Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Domenico De Masi

Non esistono pasti gratis ma il delirio è in omaggio

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Puntata di Otto e mezzo del 18 marzo, condotta da Lilli Gruber con Domenico De Masi (sociologo), Antonio Monda (scrittore), Giovanni Veronesi (regista) e il vostro titolare (sé stesso). Torniamo sul tema dell’ultimo libro del simpatico De Masi, “Lavorare gratis, lavorare tutti” (la cui “filosofia” avevo già recensito qui), per una rapida escursione/incursione in un universo alternativo in cui si finisce a mischiare temi planetari (la disoccupazione tecnologica) con altri specifici alla crisi italiana (la fuga dei giovani e non solo, il welfare fallimentare). De Masi, che già anni addietro aveva identificato la radice della forza economica tedesca osservando che laggiù dopo le 17 gli uffici son deserti, si conferma grande ed apodittico affabulatore futurologo, con epidermica avversione per il fact checking ma forse proprio per questo ha ampio mercato mediatico in questo paese. Lamenta che molti suoi studenti restino a lungo disoccupati.

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Lavorare gratis, lavorare tutti. E smettere di sniffare trielina

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Il sociologo del lavoro Domenico De Masi sta da tempo elaborando originali proposte per affrontare i rischi di disoccupazione tecnologica. Fatale che il suo percorso incrociasse quello del M5S, alla ricerca dell’utopia perfetta da declinare in proposte di legge. In una intervista a La Stampa, De Masi spiega come spianare il Turchino per eliminare la nebbia in Val Padana ridurre la disoccupazione, non solo quella tecnologica. Ed è subito “momento peyote”.

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Con la cultura non si mangia, ma a volte si alza il gomito

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Capita che vi sia un dibattito, neppure recentissimo, sugli effetti dell’automazione e dell’innovazione tecnologica spinta, che sta iniziando ad erodere fasce crescenti di profili professionali che un tempo sarebbero stati più che sicuri di avere un mercato. Capita che il tema, che è terribilmente serio e complesso, venga affrontato, con altrettanta serietà (tra gli altri) da Robert Skidelsky, biografo di John Maynard Keynes. E poi capita che arrivi l’italiano di turno e butti tutto in vacca, in nome di una sociologia a metà tra il salotto ed il bar. Continua a volerci enorme pazienza.

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