Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Divulgazione-economica - page 2

E’ la Cina a respirare, non il mondo

Economia & Mercato/Esteri

Su la Stampa, un commento al dato di bilancia commerciale cinese di maggio (che segna un avanzo di 36 miliardi di dollari, contro i 20,4 miliardi di avanzo dello stesso mese del 2013), conferma che, a volte, grande è la confusione sotto il cielo del giornalismo economico italiano.

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Germania, Pasqua di disinflazione

Ieri è stata pubblicata la stima preliminare dell’indice dei prezzi al consumo tedeschi per il mese di maggio. Come confermato anche dal dato di stamane per l’intera Eurozona, si è avuta una sorpresa negativa, con la variazione mensile in calo dello 0,1% calcolata sul paniere dell’Ufficio Statistico nazionale tedesco e dello 0,3% su base euro-armonizzata. Particolarmente affascinante la spiegazione, ancora una volta legata agli effetti della Pasqua “tardiva” di quest’anno rispetto allo scorso anno.

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La Grande Compensazione

(post che pare tecnico ma che si rivelerà divertente anche per lettori non specialisti)

Quello che è segue è un raccontino ricorrente, nella storia della Grande Recessione. L’ultimo ad averlo ripreso è l’economista David Beckworth, fervente sostenitore di un’azione della banca centrale che punti a stabilizzare il livello di Pil nominale attraverso azioni non convenzionali di politica monetaria come arma definitiva anti-crisi. Beckworth usa il racconto per stimolare il dibattito sulla radice della crisi: è davvero una recessione patrimoniale, da eccesso di debito, o non è piuttosto una recessione da eccesso di domanda di moneta? A parte questi esoterismi, buona lettura.

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Da dove nasce il “calo delle tasse” del 2014

Economia & Mercato/Italia

Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha più volte detto che nel 2014 la pressione fiscale italiana è destinata a calare. Questa è evidentemente una previsione, per commentarla occorre analizzare le ipotesi ed i numeri ad essa sottostanti.

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Sintesi post-austera

Su Free Exchange, eccellente blog dell’Economist, Ryan Avent torna sulla disputa tra Rogoff-Reinhart e Paul Krugman, che sta ormai assumendo i connotati di un momento di psicanalisi collettiva della professione economica, ma tenta anche di compiere una sintesi, focalizzandosi sulle conseguenze di breve e di lungo termine dell’austerità.

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Austeri ed abiure

Sul suo blog, l’economista statunitense Jeff Frankel si occupa delle ultime polemiche che hanno coinvolto alcune “grandi firme” di Harvard, e giunge alla conclusione che “qualcuno” (il più meritevole) non ha ancora ricevuto la giusta dose di critiche per una tesi ideologica e spericolata, nel dibattito tra austeri e stimolatori.

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Quando il Fiscal compact non fa paura

Si moltiplicano le grida di dolore per la disposizione del Fiscal compact che  impone di tagliare ogni anno, nella misura di un ventesimo, la quota del rapporto debito-Pil che eccede la soglia-Maastricht del 60 per cento. Il commento più frequente, di matrice politica, sostiene che per rispettare la tabella di marcia dovremmo ogni anno fare mostruose manovre correttive, per circa 45 miliardi di euro. Le cose non stanno esattamente in questi termini, ed è possibile mantenersi in tabella di marcia (e pure batterla) con sforzo ragionevolmente contenuto o pressoché nullo, al verificarsi di date condizioni.

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Le banche centrali e “l’incubo keynesiano”

Sull’Atlantic, un articolo di Ramesh Ponnuru e David Beckworth sul rischio del Fiscal cliff statunitense. E suggeriscono una lettura alternativa a quella keynesiana, condizionata tuttavia all’osservazione della realtà circostante (in precedenti episodi di austerità), oltre che dell’azione della banca centrale durante le strette fiscali.

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Alla ricerca del Sacro Moltiplicatore

(Post tecnico-dilettantistico, astenersi economisti)

Il Fondo Monetario Internazionale pubblica il World Economic Outlook, da cui emerge l’ennesima revisione al ribasso delle prospettive di crescita mondiale. E fin qui, nulla di inedito. La novità deriva dalla scoperta di un valore piuttosto elevato dei moltiplicatori fiscali, e dalla conseguente autocritica del FMI. Siamo in pieno revisionismo, si direbbe.

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