le posizioni fossero chiuse oggi. Il dato finale è nel complesso rassicurante, e tra poco vedremo il perché. Anche se siamo certi che i complottardi in servizio permanente effettivo troveranno il modo di gridare allo scandalo.

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Il cortocircuito del circuito chiuso

Economia & Mercato/Esteri

Oggi sul Corriere si legge del piccolo comune svizzero di Claro, nei pressi di Bellinzona, la cui municipalità ha promosso l’adozione di un logo che indica la percentuale di residenti tra i dipendenti delle aziende locali. Prima che qualcuno, da questo lato del confine, inizi a gridare al razzismo (troppo tardi, già accaduto), è opportuno chiarire alcune dinamiche.

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It’s a kind of magic

Economia & Mercato/Italia

Solo un paio di parole sul nuovo tormentone renziano relativo alla presunta accelerazione nella creazione di nuova occupazione in Italia. Perché i miracoli a volte accadono, soprattutto in un paese profondamente credente come il nostro, ma difficilmente questo sarà uno di quei casi.

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Il sorpasso e un paese malmesso

Mentre attendiamo fiduciosi il tweet di qualche cocorito governativo su quanto siamo ganzi ora che il rendimento del Btp decennale è sceso sotto quello del Gilt britannico, e reprimendo a stento il raccapriccio per quanto ascoltato ieri sera in un servizio del tg de La7, in cui si è sostenuto che ciò sarebbe avvenuto “perché siamo più affidabili” (postulando quindi che il Regno Unito e l’Italia siano nel frattempo divenuti parte della stessa area valutaria), ci è gradita l’occasione per segnalarvi che, nel panorama della stampa italiana, non ci sono solo tenebre, quando si parla di economia.

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La spietata aritmetica del debito

Lo ha già segnalato Tyler Cowen ma tralasciando inopinatamente l’importante elemento comparativo in coda al paragrafo, quindi completiamo noi l’informazione, si parva licet, sperando che simili regolette mnemoniche finiscano con l’entrare in testa a (e)lettori e politici (certo, come no). Da Free Exchange, blog dell’Economist, sulla progressione dell’indebitamento in Cina e sul servizio del debito:

Con il credito al 200% del Pil e costi medi di finanziamento di circa il 7%, i debitori cinesi hanno ora bisogno di generare una crescita del cashflow del 14% per coprire i loro pagamenti per interessi senza erodere la propria profittabilità o essere costretti ad indebitarsi ulteriormente. Questo è un ordine di grandezza elevato in un’economia in cui la crescita nominale è ora al 9%

Ora, provate a fare un’esperimento del pensiero: provate ad immaginare che accade ad un sistema economico le cui imprese sono fortemente indebitate, subiscono elevati costi del credito ed in cui esiste una crisi così perniciosa da determinare una persistente flessione dei ricavi e, più in generale, dei flussi di cassa. Per tutto il resto, ci sono gli schemi di Ponzi.

E’ la Cina a respirare, non il mondo

Economia & Mercato/Esteri

Su la Stampa, un commento al dato di bilancia commerciale cinese di maggio (che segna un avanzo di 36 miliardi di dollari, contro i 20,4 miliardi di avanzo dello stesso mese del 2013), conferma che, a volte, grande è la confusione sotto il cielo del giornalismo economico italiano.

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