Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Euro

Le ultime repliche del Grande Imbonitore

C’è una cosa che ci manca molto, di Silvio Berlusconi: le mirabolanti panzane che il deCav. riusciva ad ammannire ai creduli italiani, quando le idiozie ancora non si chiamavano narrazione. Ecco perché oggi ci è gradita l’occasione per un revival, grazie all’aneddotica del “negoziato” tra Berlusconi ed il leader leghista pro tempore, che ieri era Umberto Bossi e oggi è Matteo Salvini. Anche cambiando l’ordine dei fattori, le scemenze non mutano.

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Surplus tedesco e balordoliberalismo italiano

Ieri Matteo Renzi, impegnato allo spasimo ad ottenere dalla Ue nuovo deficit di pessima qualità con cui impiccare il paese, ha detto che “la Germania ha un surplus commerciale di 90 miliardi di euro, che tiene fermi anziché investirli”. Oggi, in suo soccorso, accorre Federico Fubini sul Corriere con un’altra perla, sull’export tedesco: “Si tratta di una somma così grande che le imprese, lo Stato e i cittadini tedeschi non riescono a trasformarla in consumi e investimenti produttivi. Preferiscono la liquidità, dunque il risparmio inerte continua ad accumularsi”.

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La Ue a fine corsa e l’illusione della monade

Discussioni/Unione Europea

A commento dell’ennesimo inutile vertice europeo, quello di Bratislava, alcune riflessioni di Jean Quatremer di Libération sullo stato dell’arte comunitaria, o meglio sulla paralisi frammista a recriminazioni che mina dalle fondamenta l’Unione europea, posta ormai su una traiettoria che ha all’orizzonte un muro. La Ue fallisce per un problema di coordinamento, ma quel che è peggio è che le “soluzioni” proposte non sono in grado di determinarne una discontinuità ed una rigenerazione dall’interno.

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Il Phastidio del doppio euro

Puntata di Spazioeconomia del 12 settembre, condotta da Flaminio De Castelmur e Riccardo Pizzorno, ospiti Francesco Simoncelli ed il vostro titolare. Si parla di doppio euro, la trovata riciclata da Joseph Stiglitz per promuovere il suo ultimo libro, e che gira sopra le nostre teste ormai da un lustro. Oltre a varia altra umanità, tra cui l’incapacità storica (antropologica?) dell’Italia a stare in un accordo di cambio e farsi disciplinare da un vincolo esterno, la difficoltà a fare riforme supply side in assenza di domanda, il nostro esistenziale handicap demografico. Dal minuto 20 circa al minuto 56. Buon ascolto.

Eurodivorzi tra specie consenzienti

Proseguendo nel lodevole scopo di comprendere e divulgare la politica economica di un eventuale governo grillino, il Sole tratta il tema del rapporto con Ue ed euro. Uscire dalla moneta unica e restare ìn Ue? Possibile, almeno a giudicare dalle ultime prese di posizione dei cittadini-portavoce, intenti ad armeggiare con il kit del piccolo chimico. Se non avete di meglio da fare, venite con noi in questi quattro passi nella psichedelia.

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Ma lo “scandaloso” Weidmann non ha tutti i torti

Un nuovo ed antico tormentone di questa Eurozona lacerata e nevrotica ha ripreso corpo in queste settimane: i tedeschi che puntano il dito contro l’Italia, l’Italia che punta il dito contro la Germania. Dinamica frusta e stucchevole, inasprita dai tassi negativi di Mario Draghi, che stanno rendendo nervosi risparmiatori e governanti tedeschi, dimentichi che esistono risparmiatori anche in Italia e nel resto d’Europa, che affrontano le stesse problematiche. Nel mezzo, dispettucci assortiti, con i giornali popolari tedeschi che tentano di fare lo sgambetto al turismo italiano, provocando le solite reazioni pittoresche a casa nostra, anche se di fatto questa è la ritorsione verso un premier italiano che si è detto pubblicamente “preoccupato” per la salute della prima e della seconda banca tedesche, oltre che per tutto il sistema creditizio teutonico. Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, all’Asilo Mariuccia d’Europa, dove tic e luoghi comuni ormai sono incontrastati padroni del campo.

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Evitare l’Eurogermania senza evirare Tafazzi

Ieri, sul Sole, è comparso un editoriale del professor Luigi Zingales dal titolo “La strada (mai battuta) per evitare l’Eurogermania“. Il pezzo contiene elementi condivisibili ed altri assai meno. Ma soprattutto, appare carente di logica e basato su una informazione (l’architrave della tesi, peraltro) fattualmente errata.

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Le bombe di Gutgeld e l’ottimismo profumo della mitomania

Almeno in Italia, dalle parti di Palazzo Chigi, si direbbe. Nell’editoriale di questa settimana, sul Financial Times, Wolfgang Münchau ha un’improvvisa epifania, che lo porta a prendere atto e consapevolezza che “la ripresa italiana non è ciò che sembra”. E questa illuminazione, pensate, è insorta subito dopo la pubblicazione della prima stima del Pil italiano del terzo trimestre. Notevole.

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Finlandia cocciutamente austera: ci sarà lieto fine?

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Tra i “malati d’Europa”, la Finlandia è quello più peculiare. Tre anni consecutivi di decrescita del Pil, un rischio crescente che anche il 2015 si chiuda allo stesso modo, un clima cupo per consumi, figlio del forte deterioramento del mercato del lavoro e crollo pluriennale di investimenti, con disoccupazione all’8,4% e restringimento della forza lavoro causati da una vera e propria crisi del modello di sviluppo del paese, vittima della manovra a tenaglia rappresentata dal forte ridimensionamento di Nokia e dalla crisi del mercato internazionale di carta e cellulosa ma anche della profonda crisi dell’ingombrante ma importante partner commerciale russo, a sua volta causata sia del crollo delle quotazioni del greggio che, soprattutto, dell’embargo russo sui prodotti alimentari occidentali, rappresaglia per le sanzioni imposte a Mosca dopo l’annessione della Crimea.

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Euro nipponico

In molti si sono chiesti per quale motivo, in occasione delle forti turbolenze di questi giorni sui mercati, la moneta unica europea si è apprezzata in modo vistoso, soprattutto contro dollaro. La risposta più verosimile risiede in quanto fatto sinora dalla Bce, o meglio nella reazione a tale apprezzamento.

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