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	<title>Phastidio.net &#187; Dubai</title>
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	<description>&#34;Speak softly and carry a big stick&#34;  (T. Roosevelt)</description>
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		<title>Compiti a casa</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 07:59:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
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		<description><![CDATA[Il governo di Dubai non garantirà i debiti di Dubai World, la holding governativa afflitta da 59 miliardi di dollari di passività, e questo perché i prestatori si sarebbero sbagliati a pensare all&#8217;esistenza di un supporto governativo. Al momento Dubai World è impegnata in &#8220;colloqui costruttivi&#8221; con le banche per ristrutturare solo 26 miliardi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="socialize-in-content" style="float:left;"></div><p>Il governo di <strong>Dubai</strong> <a href="http://www.ft.com/cms/s/0/b0805f64-dd7a-11de-9f8b-00144feabdc0.html">non garantirà i debiti di <strong>Dubai World</strong></a>, la holding governativa afflitta da 59 miliardi di dollari di passività, e questo perché i prestatori si sarebbero sbagliati a pensare all&#8217;esistenza di un supporto governativo. Al momento Dubai World è impegnata in &#8220;colloqui costruttivi&#8221; con le banche per ristrutturare solo 26 miliardi di dollari di debito, incluse le passività delle controllate immobiliari Nakheel e Limitless. Come ha dichiarato, quasi beffardamente, il direttore generale del Dipartimento delle Finanze di Dubai, &#8220;i creditori devono assumersi la responsabilità di aver prestato alle compagnie&#8221;.</p>
<p><span id="more-4155"></span>E&#8217; curioso che un&#8217;agenzia governativa sia priva di garanzia sovrana sui propri debiti, ma non si tratta propriamente di un voltafaccia degli emiri. Secondo <strong>Royal Bank of Canada</strong> (RBC), che ha emesso un report di ricerca sulla questione, il prospetto dei bond islamici emessi da Nakheel stabiliva esplicitamente <a href="http://ftalphaville.ft.com/blog/2009/11/30/86061/rbc-dubai-is-just-another-case-of-irrational-exuberance/">l&#8217;assenza di qualsivoglia legame di tale debito con l&#8217;entità sovrana del Dubai</a>. Per RBC, questa vicenda sarebbe solo l&#8217;ennesima manifestazione di &#8220;esuberanza irrazionale&#8221; degli investitori, che non avrebbero fatto la necessaria <em>due diligence</em> sugli investimenti. Con buona pace dei battaglioni di legali impiegati per scrivere e decodificare prospetti che si compongono di alcune centinaia di pagine in versione estesa, e che hanno comunque un <em>abstract</em> dove la presenza di eventuali garanzie è ampiamente evidenziata. Poco alla volta, il mondo finanziario si sta risvegliando alla realtà. Inizia una nuova era, quella della <a href="http://phastidio.net/2009/11/30/dopo-dubai-i-mercati-parlano-a-dublino-affinche-roma-intenda/">responsabilizzazione dei creditori</a>. Tempi sempre più interessanti.</p>
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		<title>Dopo Dubai: i mercati parlano a Dublino affinché Roma intenda?</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 10:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Mario Seminerio &#8211; Libertiamo Nei giorni scorsi Simon Johnson, ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale, ha evidenziato l&#8217;apparentemente strana correlazione tra i timori di crisi sistemica suscitati dal crescente rischio di insolvenza di una entità finanziaria del Dubai a controllo pubblico e il rischio di credito percepito su alcuni stati sovrani particolarmente colpiti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="socialize-in-content" style="float:left;"></div><p><strong>di Mario Seminerio &#8211; <a href="http:///www.libertiamo.it"><em>Libertiamo</em></a></strong></p>
<p>Nei giorni scorsi <strong>Simon Johnson</strong>, ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale, ha evidenziato <a href="http://baselinescenario.com/2009/11/28/does-dubai-matter-ask-ireland/">l&#8217;apparentemente strana correlazione</a> tra i timori di crisi sistemica suscitati dal crescente rischio di insolvenza di una entità finanziaria del Dubai a controllo pubblico e il rischio di credito percepito su alcuni stati sovrani particolarmente colpiti dalla crisi finanziaria globale, <a href="http://baselinescenario.files.wordpress.com/2009/11/credit-default-swap-spreads-for-irish-banks.pdf">come l&#8217;<strong>Irlanda</strong></a>. Cosa c&#8217;entra la verde Dublino con le sabbie del Golfo?</p>
<p><span id="more-4150"></span><strong>Per tentare di rispondere, Johnson parte dell&#8217;analisi della situazione di Dubai</strong>. Lo scenario più probabile, oggi, è quello di un salvataggio di Dubai per mano di <strong>Abu Dhabi</strong>, con l&#8217;emirato petrolifero a soccorrere quello finanziario-immobiliare. Dubai avrebbe circa 100 miliardi di dollari di passività totali, e si ipotizza che il salvataggio preveda che i suoi creditori vengano in qualche misura colpiti dal <em>default</em> (ottenendo, secondo le indiscrezioni, 75 centesimi per ogni dollaro di credito). Quindi le perdite sarebbero dell&#8217;ordine di 30-50 miliardi di dollari.</p>
<p><strong>Se questi fossero i numeri, l&#8217;effetto diretto sarebbe nel complesso contenuto</strong>. La banca anglo-cinese <strong>HSBC</strong>, che guida il gruppo dei creditori per esposizione lorda, perderebbe il 3 per cento del proprio patrimonio netto. Non è divertente, ma è comunque gestibile. Ricordiamo che HSBC non ha fruito dei salvataggi pubblici durante la crisi, e secondo l&#8217;agenzia <strong>Standard&amp;Poor&#8217;s</strong> sarebbe la banca meglio capitalizzata al mondo, in termini di capacità di gestione del rischio. L&#8217;impatto tra le altre istituzioni finanziarie che hanno prestato a Dubai sarebbe piuttosto disperso, e geograficamente localizzato tra le banche europee continentali.</p>
<p><strong>Ma se le cose stanno in termini tutto sommato così rassicuranti, che c&#8217;entra l&#8217;Irlanda?</strong> Per Johnson, il punto sta proprio nel concetto di “salvataggio parziale”, cioè con perdite inflitte ai creditori. Se Dubai può effettivamente dichiarare insolvenza e ristrutturare il proprio debito senza far deragliare l&#8217;economia globale, allora anche altrove può accadere qualcosa di simile. Se Abu Dhabi può assumere una linea dura sul salvataggio e ciò non destabilizza i mercati, anche (ad esempio) l&#8217;Unione europea può sopravvivere al default di uno o più dei suoi membri. Diciamo Irlanda e Grecia, per non mettere ansia a nessuno? Se gli intermediari finanziari cominciassero ad imparar qualcosa da queste insolvenze, e cioè che non è detto debba sempre esserci un <em>deus ex machina</em> nazionale o sovranazionale che trae d&#8217;impaccio i creditori, impedendo loro di perdere anche un solo euro, ecco che d&#8217;incanto la cautela tornerebbe sui mercati, dissolvendo l&#8217;azzardo morale.</p>
<p><strong>Che significa ciò? Che i prestatori farebbero i compiti a casa, e chiederebbero ai debitori una remunerazione maggiormente espressiva del rischio di insolvenza di questi ultimi</strong>. Detto incidentalmente, questo doveva anche essere il percorso da seguire dall&#8217;inizio della crisi, ma le troppe interconnessioni sistemiche tra debitori e creditori, oltre alla vigorosa azione di lobbying intrapresa dal sistema finanziario, hanno cristallizzato la situazione, e si è scelta la strada della grande sovvenzione pubblica, preferendola a quella della perdita pro-rata, in capo ai creditori.</p>
<p>Dentro l&#8217;Unione europea l&#8217;affermarsi dello scenario ipotizzato da Johnson (la fine dei <em>bailout</em> senza se e senza ma) avrebbe come conseguenza quasi immediata un <strong>aumento dei differenziali di rendimento </strong><strong>richiesti dal mercato</strong> <strong>sui titoli di stato </strong> Non che questo fenomeno non sia già in atto, a dire il vero: prima dell&#8217;inizio della crisi paesi come il nostro, con il loro imponente stock di debito, avevano un premio al rischio molto basso. Bastavano venti centesimi di punto percentuale in più del Bund tedesco per comprarsi un Btp decennale. Oggi siamo intorno a ottanta centesimi, e quel differenziale appare la nuova soglia di equilibrio compatibile con <strong>un mondo di investitori che, bene o male, stanno prendendo coscienza che il rischio esiste, e che i debitori non sono tutti uguali.</strong> Il prossimo passo potrebbe essere l&#8217;ulteriore innalzamento di questo premio al rischio, a crisi terminata, a carico dei paesi che sembrano dare le minori garanzie di solvibilità nel lungo termine.</p>
<p>In questo scenario, due conclusioni emergerebbero: la prima è che, contrariamente ad una ormai logora vulgata, <strong>non è vero che un paese membro dell&#8217;Unione monetaria europea non possa andare in default</strong>; la seconda è che <strong>i paesi che hanno un debito elevato e crescono strutturalmente meno di altri, finirebbero con l&#8217;essere posti in prima linea nell&#8217;elenco dei sospettati</strong>. Parlare a Dublino affinché Roma intenda?</p>
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		<title>Sarà stato Clinton</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 18:54:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dunque, in questi giorni abbiamo avuto lo scoppio di una bolla speculativa, alimentata negli ultimi anni dal riciclaggio di enormi surplus di bilancia commerciale, sopratutto ma non esclusivamente dei paesi produttori di petrolio (Dubai non lo è). Una bolla esacerbata dal peg al dollaro americano delle valute dei paesi del Golfo, che ne ha impedito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="socialize-in-content" style="float:left;"></div><p>Dunque, in questi giorni abbiamo avuto <a href="http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601087&amp;sid=aXGrvyOI6IWs">lo scoppio di una bolla speculativa</a>, alimentata negli ultimi anni dal riciclaggio di enormi surplus di bilancia commerciale, sopratutto ma non esclusivamente dei paesi produttori di petrolio (Dubai non lo è). Una bolla esacerbata dal peg al dollaro americano delle valute dei paesi del Golfo, che ne ha impedito l&#8217;apprezzamento e causato tassi reali negativi, il combustibile delle bolle.</p>
<p><span id="more-4143"></span>Questa è una bolla immobiliare commerciale (Commercial Real Estate, CRE), come quella che è scoppiata negli ultimi mesi negli Stati Uniti. La matrice è la stessa. Eppure vedrete che, prima o poi, qualche tuttologo leverà alto il ditino e ci spiegherà che è colpa dell&#8217;Amministrazione Clinton e <a href="http://phastidio.net/2008/12/03/poveri-e-minoranze-non-centrano/">delle politiche</a> per consentire alle minoranze di <a href="http://phastidio.net/2008/11/19/non-esattamente-the-sequel/">accedere alla proprietà immobiliare</a>. Continua a volerci pazienza.</p>
<p>Era lo scorso febbraio, i sintomi c&#8217;erano tutti:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/sk9Sbpnkd-4" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/sk9Sbpnkd-4"></embed></object></p>
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		<title>E&#8217; ora di merenda, passami i cavoli</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 15:50:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Notizia appena battuta dall&#8217;Ansa: A far tremare gli operatori del turismo italiani non è tanto l&#8217;idea che possa flettere il numero di turisti che ogni anno va a Dubai quanto piuttosto il fatto che il crac di Dubai porterà ad un incremento del costo del petrolio a breve termine. &#8220;L&#8217;aumento del costo del carburante &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="socialize-in-content" style="float:left;"></div><p>Notizia appena battuta dall&#8217;Ansa:</p>
<blockquote><p>A far tremare gli operatori del turismo italiani non è tanto l&#8217;idea che possa flettere il numero di turisti che ogni anno va a Dubai quanto piuttosto il fatto che il crac di Dubai porterà ad un incremento del costo del petrolio a breve termine.<br />
&#8220;L&#8217;aumento del costo del carburante &#8211; spiega il direttore di Federviaggio, Alberto Corti &#8211; è grave per il trasporto in generale e per quello aereo in particolare che ultimamente sembrava godere di un po&#8217; di respiro grazie ad una stabilizzazione del prezzo del jet fuel (&#8230;)</p></blockquote>
<p><span id="more-4142"></span>Si, in effetti un crac immobiliare tende a produrre aumenti del prezzo dei carburanti perché, come noto, ogni default genera un boom economico, che a sua volta determina un aumento dei prezzi del carburante. A conferma di questa inusitata correlazione, un&#8217;altra testimonianza:</p>
<blockquote><p>Preoccupata appare invece la presidente di Fiavet, la Federazione delle agenzie di viaggio, Cinzia Renzi. &#8220;Temiamo che questo crac abbia ripercussioni sul costo del carburante che, si tratti di aerei o di navi, va ad incidere inevitabilmente su quello complessivo di una vacanza.</p></blockquote>
<p>Abbiamo risolto il problema delle crisi. Le recessioni aumentano il prezzo del petrolio. Bisogna preoccuparsi quando il Pil cresce troppo: è in quei casi che la disoccupazione tende a esplodere. Almeno secondo i tour operator italiani.</p>
<p><strong>P.S.</strong> Oggi il greggio perde 3 dollari al barile, che alle quotazioni attuali sarebbe circa il 4 per cento. Il boom è giusto dietro l&#8217;angolo.</p>
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		<title>Consigli per gli acquisti</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 14:39:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Barclays]]></category>
		<category><![CDATA[Dubai]]></category>
		<category><![CDATA[Mediaset]]></category>
		<category><![CDATA[Mercati-finanziari]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnala Dagospia: &#8220;Si avvisano i signori naviganti che ieri Piersilvio Berlusconi era particolarmente felice per il rialzo in Borsa del 3,4% del titolo Mediaset. La performance è stata provocata da un report positivo degli analisti di Barclays, la banca inglese che dal gennaio di quest&#8217;anno controlla quasi il 5% del capitale di Mediaset. È vietato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="socialize-in-content" style="float:left;"></div><p><a href="http://www.dagospia.com">Segnala Dagospia</a>: &#8220;Si avvisano i signori naviganti che ieri <strong>Piersilvio Berlusconi</strong> era particolarmente felice per il rialzo in Borsa del 3,4% del titolo <strong>Mediaset</strong>. La performance è stata provocata da un report positivo degli analisti di <strong>Barclays</strong>, la banca inglese che dal gennaio di quest&#8217;anno controlla quasi il 5% del capitale di Mediaset. È vietato pensar male&#8221;.</p>
<p><span id="more-4137"></span>A parte il <em>fumus </em>di un lieve conflitto d&#8217;interessi (ma non temete, le banche d&#8217;affari sono specializzate in <em>chinese walls</em> proprio per gestire questi problemi), questi analisti di Barclays sono colleghi di quelli che lo scorso 4 novembre, quando <strong>Moody&#8217;s</strong> declassò il merito di credito di cinque entità governative del <strong>Dubai</strong>, scrissero in una nota di ricerca:</p>
<blockquote><p>«Raccomandiamo una posizione lunga (<em>acquisto, ndPh.</em>) sul credito sovrano del Dubai e vediamo l&#8217;odierno andamento negativo dei prezzi come un&#8217;opportunità di acquisto»</p></blockquote>
<p>Ieri, una di queste entità governative del Dubai, specializzata nel finanziamento della gigantesca bolla immobiliare dell&#8217;emirato, ha proposto ai propri creditori un <a href="http://www.ft.com/cms/s/0/8a7a78e6-d9b9-11de-ad94-00144feabdc0.html?nclick_check=1">congelamento semestrale sulle proprie obbligazioni</a>, emesse secondo i criteri della finanza islamica. Una mossa che porta <a href="http://www.marginalrevolution.com/marginalrevolution/2009/11/we-interrupt-your-regularly-scheduled-thanksgiving.html">dritto al default</a>. Ma forse è il destino cinico e baro che si accanisce sugli analisti di Barclays. Ah, naturalmente è solo un caso che Barclays sia tra le banche più esposte al rischio-credito Dubai.</p>
<p><strong>Update</strong>: da dove arriva <a href="http://phastidio.net/2009/02/14/castelli-di-sabbia/">la crisi di Dubai</a>;</p>
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		<title>Castelli di sabbia</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Feb 2009 20:24:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Dubai]]></category>
		<category><![CDATA[Mutui]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sogno immobiliare di Dubai si è trasformato in un incubo: prezzi in caduta libera, disoccupazione in ascesa verticale, e per molti stranieri che avevano cercato fortuna qui, magari dopo aver perso il posto a Wall Street o nella City (ma non solo), è tempo di fuggire per evitare il carcere, previsto per i debitori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="socialize-in-content" style="float:left;"></div><p>Il sogno immobiliare di <strong>Dubai</strong> si è <a href="http://www.nytimes.com/2009/02/12/world/middleeast/12dubai.html">trasformato in un incubo</a>: prezzi in caduta libera, disoccupazione in ascesa verticale, e per molti stranieri che avevano cercato fortuna qui, magari dopo aver perso il posto a Wall Street o nella City (ma non solo), è tempo di fuggire per evitare il carcere, previsto per i debitori insolventi. I giornali narrano di 3000 auto abbandonate nel parcheggio dell&#8217;aeroporto di Dubai da stranieri indebitati che si affrettano a lasciare il paese, mentre un progetto di legge contro il &#8220;disfattismo economico&#8221; prevede multe fino all&#8217;equivalente di 272.000 dollari per i media che danneggino la reputazione o l&#8217;economia del paese, raccontandone l&#8217;implosione.</p>
<p><span id="more-2628"></span>L&#8217;aspetto più contraddittorio della legislazione locale sull&#8217;immigrazione è che gli stranieri che perdono il lavoro devono lasciare il paese se non ne hanno trovato un altro entro un mese, ma così facendo si ottiene la spirale mortale di deprimere ulteriormente i consumi, aumentare le <em>vacancies</em> immobiliari abbattendo i prezzi e (soprattutto) creare voragini di debiti impagati, che si porteranno all&#8217;inferno le banche locali, in attesa che i saggi fratelli maggiori di Abu Dhabi giungano in soccorso con i loro petrodollari. Forse.</p>
<p><a href="http://phastidio.net/wp-content/2009/02/dubaimarinaskyline.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2629" title="dubaimarinaskyline" src="http://phastidio.net/wp-content/2009/02/dubaimarinaskyline-300x200.jpg" alt="dubaimarinaskyline" width="300" height="200" /></a></p>
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